Vai al contenuto

“Una spina nella carne mi è stata data”: un incontro con Paolo (terza parte)

Condividi con noi!
  • 96
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

di Silvana Baldini

 

Era passata qualche ora. Paolo si era riscosso. Il breve sonno l’aveva ristorato e si era sentito abbastanza in forze per dettare un altro brano.

-Ci tieni proprio tanto a questa lettera ai Romani! - aveva borbottato lo scriba, riluttante a riprendere la penna. Si vede benissimo che stai ancora male, che cosa ti cambia se riprendessimo domani?-

Niente. Non c’era stato niente da fare.

-Tu scrivi- era stato l’ordine.

E così era nata un’altra pagina

Che diremo dunque di Abramo nostro antenato secondo la carne?(…)  Non infatti in virtù della Legge fu data ad Abramo o alla sua discendenza la promessa di diventare erede del mondo, ma in virtù della giustizia che proviene dalla fede…Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini…

E poi un’altra. E un’altra ancora

A un certo punto però era crollato e aveva chiesto di lasciare. Lo scriba non era riuscito a trattenersi da un: -Visto? Te l’avevo detto!

Poi però l’aveva aiutato a distendersi e l’aveva salutato. Dopodiché aveva raccolto le sue cose, smontato lo scrittoio portatile, piegato le pergamene e si era allontanato per i cortili come chi sa bene dove andare.

-Torno presto, eh

Intanto era arrivato mezzogiorno.

La consuetudine di Corinto a metà della giornata comportava per tutti una controra di riposo; da fuori non giungeva alcun rumore, tutti dormivano nella casa, anche gli uccelli si erano zittiti. Solo il chioccolare della fontana risuonava.

Lui, Paolo,  disteso sul giaciglio si era dimenticato che la donna sarebbe arrivata e sobbalzò quando la vide. O meglio la intravide perché dopo ogni attacco la vista gli restava torbida e confusa

-Ti saluto. – disse lei - Sei tu quel Paolo che Demetrios lo scriba mi ha detto di venire a vedere?

- Sì. E tu chi sei?

-Sono Eutichia, l’ortolana.

- Perché sei qui?

-Perché tu sei malato e io ti posso curare con le erbe. Così mi ha detto Demetrios. Però se non vuoi che resti posso anche andarmene.

- Ah, sì... Mi ricordo che lo disse. Entra, vieni avanti. Non c’è molto spazio qui come vedi

-Non ti preoccupare. Io so stare in tutti i posti.

Con cautela aveva deposto un cesto che portava al braccio e si era accosciata a fianco del pagliericcio seduta sui talloni. Era vecchia ma con una straordinaria elasticità nei movimenti; la voce un po’ rauca chissà da dove le veniva forse da un qualche difetto del palato.

-Come stai? dove ti fa male?

- Da nessuna parte mi fa male. Sono solo stanco e non ci vedo. Ma poi mi passa.

- Hum… e ho visti altri come te. Ti farò un infuso di papavero.

-No, non è necessario...

- Hai paura che non conosca bene le misture?

- Sono certo che le conosci benissimo. Solo, ti ripeto, non è necessario. Sono già stato male così molte volte. Bisogna solo avere pazienza.-

- Una minestra invece la accetteresti? Te ne ho portato un po’.

Paolo sorrise.

- Una minestra? ecco sì, una minestra la prenderei

-Me lo immaginavo.

Lei sollevò il cesto, tolse il tovagliolo che lo copriva e ne cavò prima una zuppiera di coccio, poi un piatto e un cucchiaio; con una vecchia tazza riempì il piatto e lo porse al malato. Lui si mise semiseduto e iniziò a mangiare. Da quanto tempo non aveva mangiato? E chi si ricordava.

-E’ molto buona, grazie.-

-E’ una minestra verde- soggiunse lei a piatto vuoto. – Ci ho messo dentro anche dei semi di elleboro e fiori di sambuco. Ti faranno bene.

-Dammene ancora

Lei parve soddisfatta della richiesta; afferrò la zuppiera e rovesciò nel piatto tutto quel che ne restava; sempre seduta sui talloni rimase a guardarlo mentre mangiava. Solo quando ebbe finito commentò

-Sei uno ben strano tipo di Giudeo.  Non mi hai neanche chiesto se ho usato qualche ingrediente contrario alla vostra religione. Potrei averci messo dentro della carne. O in cucina aver usato la pentola di tutti…-

Paolo fece un gesto con la mano.

-Non me ne preoccupo affatto. Tu sei venuta qui per aiutarmi e questo, credi, è gradito ad ogni religione.—

-La penso anch’io come te ma con voi Giudei bisogna stare attenti, e questo è impuro e quest’altro non lo toccare…. Ho vissuto a lungo a Cesarea, sai? E anche a Gerusalemme

-Ah davvero? E quando?

- Oh beh, tanti anni fa! Quando ero giovane. Ero la giardiniera di Claudia, la moglie di uno che fu Procuratore della Giudea,

Paolo sbarrò gli occhi. La sensazione di abbagliamento la conosceva. Il cuore invece no, il cuore che cominciava a correre e a saltare così, no, non l’aveva mai provato, era una novità. Con sforzo guardò le mani della donna, erano quelle di una vecchia; i capelli…tutti bianchi. Quanti anni poteva avere?...Ma no… Un pensiero assurdo gli balenò nella mente. No. Non poteva essere…ma…e se fosse stato?...Ma no. Impossibile…Eppure … ma no, via!

Non osò chiederle niente direttamente, la prese larga

-E scusa… come ci sei arrivata qui a Corinto?

- Oh, è presto detto. E’ la solita vecchia storia di noi schiavi

Stava radunando i suoi quattro cocci e li rimetteva nel cesto.

-Il marito di Claudia, quel Ponzio, fu richiamato a Roma e io tornai con loro. Poi a lui andarono male gli affari e fui venduta al mercato. Mi comprò Aquila, un brav’uomo, qui abbiamo sempre tutti da mangiare. Poi però anche lui dovette scappare da Roma dopo quell’editto dell’imperatore che caccia via tutti i Giudei e lui ci portò qui. Spero di restarci. Mi ci trovo bene a Corinto.

-Ma…senti.

- Che cosa? Che ti prende? Perché fai quella faccia, adesso? Stai di nuovo male?

-No, aspetta…devo chiederti una cosa

-Che cosa?

-Ma tu…ma tu, sì insomma, tu ti ricordi di quella volta in cui Ponzio venne a Gerusalemme con la XII Legione Fulminante romana?

-Si capisce

-E…e tu, … voglio dire…tu per caso eri lì?

La vecchia si stava ricomponendo per andarsene

-Io lo so cosa vuoi sapere. Tu vuoi sapere di quel Jeshua di cui tutti parlate sempre in questa casa, se l’ho visto, se me lo ricordo. Certo che me lo ricordo. Io l’ho conosciuto.


Condividi con noi!
  • 96
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

2 pensieri su ““Una spina nella carne mi è stata data”: un incontro con Paolo (terza parte)

  1. Ester

    Ma proprio bello e avvincente! abbiamo bisogno di storie vive come queste che risuscitano quelle un po' vecchie o morte.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *