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Testimonianza 27: ingiustizia e umiliazione, restare o andarsene?

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Condivido con voi la mia storia nella Chiesa. Una storia per certi aspetti degna di un film di Verdone.
Salto tutte le piccole e grandi umiliazioni subite fin da bambina perché donna, da parte di sacerdoti anche illuminati e moderni, perché queste storie non hanno nulla di eccezionale.
All'età di circa 18 anni ho seriamente cominciato a sentire diciamo una vocazione. Mi ci è voluto del tempo ma poi ho capito: avrei voluto essere sacerdote.


Apro una breve parentesi che per me è importante.  Credo che la profonda empatia che provo per i fratelli omosessuali, bisessuali, transessuali e intersessuali nasca da qua, dalla faticosa esperienza di capire che volevo essere qualcosa che "non esiste".
Compreso che non avrebbe avuto senso attendere un cambio nella Chiesa e compreso anche che non avevo vocazione alla vita comunitaria ho proseguito nel cammino di crescita umana e spirituale che mi ha portata al matrimonio. Matrimonio scelto non come un ripiego ma in pienezza. Dopo alcuni anni mio marito si è  mostrato nella sua vera natura di persona molto fragile. Sostenendo che non aveva voluto sposarmi  (affermazione ridicolmente e drammaticamente vera) chiese ed ottenne l'annullamento canonico. Io non mi opposi.  Annullamento per incapacità sua di assumersi gli obblighi del matrimonio.  Un modo elegante per dire che era gravemente immaturo. Nel processo dichiarò  che aveva da tempo un'amante e infatti andò a vivere con lei. Dopo altre storie con donne sempre più giovani vide la luce, entro' in seminario (in una diocesi vicina) e fu ordinato sacerdote. Con l'annullamento gli fu proibito il matrimonio senza consenso del vescovo ma evidentemente non ci furono impedimenti all'ordinazione.
Gli hanno tolto la patente B e gli hanno dato la D, disse un amico prete. Già e se fosse così tanto più facile fare il prete che il marito chiederemmo mariti e non preti... disse un altro. Aggiungo che la diocesi che lo ha ordinato ha già avuto ottimi motivi per pentirsene... ma questa non è la mia storia.
Torniamo a me. Se da una parte l'annullamento non diceva nulla di me e quindi mi rispettava, mi sono sentita molto tradita dall'ordinazione del mio mai-stato-marito, molto più tradita che dal suo tradimento.
E infine tempo fa, quando dopo anni di lontananza mi ero ravvicinata alla Chiesa tanto da andare due volte in una missione diocesana e da maturare l'offerta di tornarci (in missione) per alcuni anni, la risposta è stata "Sei una donna e neanche una suora..."
C... aspita!!! Un marito fedifrago confesso, sacerdote e io manco laica missionaria...
L'amico sacerdote di cui sopra mi dice che dovrei scrivere al Papa. Ma io non ho bisogno di andare in missione per decreto papale. Vorrei andarci con la benedizione del mio vescovo. Se la mia chiesa locale non mi riconosce, tutte le benedizioni papali non colmeranno questo vuoto.
Ora così non so che fare e non parlo di me in senso stretto. Ho la mia vita da vivere ed è una vita ricca e piena di tante benedizioni immeritate che non posso certo lagnarmi!
Mi chiedo invece cosa sia meglio per la Chiesa. Restare con dolore o lasciare definitivamente per esaurimento forze? Ho quasi 60 anni e mi sembra di meritare un po' di riposo spirituale!
Con questo dubbio termina la mia testimonianza.


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