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Donne, partner invisibile? Una sfida alla Chiesa cattolica

di Patrizia Morgante (intervento tenuto all’evento online del Cipax il 17 giugno 2020)

Buonasera. Mi scuso per essere arrivata solo ora, personalmente trovo molto irrispettoso parlare in un contesto senza aver prima ascoltato e respirato il contesto.

Ero a intervistare online una religiosa sul tema che Papa Francesco ha scelto per la giornata missionaria di ottobre ‘ecco manda me’, Isaia 6,8.

Con questa intervista abbiamo ascoltato una storia, un’esperienza di come questa frase si declina in modo assolutamente originale nella biografia di una persona.

Questo mi ha fatto pensare che nella nostra Chiesa che tanto amiamo, ci sono tanti dogmi e certezze, e poche storie, poche esperienze che dicono la vita vera e che dicono la fatica incarnata che ognuna di noi fa per vivere in modo integrato e integrale.

Il titolo scelto, molto bello, mi richiama due cose:

  • partner invisibili: mi sembra una contraddizione; nel modello del partenariato non esiste che una parte sia invisibile
  • una sfida per la chiesa: io credo che noi donne siamo una sfida, o un inferno, per una parte della Chiesa e non sono sicura neanche sia la maggioranza. Ho l’onore di incontrare tanti uomini che sono consapevoli che esista un problema maschile nella chiesa che è stato per secoli proiettato sull’essere che è più vicina al mistero, la donna.
  • Francesco rimane un uomo religioso maschilista con una visione patriarcale (mansplaining) ma ha creato un contesto più libero perché si possa, oggi, dialogare liberamente di diaconato, ordinazione delle donne e celibato facoltativo

Vorrei contribuire a questo dialogo con tre parole, tre espressioni

1. Non posso respirare

È innegabile la invisibilità delle donne, laiche e religiose, nella nostra Chiesa. Un’invisibilità che talvolta ci fa soffocare, ci opprime, ci toglie la forza di cambiare la realtà che non ci permette di dare il meglio di noi come donne. Come mi sento davanti a questa invisibilità?

Il respiro è importante, ruah, è la vita. In questo tempo di Covid il respiro è stato ed è importante.

L’invisibilità mi procura rabbia nel migliore delle ipotesi, altre volte mi annienta, mi umilia, non mi fa percepire la capacità di essere co-creatrice con Dio in questo mondo che non è statico, ma che cambia. L’invisibilità ci vittimizza.

La rabbia: è un sentimento negato alle donne, non è appropriato, disturba l’idea che della donna ci siamo fatti. 

Quanto volte mi sono sentita dire da alcune religiose con le quali lavoro: dobbiamo chiedere ma con il nostro stile? Qual è lo stile femminile? 

Io credo che dobbiamo chiedere, fare domande, porre quesiti anche scomodi, con gentilezza ma con grande assertività. Dando ragione delle nostre posizioni. Questa ragione non è solo razionale, ma anche esperienziale, sapienziale se nasce dalle viscere profonde.

Come gestire questa invisibilità? Stare in questa invisibilità giusto il tempo per far generare la vita, la parola giusta da offrire (la nuova cosmologia ci dice che la vita nasce dal vuoto quantico, che è vita in potenza)

2. Erotismo

Oggi viviamo in un film pornografico, la realtà è pornografia, nel senso che abbiamo eliminato il desiderio, l’erotismo come processo estetico e mistico dalle nostre relazioni.

La Chiesa ha chiuso l’erotismo, come le donne, in una cantina perché sfugge al controllo; e poi abbiamo una società che forse per reazione ha sessualizzato tutto e tutti, oggettivando le relazioni affettive e sessuali.

Recuperiamo l’energia erotica nella nostra vita: non guardiamoci più con gli occhi degli maschi, o con gli occhi del potere su (Trump che dice alla moglie di sorridere)

L’erotismo va d’accordo con il potere con

Le donne pagano un problema che è stato maschile: l’arroganza di poter controllare l’affettività e l’energia sessuale, con un approccio ascetico che Meister Eckhart definirebbe ‘troppo centrato sull’io’; un controllo disincarnato da una realtà relazionale che appartiene alla persona umana in quanto tale.

(Penso agli abusi, ad esempio).

Se non avessimo potere gli uomini ci ignorerebbero. Siamo portatrici di un potere che sfugge al controllo perché vuole essere amico del mistero, del non so nulla, della fragilità, del cosmo.

Erotismo è la meravigliosa energia che ci spinge verso l’altro/a, perché da soli non ci sentiamo completi, perché da soli sentiamo questo vuoto che ci abita.

3. Sinodalità

Nel 2021 avremo un Sinodo sulla Sinodalità: se non cambia qualcosa nelle regole, preferirei che non si facesse. È come andare a fare un simposio sul cibo e stare a dieta.

La logica dell’invitata, dell’ammessa, dell’incarico MA… C’è sempre un ma… il diritto canonico o chi interpreta il volere di Dio da forma a questo MA.

La delegata episcopale per la parte germanica del cantone di Friburgo, Marianne Pohl Henzen, potrà fare molte cose MA non tutto.

Cosa significa questo MA nella mia vita concreta di ogni giorno nella Chiesa? 

Creare tavoli rotondi per creare un’altra narrazione di fedeli sacerdoti

M. Fox dice che la dottrina è come le strisce che nell’autostrada delimitano le corsie, ma non sono la vita che scorre sulla carreggiata

Credo fermamente che esiste una questione di genere nella Chiesa, che non è quella femminile. Nella Chiesa cattolica c’è una questione di genere maschile: da una parte della Chiesa emerge una resistenza, una paura, un pregiudizio a riconoscere un’uguaglianza di dignità tra i generi. Ancora prevale la concezione che il fatto di essere biologicamente donne ci impedisca l’accesso a spazi, ruoli, strutture. 

Dobbiamo costruire una narrazione che parta dalla carne, dall’erotismo, come energia di vita, di relazione. 

Durante il Pontificato di Papa Francesco sono emerse nella Chiesa diverse realtà aggregative di donne, sia localmente che al livello internazionale. Penso all’Associazione Donne per la Chiesa, di cui sono socia; oppure al Catholic Women’s Council, o Voices of Faith (nata diversi anni fa).

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