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Una rivolta dolce. Recensione del libro “Non tacciano le donne in assemblea”

di Marco Marzano, Professore ordinario di sociologia all'Università di Bergamo*

Chi è Paola Lazzarini, l’autrice di questo libricino dal titolo e dal sottotitolo tanto ambiziosi: “Non tacciano le donne in assemblea. Agire da protagoniste nella Chiesa”? Paola Lazzarini è una dottoressa di ricerca in sociologia, una giornalista, un’autrice di libri di spiritualità, la fondatrice e leader dell’associazione Donne per la Chiesa e un membro del comitato esecutivo del Catholic Women’s Council, un ex suora nonché una moglie e una mamma (e quest’ultimo non è un aspetto secondario della sua identità, dal momento che, si legge nella prima pagina del libro, è stato proprio il desiderio di consegnare alla sua figliola un mondo migliore ad aver modificato per sempre il suo modo di guardare la vita e la Chiesa).  Paola Lazzarini è certamente tutto questo ma, per quel che rileva nel contesto di queste righe, è soprattutto una “cristiana ribelle, una cattolica in rivolta”. La sua è una rivolta dolce, senza pietre né bastoni, una ribellione pacata, serena, non urlata e nemmeno infantile o narcisistica, ma pur sempre e chiaramente una rivolta. Un moto dell’animo che nasce da una maturazione umana, spirituale e intellettuale, da un coraggioso percorso di emancipazione nel quale i valori di sempre hanno iniziato a essere declinati in un modo nuovo. I valori di sempre per Lazzarini sono quelli cristiani: l’amore per il prossimo e per Gesù, la vocazione a vivere nella collettività e non da soli, l’impegno a favore dei più deboli, degli ultimi. Questi ideali, appresi molto serenamente in famiglia e poi nella vita parrocchiale e in tutte le altre esperienze esistenziali, rappresentano per Lazzarini l’oggetto di una fedeltà profonda e duratura. Quel che è cambiato nel tempo è il rapporto con le istituzioni, con le agenzie mediatrici e soprattutto quindi con la Chiesa Cattolica. Su questo terreno è maturata la ribellione di Paola: quella contro il tentativo costante di relegarla, come donna, “in serie B”, ad esempio considerando più importante e preziosa la vocazione al sacerdozio del suo fidanzatino dei tempi dell’Università che la sua; quella contro l’ordine patriarcale e il costante tentativo di inferiorizzarla (da parte della Chiesa così come della società più ampia) come madre, come sposa e come lavoratrice; quella contro la pretesa superiorità dei preti sui laici e anche contro l’attitudine inveterata dei primi a giudicare, sempre col ditino alzato, esperienze squisitamente femminili come la maternità, l’aborto e gli stupri coniugali e, per ultima, quella contro la se stessa di un tempo, la Paola che vedeva la vita non come la tela caotica che le appare oggi, ma piuttosto  come un mosaico disegnato da altri nel quale il suo compito era limitato a mettere ordinatamente ogni tesserina al suo posto. 

Da un punto di vista squisitamente sociologico, il libro segnala un fenomeno interessante e cioè la presenza di un movimento sociale che all’interno della Chiesa preme con forza per il varo di un piano di riforme impegnativo. La “questione femminile” è, come è noto, uno dei grandi nodi del cattolicesimo contemporaneo. Dalle migliori ricerche sul tema abbiamo appreso che moltissime ragazze oggi si comportano in misura crescente come i propri coetanei maschi, cioè abbandonano la Chiesa una volta terminato, con la cresima, il ciclo dei “sacramenti dell’infanzia” (chiamiamoli così). Qualcuna di loro tornerà probabilmente a impegnarsi in parrocchia con il matrimonio e la nascita dei figli, spesso insegnando il catechismo ai bimbi, ma per molte l’addio sarà definitivo. La “fuga delle donne”, sino ad ora il conforto e il sostegno principale del clero ad ogni livello, è uno dei segnali più impressionanti e profondi dell’ondata di secolarizzazione in corso da decenni. Il volume di Lazzarini segnala che esiste anche (non solo in Italia, come testimoniato dalla interessante rassegna del femminismo cattolico internazionale contenuta nell’ultimo capitolo) un’altra via per le donne, che ci sono donne che scelgono la voice in luogo dell’exit. Costoro chiedono, tra le altre cose, che si discuta apertamente e senza pregiudizi di diaconato e sacerdozio femminile, che si riveda drasticamente la dottrina sull’omosessualità e sull’aborto, e così via. Per l’istituzione, per la Chiesa, per il suo fondamentale interesse alla stabilità e alla conservazione, movimenti come quello guidato da Lazzarini sono al tempo stesso una minaccia e una risorsa: una minaccia perché costituiscono un polo di aggregazione contestatario e ribelle per le donne ancora impegnate nella Chiesa ad ogni livello; una risorsa, perché dimostrano che quello del cattolicesimo è ancora un corpo sociale vivo e vegeto, in grado di generare al proprio interno energie importanti che poi comunque confluiscono nell’organismo generale e che corroborano l’immagine di un mondo cattolico vivace nel quale il pluralismo non è solo quello delle varie bande curiali, ma anche quello dei diversi orientamenti culturali, di correnti di pensiero e azione genuinamente ispirate da motivazioni più nobili di quelle che ispirano le lotte di potere al vertice. Sarà ovviamente solo il tempo a dirci quale delle due, la minaccia o la risorsa, si sarà rivelata più consistente e concreta.

* Il testo, editato, verrà a breve pubblicato sulla rivista Religioni e Società

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