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di don Luciano Locatelli

La benedizione riportata nel v. 28 (“e Elohim li benedisse e Elohim disse loro: “fortificate e moltiplicate e riempite la terra e sotto mettetela e dominante il pesce del mare e il volatile dei cieli e ogni vivente strisciante sulla terra”) si pone come indicazione da seguire per superare l’incompiutezza che caratterizza l’umano. ...continua a leggere "La creazione dell’Umano (seconda parte)"

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di don Luciano Locatelli

Fornire una sorta di commento a questi versetti estrapolandoli dalla complessità armonica di tutto il racconto della creazione costituisce un limite. Il rischio è, come sempre, quello di concentrare l’attenzione sul singolo dettaglio perdendo l’insieme della costruzione. Tuttavia il narratore stesso ci viene in aiuto perché questo breve racconto della creazione di Ha ’adam, che traduciamo con “essere umano” o “umanità”, è costruito in maniera un po’ differente rispetto al resto del racconto che precede. ...continua a leggere "La creazione dell’Umano – Gen 1,26-28 (prima parte)"

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di Stefania Ioppolo

La presenza delle donne nell’Esodo è fondamentale, ancora una volta Dio si serve di chi è giudicato ultimo nella società per portare avanti il suo progetto di salvezza: dalle levatrici, a cui è dato il compito di accogliere la vita, passando attraverso altri personaggi femminili che rappresenteranno, di volta in volta la  Vigilanza, la Cura, la Dedizione e che  potremmo definire le “madri dell’esodo”. In ogni loro intervento metteranno sempre al di sopra di tutto l’amore per la vita e la fede in Dio, notevole se pensiamo che molte di esse non erano nemmeno ebree. ...continua a leggere "DONNE DELL’ESODO: le madri d’Israele"

di Tina Beattie

Articolo tradotto, versione originale qui

Nel 2017 Antonio Spadaro SJ, direttore di La Civiltà Cattolica, e il pastore presbiteriano Marcelo Figueroa, redattore dell'edizione argentina de L'Osservatore Romano, hanno scritto un articolo sulle guerre culturali americane intitolato "Fondamentalismo evangelicale e integralismo cattolico: un sorprendente ecumenismo" L'articolo ha suscitato un ampio dibattito, ma oggi sembra ancora più pertinente e accurato nella sua analisi rispetto a quanto fosse quando è stato pubblicato per la prima volta. Si riferisce a "un ecumenismo dell'odio" espresso in una "visione xenofoba e islamofobica che vuole muri e deportazioni purificatrici" che trova un terreno comune attorno a questioni come "aborto, matrimonio omosessuale, educazione religiosa nelle scuole e altre questioni generalmente considerate morali o legate a valori ". Oltre e contro questo "ecumenismo del conflitto", gli autori pongono l'ecumenismo di Papa Francesco che si muove sotto l'impulso dell'inclusione, della pace, dell'incontro e dei ponti in cui "L’apporto del cristianesimo a una cultura è quello di Cristo con la lavanda dei piedi".

La destra americana ha goduto di un'influenza eccessiva in Vaticano sotto gli ultimi due papi. Nonostante il disaccordo significativo con l'interventismo militare americano, dai primi anni '90 i guerrieri della cultura americana hanno focalizzato con successo tutta l'energia morale della gerarchia sull'opposizione all'aborto, all'omosessualità, al femminismo e alla teoria del genere, proprio come negli anni '80 avevano focalizzato con successo le sue energie sull’opposizione alla teologia della liberazione. Francesco ha fatto molto per cambiare questo squilibrio di potere e la gerarchia sta diventando sempre più rappresentativa delle diverse culture e contesti che costituiscono il cattolicesimo globale. Ha ridato vita alla visione del Vaticano II e ha spostato l'accento dall'assolutismo dottrinale sulle questioni di sessualità e genere per concentrarsi sulla giustizia sociale e ambientale e su un approccio più pastoralmente sensibile alle realtà esistenziali del vivere e dell'amare. Ed è chiaro dalle campagne piene di odio che hanno lanciato contro di lui, che gli ex mediatori del potere cattolico americano non ne sono contenti.

Tuttavia, in un settore importante non è cambiato nulla di significativo e si tratta degli insegnamenti della Chiesa relativi alle incarnazioni sacramentali, sessuali e riproduttive femminili e al ruolo e alla rappresentazione delle donne nella Chiesa. L'insegnamento cattolico rimane radicato nella convinzione che gli uomini hanno l'autorità data da Dio di esercitare controllo sui corpi delle donne, compresa l'esclusione del corpo femminile dalla capacità sacramentale di rappresentare Cristo. Una gerarchia esclusivamente maschile continua a promuovere i suoi insegnamenti sulla sessualità, l'aborto e la vita familiare senza alcun impegno pubblico con le donne. Francesco cerca una chiesa il cui modello è quello del dialogo, ma non abbiamo ancora visto alcun dialogo significativo tra la gerarchia cattolica e le donne.
È difficile esagerare il peso che questo aspetto gioca nelle mani di coloro che cercano di cooptare la Chiesa cattolica al servizio delle ideologie nazionaliste e razziste che si diffondono attraverso le democrazie occidentali. Il controllo del corpo femminile è alla base di ogni ricerca di dominio razziale, religioso o nazionale, perché è attraverso i corpi delle donne che si perpetuano le genealogie di razza, religione e nazione e viene promosso il "purismo" a cui si riferiscono Spadaro e Figueroa. Basti pensare allo zelo con cui gli attivisti anti-aborto difendono i diritti dei bambini americani non ancora nati e implicitamente bianchi, con la relativa indifferenza o persino ostilità che molti hanno dimostrato nei confronti della difficile condizione dei bambini rifugiati incarcerati dal regime di Trump. La recente serie televisiva basata sul romanzo di Margaret Atwood, The Handmaid's Tale, è un promemoria agghiacciante dell'associazione tra tirannia politica e controllo riproduttivo.

Alcuni anni fa, ho scritto un articolo di giornale che analizzava l'influenza della Santa Sede sulle Nazioni Unite intorno a questioni di genere e sessualità. Ho fatto notare come una potente alleanza di cattolici ed evangelici conservatori, supportata in maniera improbabile da alcune teocrazie islamiche, abbia sfruttato l'appartenenza della Santa Sede all'ONU per bloccare la promozione dei diritti sessuali e riproduttivi. Questi tentativi della Santa Sede di inibire le politiche di sviluppo internazionale relative ai diritti delle donne sono sintomatici della misura in cui la Chiesa cattolica è implicata nell'ascesa di un'agenda politica globale della destra che trova un terreno comune nell’intenzione di controllare le donne attraverso l’opposizione ai diritti riproduttivi.

L'insegnamento morale della Chiesa sull'aborto potrebbe trovare un posto coerente all'interno di un più ampio ethos pro-vita se le donne fossero partecipanti a pieno titolo, come agenti attivi e non semplicemente destinatari passivi dell'insegnamento della Chiesa, in particolare per quanto riguarda gli insegnamenti riproduttivi e sessuali che hanno un impatto diretto sulla vita femminile in modi complessi e a volte tragici. L'insegnamento della Chiesa mostra uno scioccante disprezzo per i molti modi in cui le donne e le ragazze soffrono a causa della gravidanza e del parto. L'aborto è ancora troppo spesso presentato in un linguaggio assolutista che non tiene conto dei fattori che influenzano le decisioni che lo causano aborto, compresa la considerazione delle condizioni sociali ed economiche necessarie per promuovere la prosperità materna e infantile. Da nessuna parte nell'insegnamento della Chiesa c'è una discussione prolungata sulla mortalità materna, nonostante il fatto che quasi 300.000 donne e ragazze muoiano ogni anno a causa delle complicazioni derivanti dalla gravidanza e dal parto (inclusi aborti non sicuri), il 99% delle quali nelle comunità più povere del mondo .
Indipendentemente da quanto Francesco cambi gli uomini al vertice, non importa quanto appassionatamente promuova la sua visione di una chiesa povera e dei poveri nel contesto di un onnicomprensivo ambientalismo di “Laudato Si”, i suoi sforzi falliranno finché la Chiesa nelle sue istituzioni e insegnamenti continuerà a sostenere l'idea che gli uomini siano autorizzati da Dio a governare la vita delle donne. Rimuoviamo quell'ideologia distorta e la collusione tra cattolicesimo e demagoghi dell'estrema destra diventerà più difficile da sostenere. Solo attraverso l’inclusività di genere potranno essere abbracciate ed espresse altre forme di inclusività.

Articolo tradotto, versione originale qui

Mi sono interrogato sulla straordinaria enfasi che la chiesa pone sulla verginità.

Il credere che Maria fosse vergine al tempo in cui concepì Gesù è un articolo fondamentale di fede. La sua verginità è stata celebrata nella tradizione cristiana e nelle preghiere della chiesa sin dalla sua fondazione. Innumerevoli inni sono stati composti per onorare la vergine.
Va tutto bene. Ma a volte mi sembra che la chiesa continui a parlarne un po’ troppo, come se le parole Maria e Vergine, come amore e matrimonio o Trump e controversie, non potessero essere separate. La liturgia della chiesa si riferisce quasi sempre alla madre di Gesù come Vergine Maria o Beata Vergine. Il Catechismo della Chiesa Cattolica e altri strumenti di insegnamento fanno lo stesso. A Maria sono stati concessi molti titoli meravigliosi - Madre del Perpetuo Soccorso, Nostra Signora delle Vittorie, Regina del Cielo - ma Beata Vergine li ha vinti tutti. ...continua a leggere "La Chiesa, le donne e il culto della verginità"

di Emilia Palladino
docente di Etica della famiglia e condizione femminile
Università Gregoriana

 

Il documento finale della XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, che si è tenuta a Roma dal 3 al 28 ottobre 2018, contiene tanto in positivo quanto in negativo le caratteristiche di un testo ricavato da procedimenti collegiali impegnativi e faticosi, propri dei meccanismi sinodali a cui ha dato impulso nuovo papa Francesco. ...continua a leggere "Una lettura “di genere” del documento finale del Sinodo sui giovani"

di Delfina Barbara Serpi

Oggi celebriamo l’assenza del peccato originario in una donna.
Una donna che, spesso, viene ridotta al suo essere madre, come se il suo unico merito sia stato partorire il figlio di Dio.
Una donna che, spesso, si pretende essere modello unico per tutte le altre donne, irraggiungibile e frustrante.
Una donna della quale non si sa quasi nulla, ma se ne esige la verginità.
Una donna disegnata come mite, silenziosa, obbediente.
Così, Maria viene ridotta ad insopportabile beghina, foriera di sventure da annunciare praticamente ogni sei minuti ad un veggente più o meno credibile.
E se, invece, Maria fosse altro?
Consideriamo quanto coraggio può essere servito per dire a Gabriele “ com’è possibile?”, e quanto ancora di più ne è servito per dire sì ad un progetto assurdo.
Pensiamo a quanta allegria e leggerezza ci siano in questa donna giovane, che intona il magnificat e canta la sua gioia di essere riconosciuta dallo sguardo di Dio.
Consideriamo quanta personalità ci sia voluta, per imporre al Figlio, con un sorriso, un miracolo prematuro, apparentemente poco significativo.
Pensiamo alla forza di carattere che ci vuole a star sotto una croce a guardare un Figlio che muore atrocemente, aggrappata al braccio di un altro figlio donato, tante vite per una morte.
Credo che Maria sia davvero un modello al quale noi donne dobbiamo guardare, ma non per esserne mortificate o compresse in una costante inadeguatezza. Modello di coraggio, di gioia, di carattere, di personalità, di disponibilità all’assurdo dell’esistenza, questo è Maria.
Una donna, come tutte noi.

di Anna Rotundo

Scrive San Paolo: “… quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo
Figlio, nato da donna…” (Gal 4,4‐7). Questa affermazione, apparentemente
ovvia – perché da dove mai nasce un essere umano, se non da una donna –
qui è però riferita al Cristo e colloca quindi l'essere donne ad un ruolo fondamentale. Se l’apostolo avesse scritto “nato da Maria” , avremmo
pensato ad un dettaglio biografico. Ma avendo detto “nato da donna”, ha dato
alla sua affermazione una portata universale ed immensa, perché è la donna
stessa, ogni donna, ad essere elevata, in Maria, alla sua incredibile altezza.
Non c’è Dio incarnato senza la donna: il Concilio di Efeso (431) ne ebbe tanta
consapevolezza che i duecento padri presenti proclamarono all’unanimità
Maria, la Donna, “Theotòkos/Madre di Dio”.
L’autorevolezza della maternità è in quel suo evocare, quasi naturalmente,
una marcata esigenza religiosa, nel rimandare alla radice dell’esistenza dell’io,
che può solo ricevere la vita e renderne grazie. Questo rimandare ad un Altro
è già implicita evocazione di Dio e lega la maternità al divino (Giulia Paola di
Nicola). In questo senso la maternità deve essere vissuta spiritualmente anche
dagli uomini, perché esprime al massimo livello l’intenzione relazionale
dell’atto sociale attraverso il quale ciascuno dà se stesso, e quindi in un certo
senso si “svuota” per ospitare l’altro.
È questa l’umanità che scaturisce dall’Incarnazione di Gesù,
“nato da donna”: e la maternità diviene il codice dell’umanizzazione kenotica
e salvifica del mondo.

di Anna Rotundo

Alle 16 del 23 novembre 2018 ci siamo ritrovate a Catanzaro ed abbiamo iniziato il nostro incontro con la preghiera , un' AVE MARIA, affinché lo Spirito Santo illumini il nostro cammino: infatti siamo donne " per la chiesa" e tutte quante ci siamo dichiarate innamorate di Gesù. Alcune amiche che avevano partecipato allo scorso incontro del 6 maggio hanno avuto problemi e non sono potute venire: eravamo in tutto 4 persone. Dopo la preghiera ho brevemente presentato la genesi del nostro manifesto e l'esperienza della nostra grandissima Paola Lazzarini Orrù .Quindi abbiamo iniziato, lentamente e soffermandoci continuamente sui passaggi più importanti , la lettura del documento sulle giovani donne nella chiesa.Abbiamo ascoltato le risonanze nel nostro cuore e nelle nostre esperienze e ciascuna di noi è intervenuta con le proprie riflessioni . ...continua a leggere "Secondo incontro “Donne per la chiesa ” in Calabria."

di Rebecca Bratten Weiss

(l'articolo è apparso su Patheos, versione originale qui)

Oggi, una pagina di Facebook chiamata "Traditional Catholic Femininity" ha condiviso un meme con una foto di due donne: a sinistra, una donzella modesta e guanti di pizzo con una cuffia anni '50 ("donna 1950"), a destra una donna mezza rasata e un gran numero di piercing ("donna 2017"). La didascalia: "ECCO L’ENORME MIGLIORAMENTO GRAZIE AL FEMMINISMO".
A parte il fatto che la "donna 1950" era in realtà un'immagine di una modella contemporanea, ma questa esaltazione di una immaginaria femminilità del passato è così ridicola che non so nemmeno da che parte cominciare.

...continua a leggere "“Cattolicesimo tradizionale” e feticizzazione delle donne"