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Relazione di Maria Ilaria de Bonis al primo incontro di Donne per la Chiesa, Roma

Nell’immaginario collettivo creato dalla Chiesa cattolica attraverso l’apparato mediatico, e strutturato nei decenni, la donna appare spesso chiusa e limitata in una dimensione binaria, molto caricaturale e decisamente poco corrispondente ad una realtà multiforme e sfaccettata.

In questa costruzione hanno aiutato molto i media, soprattutto i giornali, le riviste, anche quelli non mainstream, ossia i moltissimi periodici diocesani e mensili missionari e parrocchiali. Raccontando con immagini e parole, una icona di donna che non corrisponde più alla realtà. Per lo meno non più ad una fetta di società femminile contemporanea. In passato però ha contribuito a rafforzare uno stereotipo. ...continua a leggere "USCIRE DALLE GABBIE, ROMPERE GLI STEREOTIPI DI GENERE DISEGNATI DAI MASS MEDIA. RISCOPRIRE LA CREATIVITA’ DELLE DONNE"

Lo scorso 22 giugno abbiamo avuto modo di riunirci a Torino per presentare il Manifesto delle donne per la Chiesa e per iniziare a camminare insieme nella concretezza che viene dall’incontro di persona, dopo la conoscenza reciproca avviata sui social. Abbiamo trovato ospitalità presso Casa Cilla, una casa voluta dal padre della giovanissima Cilla Galeazzi, morta a quindici anni e innamorata del Signore che aveva incontrato mediante l’esperienza di CL, che accoglie familiari di persone che devono spostarsi a Torino per curarsi. La casa è portata avanti da volontari che ci hanno accolti con grande delicatezza e attenzione, preparando per noi un vero banchetto, perché parlare è bello, ma condividere la festa è ancora più bello.  Casa Cilla si trova all’interno del distretto Barolo, 15000 metri di terreno in centro a Torino che la Marchesa Giulia di Barolo ha destinato a opere sociali e in prima istanza alle donne, patrimonio portato avanti e amministrato dall’Opera Barolo.

Eravamo una ventina di persone provenienti non solo da Torino, ma anche da Pinerolo e addirittura da Saronno. Abbiamo ripercorso la breve eppure intensa storia che Donne per la Chiesa ha vissuto e poi abbiamo ascoltato Tiziana Ciampolini, esperta in riduzione della povertà e trasformazione sociale, che ci ha parlato di Giulia di Barolo, della sua passione per gli ultimi e per la sua capacità di stare tra Stato e Chiesa, portando le sue intuizioni sociali a diventare leggi e riforme del Regno di Savoia. Giulia è l’unica tra i santi sociali piemontesi a non essere stata ancora canonizzata, forse perché donna? O perché sposata, perché ricca? Chissà! Sicuramente la sua presenza e la sua opera hanno dato innumerevoli frutti e trovandoci in quel contesto anche noi ne abbiamo potuto beneficiare.

Paola Lazzarini ha poi presentato il Manifesto, che non è un documento semplicemente rivendicativo, ma che parte dalla lettura dell’esperienza delle donne che l’hanno scritto, un’esperienza piuttosto comune nonostante le varie età e provenienze delle redattrici, e che quindi inizia dicendo chi siamo: “donne credenti, discepole di Gesù, innamorate della Chiesa, delle nostre famiglie, di chi è più fragile e più indifeso, ma innamorate anche della nostra forza, energia e intelligenza, doni di Dio”; per poi mettere a fuoco i problemi ovvero da una parte il minor valore attribuito nella Chiesa alla fede e alla vocazione della donna e dall’altro l’impossibilità di entrare nei principali processi decisionali, attualmente saldamente in mano al Clero (quindi a uomini celibi).

Sono state poi portate due testimonianze personali di donne che hanno partecipato alla stesura del Manifesto e ora si stanno impegnando per promuoverne la diffusione: Maria Cristina Rossi che proviene dall’esperienza del MEIC e Fabiana Pagoto, che viene da un percorso parrocchiale. Per entrambe l’esperienza diretta non è stata di drammatico scontro con la discriminazione misogina, ma di una scoperta lenta e graduale, anche attraverso l’incontro con altre donne che ne hanno sofferto. Queste testimonianze ci hanno aiutate a vedere come da un lato sia difficile decodificare  i segnali del diverso trattamento riservato alle donne nella Chiesa e dall’altro come sia importante non fermarsi alla propria esperienza per dire “in fondo va tutto bene”, ma che ci si può impegnare per le altre, per quelle che davvero non hanno voce o hanno interiorizzato tanto la propria sottomissione da non riconoscerla neppure.

C’è stato poi lo spazio per la condivisione delle risonanze nei partecipanti, tra le quali donne imprenditrici nell’editoria cattolica, attive nel mondo del volontariato, religiose impegnate con le donne straniere. La ricchezza delle donne nella Chiesa è ogni volta occasione di stupore e gratitudine.

Ci siamo lasciate col desiderio di rivederci per creare un contesto di riflessione e approfondimento che ci aiuti a mantenere vigile l'attenzione sulla questione femminile e a sviluppare un approccio assertivo nelle realtà ecclesiali in cui già operiamo o vorremmo farlo. Camminando si apre il cammino.

 

 

 

 

di Tina Beattie

Penso sempre che il senso dell'umorismo sia la virtù teologale più trascurata. Che siano benedetti i 500 (o giù di lì) preti celibi che hanno firmato una lettera a sostegno di Humanae Vitae. È un po' come se qualcuno che non sa nuotare, leggendo un manuale di nuoto, poi si tuffasse nella parte più profonda di una piscina pensando di essere diventato un nuotatore olimpico.

Cari Reverendi (è il titolo che prediligono), sono sicura che aveste buone intenzioni e chiaramente avete passato molto tempo a pensare "all'atto sponsale", ma in quanto donna che è sposata da quarantatre anni, madre di quattro figli, nonna di due e con un terzo in arrivo, non sono sicura che abbiate capito. Infatti, lungi dal voler litigare con le vostre nobili fantasie, potete davvero dire senza riserve che la Humanae Vitae fosse corretta quando predisse che “se la contraccezione artificiale si diffondesse e fosse comunemente accettata dalla società, avremmo perso la nostra corretta comprensione dell matrimonio, della famiglia, della dignità del bambino e delle donne e anche un giusto apprezzamento del nostro corpo e del dono del maschio e della femmina. Il Santo Padre ha avvertito che i governi avrebbero iniziato a utilizzare metodi coercitivi per controllare ciò che è più privato e intimo " ?

...continua a leggere "Tina Beattie sulla lettera di 500 sacerdoti inglesi a sostegno dell’Humanae Vitae"

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Ci siamo incontrate  ieri a Cagliari, nei locali della Parrocchia di San Sebastiano, tredici donne di diversa provenienza e diversissima esperienza. Il clima è stato da subito semplice, spontaneo, di ascolto ed empatia e questo ci ha permesso di rendere denso anche il poco tempo che avevamo a disposizione. ...continua a leggere "Notizie dal territorio: Cagliari"

di Paola Cavallari
Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 18 del 19/05/2018

“Sì, facciamo autocritica”: è un nucleo semantico minimo, ma che nella sua asciuttezza dischiude un capovolgimento nella storia delle religioni (è bello sperarlo!). Era contenuto nella risposta che don Cristiano Bettega (team CEI) esprimeva il 2 maggio alla fine dell’incontro “Violenza contro le donne e religioni. Si muovono le chiese? Si muovono gli uomini?”. Gli faceva da controcanto la fierezza, quasi protesta “virile” (è il caso di dirlo) del padre ortodosso Trandafir Vid: «La nostra macchina funziona bene così com’è!».

...continua a leggere "VIOLENZA CONTRO LE DONNE E RELIGIONI: L’ AUTOCRITICA PARTE DAL VANGELO "

di Paola Cavallari

Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 12 del 07/04/2018

Sta decollando il #ChurchToo in Italia? Certo ciò non si può prevedere, come non era prevedibile il ciclone del #metoo, madre di tutte le rivolte femministe del XXI secolo. Nel novembre 2017, la rivista Time è uscita con la titolazione “The Religious Community Is Speaking Out Against Sexual Violence With #ChurchToo”. Ma l’ondata non è stata molto avvertita in Italia. ...continua a leggere "Violenza di genere nella Chiesa. E se decollasse #ChurchToo?"

di Gruppo Rut-parrocchia Ascensione del Signore- Torino

 "Sono anni che ci battiamo perché alla donna venga riconosciuta pari dignità. Non abbiamo paura di dichiararci sostenitrici di un rinnovato linguaggio di genere, convinte che attraverso il linguaggio si veicola un modo di pensare  e di comprendere la donna. Basterebbe poco: sottoporsi ad una regola grammaticale che può essere destrutturata e ristrutturata diversamente. ...continua a leggere "Almeno non chiamateci “uomini”"

di Maria Ilaria de Bonis

Se la condizione dei laici nella Chiesa migliora, necessariamente migliorerà anche quella delle donne. Un tempo l’espressione usata era donna, uguale laico al quadrato; oggi questa metafora matematica si arricchisce di qualche sfumatura in più. A parlarcene sono due teologhe: Marinella Perroni e Simona Segoloni Ruta, entrambe del Coordinamento teologhe italiane.

...continua a leggere "NUOVO PROTAGONISMO FEMMINILE: LAVORI IN CORSO"

di Maria Ilaria de Bonis

pubblicato su "In caritate" bollettino delle suore elisabettiane

La violenza si ripete ma non è mai la stessa. Man mano che diventa più visibile e manifesta, si fa anche più subdola e perversa. Specialmente quella contro le donne.

E’ uno degli aspetti meno indagati della violenza di genere ed è però giunto il momento di sviscerarlo. ...continua a leggere "Violenza contro le donne: uscire dalla dinamica vittima-aggressore"

di Rita Torti

(da Esodo n. 4/2017)

La relazione fra i presbiteri e le donne, che attraversa tanto i rapporti personali quanto le dinamiche allargate all’interno della comunità, è soggetta a numerose variabili, a una pluralità di condizionamenti legati alla cultura, alle situazioni concrete e anche al mutare della comprensione teologica e pratica del ministero e della sua collocazione rispetto all’insieme della chiesa.

...continua a leggere "Presbiteri e donne, una relazione “semper reformanda”"