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Carissime sorelle,

abbiamo appreso con gioia la notizia della vostra convocazione al prossimo sinodo sui giovani, siamo felici che l’assemblea sinodale sia arricchita dalla vostra esperienza e sensibilità e salutiamo con soddisfazione il fatto che avrete la possibilità di partecipare attivamente sia ai piccoli gruppi che nei lavori dell’assemblea, portando la vostra parola. Siamo state però amareggiate nel constatare che le nuove regole del sinodo, pur prevedendo la possibilità di votare per alcuni laici (stabilizzando  quanto avvenuto già nel precedente sinodo sulla famiglia, con la partecipazione votante di un fratello religioso), non estendono tale possibilità alle donne, neppure alle religiose. ...continua a leggere "Lettera alle donne che parteciperanno al Sinodo"

di suor Anna Casati

Propongo alcuni spunti di riflessione a partire da tre criteri presenti nel Manifesto del gruppo “Donne per la Chiesa”: assertività, alleanza femminile, libertà. L’obiettivo è quello di attivare un discernimento sullo stile di presenza e testimonianza che vogliamo portare avanti. Lo facciamo partire dal confronto con tre episodi raccontati nei Vangeli che ci parlano di donne che hanno incarnato questo stesso stile e che diventano per noi guide e compagne di strada nel nostro percorso di ricerca.

...continua a leggere "LO STILE DEL NOSTRO CAMMINO: Assertività, Alleanza, Libertà"

di don Ferdinando Sudati

Cara Jacqueline,

ti scrivo da anziano prete, lieto della tua vocazione e per la tua determinazione a raggiungerla.

La freschezza del tuo scritto mi ha fatto riandare al tema dell’ordinazione della donna nella Chiesa cattolica. Parlo di “riandare” o ritornare perché avevo deciso, da un certo momento in poi, di relegarlo tra gli argomenti triti, noiosi, inconcludenti, come ho fatto per la questione del celibato dei preti, dell’eutanasia e dell’interpretazione di Amoris laetitia. Dicevo a me stesso: non vale più la pena dedicarvi tempo ed energie. Anche se non lo vedrò, verrà il tempo in cui tutto ciò che ora fa da ostacolo cadrà come un castello di carte. ...continua a leggere "Lettera aperta a Jacqueline Straub (autrice di “Giovane cattolica donna. Perché voglio diventare prete” ed. Gabrielli)"

di Sara Letardi

Il fatto che padre James Martin parteciperà alla prossima conferenza internazionale sulla famiglia, a Dublino, è una bella notizia!

P. Martin è un sacerdote gesuita statunitense, esperto in comunicazione e autore di diversi libri. in Italia ne sono stati tradotti due: “Guida del gesuita a quasi tutto” e “Un ponte da costruire. Una relazione nuova tra Chiesa e persone lgbt”. ...continua a leggere "Perché padre Martin all’incontro mondiale delle famiglie 2018 è una bellissima notizia!"

Relazione di Linda Tripodi al primo incontro Donne per la Chiesa, Roma

Vorrei parlarvi brevemente di due cose che mi stanno a cuore: le donne e la famiglia. Se siamo qui, è inutile ribadirlo, è perché molte di noi vivono un disagio, come donne e come famiglie all’interno delle comunità parrocchiali in cui vivono.

Mi ci metto in prima persona: avete mai provato ad andare a Messa con tre bambini sotto i cinque anni in una delle parrocchie/reparto geriatrico delle nostre città? ...continua a leggere "Parrocchie o reparti geriatrici?"

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Relazione di Maria Ilaria de Bonis al primo incontro di Donne per la Chiesa, Roma

Nell’immaginario collettivo creato dalla Chiesa cattolica attraverso l’apparato mediatico, e strutturato nei decenni, la donna appare spesso chiusa e limitata in una dimensione binaria, molto caricaturale e decisamente poco corrispondente ad una realtà multiforme e sfaccettata.

In questa costruzione hanno aiutato molto i media, soprattutto i giornali, le riviste, anche quelli non mainstream, ossia i moltissimi periodici diocesani e mensili missionari e parrocchiali. Raccontando con immagini e parole, una icona di donna che non corrisponde più alla realtà. Per lo meno non più ad una fetta di società femminile contemporanea. In passato però ha contribuito a rafforzare uno stereotipo. ...continua a leggere "USCIRE DALLE GABBIE, ROMPERE GLI STEREOTIPI DI GENERE DISEGNATI DAI MASS MEDIA. RISCOPRIRE LA CREATIVITA’ DELLE DONNE"

Lo scorso 22 giugno abbiamo avuto modo di riunirci a Torino per presentare il Manifesto delle donne per la Chiesa e per iniziare a camminare insieme nella concretezza che viene dall’incontro di persona, dopo la conoscenza reciproca avviata sui social. Abbiamo trovato ospitalità presso Casa Cilla, una casa voluta dal padre della giovanissima Cilla Galeazzi, morta a quindici anni e innamorata del Signore che aveva incontrato mediante l’esperienza di CL, che accoglie familiari di persone che devono spostarsi a Torino per curarsi. La casa è portata avanti da volontari che ci hanno accolti con grande delicatezza e attenzione, preparando per noi un vero banchetto, perché parlare è bello, ma condividere la festa è ancora più bello.  Casa Cilla si trova all’interno del distretto Barolo, 15000 metri di terreno in centro a Torino che la Marchesa Giulia di Barolo ha destinato a opere sociali e in prima istanza alle donne, patrimonio portato avanti e amministrato dall’Opera Barolo.

Eravamo una ventina di persone provenienti non solo da Torino, ma anche da Pinerolo e addirittura da Saronno. Abbiamo ripercorso la breve eppure intensa storia che Donne per la Chiesa ha vissuto e poi abbiamo ascoltato Tiziana Ciampolini, esperta in riduzione della povertà e trasformazione sociale, che ci ha parlato di Giulia di Barolo, della sua passione per gli ultimi e per la sua capacità di stare tra Stato e Chiesa, portando le sue intuizioni sociali a diventare leggi e riforme del Regno di Savoia. Giulia è l’unica tra i santi sociali piemontesi a non essere stata ancora canonizzata, forse perché donna? O perché sposata, perché ricca? Chissà! Sicuramente la sua presenza e la sua opera hanno dato innumerevoli frutti e trovandoci in quel contesto anche noi ne abbiamo potuto beneficiare.

Paola Lazzarini ha poi presentato il Manifesto, che non è un documento semplicemente rivendicativo, ma che parte dalla lettura dell’esperienza delle donne che l’hanno scritto, un’esperienza piuttosto comune nonostante le varie età e provenienze delle redattrici, e che quindi inizia dicendo chi siamo: “donne credenti, discepole di Gesù, innamorate della Chiesa, delle nostre famiglie, di chi è più fragile e più indifeso, ma innamorate anche della nostra forza, energia e intelligenza, doni di Dio”; per poi mettere a fuoco i problemi ovvero da una parte il minor valore attribuito nella Chiesa alla fede e alla vocazione della donna e dall’altro l’impossibilità di entrare nei principali processi decisionali, attualmente saldamente in mano al Clero (quindi a uomini celibi).

Sono state poi portate due testimonianze personali di donne che hanno partecipato alla stesura del Manifesto e ora si stanno impegnando per promuoverne la diffusione: Maria Cristina Rossi che proviene dall’esperienza del MEIC e Fabiana Pagoto, che viene da un percorso parrocchiale. Per entrambe l’esperienza diretta non è stata di drammatico scontro con la discriminazione misogina, ma di una scoperta lenta e graduale, anche attraverso l’incontro con altre donne che ne hanno sofferto. Queste testimonianze ci hanno aiutate a vedere come da un lato sia difficile decodificare  i segnali del diverso trattamento riservato alle donne nella Chiesa e dall’altro come sia importante non fermarsi alla propria esperienza per dire “in fondo va tutto bene”, ma che ci si può impegnare per le altre, per quelle che davvero non hanno voce o hanno interiorizzato tanto la propria sottomissione da non riconoscerla neppure.

C’è stato poi lo spazio per la condivisione delle risonanze nei partecipanti, tra le quali donne imprenditrici nell’editoria cattolica, attive nel mondo del volontariato, religiose impegnate con le donne straniere. La ricchezza delle donne nella Chiesa è ogni volta occasione di stupore e gratitudine.

Ci siamo lasciate col desiderio di rivederci per creare un contesto di riflessione e approfondimento che ci aiuti a mantenere vigile l'attenzione sulla questione femminile e a sviluppare un approccio assertivo nelle realtà ecclesiali in cui già operiamo o vorremmo farlo. Camminando si apre il cammino.

 

 

 

 

di Tina Beattie

Penso sempre che il senso dell'umorismo sia la virtù teologale più trascurata. Che siano benedetti i 500 (o giù di lì) preti celibi che hanno firmato una lettera a sostegno di Humanae Vitae. È un po' come se qualcuno che non sa nuotare, leggendo un manuale di nuoto, poi si tuffasse nella parte più profonda di una piscina pensando di essere diventato un nuotatore olimpico.

Cari Reverendi (è il titolo che prediligono), sono sicura che aveste buone intenzioni e chiaramente avete passato molto tempo a pensare "all'atto sponsale", ma in quanto donna che è sposata da quarantatre anni, madre di quattro figli, nonna di due e con un terzo in arrivo, non sono sicura che abbiate capito. Infatti, lungi dal voler litigare con le vostre nobili fantasie, potete davvero dire senza riserve che la Humanae Vitae fosse corretta quando predisse che “se la contraccezione artificiale si diffondesse e fosse comunemente accettata dalla società, avremmo perso la nostra corretta comprensione dell matrimonio, della famiglia, della dignità del bambino e delle donne e anche un giusto apprezzamento del nostro corpo e del dono del maschio e della femmina. Il Santo Padre ha avvertito che i governi avrebbero iniziato a utilizzare metodi coercitivi per controllare ciò che è più privato e intimo " ?

...continua a leggere "Tina Beattie sulla lettera di 500 sacerdoti inglesi a sostegno dell’Humanae Vitae"

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Ci siamo incontrate  ieri a Cagliari, nei locali della Parrocchia di San Sebastiano, tredici donne di diversa provenienza e diversissima esperienza. Il clima è stato da subito semplice, spontaneo, di ascolto ed empatia e questo ci ha permesso di rendere denso anche il poco tempo che avevamo a disposizione. ...continua a leggere "Notizie dal territorio: Cagliari"

di Paola Cavallari
Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 18 del 19/05/2018

“Sì, facciamo autocritica”: è un nucleo semantico minimo, ma che nella sua asciuttezza dischiude un capovolgimento nella storia delle religioni (è bello sperarlo!). Era contenuto nella risposta che don Cristiano Bettega (team CEI) esprimeva il 2 maggio alla fine dell’incontro “Violenza contro le donne e religioni. Si muovono le chiese? Si muovono gli uomini?”. Gli faceva da controcanto la fierezza, quasi protesta “virile” (è il caso di dirlo) del padre ortodosso Trandafir Vid: «La nostra macchina funziona bene così com’è!».

...continua a leggere "VIOLENZA CONTRO LE DONNE E RELIGIONI: L’ AUTOCRITICA PARTE DAL VANGELO "