Vai al contenuto

Il 20 marzo 2022 i gruppi di donne che partecipano alla Rete sinodale delle associazioni (Centro Italiano femminile della Lombardia, Coordinamento Teologhe Italiane, le Donne delle Comunità cristiane di Base e le molte altre, Donne per la Chiesa, Noi siamo il cambiamento, Ordine della Sororità) hanno convocato un'assemblea su AUTORITÀ E PARTECIPAZIONE
e DISCERNERE E DECIDERE, prendendo le mosse dalle parole del Vangelo di Marco: "Ma lei gli replicò" (Mc 7, 28) che annunciano la "conversione" di Gesù, dopo lo straordinario dialogo con la donna siro-fenicia.
L’assemblea, articolata in momenti di preghiera, relazioni di una biblista e di una canonista, ascolto di esperienze di esercizio di un ministero autorevole di donne italiane, tedesche e brasiliane, laboratorio in 14 stanze virtuali cui hanno partecipato 170 donne e uomini con diverse competenze, ha prodotto un ricchissimo patrimonio comune di riflessioni e visioni, impossibile da ridurre nello spazio di un documento, ma che abbiamo comunque provato a stendere e ad inviare ai vescovi italiani.

Qui di seguito il testo completo del documento, l'abstract, il video di presentazione e il video completo dell'incontro.

Nella Chiesa cattolica, nell’arcidiocesi di Milano, siamo donne credenti con storie, sensibilità, aree di riferimento e provenienze territoriali diverse. Molte di noi appartengono ad associazioni, gruppi, movimenti, operano in contesti parrocchiali.

Siamo accomunate dal desiderio di vivere il nostro cammino di fede nella Chiesa mettendo in risalto gli aspetti e le questioni che riguardano la dignità e i diritti di partecipazione delle donne nella Chiesa stessa, partendo da un semplice ma fondamentale assunto: il sacerdozio battesimale.

Crediamo sia urgente effettuare riforme e cambiamenti che abbiano come metodo un approccio sinodale e coinvolgano tutti i battezzati e le battezzate, nel rispetto dei loro carismi e talenti, della loro esperienza ed educazione. Siamo convinte che sia essenziale compiere un radicale lavoro culturale e spirituale in dialogo fecondo e reciproco con la società civile.

Pensiamo che la partecipazione delle donne a plasmare, in ugual misura rispetto agli uomini, la nostra Chiesa sia una questione di giustizia e insieme di urgente testimonianza del Vangelo nella società contemporanea.

Vogliamo essere di stimolo e proporci come interlocutrici e persone corresponsabili ai vari livelli ecclesiali, cogliendo l’opportunità offerta dalla “conversione sinodale” che questo nostro tempo richiede alla Chiesa locale, italiana e universale.

Un evento pubblico di presentazione del gruppo avrebbe dovuto svolgersi a Milano l’8 marzo 2020, nell’ambito di una serie di manifestazioni internazionali organizzate da associazioni aderenti al Catholic Women’s Council. Nella fase preparatoria avevamo raccolto consensi presso tante realtà ecclesiali e avevamo incontrato l’arcivescovo Mario Delpini.

Causa pandemia il nostro evento dell’8 marzo veniva annullato. Da allora abbiamo continuato a lavorare nelle nostre realtà, a scambiarci opinioni e a condividere incontri e proposte formative online.

Oggi, per una nuova e fiduciosa ri-partenza, ci sentiamo di riaffermare che, nella Chiesa di Milano,

NOI – insieme
SIAMO – oggi, non domani o in un futuro incerto
IL CAMBIAMENTO – non aspettiamo che il cambiamento arrivi, lo vogliamo costruire

E desideriamo farlo insieme a chiunque, singola persona, gruppo, associazione, voglia condividere i nostri obiettivi apportando il proprio contributo.

Per contatti e condivisioni: noisiamoilcambiamento.mi@gmail.com.

Propositi:

1) Valorizzare, all’interno delle Scritture e della Tradizione, la presenza e i contributi delle donne, riconoscendo che il ruolo subalterno a loro attribuito nel corso dei secoli non ha favorito la loro espressione e, anche laddove questa c’è stata, è passata nella maggior parte dei casi “sotto traccia”.

Questo fenomeno è ancora presente, e rende imprescindibile la conoscenza e la diffusione della teologia femminista e di tutti i contributi biblici, teologici e pastorali provenienti dalle donne. Crediamo fondamentale accogliere contributi provenienti dai molteplici saperi e discipline, necessari per comprendere e vivere il Vangelo oggi.

2) Valorizzare, proporre e incentivare modalità condivise e orizzontali di leadership, di bilanciamento dei ruoli e dei poteri, di trasparenza decisionale, che si oppongono al clericalismo, ancora non sufficientemente riconosciuto e contrastato nelle nostre comunità come peccato. La sua carica negativa, in termini di paternalismo, accentramento, gestione arbitraria e abuso di potere, è ancora sottostimata.

Il clericalismo, nelle sue varie forme, rischia di compromettere la missione evangelica della Chiesa, creando l’humus per lo sviluppo di dinamiche regressive, di delega passiva e di abusi di vario tipo, che danneggiano le persone, la Chiesa, la cittadinanza democratica.

3) Incentivare all’interno delle nostre comunità la discussione critica, riconoscendo che la diversità può essere una ricchezza. La comunione non può esprimersi in decisioni autoritarie, ancorate a una visione gerarchica della Chiesa, antievangelica e superata anche dal Concilio Vaticano II, ma è il frutto di un cammino, pure faticoso, in cui stanno sia le sintonie che le dissonanze.

“Tutti gli uomini sono chiamati a formare il nuovo Popolo di Dio, un nuovo popolo sacerdotale. Il sacerdozio comune dei fedeli ed il sacerdozio ministeriale sono ordinati l'uno all'altro, perché ognuno a suo modo partecipano all'unico sacerdozio di Cristo” (Lumen Gentium 10).

“Lo Spirito Santo santifica il Popolo di Dio e dispensa pure tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali, con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi vari incarichi e uffici utili al rinnovamento ed alla maggiore espansione della Chiesa” (Lumen Gentium 12).

4) Valorizzare e approfondire la dimensione ecumenica, ricordando gli impegni presi dalla Chiesa cattolica nel 2001 con la firma della Charta Oecumenica, sottoscritta pubblicamente anche dalle Chiese cristiane di Milano nel 2007. Nel 2015 inoltre la Chiesa cattolica è stata tra le firmatarie dell’Appello alle Chiese cristiane in Italia Contro la violenza sulle donne, in cui si dice: “Le comunità cristiane in Italia sentono urgente la necessità di impegnarsi in prima persona per un'azione educativa e pastorale profonda e rinnovata che da un lato aiuti la parte maschile dell’umanità a liberarsi dalla spinta a commettere violenza sulle donne e dall’altro sostenga la dignità della donna, i suoi diritti e il suo ruolo nel privato delle relazioni sentimentali e di famiglia, nell’ambito della comunità cristiana, così come nei luoghi di lavoro e più in generale nella società”.

Proposte:

  1. 1)  Creare spazi per la narrazione e le richieste delle donne che sono parte attiva della Chiesa, a vari livelli, promuovendo occasioni di confronto, valorizzazione e rafforzamento.
  2. 2)  Proporre e incentivare la presenza delle donne nei ministeri, nella formazione, nell’elaborazione e scrittura dei documenti, nella direzione di tavoli, commissioni, uffici.
  3. 3)  Avere attenzione alle esperienze e agli apporti che provengono dalle Chiese di altri Paesi e da associazioni e reti di donne che operano per “la pari dignità e i pari diritti”, come il Catholic Women’s Council.
  4. 4)  Favorire e incentivare l’azione comune delle donne e delle comunità cristiane contro le violenze e le ingiustizie di genere, con iniziative concrete, come quella dei Giovedì in nero, del 25 novembre (Giornata internazionale contro la violenza sulle donne) e quelle propostedall’Osservatorio Interreligioso sulle Violenze contro le Donne.

Desideriamo partecipare al cammino che sta intraprendendo la nostra Chiesa nel pensare e formare le assemblee sinodali. Siamo convinte che quanto sopra esplicitato possa essere strumento e stimolo per entrare nella logica sinodale del cammino insieme.

Milano, 22 luglio 2021 Festa di S. Maria Maddalena, Apostola degli Apostoli

Maura Bertini (socia di: Donne per la Chiesa, MEIC – Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale, AC – Azione Cattolica)

Ileana Patrizia Bianchi (sorella della Sororità Santa Maria Nascente di Milano) Antonietta Cargnel
Marzia Cattaneo (socia di: SAE – Segretariato Attività Ecumeniche, Donne per la Chiesa) Andrea Giovanna Clerici (sorella della Sororità Santa Maria Nascente di Milano)
Luana Dalla Mora (socia di AC)
Maria Teresa Ferrari Lehnus (socia di: Donne per la Chiesa, SAE, AC)
Elza Ferrario (socia di: SAE, OIVD – Osservatorio Interreligioso sulle Violenze contro le

Donne, Noi siamo Chiesa)
Zuzanna Flisowska Caridi (responsabile di Voices of Faith – Italia)
Paola Lazzarini (presidente di Donne per la Chiesa)
Giuseppina Perrucci (socia di: AC, Noi siamo Chiesa)
Rita Sidoli (membro di: Caritas – decanato Centro Storico, Consiglio Assoc. Ital. "Amici di

Nevé Shalom, Wahat al Salam", SAE) Grazia Villa (socia di: Rosa Bianca, OIVD)

COMUNICATO CONGIUNTO OSSERVATORIO INTERRELIGIOSO SULLE VIOLENZE CONTRO LE DONNE E ASSOCIAZIONE DONNE PER LA CHIESA

A proposito delle dichiarazioni di Papa Francesco sull’aborto

Abbiamo letto le dichiarazioni di Papa Francesco durante il viaggio di ritorno da Bratislava e ci sentiamo chiamate come donne di fede a un pronunciamento pubblico.

Nel suo discorso sull’aborto – definito come assassinio: «L’aborto è un omicidio […] è giusto affittare un sicario per risolvere un problema?» – la parola donne non è stata pronunciata e anche in occasioni analoghe egli non ha nominato le donne. Questa omissione rappresenta una reticenza densa di significati dal momento che non si può negare che proprio le “innominate” donne siano le destinatarie privilegiate di tale “allocuzione”, visto che sono loro che – ahimè – ricorrono all’interruzione volontaria di gravidanza.

Eccoci dunque a prendere parola pubblica sull’intervento del Papa, quella parola pubblica che non trova cittadinanza nei sinodi e concili di Santa Madre Chiesa, perché non possiamo ammettere che, su una materia così importante, la sovranità assoluta e il giudizio morale inappellabile spetti a chi – maschio – per millenni si è arrogato il potere di controllare gli ambiti della generatività e riproduzione, territori prettamente femminili.

Il Papa ha dimostrato in tante materie di saper bene intrecciare argomentazioni basate su un metodo olistico (si pensi all’ecologia integrale dell’Enciclica Laudato si’ e all’insistenza sul discernimento caso per caso che emerge nell’Amoris Laetitia)Ma se il tema è l’aborto, le parole diventano pietre lanciate contro le donne ed è assente – colpevolmente assente – un ragionare complesso, che tenga conto dei molteplici fattori implicati e che ospiti il punto di vista dell’altra/o. 

Perché tanta durezza di cuore? Perché qui il ragionamento si fa asfittico e monolitico?

Perché non si tiene conto che l’embrione, da solo, non potrebbe esistere e si cancellano, si fa terra bruciata delle esigenze della donna e delle responsabilità dell’uomo? Eppure l’embrione necessita dell’utero della madre per avere condizioni di crescita vitale e la madre non è riducibile a un contenitore. La donna è una vita, una persona. Perché annullarla o subordinarla, cosa che avviene quando si dice che “il feto è sacro” senza ricordare anche la sacralità di lei?

La complessità della materia non richiederebbe almeno di tener conto del fatto che sono soprattutto le donne in condizione di povertà e/o dei paesi poveri le più indotte a dover ricorrere all’interruzione di gravidanza? E che spesso ne muoiono o ne rimangono menomate?  Come può la Chiesa non ricordare le difficoltà di accesso per le donne africane alla contraccezione orale – perché altri metodi contraccettivi sono loro impediti dai partner – anche a causa della contrarietà che incontrano nelle strutture sanitarie cattoliche, spesso le più raggiungibili nel loro contesto?

E come non parlare del fatto che la sfera della sessualità tout-court è dominata dai desideri e dalle esigenze maschili? E che la Chiesa cattolica con i suoi insegnamenti sul “debito matrimoniale” è parte integrante di questo modello di prevaricazione sessuale del maschio sulla femmina? In quale sfida educativa si impegna la Chiesa cattolica per superare la cultura patriarcale, che dà una rappresentazione del desiderio maschile come di un impulso “giusto”, segno di “naturale e sana” virilità, trascurando le conseguenze a cui il comportamento maschile può portare, sia nei confronti del desiderio femminile, sia nei confronti di un’eventuale gravidanza?

Ed infine la questione principale: perché la Chiesa non si impegna esemplarmente in una sistematica analisi dei fenomeni connessi a una sessualità maschile predatoria? Femminicidi (solo negli ultimi dieci giorni le donne uccise sono state 8; 86 dall’inizio dell’anno, di cui 72 da mariti, compagni, etc.)stupri, turismo sessuale, pornografia, prostituzione, pubblicità offensiva… E da tali aspetti non è esente una parte del clero cattolico, come sappiamo.

In conclusione auspichiamo un approccio integrale quando si parla di aborto, un impegno attivo per promuovere un radicale cambiamento nella mentalità maschile e una promozione fattuale delle donne, del loro lavoro e della loro sicurezza personale. Infine, non da ultimo, auspichiamo di veder riconosciuta e guardata con infinito rispetto la coscienza delle donne, anche quando scelgono o sono costrette ad interrompere la gravidanza.

Trasformare la vittima in accusata è un rovesciamento che si compie da millenni, ma che non fa onore al Papa, perché le sapienze in cui è racchiuso il deposito d’oro che è il divino non parlano questa lingua! Ognuna di noi, infatti, ha il proprio dialogo – un dialogo libero – con Dio o il divino che l’accompagna. Noi lo sappiamo e continuiamo ad annunciarlo.

25 settembre 2021

 Osservatorio Interreligioso sulle violenze contro le donne

Associazione Donne per la Chiesa

1

Caro don Giulio, ci sembra importante scriverti per non sottrarci ad una occasione di impegno e testimonianza.

Abbiamo scritto nel nostro manifesto che:

“ Siamo donne credenti, siamo discepole di Gesù, innamorate della Chiesa, delle nostre famiglie, di chi è più fragile e più indifeso, ma innamorate anche della nostra forza, energia e intelligenza, doni di Dio. Alla Chiesa, come anche alla società e alle nostre famiglie, vogliamo portare tutto ciò che siamo e non sminuirci per compiacere qualcuno. Non sentiamo il bisogno di riconoscerci in modelli preconfezionati, ma rivendichiamo la possibilità di costruire ciascuna il proprio cammino unico e irripetibile: come persone, come donne, come sorelle, figlie, mogli e madri. ”

In coerenza con tali intenti siamo rimaste ferite ed amareggiate per la presa di posizione della Congregazione per la Fede in merito alla possibilità di benedire l’amore e la relazione tra persone dello stesso sesso, profondamente convinte che ogni rapporto d’amore in quanto tale non può che contemplare la presenza di Dio, padre e madre, e che, appunto, il “cammino unico ed irripetibile” di ciascuno non debba trovare limiti quando è volto all’amore.

Ci siamo stupite non solo della presa di posizione della Congregazione, ma anche dell’assordante silenzio di coloro che - almeno nel sentire comune - rappresentano la Chiesa, e quindi il tuo gesto ci ha sollevato sia come espressione anche del nostro sentire, sia perché ha dato voce e visibilità ad una parte di comunità forse non allineata, ma certamente preoccupata dell’accogliere amorevolmente prima che del dare giudizi.
Ti vogliamo pertanto esprimere la nostra gratitudine e vicinanza, condividendo con te anche la campagna che abbiamo lanciato con l’hashtag #iovibenedico.

Il gruppo genovese di “Donne per la Chiesa”

#walkinhershoes #IWD2021

Azione globale per la Giornata internazionale delle donne - 8 marzo 2021

Sentiamo il bisogno di imparare a "Camminare nei panni delle altre" nel nostro pellegrinaggio per la uguale dignità e pari diritti nella Chiesa, insieme alle donne di tutto il mondo. 

A causa del virus non possiamo camminare insieme fisicamente, ma possiamo fare un pezzo di strada pensando alle nostre esperienze e a quelle delle nostre sorelle. Per questo vi invitiamo a percorrere un cammino che significa molto per voi o a percorrere consapevolmente il cammino abituale verso la chiesa come un pellegrinaggio.  Camminare, però, "nei panni" di un'altra donna, lasciandosi commuovere dal bisogno di dignità e uguaglianza ovunque nel mondo.

Per esempio, nei panni della ...

- Donna che nella Chiesa amazzonica presiede la comunità, battezza, seppellisce, predica e condivide il pane

- Teologa la cui vocazione al sacerdozio non è nemmeno esaminata dalla Chiesa 

- Madre il cui bambino è morto non battezzato decenni fa e che soffriva al pensarlo nel limbo.

- Suora che vorrebbe celebrare l'assoluzione e l'unzione dei malati nella sua comunità anche se nessun prete può venire.

- Suora indiana che lavora per la prevenzione dell'HIV e per gli orfani dell'AIDS.

- donna cattolica africana che si è liberata da un matrimonio con un uomo violento e può partecipare alle funzioni domenicali solo se il suo secondo marito pacifico e i suoi figli restano fuori dalla porta della chiesa

- suora filippina che si batte per l'educazione contro la violenza sulle donne - a rischio della sua stessa vita

- cattolico omosessuale che si impegna in una pastorale arcobaleno contemporanea

- teologa femminista che si ostina a pregare a favore della donna 

- Maria, che canta coraggiosamente l'uguale valore e l'incarnazione di Dio di tutti gli uomini

- Madre che insegna alle sue figlie e ai suoi figli la bellezza del cristianesimo e non fa contorsioni per coprire una chiesa inaffidabile. 

- Madrina che promette al battesimo di stare accanto alla bambina perché viva con pari dignità e pari diritti, così com'è, così come diventerà. 

- Superiora senza diritto di voto nei sinodi dei vescovi.

Prendi due nastri bianchi - uno per te e uno per un'altra donna - o una sciarpa bianca e legali a un ambone della chiesa, alla porta della chiesa o accanto alla statua di Maria. Il bianco è il segno del battesimo e il segno dell'uguaglianza delle donne.

Raccontaci il tuo pellegrinaggio con una foto o un breve video, una foto dei nastri bianchi, del tuo cammino o delle tue scarpe. Le pubblicheremo sulla pagina facebook di Donne per la Chiesa e sui canali social del CWC l’8 marzo. Puoi inviarcele su messenger (https://www.facebook.com/Donne-per-la-Chiesa-1687332491552823 ) o all’indirizzo mail presidente.donneperlachiesa@gmail.com

L’associazione Donne per la Chiesa accoglie con gioia la notizia della nomina di suor Nathalie Becquart a vicesegretaria del prossimo Sinodo dei vescovi e del riconoscimento, all’interno dello stesso, del suo diritto di votare il documento finale. 

È dall’ottobre 2018 che il nostro gruppo si spende per portare alla luce la profonda incongruenza di una partecipazione femminile ai sinodi che non preveda il diritto di voto, l’abbiamo fatto in alleanza con tante organizzazioni di donne in tutto il mondo che si sono mobilitate raccogliendo migliaia di firme, manifestando in piazza, ma soprattutto parlando senza paura.

Ora, sapere che suor Nathalie voterà ci riempie di speranza e attendiamo notizie certe rispetto all’allargamento di questo diritto a tutte le donne che parteciperanno. 

Leggendo i documenti finali dei due sinodi precedenti e ascoltando le sollecitazioni che vengono dal cammino sinodale tedesco, emerge con forza la necessità di valorizzare le donne nei processi decisionali ecclesiali e, come ha detto il Papa in occasione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi: “Una Chiesa sinodale è una Chiesa dell'ascolto”. È chiaro quindi che questo non è un passo avanti per le donne, ma per tutta la Chiesa sinodale. 

Sappiamo che il cammino per una Chiesa che faccia corrispondere alla pari dignità dei suoi membri anche pari diritti è ancora lunga, ma sentiamo che la direzione è stata imboccata e, come ha dichiarato monsignor Grech, che una porta è stata aperta. 

11

Come associazione Donne per la Chiesa abbiamo letto con attenzione il Motu Proprio di Papa Francesco. Esprimiamo soddisfazione perché vediamo in questo gesto del Papa, che ha di fatto modificato il diritto canonico rendendolo più inclusivo, una volontà di cogliere gli inviti provenienti dagli ultimi due sinodi e anche di mettersi in ascolto dell’azione di noi donne credenti, che in tutto il mondo ci impegniamo per promuovere una Chiesa più giusta, una Chiesa dell’uguaglianza di tutti i battezzati. E ne siamo grate.

Siamo ben consapevoli che per molti contesti si tratta della ratifica di una prassi pluridecennale, ma innanzitutto riteniamo significativo il passaggio da una concessione a un diritto e, in secondo luogo, siamo avvertite che non in tutto il mondo l’accesso delle donne all’altare era finora permesso. Per questo confidiamo che la riforma apra alle donne di tutto il mondo maggiori spazi di espressione della propria vocazione, spiritualità, discernimento. Soprattutto speriamo che si creino le condizioni perché le donne possano esercitare con sempre maggiore autorità il ministero della predicazione, che è così connaturato alla vocazione battesimale.

Siamo però consapevoli di trovarci appena all’inizio di un lungo cammino che la Chiesa deve compiere per fare giustizia di millenni di subalternità, misoginia, umiliazione e violenza contro le donne. Siamo fiduciose che il Papa e la Chiesa gerarchica tutta intendano questo come un primo passo a cui farne seguire presto altri.

A noi, in particolare, indica un metodo di lavoro: ovvero che occorre agire ora il cambiamento, vivere ora la Chiesa che vogliamo, sapendo che “la realtà è superiore all’idea” (come dice lo stesso Papa Francesco) e che le ratifiche arrivano e arriveranno sempre dopo.

Ci sentiamo quindi incoraggiate e rafforzate da questo documento nel nostro impegno per costruire una Chiesa nella quale figlie e figli siano accolti e possano far fruttare i propri talenti, con la stessa dignità e pari diritti.

Il Catholic Women's Council constata che la condanna del cardinale George Pell per abusi sessuali su minori è stata ribaltata dalla Corte Suprema dell'Australia perché i sette giudici che la compongono hanno deciso che la piena considerazione delle prove consentiva "una ragionevole possibilità che il reato non avesse avuto luogo".  Rispettiamo la decisione del tribunale, pur riconoscendo che una prova insufficiente a sostenere un verdetto di colpevolezza non equivale di per sé a una prova d'innocenza.  Come afferma il Testimone J che ha mosso le prime accuse contro Pell: "È difficile, in materia di abusi sessuali su minori, dimostrare a un tribunale penale che il reato sia avvenuto senza ombra di dubbio.  È uno standard molto alto da soddisfare - un onere pesante".

Offriamo le nostre preghiere per il Testimone J nella sua lotta di sopravvissuto agli abusi e per la famiglia della vittima che si è suicidata prima che iniziasse il processo.  Chiunque sia stato il colpevole o i colpevoli di questi casi particolari, sappiamo che sono parte di una crisi vergognosa e continua nella Chiesa e che ci sono molte storie di abusi, occultamento e collusione che devono ancora venire alla luce.

Molti membri del Catholic Women's Council hanno subìto abusi sessuali da parte di sacerdoti o sono state colpite dall'abuso nei confronti dei loro figli, dei loro familiari o amici.  Speriamo che l'assoluzione del Cardinal Pell non scoraggi altre vittime e sopravvissuti dal farsi avanti.

Ci impegniamo a lottare con e per tutti coloro che hanno subìto abusi per mano dei leader della Chiesa cattolica, e a chiedere conto a coloro che si sono resi colpevoli di aver coperto tali abusi così come a coloro che li hanno perpetrati.  A tutti i sopravvissuti agli abusi e ai loro cari che cercano giustizia con e per loro, vogliamo dire: "vi ascoltiamo, vi crediamo e siamo con voi".

Mercoledì 8 aprile 2020

(Il Catholic Women's Council è una coalizione di gruppi di tutto il mondo che lavorano per la dignità e l'uguaglianza delle donne nella Chiesa cattolica, Donne per la Chiesa ne fa parte)

2

Come Donne per la Chiesa abbiamo seguito il Sinodo appena concluso con grande attenzione, nella preghiera e nella mobilitazione, grate che la Chiesa abbia scelto l’Amazzonia e la sinodalità per rispondere alle sfide del nostro tempo, anche se convinte che l’impossibilità per le madri sinodali di partecipare alle votazioni abbia rappresentato un vulnus nell’intero processo. Il documento finale che è stato reso noto nei giorni scorsi parla di una Chiesa che vuole con tutte le sue forze porsi dietro ai passi del Maestro, scegliendo i poveri e facendo proprio il loro volto: volto indigeno, campesino, afrodiscendente, migrante. ...continua a leggere "La nostra riflessione sul documento finale del Sinodo per la Regione Panamazzonica"

Ai Padri sinodali nostri fratelli in Cristo, agli esperti e agli uditori e uditrici

Come donne credenti guardiamo con attenzione e grande speranza al Sinodo per la Regione Pan-Amazzonica che si apre in questi giorni a Roma.Riconosciamo la portata storica e rivoluzionaria di questo sinodo che si lascia interrogare contemporaneamente dalle sfide pastorali e di salvaguardia del pianeta che si stanno ponendo oggi in Amazzonia, con la consapevolezza che, per rispondere a così grandi e gravi urgenze, è necessario partire dal riconoscimento della sapienza dei popoli che ancora oggi mantengono uno stretto e diretto contatto con la natura.

Accompagniamo i lavori dei padri sinodali e di tutti i partecipanti ed esperti con la nostra preghiera e l’offerta del nostro quotidiano impegno per una Chiesa sempre più evangelica e al servizio dei popoli, nella concretezza dei luoghi e dei tempi in cui questi popoli vivono.

L’autenticità della nostra vicinanza e preghiera non nasconde però l’amarezza per il perpetrarsi dell’ingiusto impedimento, alle donne che prenderanno parte ai lavori, di votare il documento finale che pure avranno collaborato a elaborare. Ancora una volta le decisioni che riguarderanno un’enorme regione composta da uomini e donne, verranno prese da soli uomini, e sentiamo ancora risuonare le parole del cardinale Léon-Joseph Suenens al Concilio Vaticano II quando disse “dov’è l’altra metà della Chiesa?”. Oggi è presente, ma minoritaria, aggiunta e senza diritto di voto.

Siamo comunque fiduciose nell’azione dello Spirito e interessate in particolare a quanto emergerà rispetto alla questione aperta nel documento preparatorio laddove si dice: “occorre individuare quale tipo di ministero ufficiale possa essere conferito alla donna, tenendo conto del ruolo centrale che le donne rivestono oggi nella Chiesa amazzonica”[1].

Pur consapevoli delle difformità dei contesti, siamo convinte che in tutto il mondo le donne rivestano un ruolo centrale nella Chiesa, pur non avendo un ministero ufficiale, e pertanto confidiamo nella creatività dello Spirito e nella docile e coraggiosa obbedienza a quanto suggerirà.

E che quanto si farà per l’Amazzonia possa, nei giusti tempi e modi, giungere fino a noi.

Attendiamo con cuore aperto, ma senza timore di guardare negli occhi e chiedere ragione delle scelte che verranno prese dai fratelli vescovi, in unione con il vescovo di Roma.

Buon lavoro, buon discernimento.

Le vostre sorelle in Cristo.

Catholic women speak

Donne per la Chiesa

Voices of Faith

Women’s ordination conference

 

[1]Documento preparatorio al Sinodo per la Regione Pan-Amazzonica: http://www.synod.va/content/synod/it/attualita/sinodo-sull-amazzonia--documento-preparatorio---amazonia--nuovi-.html