Vai al contenuto

COMUNICATO CONGIUNTO OSSERVATORIO INTERRELIGIOSO SULLE VIOLENZE CONTRO LE DONNE E ASSOCIAZIONE DONNE PER LA CHIESA

A proposito delle dichiarazioni di Papa Francesco sull’aborto

Abbiamo letto le dichiarazioni di Papa Francesco durante il viaggio di ritorno da Bratislava e ci sentiamo chiamate come donne di fede a un pronunciamento pubblico.

Nel suo discorso sull’aborto – definito come assassinio: «L’aborto è un omicidio […] è giusto affittare un sicario per risolvere un problema?» – la parola donne non è stata pronunciata e anche in occasioni analoghe egli non ha nominato le donne. Questa omissione rappresenta una reticenza densa di significati dal momento che non si può negare che proprio le “innominate” donne siano le destinatarie privilegiate di tale “allocuzione”, visto che sono loro che – ahimè – ricorrono all’interruzione volontaria di gravidanza.

Eccoci dunque a prendere parola pubblica sull’intervento del Papa, quella parola pubblica che non trova cittadinanza nei sinodi e concili di Santa Madre Chiesa, perché non possiamo ammettere che, su una materia così importante, la sovranità assoluta e il giudizio morale inappellabile spetti a chi – maschio – per millenni si è arrogato il potere di controllare gli ambiti della generatività e riproduzione, territori prettamente femminili.

Il Papa ha dimostrato in tante materie di saper bene intrecciare argomentazioni basate su un metodo olistico (si pensi all’ecologia integrale dell’Enciclica Laudato si’ e all’insistenza sul discernimento caso per caso che emerge nell’Amoris Laetitia)Ma se il tema è l’aborto, le parole diventano pietre lanciate contro le donne ed è assente – colpevolmente assente – un ragionare complesso, che tenga conto dei molteplici fattori implicati e che ospiti il punto di vista dell’altra/o. 

Perché tanta durezza di cuore? Perché qui il ragionamento si fa asfittico e monolitico?

Perché non si tiene conto che l’embrione, da solo, non potrebbe esistere e si cancellano, si fa terra bruciata delle esigenze della donna e delle responsabilità dell’uomo? Eppure l’embrione necessita dell’utero della madre per avere condizioni di crescita vitale e la madre non è riducibile a un contenitore. La donna è una vita, una persona. Perché annullarla o subordinarla, cosa che avviene quando si dice che “il feto è sacro” senza ricordare anche la sacralità di lei?

La complessità della materia non richiederebbe almeno di tener conto del fatto che sono soprattutto le donne in condizione di povertà e/o dei paesi poveri le più indotte a dover ricorrere all’interruzione di gravidanza? E che spesso ne muoiono o ne rimangono menomate?  Come può la Chiesa non ricordare le difficoltà di accesso per le donne africane alla contraccezione orale – perché altri metodi contraccettivi sono loro impediti dai partner – anche a causa della contrarietà che incontrano nelle strutture sanitarie cattoliche, spesso le più raggiungibili nel loro contesto?

E come non parlare del fatto che la sfera della sessualità tout-court è dominata dai desideri e dalle esigenze maschili? E che la Chiesa cattolica con i suoi insegnamenti sul “debito matrimoniale” è parte integrante di questo modello di prevaricazione sessuale del maschio sulla femmina? In quale sfida educativa si impegna la Chiesa cattolica per superare la cultura patriarcale, che dà una rappresentazione del desiderio maschile come di un impulso “giusto”, segno di “naturale e sana” virilità, trascurando le conseguenze a cui il comportamento maschile può portare, sia nei confronti del desiderio femminile, sia nei confronti di un’eventuale gravidanza?

Ed infine la questione principale: perché la Chiesa non si impegna esemplarmente in una sistematica analisi dei fenomeni connessi a una sessualità maschile predatoria? Femminicidi (solo negli ultimi dieci giorni le donne uccise sono state 8; 86 dall’inizio dell’anno, di cui 72 da mariti, compagni, etc.)stupri, turismo sessuale, pornografia, prostituzione, pubblicità offensiva… E da tali aspetti non è esente una parte del clero cattolico, come sappiamo.

In conclusione auspichiamo un approccio integrale quando si parla di aborto, un impegno attivo per promuovere un radicale cambiamento nella mentalità maschile e una promozione fattuale delle donne, del loro lavoro e della loro sicurezza personale. Infine, non da ultimo, auspichiamo di veder riconosciuta e guardata con infinito rispetto la coscienza delle donne, anche quando scelgono o sono costrette ad interrompere la gravidanza.

Trasformare la vittima in accusata è un rovesciamento che si compie da millenni, ma che non fa onore al Papa, perché le sapienze in cui è racchiuso il deposito d’oro che è il divino non parlano questa lingua! Ognuna di noi, infatti, ha il proprio dialogo – un dialogo libero – con Dio o il divino che l’accompagna. Noi lo sappiamo e continuiamo ad annunciarlo.

25 settembre 2021

 Osservatorio Interreligioso sulle violenze contro le donne

Associazione Donne per la Chiesa

1

Caro don Giulio, ci sembra importante scriverti per non sottrarci ad una occasione di impegno e testimonianza.

Abbiamo scritto nel nostro manifesto che:

“ Siamo donne credenti, siamo discepole di Gesù, innamorate della Chiesa, delle nostre famiglie, di chi è più fragile e più indifeso, ma innamorate anche della nostra forza, energia e intelligenza, doni di Dio. Alla Chiesa, come anche alla società e alle nostre famiglie, vogliamo portare tutto ciò che siamo e non sminuirci per compiacere qualcuno. Non sentiamo il bisogno di riconoscerci in modelli preconfezionati, ma rivendichiamo la possibilità di costruire ciascuna il proprio cammino unico e irripetibile: come persone, come donne, come sorelle, figlie, mogli e madri. ”

In coerenza con tali intenti siamo rimaste ferite ed amareggiate per la presa di posizione della Congregazione per la Fede in merito alla possibilità di benedire l’amore e la relazione tra persone dello stesso sesso, profondamente convinte che ogni rapporto d’amore in quanto tale non può che contemplare la presenza di Dio, padre e madre, e che, appunto, il “cammino unico ed irripetibile” di ciascuno non debba trovare limiti quando è volto all’amore.

Ci siamo stupite non solo della presa di posizione della Congregazione, ma anche dell’assordante silenzio di coloro che - almeno nel sentire comune - rappresentano la Chiesa, e quindi il tuo gesto ci ha sollevato sia come espressione anche del nostro sentire, sia perché ha dato voce e visibilità ad una parte di comunità forse non allineata, ma certamente preoccupata dell’accogliere amorevolmente prima che del dare giudizi.
Ti vogliamo pertanto esprimere la nostra gratitudine e vicinanza, condividendo con te anche la campagna che abbiamo lanciato con l’hashtag #iovibenedico.

Il gruppo genovese di “Donne per la Chiesa”

#walkinhershoes #IWD2021

Azione globale per la Giornata internazionale delle donne - 8 marzo 2021

Sentiamo il bisogno di imparare a "Camminare nei panni delle altre" nel nostro pellegrinaggio per la uguale dignità e pari diritti nella Chiesa, insieme alle donne di tutto il mondo. 

A causa del virus non possiamo camminare insieme fisicamente, ma possiamo fare un pezzo di strada pensando alle nostre esperienze e a quelle delle nostre sorelle. Per questo vi invitiamo a percorrere un cammino che significa molto per voi o a percorrere consapevolmente il cammino abituale verso la chiesa come un pellegrinaggio.  Camminare, però, "nei panni" di un'altra donna, lasciandosi commuovere dal bisogno di dignità e uguaglianza ovunque nel mondo.

Per esempio, nei panni della ...

- Donna che nella Chiesa amazzonica presiede la comunità, battezza, seppellisce, predica e condivide il pane

- Teologa la cui vocazione al sacerdozio non è nemmeno esaminata dalla Chiesa 

- Madre il cui bambino è morto non battezzato decenni fa e che soffriva al pensarlo nel limbo.

- Suora che vorrebbe celebrare l'assoluzione e l'unzione dei malati nella sua comunità anche se nessun prete può venire.

- Suora indiana che lavora per la prevenzione dell'HIV e per gli orfani dell'AIDS.

- donna cattolica africana che si è liberata da un matrimonio con un uomo violento e può partecipare alle funzioni domenicali solo se il suo secondo marito pacifico e i suoi figli restano fuori dalla porta della chiesa

- suora filippina che si batte per l'educazione contro la violenza sulle donne - a rischio della sua stessa vita

- cattolico omosessuale che si impegna in una pastorale arcobaleno contemporanea

- teologa femminista che si ostina a pregare a favore della donna 

- Maria, che canta coraggiosamente l'uguale valore e l'incarnazione di Dio di tutti gli uomini

- Madre che insegna alle sue figlie e ai suoi figli la bellezza del cristianesimo e non fa contorsioni per coprire una chiesa inaffidabile. 

- Madrina che promette al battesimo di stare accanto alla bambina perché viva con pari dignità e pari diritti, così com'è, così come diventerà. 

- Superiora senza diritto di voto nei sinodi dei vescovi.

Prendi due nastri bianchi - uno per te e uno per un'altra donna - o una sciarpa bianca e legali a un ambone della chiesa, alla porta della chiesa o accanto alla statua di Maria. Il bianco è il segno del battesimo e il segno dell'uguaglianza delle donne.

Raccontaci il tuo pellegrinaggio con una foto o un breve video, una foto dei nastri bianchi, del tuo cammino o delle tue scarpe. Le pubblicheremo sulla pagina facebook di Donne per la Chiesa e sui canali social del CWC l’8 marzo. Puoi inviarcele su messenger (https://www.facebook.com/Donne-per-la-Chiesa-1687332491552823 ) o all’indirizzo mail presidente.donneperlachiesa@gmail.com

L’associazione Donne per la Chiesa accoglie con gioia la notizia della nomina di suor Nathalie Becquart a vicesegretaria del prossimo Sinodo dei vescovi e del riconoscimento, all’interno dello stesso, del suo diritto di votare il documento finale. 

È dall’ottobre 2018 che il nostro gruppo si spende per portare alla luce la profonda incongruenza di una partecipazione femminile ai sinodi che non preveda il diritto di voto, l’abbiamo fatto in alleanza con tante organizzazioni di donne in tutto il mondo che si sono mobilitate raccogliendo migliaia di firme, manifestando in piazza, ma soprattutto parlando senza paura.

Ora, sapere che suor Nathalie voterà ci riempie di speranza e attendiamo notizie certe rispetto all’allargamento di questo diritto a tutte le donne che parteciperanno. 

Leggendo i documenti finali dei due sinodi precedenti e ascoltando le sollecitazioni che vengono dal cammino sinodale tedesco, emerge con forza la necessità di valorizzare le donne nei processi decisionali ecclesiali e, come ha detto il Papa in occasione del 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei Vescovi: “Una Chiesa sinodale è una Chiesa dell'ascolto”. È chiaro quindi che questo non è un passo avanti per le donne, ma per tutta la Chiesa sinodale. 

Sappiamo che il cammino per una Chiesa che faccia corrispondere alla pari dignità dei suoi membri anche pari diritti è ancora lunga, ma sentiamo che la direzione è stata imboccata e, come ha dichiarato monsignor Grech, che una porta è stata aperta. 

11

Come associazione Donne per la Chiesa abbiamo letto con attenzione il Motu Proprio di Papa Francesco. Esprimiamo soddisfazione perché vediamo in questo gesto del Papa, che ha di fatto modificato il diritto canonico rendendolo più inclusivo, una volontà di cogliere gli inviti provenienti dagli ultimi due sinodi e anche di mettersi in ascolto dell’azione di noi donne credenti, che in tutto il mondo ci impegniamo per promuovere una Chiesa più giusta, una Chiesa dell’uguaglianza di tutti i battezzati. E ne siamo grate.

Siamo ben consapevoli che per molti contesti si tratta della ratifica di una prassi pluridecennale, ma innanzitutto riteniamo significativo il passaggio da una concessione a un diritto e, in secondo luogo, siamo avvertite che non in tutto il mondo l’accesso delle donne all’altare era finora permesso. Per questo confidiamo che la riforma apra alle donne di tutto il mondo maggiori spazi di espressione della propria vocazione, spiritualità, discernimento. Soprattutto speriamo che si creino le condizioni perché le donne possano esercitare con sempre maggiore autorità il ministero della predicazione, che è così connaturato alla vocazione battesimale.

Siamo però consapevoli di trovarci appena all’inizio di un lungo cammino che la Chiesa deve compiere per fare giustizia di millenni di subalternità, misoginia, umiliazione e violenza contro le donne. Siamo fiduciose che il Papa e la Chiesa gerarchica tutta intendano questo come un primo passo a cui farne seguire presto altri.

A noi, in particolare, indica un metodo di lavoro: ovvero che occorre agire ora il cambiamento, vivere ora la Chiesa che vogliamo, sapendo che “la realtà è superiore all’idea” (come dice lo stesso Papa Francesco) e che le ratifiche arrivano e arriveranno sempre dopo.

Ci sentiamo quindi incoraggiate e rafforzate da questo documento nel nostro impegno per costruire una Chiesa nella quale figlie e figli siano accolti e possano far fruttare i propri talenti, con la stessa dignità e pari diritti.

Il Catholic Women's Council constata che la condanna del cardinale George Pell per abusi sessuali su minori è stata ribaltata dalla Corte Suprema dell'Australia perché i sette giudici che la compongono hanno deciso che la piena considerazione delle prove consentiva "una ragionevole possibilità che il reato non avesse avuto luogo".  Rispettiamo la decisione del tribunale, pur riconoscendo che una prova insufficiente a sostenere un verdetto di colpevolezza non equivale di per sé a una prova d'innocenza.  Come afferma il Testimone J che ha mosso le prime accuse contro Pell: "È difficile, in materia di abusi sessuali su minori, dimostrare a un tribunale penale che il reato sia avvenuto senza ombra di dubbio.  È uno standard molto alto da soddisfare - un onere pesante".

Offriamo le nostre preghiere per il Testimone J nella sua lotta di sopravvissuto agli abusi e per la famiglia della vittima che si è suicidata prima che iniziasse il processo.  Chiunque sia stato il colpevole o i colpevoli di questi casi particolari, sappiamo che sono parte di una crisi vergognosa e continua nella Chiesa e che ci sono molte storie di abusi, occultamento e collusione che devono ancora venire alla luce.

Molti membri del Catholic Women's Council hanno subìto abusi sessuali da parte di sacerdoti o sono state colpite dall'abuso nei confronti dei loro figli, dei loro familiari o amici.  Speriamo che l'assoluzione del Cardinal Pell non scoraggi altre vittime e sopravvissuti dal farsi avanti.

Ci impegniamo a lottare con e per tutti coloro che hanno subìto abusi per mano dei leader della Chiesa cattolica, e a chiedere conto a coloro che si sono resi colpevoli di aver coperto tali abusi così come a coloro che li hanno perpetrati.  A tutti i sopravvissuti agli abusi e ai loro cari che cercano giustizia con e per loro, vogliamo dire: "vi ascoltiamo, vi crediamo e siamo con voi".

Mercoledì 8 aprile 2020

(Il Catholic Women's Council è una coalizione di gruppi di tutto il mondo che lavorano per la dignità e l'uguaglianza delle donne nella Chiesa cattolica, Donne per la Chiesa ne fa parte)

2

Come Donne per la Chiesa abbiamo seguito il Sinodo appena concluso con grande attenzione, nella preghiera e nella mobilitazione, grate che la Chiesa abbia scelto l’Amazzonia e la sinodalità per rispondere alle sfide del nostro tempo, anche se convinte che l’impossibilità per le madri sinodali di partecipare alle votazioni abbia rappresentato un vulnus nell’intero processo. Il documento finale che è stato reso noto nei giorni scorsi parla di una Chiesa che vuole con tutte le sue forze porsi dietro ai passi del Maestro, scegliendo i poveri e facendo proprio il loro volto: volto indigeno, campesino, afrodiscendente, migrante. ...continua a leggere "La nostra riflessione sul documento finale del Sinodo per la Regione Panamazzonica"

Ai Padri sinodali nostri fratelli in Cristo, agli esperti e agli uditori e uditrici

Come donne credenti guardiamo con attenzione e grande speranza al Sinodo per la Regione Pan-Amazzonica che si apre in questi giorni a Roma.Riconosciamo la portata storica e rivoluzionaria di questo sinodo che si lascia interrogare contemporaneamente dalle sfide pastorali e di salvaguardia del pianeta che si stanno ponendo oggi in Amazzonia, con la consapevolezza che, per rispondere a così grandi e gravi urgenze, è necessario partire dal riconoscimento della sapienza dei popoli che ancora oggi mantengono uno stretto e diretto contatto con la natura.

Accompagniamo i lavori dei padri sinodali e di tutti i partecipanti ed esperti con la nostra preghiera e l’offerta del nostro quotidiano impegno per una Chiesa sempre più evangelica e al servizio dei popoli, nella concretezza dei luoghi e dei tempi in cui questi popoli vivono.

L’autenticità della nostra vicinanza e preghiera non nasconde però l’amarezza per il perpetrarsi dell’ingiusto impedimento, alle donne che prenderanno parte ai lavori, di votare il documento finale che pure avranno collaborato a elaborare. Ancora una volta le decisioni che riguarderanno un’enorme regione composta da uomini e donne, verranno prese da soli uomini, e sentiamo ancora risuonare le parole del cardinale Léon-Joseph Suenens al Concilio Vaticano II quando disse “dov’è l’altra metà della Chiesa?”. Oggi è presente, ma minoritaria, aggiunta e senza diritto di voto.

Siamo comunque fiduciose nell’azione dello Spirito e interessate in particolare a quanto emergerà rispetto alla questione aperta nel documento preparatorio laddove si dice: “occorre individuare quale tipo di ministero ufficiale possa essere conferito alla donna, tenendo conto del ruolo centrale che le donne rivestono oggi nella Chiesa amazzonica”[1].

Pur consapevoli delle difformità dei contesti, siamo convinte che in tutto il mondo le donne rivestano un ruolo centrale nella Chiesa, pur non avendo un ministero ufficiale, e pertanto confidiamo nella creatività dello Spirito e nella docile e coraggiosa obbedienza a quanto suggerirà.

E che quanto si farà per l’Amazzonia possa, nei giusti tempi e modi, giungere fino a noi.

Attendiamo con cuore aperto, ma senza timore di guardare negli occhi e chiedere ragione delle scelte che verranno prese dai fratelli vescovi, in unione con il vescovo di Roma.

Buon lavoro, buon discernimento.

Le vostre sorelle in Cristo.

Catholic women speak

Donne per la Chiesa

Voices of Faith

Women’s ordination conference

 

[1]Documento preparatorio al Sinodo per la Regione Pan-Amazzonica: http://www.synod.va/content/synod/it/attualita/sinodo-sull-amazzonia--documento-preparatorio---amazonia--nuovi-.html

7

Con questo documento vogliamo espressamente occuparci del DDL 735 (Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità) presentato dal Sen. Pillon al Senato il 1 agosto 2018, che sta sollevando molte discussioni e generalizzate critiche da parte del mondo psicologico-giuridico e del diritto.

...continua a leggere "Donne per la Chiesa: il DDL Pillon non ha nulla di cattolico"

Come donne credenti, come madri, insegnanti, educatrici in senso lato ci siamo interrogate  sul rapporto tra giovani donne e chiesa e, dopo un percorso di riflessione e scrittura collettiva durato alcuni mesi, desideriamo portare all'attenzione questa nostra analisi in quattro punti: i fattori problematici per i giovani, i problemi tipici delle giovani donne, le icone evangeliche a cui ispirarsi, proposte e linee d'azione :

  • I giovani cercano la spiritualità, la religiosità autentica che apre alle grandi questioni della vita, ma spesso non ritengono di poterla trovare nella Chiesa cattolica, nella quale il messaggio evangelico è ricoperto dal peso di tradizioni, strutture, gerarchie che ben poco lo rappresentano e anzi rischiano di oscurarlo. La trasmissione della portata profetica del messaggio evangelico e della sua dirompente e rivoluzionaria misura non sembra l’urgenza della Chiesa, nonostante i richiami in questo senso di Papa Francesco, la voce di qualche vescovo e le esperienze di alcune comunità;
  • I giovani chiedono un accompagnamento personale e, quando lo trovano, è nella maggior parte dei casi un uomo e questo per le giovani donne rappresenta un ostacolo perché si trovano ad essere guidate dallo sguardo maschile proprio nel momento in cui la loro identità di donne si sta formando
  • Il sistema della Parrocchie è in crisi e spesso a mancare è proprio il senso della comunità, così vitale e fondante per la spiritualità cattolica, per cui i giovani cercano la comunità altrove (magari in rete). Quando c’è uno stile comunitario è di solito per l’azione di un parroco particolarmente capace di far convergere energie, ma quando cambia il parroco la comunità crolla, perché l’impostazione clericocentrica non è ancora superata,
  • Si percepisce nella Chiesa uno sguardo giudicante, che vuole scandagliare aspetti personali e intimi della vita (e in particolare della vita sessuale femminile). Ragazzi e ragazze oggi hanno rapporti sessuali anticipati di diversi anni rispetto alle generazioni precedenti e anche per questo il solco tra il pensiero della Chiesa e ciò che loro vivono è profondissimo. E sappiamo che sulle ragazze ricade il peso maggiore in termini di giudizio;
  • La chiusura ai metodi contraccettivi è considerata assurda e perniciosa, sia per la vita e salute dei ragazzi italiani che pensando ai paesi in via di sviluppo;
  • La grande difficoltà e imbarazzo della Chiesa nell’accogliere le persone omosessuali è percepita come un grosso ostacolo, più ancora come uno scandalo, qualcosa di insormontabile, che colloca la Chiesa al di fuori del “mondo civile” del quale non vogliono rendersi complici.
  • I giovani sono particolarmente scandalizzati dalla discrepanza tra messaggio evangelico e ricchezza della Chiesa e dei sacerdoti se paragonati al loro contesto (laddove incontrano sacerdoti che vivono davvero la povertà e la vicinanza agli ultimi ne restano affascinati)
  • Gli scandali sessuali hanno minato alla radice la fiducia dei giovani nei sacerdoti e rappresentano solo il polo estremo di un'immaturità affettiva generalizzata nel clero, colta da molte giovani donne come incapacità di essere comprese.
  • Il desiderio di fare esperienze spirituali intense è un fattore importante per i giovani e in particolare le giovani, che cercano qualcosa che possa dare un senso più profondo alla loro vita, ma spesso non lo trovano nella Chiesa e quindi si rivolgono a forme di neopaganesimo. Tali forme rispondono alla sete e curiosità del mondo giovanile e ancor prima degli adolescenti e delle adolescenti, che sono alla ricerca di un senso e di un sentire che considerino credibili. Le forme neopagane sono libere da dogmi ma permettono di fare intense esperienze rituali, mentre la liturgia cattolica è percepita come ripetitiva e spersonalizzata.

PROBLEMI TIPICI DELLE GIOVANI DONNE

Benché anticamente il cristianesimo abbia rappresentato il primo contesto nel quale alla donna era riconosciuta dignità spirituale pari a quella dell’uomo, dall’inizio del Novecento - da quando cioè è iniziato il cammino di liberazione ed emancipazione femminile - la Chiesa non l’ha mai sostenuto e tuttora non lo sostiene pienamente.

  • La Chiesa non propone modelli di donna che possano risultare affascinanti per una ragazza di oggi, oltre alla madre e alla suora occorrerebbe poter proporre figure femminili che valgano per ciò che hanno realizzato anche in una dimensione pubblica (in senso lato “politica”) . Dall’altra parte bisognerebbe far capire quanto di eroico c’è nel fare la madre o la suora, specialmente in determinate situazioni;
  • Le giovani donne non trovano nelle parrocchie (e in molte associazioni e movimenti) donne che offrano un accompagnamento spirituale e vocazionale capace di aiutarle a esprimere pienamente la propria femminilità nel servizio a Dio e alla Chiesa;
  • le ragazze o giovani donne che restano nel contesto parrocchiale spesso hanno assunto un atteggiamento di accettazione dello status quo, dovendosi adattare a modalità preconfezionate di portare avanti gli impegni pastorali che dipendono unicamente dai preti che si trovano nella parrocchia, e non riescono pertanto ad apportare un contributo originale. In particolare alle donne (giovani e non) si chiede di occuparsi del catechismo, pur non offrendo una preparazione adeguata né autonomia nella gestione. Inoltre non viene riconosciuta l’importanza di questo ruolo, visto sia dai ragazzi che dalle famiglie come una sorta di tassa sgradita per l’erogazione dei sacramenti.
  • Continuano a impegnarsi nelle parrocchie/associazioni e movimenti anche ragazze ormai distanti con la testa e il cuore, magari arrivate a definirsi non credenti, per il valore sociale che riconoscono ad alcune opere della Chiesa;
  • Le ragazze si aspetterebbero una Chiesa apertamente schierata con le donne nel problema della violenza di genere e che lavora per proporre validi modelli di uomo e di padre, MAI confondendo l’amore coniugale con la sopportazione di situazioni di violenza ( fisica o di disprezzo).

Icone evangeliche:

“Susanna e molte altre che servivano Gesù e i Dodici con i loro beni”: nella concezione dell’epoca Dio era nella sfera dell’assoluta santità e gli unici esseri che potevano servirlo da vicino erano sette angeli. Nei Vangeli, alle donne è stato dato lo stesso compito degli angeli: stare vicino al Signore, sempre pronte a servirlo e ad essere inviate à restituiamo alle donne, alle giovani donne il loro posto, al cuore della comunità.

La samaritana al pozzo: questa donna, come i nostri giovani, sollecita a fare i conti con la realtà, perché se l’acqua donata da Gesù non è in grado di cambiare la sua vita quotidiana, a cosa serve? La risposta di Gesù le rivela che quel Dio che verrà in Spirito e Verità coincide con la sua carne, con la sua vita: i giovani e le giovani ci sollecitano ad annunciare una fede viva, che cambia la vita.

La sirofenicia: la donna che convertì Gesù. Chiede aiuto, ma Gesù le risponde in maniera dura ed escludente, riprende la metafora usata da Gesù e la riscrive in una dinamica di relazione che si allarga sempre di più (“anche ai cagnolini”). Gesù, folgorato, comprende che il suo annuncio deve allargarsi oltre le sue proprie visioni à le giovani donne possono indicare alla Chiesa strade nuove, impensate, se la Chiesa saprà mettersi in ascolto con cuore aperto.

Le dieci vergini: queste giovani aspettano lo Sposo con in mano le loro lampade, con adeguata provvista di olio perché non capiti che si spengano nell’attesa e secondo alcuni commentatori così facendo svolgono, forse inconsapevolmente, un servizio tipico dei sacerdoti nel Tempio, "ordinerai ai figli d'Israele che ti portino dell'olio puro, di olive schiacciate, per il candelabro, per tenere le lampade sempre accese". (Es.27-20)  I giovani e le giovani donne hanno bisogno di veder riconosciuta pienamente la propria dignità battesimale, di sperimentarsi popolo di sacerdoti superando qualunque clericalismo.

L'adultera: Una figura che può essere emblema di tutte le donne che, pur non cercando il Signore e non essendo inserite in un contesto ecclesiale possono incontrare la misericordia di Dio in un frangente drammatico della loro vita (separazione, aborto) e diventare testimoni. Una figura che ci spinge a fare come Gesù: chinarci a terra, scrivere e proteggere queste donne dalla furia giustizialista sia dei fedeli “senza peccato” che del moralismo del mondo.

Marta e Maria: come dice papa Francesco: “Entrambe offrono accoglienza al Signore di passaggio, ma lo fanno in modo diverso. Maria si pone ai piedi di Gesù, in ascolto, Marta invece si lascia assorbire dalle cose da preparare, ed è così occupata da rivolgersi a Gesù dicendo: ‘Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti’”.  E' importante sollevare le donne dalle incombenze pratiche nella vita parrocchiale ed ecclesiale per permettere loro quell'ascolto unico, specifico, che può arricchire la Chiesa. Perché nessuna sia costretta ad un “fare” privo di ascolto  e nessuna possa essere confinata in un “ascoltare” privato delle opere.

Linee di azione

  • la conversione pastorale in uscita è nella direzione di comunità che non siano solo sono accoglienti, ma anche capaci di investire energie in alleanze con realtà extraecclesiali su valori e progetti comuni. “Laudato sì” è un esempio stimolante per la crescita di inedite reti sintonizzabili sulla cura della Casa comune soprattutto tra i giovani.
  • Ripensare la catechesi tenendola in contatto con la verità dei bambini di oggi, le loro capacità e i loro bisogni, sapendo che la famiglia può essere alleata nella misura in cui viene coinvolta in maniera gioiosa e non giudicante
  • Rafforzare l’idea che l’accompagnamento spirituale non è “cosa da preti” (e quindi da uomini), ma immaginare percorsi di formazione in tutte le Diocesi che preparino all’accompagnamento, con particolare investimento sulle donne che si sentono chiamate a questo tipo di servizio.
  • Sarebbe importante rimettere al centro della liturgia l'elemento rituale, ovvero quell'esperienza di Dio con tutti i sensi e i linguaggi che permetta di percepirne la presenza a livello complessivo (e non solo mentale) all'interno di un vissuto comunitario che sia autenticamente ministeriale.
  • Laddove il senso della comunità è forte, lì i giovani non mancano e anche le donne rivestono ruoli un po' più significativi: esistono quindi casi virtuosi ai quali ispirarsi
  • Immaginiamo una Chiesa che stimoli all'accoglienza costruendo reti e luoghi in cui ognuno possa portare il suo contributo (reti di famiglie che accolgono bambini in affido, reti di persone che si prendono cura degli anziani anche solo con una visita mensile, reti di “banca del tempo”, reti che accolgono i migranti) coinvolgendo anche gli uomini nel servizio e nella cura, non più un compito esclusivo delle donne. La Chiesa può costituire fattore di coesione, aggregazione e raccordo. Un servizio ai servizi. Stimolare una pastorale ed una catechesi su questi temi.