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di Rebecca Bratten Weiss

Versione originale comparsa su Patheos.com

Negli ambienti cattolici conservatori in cui sono stata educata, era comune per chi parlava o scriveva di questioni di genere riferirsi a Maria Madre di Gesù come un ideale femminile. Le giovani donne erano ammonite di imitare Maria nella purezza, mansuetudine, umiltà e obbedienza. L'immagine che ci è stata presentata era di una ragazza silenziosa e carina, addobbata in abiti voluminosi, con la testa china e lo sguardo basso.

E Maria era di solito raffigurata come bianca, ovviamente. Perché il candore corrisponde alla purezza, è chiaro, e le giovani donne caucasiche hanno bisogno di vedere un modello che somigli a loro.

"Maria ama la modestia" era l'ideale della moda. La sottomissione femminile alle autorità, in particolare le autorità maschili, era la virtù obbligatoria. Restava inteso che se ci fossimo sposate avremmo seguito lo schema stabilito da Maria nella sottomissione e obbedienza della moglie.

Questo approccio all'identità femminile può rovinare la salute mentale e deformare la coscienza a seconda che se si sia brave o meno. Io non sono mai stata molto brava in questo, quindi "Mary like modesty" e "sottomissione femminile" hanno finito per essere catalizzatori, per me, di quella famosa colpa cattolica di cui sentiamo così tanto parlare.

Mi è stato ricordato di quanto sia dannosa questa cultura, di recente, quando un gruppo di cattolici di estrema destra stava discutendo la questione della sottomissione femminile. Il contesto era questo: una donna aveva scritto pubblicamente che il suo fidanzato le aveva chiesto di smettere di indossare i tacchi alti e che lei aveva accettato. Mentre i tradizionalisti di estrema destra l'hanno elogiata per questo, altri, anche sacerdoti cattolici, l’hanno considerato problematico. Un uomo che impone preferenze di moda a una donna, e non dicendo "questo è solo un mio gusto", ma sotto forma di un mandato morale? Questa è la ricetta per un abuso.

E non è cristiano.

Essendo appena tornata da una lettura del racconto evangelico dell'Annunciazione, la mia risposta a questa discussione è stata: da dove proviene questa ossessione per il considerare l'idea di "obbedienza femminile" come cristiana?

Sono contenta che la mia emancipazione da una struttura di potere patriarcale, che si appropria dell'insegnamento di Gesù, abbia raggiunto questo punto. Sono felice di poter finalmente vedere che loro, e non io, sono quelli che distorcono e tradiscono il Vangelo.

Sì, abbiamo alcuni passaggi nel Nuovo Testamento in cui gli scrittori maschi dicono alle donne di sottomettersi ai loro mariti, ma ciò che mi colpisce di quei passaggi non è "quanto siano rivoluzionari e cristiani", ma piuttosto "quanto sia conforme a quel tempo". Ci si aspettava mitezza e obbedienza dalle mogli nella cultura patriarcale dell'impero romano e della Palestina ebraica. Quando Pietro, Paolo e Timoteo affermano che "le donne dovrebbero essere sottomesse", non sembrano seguire Cristo. Sembra che stiano dicendo a questi cristiani radicali di conformarsi alla cultura dominante del mondo in cui vivono.

Perché nella storia della Natività, nulla delle azioni di Maria mi sembra sottomesso agli uomini. Quando l'angelo le si avvicina con un annuncio sorprendente non chiede il permesso né a suo padre né al suo fidanzato. E la decisione che prende è quella che potrebbe farla lapidare a morte dalla sua comunità, lei lo sa, ma è comunque d'accordo. "Sono l'ancella del Signore", dice, non la serva di nessun uomo.

Non vediamo molto di Maria nei Vangeli. Ma quando la vediamo, non si comporta in modo particolarmente mansueto o sottomesso. Quando sente che Elisabetta è incinta "si precipita" a farle visita, non aspettando il permesso di lasciare la sua casa o chiedendo un accompagnatore maschio. Quando arriva ed Elisabetta sente il miracoloso movimento del bambino dentro di sé, la risposta di Maria è cantare un canto di lode per il quale avrebbe potuto essere arrestata come rivoluzionaria:

L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome:

di generazione in generazione la sua misericordia
si stende su quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;

ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,

come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.

Maria appare alle Nozze di Cana e riesce a comandare sia suo figlio che i domestici. Da un lato, questo mi sembra esattamente cosa farebbe una madre ebrea organizzata e piena di buon senso in un evento, quando vede le cose andare male e vuole sistemare la situazione. Ma sta anche prendendo in mano il miracoloso - decidendo da sola quando è arrivato il momento che suo figlio, inizi il suo ministero terreno. Mostra un'autorità spirituale sulla festa, che assume un significato liturgico a causa del lavoro miracoloso che Gesù compie lì. Se il matrimonio di Cana era una prefigurazione della Messa, era una prefigurazione in cui una donna stava presiedendo.

Più tardi, vediamo che lei e le altre donne stanno al fianco di Gesù durante la sua condanna, tortura e morte. La maggior parte degli uomini fugge, ma le donne sfidano l'autorità romana e la leadership religiosa. Restano.

Maria nei Vangeli agisce in accordo con una lunga serie di donne che generano la volontà divina attraverso comportamenti indisciplinati. Sì, anche Eva. Se dobbiamo dire, come cristiani, "o felice colpa" - dobbiamo dare credito alla donna per questo. La disobbedienza di Eva può essere deplorata dai capi religiosi maschi, ma è ripetuta e reiterata attraverso le scritture ebraiche nelle storie di Sara, Rebecca, Rachele ed Esther, che hanno tutte disobbedito e sfidato gli uomini nelle loro vite. Poi abbiamo Ruth, che di notte si è insinuata nel letto del suo capo - e Giaele che ha conficcato un paletto da tenda nella testa di un generale - e Giuditta, che ha completamente tagliato la testa di un altro generale.

La storia delle donne che portano avanti la storia della salvezza sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento è una storia di sregolatezza, non di sottomissione. Il modello che Maria di Nazareth ci presenta è quello di un'audace autonomia, una donna che rivendica una linea diretta con Dio, invece di rinviare a un uomo come rappresentante di Dio.

Capisco quanto debba essere stato snervante per gli uomini in quel momento, anche per quelli che seguivano Gesù. Sembra che i suoi discepoli maschi siano rimasti perplessi dalla presenza delle donne nel seguito, cercando di scacciarle e tenere il loro insegnante tutto per sé. Ma Gesù non lo permise.

I successori di questi discepoli maschi sembrano aver svolto la missione di allontanare le donne, piuttosto che quella di seguire l'esempio di Gesù che ha cancellato le distinzioni tra uomo e donna, ricco e povero, ebreo e gentile. E oggi le ossessioni per un falso ideale della femminilità cristiana ci portano ancora più lontano dagli esempi di Gesù e di Maria. Chi sta servendo una donna, quando decide di essere sottomessa agli uomini, di accettare i desideri maschili, di essere passiva nei confronti dell'autorità patriarcale? Sta servendo gli uomini, i loro desideri, il loro orgoglio.

Non sta servendo Dio.

di Maura Bertini

Una bella domenica di giugno, delegata da Paola Lazzarini, mi trovo a rappresentare “Donne per la Chiesa” all’annuale assemblea di “Noi Siamo Chiesa”, aderente all’“International Movement  We Are Church”.  Motivo del gentile invito è il tema principale della riunione: il ruolo delle donne. In effetti non potevamo mancare!

Mi muovo di primo mattino alla volta della Cascina Contina, nella campagna a sud-ovest di Milano. Solo il luogo vale il viaggio. La Contina è una grande cascina ristrutturata nella quale vivono, in diverse abitazioni, famiglie che accolgono persone  provenienti da una storia di disagio sociale. Il luogo è gradevole e curato e l’accoglienza dei padroni di casa ottima. Il verde intorno fa il resto.

Veniamo però al motivo del mio scritto e cioè l’assemblea di “Noi Siamo Chiesa”.  Cronaca: alla presentazione del coordinatore nazionale, Vittorio Bellavite, segue l’ascolto di  donne appartenenti a diversi gruppi, ben coordinate da Giuseppina Perruccidi NSC. Sono belle storie, belle esperienze, stili e modi diversi di partecipazione alla vita ecclesiale e sociale e tante sintonie.

Antonella Madella appartiene all’Ordine della  Sororità di Mantova (“un gruppo di donne convocate dallo Spirito Santo per vivere la fede cristiana secondo la differenza femminile nella Chiesa cattolica locale” così si definiscono). Antonella parla della regola di vita della Sororità, di ciò che la ispira, sottolinea il discorso del riconoscimento che per ogni persona è importante, ma di solito non ci si aspetta che venga da una donna. Ricorda l’episodio evangelico della Visitazione nella quale Maria “riconosce” Elisabetta come donna nella quale Dio ha compiuto meraviglie. Per le Comunità Cristiane di Baseinterviene Grazia Villa:   racconta, tra le varie esperienze, quella del  sinodo europeo delle donne a Barcellona nel 2003 (tale partecipazione le aprì allora piste inedite di riflessione nate dall’incontro con donne credenti  di diverse provenienze, in particolare ricorda il tema della ricerca e rappresentazione del divino). E’ la volta di Antonella Marinoni(Spazio Asmara ed equipe Decapoli). E’ sempre interessante ascoltarla sui percorsi formativi e missionari che profumano di profezia. Antonella ricorda l’incontro con le donne in Cambogia, gli incontri biblico-teologici e il percorso con Decapoli nella Chiesa di Milano sul tema del clericalismo. Dice Antonella che, per quanto riguarda il ruolo delle donne, in gioco non ci sono rivendicazioni ma la vita stessa e la salute della Chiesa!Elza Ferrariodelinea genesi e attività dell’Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne. Elza sottolinea  inoltre che le domande che le donne pongono alle Chiese non dovrebbero interessare solo le donne ma tutti coloro che hanno a cuore il Cristianesimo. Le domande delle donne mettono in luce la fragilità e l’inadeguatezza di molti modelli ecclesiali e pertanto possono offrire spunti di miglioramento e di ricerca. Gabriella Cappielloporta un interessante contributo sull’impegno  come ginecologa e come rappresentante dell’Associazione  “Amiche e Amici della Cittadella”. Antonietta Cargnelinterviene in quanto donna con ricco bagaglio di esperienze nella Chiesa, a partire dal suo impegno giovanile in Azione Cattolica. Richiama l’importanza della relazione tra diversi nel segno del riconoscimento dell’altra persona come autonoma, che può e deve prendere decisioni. Nelle relazioni è essenziale conservare la dialettica, saper vivere il conflitto che nasce dal riconoscimento che l’altro non corrisponde alle aspettative. Quali relazioni coltiviamo nella Chiesa?

Per parte mia, racconto come è nata l’esperienza del gruppo “Donne per la Chiesa”sfociata recentemente nella nascita dell’Associazione, cito dal manifesto i criteri della nostra presenza – assertività, libertà, alleanze. Poi espongo le linee guida per la  programmazione futura: 1) accrescere la consapevolezza che le donne hanno ancora molto da dare e da dire in vari ambiti e a vari livelli nella Chiesa e nella vita sociale, 2) agire come lievito nella pasta nei luoghi in cui viviamo, 3) cercare l’equilibrio tra le istanze anche urgenti che ci abitano e le attenzioni alle persone che incontriamo e frequentiamo, perché comprendano il senso profondo del nostro impegno libero, disinteressato, amorevole verso la Chiesa, 4) curare la formazione, 5) fare alleanze con coloro che hanno a cuore le questioni che riguardano le donne e la conversione missionaria e sinodale della Chiesa, 5) avviare cammini insieme ai fratelli e le sorelle di altre Chiese cristiane e di altre religioni, 6) avviare percorsi formativi e culturali anche al di fuori delle Chiese, 7) coltivare la partecipazione ad attività  promosse da partner internazionali, quali ad esempio Voices of faith. Conclude la mattinata Zuzanna Flisowska, giovane responsabile dell’ufficio italiano di Voices of faith con sede a Roma. Si respira aria internazionale quando parla delle campagne promosse per valorizzare le donne nella Chiesa cattolica e per promuovere la loro partecipazione a ruoli decisionali. Zuzanna cita la raccolta firme per la partecipazione al voto delle superiore religiose al sinodo sui giovani e invita ad aderire singolarmente o come gruppi  alla campagna  2019 online overcomingsilence.

Portiamo tutto ciò che abbiamo ascoltato all’interno della Santa Messa. La cura attenta della liturgia e quanto vissuto insieme rendono particolarmente intensa la celebrazione eucaristica. Poi, con un  allegro pranzo a base di prodotti della Cascina, ci si prepara alla discussione del pomeriggio!

 

Milano 23-06-19 Donne per la Chiesa all’Assemblea di NSC

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Con questo documento vogliamo espressamente occuparci del DDL 735 (Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità) presentato dal Sen. Pillon al Senato il 1 agosto 2018, che sta sollevando molte discussioni e generalizzate critiche da parte del mondo psicologico-giuridico e del diritto.

...continua a leggere "Donne per la Chiesa: il DDL Pillon non ha nulla di cattolico"

di Emilia Palladino
docente di Etica della famiglia e condizione femminile
Università Gregoriana

 

Il documento finale della XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema: “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, che si è tenuta a Roma dal 3 al 28 ottobre 2018, contiene tanto in positivo quanto in negativo le caratteristiche di un testo ricavato da procedimenti collegiali impegnativi e faticosi, propri dei meccanismi sinodali a cui ha dato impulso nuovo papa Francesco. ...continua a leggere "Una lettura “di genere” del documento finale del Sinodo sui giovani"

Negli anni '80 in provincia di Firenze esisteva una parrocchia di un centinaio di anime, in aperta campagna, che rischiò la chiusura per mancanza di sacerdoti. Essendo molta popolazione anziana, chiudere significava privare parecchi della messa domenicale ed eliminare un punto di ritrovo anche sociale. Un gruppo di persone, tutte non certo campioni di istruzione (nessun laureato: madri di famiglia, contadini in pensione, un'operaia con la quinta elementare sposata con un ragioniere) decise di appellarsi al cardinale. Il cardinale approvò. Di volta in volta il gruppo cercava un sacerdote libero che potesse dir messa. Una volta era alle 11, una alle 8.30, ci si adattava. Per più di dieci anni la parrocchia è stata gestita da laici, con un parroco di una parrocchia vicina che vigilava sui bilanci annuali. Laici che erano tutte donne, o quasi. Con a capo un'operaia con la quinta elementare, poi ministro straordinario dell'Eucaristia. ...continua a leggere "Testimonianza 25: chi regge la comunità?"

Ci incontreremo presso la sala delle Suore Orsoline per leggere e approfondire insieme il documento finale del Sinodo sui giovani, da poco conclusosi, e in particolare quel che dice sulle donne nella Chiesa. Lo faremo mettendolo in dialogo con il nostro sguardo e la nostra esperienza di donne adulte: madri, insegnanti, educatrici, persone che hanno a cuore la vita dei giovani e soprattutto delle giovani, in un clima di scambio e co-costruzione di significati nuovi.

articolo apparso su Adista - Segni Nuovi n. 41

Dieci mesi fa, con una trentina di donne da tutta Italia, abbiamo pubblicato il nostro Manifesto delle donne per la Chiesa nel quale provavamo ad esprimere difficoltà, ostacoli e speranze che, come donne credenti e impegnate, incontriamo nella Chiesa. Forse per il linguaggio semplice e diretto, forse per l’aderenza all’esperienza o perché i tempi erano maturi per recepirlo, quel Manifesto ha ricevuto molta più attenzione di quanto ci saremmo aspettate e, soprattutto, da lì sono nati in varie città gruppi nei quali le donne si stanno incontrando per confrontarsi, approfondire e sostenersi nel loro impegno. ...continua a leggere "Bilancio di un Sinodo"

Ci incontreremo a Roma presso la casa delle Maestre Pie Venerini per riflettere insieme sul sinodo appena finito: cosa è accaduto? Perché ha rappresentato una tappa nuova nell'azione di advocacy femminile nella Chiesa? Cosa dice del mondo e delle esigenze delle giovani donne il documento finale? E cosa vorremmo dire noi di questo mondo giovanile femminile?
Ci aiuteranno nella riflessione la professoressa Emilia Palladino, docente di Etica della famiglia e condizione femminile presso l'Università Gregoriana e Francesco Peloso, giornalista vaticanista.

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Non è facile prenderne coscienza, per alcune ci vogliono anni, per altre le resistenze sono talmente forti da non riuscire a superarle mai, eppure per molte di noi c’è stato quel momento – preciso o esteso – nel quale abbiamo iniziato a vedere con occhi nuovi il rapporto con il parroco, il confessore, il rettore della scuola in cui insegniamo e le cose si sono fatte finalmente chiare. Quel rapporto così costruttivo e profondo nel momento in cui mettevamo in opera i loro progetti, è diventato freddo, teso e anche ostruttivo quando si è trattato di proporne di nostri. Soprattutto se riguardano la crescita e l’autonomia della donne nella Chiesa.

Fa male. ...continua a leggere "Gesù difendeva le donne, non si difendeva dalle donne."

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Carissime sorelle,

abbiamo appreso con gioia la notizia della vostra convocazione al prossimo sinodo sui giovani, siamo felici che l’assemblea sinodale sia arricchita dalla vostra esperienza e sensibilità e salutiamo con soddisfazione il fatto che avrete la possibilità di partecipare attivamente sia ai piccoli gruppi che nei lavori dell’assemblea, portando la vostra parola. Siamo state però amareggiate nel constatare che le nuove regole del sinodo, pur prevedendo la possibilità di votare per alcuni laici (stabilizzando  quanto avvenuto già nel precedente sinodo sulla famiglia, con la partecipazione votante di un fratello religioso), non estendono tale possibilità alle donne, neppure alle religiose. ...continua a leggere "Lettera alle donne che parteciperanno al Sinodo"