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di Jamie Manson - versione originale su NCR online

Forse nessuno è stato meno sorpreso di me la settimana scorsa, quando l’esortazione apostolica Querida Amazzonia di Papa Francesco non ha mostrato alcuna apertura al diaconato femminile e si è invece caricata del linguaggio della complementarietà di genere nella sua discussione sulle donne.

Per anni ho usato questa rubrica per documentare le convinzioni di Francesco sulle donne e per supplicare i lettori di essere onesti su come il suo pensiero limiterebbe seriamente le possibilità di un reale cambiamento per le donne nella Chiesa. A partire dalla sua descrizione del femminismo come "maschilismo con la gonna" all'inizio del suo pontificato nel 2013 fino alla sua titubanza del 2019 sulle donne diaconi, ho scritto su questo argomento almeno 20 volte negli ultimi sette anni.

L'ho fatto non per suonare come un disco rotto - anche se certamente l'ho fatto - ma piuttosto per risparmiare a me stessa e alle mie compagne di chiesa lo strazio che sapevo sarebbe venuto. A meno che Francesco non andasse oltre la teologia della complementarietà, le donne non avrebbero mai ricevuto la giustizia che meritano dalla loro chiesa, un'istituzione che servono, per la quale si sacrificano e che molto spesso sostengono da sole. Il Papa, purtroppo, non ha mai mostrato alcun segno di cedimento.

Ciò che mi ha sorpreso, tuttavia, è stato il rifiuto di Francesco di affrontare l'ordinazione degli uomini sposati in zone come l'Amazzonia, dove i cattolici a volte rimangono senza l'Eucaristia per più di un anno. Per anni avevo previsto che la riverenza del Papa per la paternità e il suo dichiarato desiderio di scoraggiare gli omosessuali dal sacerdozio, avrebbero fatto di questo una conclusione scontata.

Non posso fare a meno di pensare che la mancata risposta del Papa alla richiesta dei padri sinodali di ordinare uomini sposati è stata la ragione per cui Querida Amazzonia ha fatto notizia, anche nei media laici.

Quanto disappunto e indignazione sarebbero scoppiati se il Papa avesse proceduto con l'ordinazione degli uomini sposati, ma le sue parole retrograde sulle donne fossero rimaste le stesse? Dopo sette anni di attenta osservazione di questo papato, sono certa che la questione delle donne sarebbe stata completamente persa nella celebrazione del trionfo per gli uomini sposati che sarebbe scoppiata e Francesco sarebbe stato acclamato come un eroe progressista.

Ma invece tutti i laici rimangono fuori al freddo. E Francesco, sembra, è frustrato quanto noi. Il giorno dopo il rilascio di Querida Amazonia, il Catholic News Service ha riferito che Francesco ha detto a un gruppo di vescovi americani che era costernato per essere stato accusato di non aver mostrato coraggio. La persona da biasimare, sembra suggerire, è lo Spirito Santo.

“Il Sinodo riguarda l'azione dello Spirito Santo e il discernimento dello Spirito Santo. E se non c'è lo Spirito Santo, non c'è discernimento", ha detto l'arcivescovo Thomas Wenski di Miami in una parafrasi del Papa.

Ma io ero al Sinodo dei Vescovi per l'Amazzonia, e mi è sembrato, a me e a molti altri che ascoltavano, che lo Spirito Santo parlasse forte e chiaro, in particolare sul tema dell'emancipazione delle donne.

In ogni conferenza stampa a cui ho partecipato, sono rimasta sbalordita nel sentire non solo le donne, ma anche i sacerdoti e persino alcuni vescovi, parlare con coraggio della necessità di elevare in qualche modo le donne e di onorare la loro dignità formalizzando ed espandendo i loro ministeri.

Non dimenticherò mai le parole di Suor Roselei Bertoldo, suora missionaria del Cuore Immacolato di Maria: 

"Noi siamo la chiesa, e facciamo la chiesa", ha detto. Chiediamo di partecipare in modo più efficiente a livello decisionale. Stiamo iniziando questo cammino. Non saremo silenziose; vogliamo spazio, e stiamo iniziando a costruire quello spazio".

E il voto dei padri sinodali ha rafforzato questo desiderio. Alla fine, il voto per considerare l'ordinazione sacerdotale degli uomini sposati ha ricevuto 128 voti sì e 41 no. E la proposta di riaprire la discussione sui diaconi donne ha ricevuto 137 voti sì e 30 no.

Sono stata anche al Sinodo dei Vescovi del 2018 sui giovani, la fede e il discernimento vocazionale, dove nel loro documento finale i padri sinodali hanno affermato che è un "dovere di giustizia" affrontare "la presenza delle donne negli organismi ecclesiali a tutti i livelli, anche nei ruoli di responsabilità, e la partecipazione delle donne ai processi decisionali ecclesiali, nel rispetto del ruolo del ministero ordinato".

Così l'affermazione, come quella di Mauricio López Oropeza, che l'inclusione di uomini e donne sposati nel ministero sacramentale sono in qualche modo preoccupazioni ideologiche dei cattolici occidentali, privilegiati, semplicemente non è vera. Lo chiedevano sia il clero che i laici di tutta l'Amazzonia, e queste questioni sono state sollevate nei documenti finali degli ultimi due sinodi. Se questo non è un segno dello Spirito Santo, non so cosa lo sia.

Quindi forse l'ostacolo non è lo Spirito Santo, ma piuttosto il punto cieco che Francesco ha sulle donne, un difetto che è così stridente data la visione sacramentale del mondo altrimenti notevole del Papa.

Molti progressisti sono arrivati ad amare Francesco perché egli comprende ed esprime la profonda convinzione cattolica che Dio è veramente ovunque. La sua immaginazione sacramentale traspare in Querida Amazzonia. Le sue citazioni da "Laudato Si', sulla cura della nostra casa comune" ci ricordano che la sua enciclica sull'ambiente è un capolavoro dell'immaginazione cattolica, e la sua netta preferenza per i poveri dimostra che egli vede veramente il Cristo crocifisso nel volto dei poveri e sente un Dio sofferente nelle grida degli afflitti.

Nella sua comprensione sacramentale della terra e dei poveri, Francesco mostra ciò che è vero e bello e che dà vita alla tradizione cattolica. E questo è ciò che rende le sue parole sulle donne così acutamente dolorose. La sua incapacità di vedere Dio pienamente vivo e incarnato attraverso il lavoro e il ministero delle donne si sente come un tradimento da parte di un uomo che altrimenti vede il sacramento ovunque.

Sulla scia di Querida Amazzonia, dobbiamo chiederci: perché l'immaginazione sacramentale di Papa Francesco si ferma quando si tratta di donne?

La domanda è importante perché ha un profondo impatto su come riusciremo a realizzare la giustizia per le donne, in particolare in luoghi come l'Amazzonia.

Durante una delle conferenze stampa del sinodo amazzonico, Judite da Rocha, coordinatrice nazionale del Brasile per le vittime delle dighe idroelettriche, ha fatto il collegamento tra l'idea sessista che le donne non sono uguali e il trattamento delle donne e delle terre amazzoniche.

"C'è la sensazione che gli uomini si prendano cura della Terra e le donne si prendano cura dei dettagli", ha detto da Rocha, aggiungendo che questa disparità nei ruoli di genere dà luogo a violenza domestica, molestie sessuali e sfruttamento.

Le parole di Da Rocha mi sono tornate in mente due giorni dopo l'uscita di Querida Amazonia, quando la NCR ha pubblicato il commento inquietante di Carli Pierson sugli orrori del femminicidio in Messico. Il femminicidio è "l'uccisione delle femmine da parte dei maschi perché sono femmine", ed è diventato una tale epidemia in Messico che alcuni ritengono che dovrebbe essere dichiarato un'emergenza nazionale.

Pierson dice che almeno un sacerdote, p. Alejandro Solalinde, un attivista per i diritti umani, ha fatto l'importante collegamento tra l'insegnamento della chiesa e la sofferenza delle donne. Solalinde, scrive, "si è scusato con le donne messicane che hanno subito "discriminazioni, maltrattamenti o sono state uccise". Si è anche scusato per la Chiesa cattolica, " che ha trasmesso pregiudizi patriarcali e maschilisti". "

Possa il nostro prossimo Papa essere in grado di collegare il sessismo della Chiesa alla sofferenza globale delle donne, e possa essere disposto a parlarne senza paura.

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da Roma

di Deborah Rose-Milavec (FutureChurch)

Ho avuto sorelle e amiche che hanno avuto travagli durati lunghe ore. Una delle mie amiche è stata in travaglio per 48 ore. Era completamente sfinita al momento del parto.

Ma il travaglio più lungo registrato fino ad oggi è stato di 75 giorni! Una donna polacca che perse uno dei suoi tre gemelli, riuscì a mantenere in vita gli altri due bambini tenendo i piedi sopra la testa per 75 giorni fino a quando i bambini potevano nascere, in modo sicuro.

Penso che la maggior parte delle madri faccia tutto ciò che deve fare per portare un bambino al sicuro in questo mondo e per tenerlo al sicuro dopo la nascita.

Stasera nella sala stampa, mentre leggevo il documento finale, ho sentito le fitte di un travaglio che è andato avanti all'infinito, così a lungo per così tante donne e i loro alleati. ...continua a leggere "Il documento finale del Sinodo Amazzonico: diaconato alle donne, quanto durerà ancora il travaglio?"

Ai Padri sinodali nostri fratelli in Cristo, agli esperti e agli uditori e uditrici

Come donne credenti guardiamo con attenzione e grande speranza al Sinodo per la Regione Pan-Amazzonica che si apre in questi giorni a Roma.Riconosciamo la portata storica e rivoluzionaria di questo sinodo che si lascia interrogare contemporaneamente dalle sfide pastorali e di salvaguardia del pianeta che si stanno ponendo oggi in Amazzonia, con la consapevolezza che, per rispondere a così grandi e gravi urgenze, è necessario partire dal riconoscimento della sapienza dei popoli che ancora oggi mantengono uno stretto e diretto contatto con la natura.

Accompagniamo i lavori dei padri sinodali e di tutti i partecipanti ed esperti con la nostra preghiera e l’offerta del nostro quotidiano impegno per una Chiesa sempre più evangelica e al servizio dei popoli, nella concretezza dei luoghi e dei tempi in cui questi popoli vivono.

L’autenticità della nostra vicinanza e preghiera non nasconde però l’amarezza per il perpetrarsi dell’ingiusto impedimento, alle donne che prenderanno parte ai lavori, di votare il documento finale che pure avranno collaborato a elaborare. Ancora una volta le decisioni che riguarderanno un’enorme regione composta da uomini e donne, verranno prese da soli uomini, e sentiamo ancora risuonare le parole del cardinale Léon-Joseph Suenens al Concilio Vaticano II quando disse “dov’è l’altra metà della Chiesa?”. Oggi è presente, ma minoritaria, aggiunta e senza diritto di voto.

Siamo comunque fiduciose nell’azione dello Spirito e interessate in particolare a quanto emergerà rispetto alla questione aperta nel documento preparatorio laddove si dice: “occorre individuare quale tipo di ministero ufficiale possa essere conferito alla donna, tenendo conto del ruolo centrale che le donne rivestono oggi nella Chiesa amazzonica”[1].

Pur consapevoli delle difformità dei contesti, siamo convinte che in tutto il mondo le donne rivestano un ruolo centrale nella Chiesa, pur non avendo un ministero ufficiale, e pertanto confidiamo nella creatività dello Spirito e nella docile e coraggiosa obbedienza a quanto suggerirà.

E che quanto si farà per l’Amazzonia possa, nei giusti tempi e modi, giungere fino a noi.

Attendiamo con cuore aperto, ma senza timore di guardare negli occhi e chiedere ragione delle scelte che verranno prese dai fratelli vescovi, in unione con il vescovo di Roma.

Buon lavoro, buon discernimento.

Le vostre sorelle in Cristo.

Catholic women speak

Donne per la Chiesa

Voices of Faith

Women’s ordination conference

 

[1]Documento preparatorio al Sinodo per la Regione Pan-Amazzonica: http://www.synod.va/content/synod/it/attualita/sinodo-sull-amazzonia--documento-preparatorio---amazonia--nuovi-.html

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di Jamie L. Manson (apparso su NCRONLINE.ORG)

 

Nel giugno 2016, poco dopo aver annunciato che avrebbe creato una commissione per lo studio della storia delle donne diaconi nella Chiesa cattolica, Papa Francesco ha scherzato con i giornalisti dicendo: "Quando non vuoi risolvere qualcosa, fai una commissione". Pare che, dopotutto, non stesse scherzando.

Il 7 maggio, a bordo del volo papale dalla Macedonia a Roma, Francesco ha annunciato che, dopo tre anni di studio, la commissione papale non è stata in grado di trovare un accordo e dare una "risposta definitiva" sul ruolo delle donne diacono nei primi secoli del Cristianesimo. Ha detto che restava poco chiaro se le diaconesse ricevessero o meno un'ordinazione sacramentale. ...continua a leggere "Perché la passione di Francesco per la giustizia e l’unità si arresta davanti alle donne?"

di Paola Cavallari

in “Esodo” n. 4 del dicembre 2018

  1. «Quell'uomo là dice:/ una donna deve essere aiutata a salire in carrozza/ e sollevata sopra i fossi/ e avere i posti migliori ovunque./ Nessuno mi ha mai aiutato a salire in carrozza/ ed a attraversare pozzanghere fangose/mi ha dato il posto migliore./ Non sono una donna?/ Guardatemi!/ Guardate il mio braccio!/ Ho arato e seminato/ e raccolto nei granai/ e nessun uomo poteva superarmi./ Non sono una donna?/ Potevo lavorare come un uomo/ e mangiare altrettanto/ quando potevo averne/ e sopportare la frusta altrettanto bene./ Non sono una donna?/ Ho partorito tredici figli/ e li ho visti quasi tutti venduti in schiavitù/ e quando ho gridato l'angoscia di una madre/ soltanto Gesù mi udì./ Non sono una donna?/ quel piccolo uomo in nero là dice:/ una donna non può avere gli stessi diritti di un uomo,/ perché Cristo non era una donna» (E. S. Fiorenza). È una ex schiava afro-americana - Sojourner Truth - che parla.

...continua a leggere "“Neanche io ti condanno”"

di Tina Beattie

Articolo tradotto, versione originale qui

Nel 2017 Antonio Spadaro SJ, direttore di La Civiltà Cattolica, e il pastore presbiteriano Marcelo Figueroa, redattore dell'edizione argentina de L'Osservatore Romano, hanno scritto un articolo sulle guerre culturali americane intitolato "Fondamentalismo evangelicale e integralismo cattolico: un sorprendente ecumenismo" L'articolo ha suscitato un ampio dibattito, ma oggi sembra ancora più pertinente e accurato nella sua analisi rispetto a quanto fosse quando è stato pubblicato per la prima volta. Si riferisce a "un ecumenismo dell'odio" espresso in una "visione xenofoba e islamofobica che vuole muri e deportazioni purificatrici" che trova un terreno comune attorno a questioni come "aborto, matrimonio omosessuale, educazione religiosa nelle scuole e altre questioni generalmente considerate morali o legate a valori ". Oltre e contro questo "ecumenismo del conflitto", gli autori pongono l'ecumenismo di Papa Francesco che si muove sotto l'impulso dell'inclusione, della pace, dell'incontro e dei ponti in cui "L’apporto del cristianesimo a una cultura è quello di Cristo con la lavanda dei piedi".

La destra americana ha goduto di un'influenza eccessiva in Vaticano sotto gli ultimi due papi. Nonostante il disaccordo significativo con l'interventismo militare americano, dai primi anni '90 i guerrieri della cultura americana hanno focalizzato con successo tutta l'energia morale della gerarchia sull'opposizione all'aborto, all'omosessualità, al femminismo e alla teoria del genere, proprio come negli anni '80 avevano focalizzato con successo le sue energie sull’opposizione alla teologia della liberazione. Francesco ha fatto molto per cambiare questo squilibrio di potere e la gerarchia sta diventando sempre più rappresentativa delle diverse culture e contesti che costituiscono il cattolicesimo globale. Ha ridato vita alla visione del Vaticano II e ha spostato l'accento dall'assolutismo dottrinale sulle questioni di sessualità e genere per concentrarsi sulla giustizia sociale e ambientale e su un approccio più pastoralmente sensibile alle realtà esistenziali del vivere e dell'amare. Ed è chiaro dalle campagne piene di odio che hanno lanciato contro di lui, che gli ex mediatori del potere cattolico americano non ne sono contenti.

Tuttavia, in un settore importante non è cambiato nulla di significativo e si tratta degli insegnamenti della Chiesa relativi alle incarnazioni sacramentali, sessuali e riproduttive femminili e al ruolo e alla rappresentazione delle donne nella Chiesa. L'insegnamento cattolico rimane radicato nella convinzione che gli uomini hanno l'autorità data da Dio di esercitare controllo sui corpi delle donne, compresa l'esclusione del corpo femminile dalla capacità sacramentale di rappresentare Cristo. Una gerarchia esclusivamente maschile continua a promuovere i suoi insegnamenti sulla sessualità, l'aborto e la vita familiare senza alcun impegno pubblico con le donne. Francesco cerca una chiesa il cui modello è quello del dialogo, ma non abbiamo ancora visto alcun dialogo significativo tra la gerarchia cattolica e le donne.
È difficile esagerare il peso che questo aspetto gioca nelle mani di coloro che cercano di cooptare la Chiesa cattolica al servizio delle ideologie nazionaliste e razziste che si diffondono attraverso le democrazie occidentali. Il controllo del corpo femminile è alla base di ogni ricerca di dominio razziale, religioso o nazionale, perché è attraverso i corpi delle donne che si perpetuano le genealogie di razza, religione e nazione e viene promosso il "purismo" a cui si riferiscono Spadaro e Figueroa. Basti pensare allo zelo con cui gli attivisti anti-aborto difendono i diritti dei bambini americani non ancora nati e implicitamente bianchi, con la relativa indifferenza o persino ostilità che molti hanno dimostrato nei confronti della difficile condizione dei bambini rifugiati incarcerati dal regime di Trump. La recente serie televisiva basata sul romanzo di Margaret Atwood, The Handmaid's Tale, è un promemoria agghiacciante dell'associazione tra tirannia politica e controllo riproduttivo.

Alcuni anni fa, ho scritto un articolo di giornale che analizzava l'influenza della Santa Sede sulle Nazioni Unite intorno a questioni di genere e sessualità. Ho fatto notare come una potente alleanza di cattolici ed evangelici conservatori, supportata in maniera improbabile da alcune teocrazie islamiche, abbia sfruttato l'appartenenza della Santa Sede all'ONU per bloccare la promozione dei diritti sessuali e riproduttivi. Questi tentativi della Santa Sede di inibire le politiche di sviluppo internazionale relative ai diritti delle donne sono sintomatici della misura in cui la Chiesa cattolica è implicata nell'ascesa di un'agenda politica globale della destra che trova un terreno comune nell’intenzione di controllare le donne attraverso l’opposizione ai diritti riproduttivi.

L'insegnamento morale della Chiesa sull'aborto potrebbe trovare un posto coerente all'interno di un più ampio ethos pro-vita se le donne fossero partecipanti a pieno titolo, come agenti attivi e non semplicemente destinatari passivi dell'insegnamento della Chiesa, in particolare per quanto riguarda gli insegnamenti riproduttivi e sessuali che hanno un impatto diretto sulla vita femminile in modi complessi e a volte tragici. L'insegnamento della Chiesa mostra uno scioccante disprezzo per i molti modi in cui le donne e le ragazze soffrono a causa della gravidanza e del parto. L'aborto è ancora troppo spesso presentato in un linguaggio assolutista che non tiene conto dei fattori che influenzano le decisioni che lo causano aborto, compresa la considerazione delle condizioni sociali ed economiche necessarie per promuovere la prosperità materna e infantile. Da nessuna parte nell'insegnamento della Chiesa c'è una discussione prolungata sulla mortalità materna, nonostante il fatto che quasi 300.000 donne e ragazze muoiano ogni anno a causa delle complicazioni derivanti dalla gravidanza e dal parto (inclusi aborti non sicuri), il 99% delle quali nelle comunità più povere del mondo .
Indipendentemente da quanto Francesco cambi gli uomini al vertice, non importa quanto appassionatamente promuova la sua visione di una chiesa povera e dei poveri nel contesto di un onnicomprensivo ambientalismo di “Laudato Si”, i suoi sforzi falliranno finché la Chiesa nelle sue istituzioni e insegnamenti continuerà a sostenere l'idea che gli uomini siano autorizzati da Dio a governare la vita delle donne. Rimuoviamo quell'ideologia distorta e la collusione tra cattolicesimo e demagoghi dell'estrema destra diventerà più difficile da sostenere. Solo attraverso l’inclusività di genere potranno essere abbracciate ed espresse altre forme di inclusività.

Come donne credenti, come madri, insegnanti, educatrici in senso lato ci siamo interrogate  sul rapporto tra giovani donne e chiesa e, dopo un percorso di riflessione e scrittura collettiva durato alcuni mesi, desideriamo portare all'attenzione questa nostra analisi in quattro punti: i fattori problematici per i giovani, i problemi tipici delle giovani donne, le icone evangeliche a cui ispirarsi, proposte e linee d'azione :

  • I giovani cercano la spiritualità, la religiosità autentica che apre alle grandi questioni della vita, ma spesso non ritengono di poterla trovare nella Chiesa cattolica, nella quale il messaggio evangelico è ricoperto dal peso di tradizioni, strutture, gerarchie che ben poco lo rappresentano e anzi rischiano di oscurarlo. La trasmissione della portata profetica del messaggio evangelico e della sua dirompente e rivoluzionaria misura non sembra l’urgenza della Chiesa, nonostante i richiami in questo senso di Papa Francesco, la voce di qualche vescovo e le esperienze di alcune comunità;
  • I giovani chiedono un accompagnamento personale e, quando lo trovano, è nella maggior parte dei casi un uomo e questo per le giovani donne rappresenta un ostacolo perché si trovano ad essere guidate dallo sguardo maschile proprio nel momento in cui la loro identità di donne si sta formando
  • Il sistema della Parrocchie è in crisi e spesso a mancare è proprio il senso della comunità, così vitale e fondante per la spiritualità cattolica, per cui i giovani cercano la comunità altrove (magari in rete). Quando c’è uno stile comunitario è di solito per l’azione di un parroco particolarmente capace di far convergere energie, ma quando cambia il parroco la comunità crolla, perché l’impostazione clericocentrica non è ancora superata,
  • Si percepisce nella Chiesa uno sguardo giudicante, che vuole scandagliare aspetti personali e intimi della vita (e in particolare della vita sessuale femminile). Ragazzi e ragazze oggi hanno rapporti sessuali anticipati di diversi anni rispetto alle generazioni precedenti e anche per questo il solco tra il pensiero della Chiesa e ciò che loro vivono è profondissimo. E sappiamo che sulle ragazze ricade il peso maggiore in termini di giudizio;
  • La chiusura ai metodi contraccettivi è considerata assurda e perniciosa, sia per la vita e salute dei ragazzi italiani che pensando ai paesi in via di sviluppo;
  • La grande difficoltà e imbarazzo della Chiesa nell’accogliere le persone omosessuali è percepita come un grosso ostacolo, più ancora come uno scandalo, qualcosa di insormontabile, che colloca la Chiesa al di fuori del “mondo civile” del quale non vogliono rendersi complici.
  • I giovani sono particolarmente scandalizzati dalla discrepanza tra messaggio evangelico e ricchezza della Chiesa e dei sacerdoti se paragonati al loro contesto (laddove incontrano sacerdoti che vivono davvero la povertà e la vicinanza agli ultimi ne restano affascinati)
  • Gli scandali sessuali hanno minato alla radice la fiducia dei giovani nei sacerdoti e rappresentano solo il polo estremo di un'immaturità affettiva generalizzata nel clero, colta da molte giovani donne come incapacità di essere comprese.
  • Il desiderio di fare esperienze spirituali intense è un fattore importante per i giovani e in particolare le giovani, che cercano qualcosa che possa dare un senso più profondo alla loro vita, ma spesso non lo trovano nella Chiesa e quindi si rivolgono a forme di neopaganesimo. Tali forme rispondono alla sete e curiosità del mondo giovanile e ancor prima degli adolescenti e delle adolescenti, che sono alla ricerca di un senso e di un sentire che considerino credibili. Le forme neopagane sono libere da dogmi ma permettono di fare intense esperienze rituali, mentre la liturgia cattolica è percepita come ripetitiva e spersonalizzata.

PROBLEMI TIPICI DELLE GIOVANI DONNE

Benché anticamente il cristianesimo abbia rappresentato il primo contesto nel quale alla donna era riconosciuta dignità spirituale pari a quella dell’uomo, dall’inizio del Novecento - da quando cioè è iniziato il cammino di liberazione ed emancipazione femminile - la Chiesa non l’ha mai sostenuto e tuttora non lo sostiene pienamente.

  • La Chiesa non propone modelli di donna che possano risultare affascinanti per una ragazza di oggi, oltre alla madre e alla suora occorrerebbe poter proporre figure femminili che valgano per ciò che hanno realizzato anche in una dimensione pubblica (in senso lato “politica”) . Dall’altra parte bisognerebbe far capire quanto di eroico c’è nel fare la madre o la suora, specialmente in determinate situazioni;
  • Le giovani donne non trovano nelle parrocchie (e in molte associazioni e movimenti) donne che offrano un accompagnamento spirituale e vocazionale capace di aiutarle a esprimere pienamente la propria femminilità nel servizio a Dio e alla Chiesa;
  • le ragazze o giovani donne che restano nel contesto parrocchiale spesso hanno assunto un atteggiamento di accettazione dello status quo, dovendosi adattare a modalità preconfezionate di portare avanti gli impegni pastorali che dipendono unicamente dai preti che si trovano nella parrocchia, e non riescono pertanto ad apportare un contributo originale. In particolare alle donne (giovani e non) si chiede di occuparsi del catechismo, pur non offrendo una preparazione adeguata né autonomia nella gestione. Inoltre non viene riconosciuta l’importanza di questo ruolo, visto sia dai ragazzi che dalle famiglie come una sorta di tassa sgradita per l’erogazione dei sacramenti.
  • Continuano a impegnarsi nelle parrocchie/associazioni e movimenti anche ragazze ormai distanti con la testa e il cuore, magari arrivate a definirsi non credenti, per il valore sociale che riconoscono ad alcune opere della Chiesa;
  • Le ragazze si aspetterebbero una Chiesa apertamente schierata con le donne nel problema della violenza di genere e che lavora per proporre validi modelli di uomo e di padre, MAI confondendo l’amore coniugale con la sopportazione di situazioni di violenza ( fisica o di disprezzo).

Icone evangeliche:

“Susanna e molte altre che servivano Gesù e i Dodici con i loro beni”: nella concezione dell’epoca Dio era nella sfera dell’assoluta santità e gli unici esseri che potevano servirlo da vicino erano sette angeli. Nei Vangeli, alle donne è stato dato lo stesso compito degli angeli: stare vicino al Signore, sempre pronte a servirlo e ad essere inviate à restituiamo alle donne, alle giovani donne il loro posto, al cuore della comunità.

La samaritana al pozzo: questa donna, come i nostri giovani, sollecita a fare i conti con la realtà, perché se l’acqua donata da Gesù non è in grado di cambiare la sua vita quotidiana, a cosa serve? La risposta di Gesù le rivela che quel Dio che verrà in Spirito e Verità coincide con la sua carne, con la sua vita: i giovani e le giovani ci sollecitano ad annunciare una fede viva, che cambia la vita.

La sirofenicia: la donna che convertì Gesù. Chiede aiuto, ma Gesù le risponde in maniera dura ed escludente, riprende la metafora usata da Gesù e la riscrive in una dinamica di relazione che si allarga sempre di più (“anche ai cagnolini”). Gesù, folgorato, comprende che il suo annuncio deve allargarsi oltre le sue proprie visioni à le giovani donne possono indicare alla Chiesa strade nuove, impensate, se la Chiesa saprà mettersi in ascolto con cuore aperto.

Le dieci vergini: queste giovani aspettano lo Sposo con in mano le loro lampade, con adeguata provvista di olio perché non capiti che si spengano nell’attesa e secondo alcuni commentatori così facendo svolgono, forse inconsapevolmente, un servizio tipico dei sacerdoti nel Tempio, "ordinerai ai figli d'Israele che ti portino dell'olio puro, di olive schiacciate, per il candelabro, per tenere le lampade sempre accese". (Es.27-20)  I giovani e le giovani donne hanno bisogno di veder riconosciuta pienamente la propria dignità battesimale, di sperimentarsi popolo di sacerdoti superando qualunque clericalismo.

L'adultera: Una figura che può essere emblema di tutte le donne che, pur non cercando il Signore e non essendo inserite in un contesto ecclesiale possono incontrare la misericordia di Dio in un frangente drammatico della loro vita (separazione, aborto) e diventare testimoni. Una figura che ci spinge a fare come Gesù: chinarci a terra, scrivere e proteggere queste donne dalla furia giustizialista sia dei fedeli “senza peccato” che del moralismo del mondo.

Marta e Maria: come dice papa Francesco: “Entrambe offrono accoglienza al Signore di passaggio, ma lo fanno in modo diverso. Maria si pone ai piedi di Gesù, in ascolto, Marta invece si lascia assorbire dalle cose da preparare, ed è così occupata da rivolgersi a Gesù dicendo: ‘Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti’”.  E' importante sollevare le donne dalle incombenze pratiche nella vita parrocchiale ed ecclesiale per permettere loro quell'ascolto unico, specifico, che può arricchire la Chiesa. Perché nessuna sia costretta ad un “fare” privo di ascolto  e nessuna possa essere confinata in un “ascoltare” privato delle opere.

Linee di azione

  • la conversione pastorale in uscita è nella direzione di comunità che non siano solo sono accoglienti, ma anche capaci di investire energie in alleanze con realtà extraecclesiali su valori e progetti comuni. “Laudato sì” è un esempio stimolante per la crescita di inedite reti sintonizzabili sulla cura della Casa comune soprattutto tra i giovani.
  • Ripensare la catechesi tenendola in contatto con la verità dei bambini di oggi, le loro capacità e i loro bisogni, sapendo che la famiglia può essere alleata nella misura in cui viene coinvolta in maniera gioiosa e non giudicante
  • Rafforzare l’idea che l’accompagnamento spirituale non è “cosa da preti” (e quindi da uomini), ma immaginare percorsi di formazione in tutte le Diocesi che preparino all’accompagnamento, con particolare investimento sulle donne che si sentono chiamate a questo tipo di servizio.
  • Sarebbe importante rimettere al centro della liturgia l'elemento rituale, ovvero quell'esperienza di Dio con tutti i sensi e i linguaggi che permetta di percepirne la presenza a livello complessivo (e non solo mentale) all'interno di un vissuto comunitario che sia autenticamente ministeriale.
  • Laddove il senso della comunità è forte, lì i giovani non mancano e anche le donne rivestono ruoli un po' più significativi: esistono quindi casi virtuosi ai quali ispirarsi
  • Immaginiamo una Chiesa che stimoli all'accoglienza costruendo reti e luoghi in cui ognuno possa portare il suo contributo (reti di famiglie che accolgono bambini in affido, reti di persone che si prendono cura degli anziani anche solo con una visita mensile, reti di “banca del tempo”, reti che accolgono i migranti) coinvolgendo anche gli uomini nel servizio e nella cura, non più un compito esclusivo delle donne. La Chiesa può costituire fattore di coesione, aggregazione e raccordo. Un servizio ai servizi. Stimolare una pastorale ed una catechesi su questi temi.

 

 

 

La crisi morale che la Chiesa sta vivendo sembra continuare ad allargarsi: al rincorrersi delle notizie di abusi compiuti da prelati ai danni di minori e persone in condizione di fragilità, si è aggiunta infatti la rivelazione delle dinamiche perverse di recriminazione e lotte di potere all'interno della gerarchia cattolica ai più alti livelli, come emerge dal vergognoso dossier Viganò, lasciando i fedeli smarriti e inquieti. Il silenzio orante di Papa Francesco rappresenta l'unico appiglio in questo momento di caos nel quale l'esperienza dei fedeli è quella di sentire la terra sgretolarsi sotto i piedi. ...continua a leggere "Le urgenze della Chiesa secondo Padre James Martin"

di Paola Cavallari
Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 18 del 19/05/2018

“Sì, facciamo autocritica”: è un nucleo semantico minimo, ma che nella sua asciuttezza dischiude un capovolgimento nella storia delle religioni (è bello sperarlo!). Era contenuto nella risposta che don Cristiano Bettega (team CEI) esprimeva il 2 maggio alla fine dell’incontro “Violenza contro le donne e religioni. Si muovono le chiese? Si muovono gli uomini?”. Gli faceva da controcanto la fierezza, quasi protesta “virile” (è il caso di dirlo) del padre ortodosso Trandafir Vid: «La nostra macchina funziona bene così com’è!».

...continua a leggere "VIOLENZA CONTRO LE DONNE E RELIGIONI: L’ AUTOCRITICA PARTE DAL VANGELO "

di Maria Ilaria de Bonis

Se la condizione dei laici nella Chiesa migliora, necessariamente migliorerà anche quella delle donne. Un tempo l’espressione usata era donna, uguale laico al quadrato; oggi questa metafora matematica si arricchisce di qualche sfumatura in più. A parlarcene sono due teologhe: Marinella Perroni e Simona Segoloni Ruta, entrambe del Coordinamento teologhe italiane.

...continua a leggere "NUOVO PROTAGONISMO FEMMINILE: LAVORI IN CORSO"