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di Jamie L. Manson (apparso su NCRONLINE.ORG)

 

Nel giugno 2016, poco dopo aver annunciato che avrebbe creato una commissione per lo studio della storia delle donne diaconi nella Chiesa cattolica, Papa Francesco ha scherzato con i giornalisti dicendo: "Quando non vuoi risolvere qualcosa, fai una commissione". Pare che, dopotutto, non stesse scherzando.

Il 7 maggio, a bordo del volo papale dalla Macedonia a Roma, Francesco ha annunciato che, dopo tre anni di studio, la commissione papale non è stata in grado di trovare un accordo e dare una "risposta definitiva" sul ruolo delle donne diacono nei primi secoli del Cristianesimo. Ha detto che restava poco chiaro se le diaconesse ricevessero o meno un'ordinazione sacramentale. ...continua a leggere "Perché la passione di Francesco per la giustizia e l’unità si arresta davanti alle donne?"

di Paola Cavallari

in “Esodo” n. 4 del dicembre 2018

  1. «Quell'uomo là dice:/ una donna deve essere aiutata a salire in carrozza/ e sollevata sopra i fossi/ e avere i posti migliori ovunque./ Nessuno mi ha mai aiutato a salire in carrozza/ ed a attraversare pozzanghere fangose/mi ha dato il posto migliore./ Non sono una donna?/ Guardatemi!/ Guardate il mio braccio!/ Ho arato e seminato/ e raccolto nei granai/ e nessun uomo poteva superarmi./ Non sono una donna?/ Potevo lavorare come un uomo/ e mangiare altrettanto/ quando potevo averne/ e sopportare la frusta altrettanto bene./ Non sono una donna?/ Ho partorito tredici figli/ e li ho visti quasi tutti venduti in schiavitù/ e quando ho gridato l'angoscia di una madre/ soltanto Gesù mi udì./ Non sono una donna?/ quel piccolo uomo in nero là dice:/ una donna non può avere gli stessi diritti di un uomo,/ perché Cristo non era una donna» (E. S. Fiorenza). È una ex schiava afro-americana - Sojourner Truth - che parla.

...continua a leggere "“Neanche io ti condanno”"

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di Chiara Giliberti

Ho una figlia di otto anni che frequenta la terza elementare, già da un po’ è alle prese con l’analisi grammaticale, quella per cui il linguaggio è colto in termini di verbi, articoli, aggettivi e nomi articolati secondo la tassonomia singolare-plurale e maschile-femminile.  La mente dei bambini impara così a cogliere come rilevante la distinzione sessualmente connotata: c’è differenza tra maschile e femminile e questa differenza si riverbera linguisticamente. ...continua a leggere "L’analisi delle bambine non è solo grammaticale"

di Tina Beattie

Articolo tradotto, versione originale qui

Nel 2017 Antonio Spadaro SJ, direttore di La Civiltà Cattolica, e il pastore presbiteriano Marcelo Figueroa, redattore dell'edizione argentina de L'Osservatore Romano, hanno scritto un articolo sulle guerre culturali americane intitolato "Fondamentalismo evangelicale e integralismo cattolico: un sorprendente ecumenismo" L'articolo ha suscitato un ampio dibattito, ma oggi sembra ancora più pertinente e accurato nella sua analisi rispetto a quanto fosse quando è stato pubblicato per la prima volta. Si riferisce a "un ecumenismo dell'odio" espresso in una "visione xenofoba e islamofobica che vuole muri e deportazioni purificatrici" che trova un terreno comune attorno a questioni come "aborto, matrimonio omosessuale, educazione religiosa nelle scuole e altre questioni generalmente considerate morali o legate a valori ". Oltre e contro questo "ecumenismo del conflitto", gli autori pongono l'ecumenismo di Papa Francesco che si muove sotto l'impulso dell'inclusione, della pace, dell'incontro e dei ponti in cui "L’apporto del cristianesimo a una cultura è quello di Cristo con la lavanda dei piedi".

La destra americana ha goduto di un'influenza eccessiva in Vaticano sotto gli ultimi due papi. Nonostante il disaccordo significativo con l'interventismo militare americano, dai primi anni '90 i guerrieri della cultura americana hanno focalizzato con successo tutta l'energia morale della gerarchia sull'opposizione all'aborto, all'omosessualità, al femminismo e alla teoria del genere, proprio come negli anni '80 avevano focalizzato con successo le sue energie sull’opposizione alla teologia della liberazione. Francesco ha fatto molto per cambiare questo squilibrio di potere e la gerarchia sta diventando sempre più rappresentativa delle diverse culture e contesti che costituiscono il cattolicesimo globale. Ha ridato vita alla visione del Vaticano II e ha spostato l'accento dall'assolutismo dottrinale sulle questioni di sessualità e genere per concentrarsi sulla giustizia sociale e ambientale e su un approccio più pastoralmente sensibile alle realtà esistenziali del vivere e dell'amare. Ed è chiaro dalle campagne piene di odio che hanno lanciato contro di lui, che gli ex mediatori del potere cattolico americano non ne sono contenti.

Tuttavia, in un settore importante non è cambiato nulla di significativo e si tratta degli insegnamenti della Chiesa relativi alle incarnazioni sacramentali, sessuali e riproduttive femminili e al ruolo e alla rappresentazione delle donne nella Chiesa. L'insegnamento cattolico rimane radicato nella convinzione che gli uomini hanno l'autorità data da Dio di esercitare controllo sui corpi delle donne, compresa l'esclusione del corpo femminile dalla capacità sacramentale di rappresentare Cristo. Una gerarchia esclusivamente maschile continua a promuovere i suoi insegnamenti sulla sessualità, l'aborto e la vita familiare senza alcun impegno pubblico con le donne. Francesco cerca una chiesa il cui modello è quello del dialogo, ma non abbiamo ancora visto alcun dialogo significativo tra la gerarchia cattolica e le donne.
È difficile esagerare il peso che questo aspetto gioca nelle mani di coloro che cercano di cooptare la Chiesa cattolica al servizio delle ideologie nazionaliste e razziste che si diffondono attraverso le democrazie occidentali. Il controllo del corpo femminile è alla base di ogni ricerca di dominio razziale, religioso o nazionale, perché è attraverso i corpi delle donne che si perpetuano le genealogie di razza, religione e nazione e viene promosso il "purismo" a cui si riferiscono Spadaro e Figueroa. Basti pensare allo zelo con cui gli attivisti anti-aborto difendono i diritti dei bambini americani non ancora nati e implicitamente bianchi, con la relativa indifferenza o persino ostilità che molti hanno dimostrato nei confronti della difficile condizione dei bambini rifugiati incarcerati dal regime di Trump. La recente serie televisiva basata sul romanzo di Margaret Atwood, The Handmaid's Tale, è un promemoria agghiacciante dell'associazione tra tirannia politica e controllo riproduttivo.

Alcuni anni fa, ho scritto un articolo di giornale che analizzava l'influenza della Santa Sede sulle Nazioni Unite intorno a questioni di genere e sessualità. Ho fatto notare come una potente alleanza di cattolici ed evangelici conservatori, supportata in maniera improbabile da alcune teocrazie islamiche, abbia sfruttato l'appartenenza della Santa Sede all'ONU per bloccare la promozione dei diritti sessuali e riproduttivi. Questi tentativi della Santa Sede di inibire le politiche di sviluppo internazionale relative ai diritti delle donne sono sintomatici della misura in cui la Chiesa cattolica è implicata nell'ascesa di un'agenda politica globale della destra che trova un terreno comune nell’intenzione di controllare le donne attraverso l’opposizione ai diritti riproduttivi.

L'insegnamento morale della Chiesa sull'aborto potrebbe trovare un posto coerente all'interno di un più ampio ethos pro-vita se le donne fossero partecipanti a pieno titolo, come agenti attivi e non semplicemente destinatari passivi dell'insegnamento della Chiesa, in particolare per quanto riguarda gli insegnamenti riproduttivi e sessuali che hanno un impatto diretto sulla vita femminile in modi complessi e a volte tragici. L'insegnamento della Chiesa mostra uno scioccante disprezzo per i molti modi in cui le donne e le ragazze soffrono a causa della gravidanza e del parto. L'aborto è ancora troppo spesso presentato in un linguaggio assolutista che non tiene conto dei fattori che influenzano le decisioni che lo causano aborto, compresa la considerazione delle condizioni sociali ed economiche necessarie per promuovere la prosperità materna e infantile. Da nessuna parte nell'insegnamento della Chiesa c'è una discussione prolungata sulla mortalità materna, nonostante il fatto che quasi 300.000 donne e ragazze muoiano ogni anno a causa delle complicazioni derivanti dalla gravidanza e dal parto (inclusi aborti non sicuri), il 99% delle quali nelle comunità più povere del mondo .
Indipendentemente da quanto Francesco cambi gli uomini al vertice, non importa quanto appassionatamente promuova la sua visione di una chiesa povera e dei poveri nel contesto di un onnicomprensivo ambientalismo di “Laudato Si”, i suoi sforzi falliranno finché la Chiesa nelle sue istituzioni e insegnamenti continuerà a sostenere l'idea che gli uomini siano autorizzati da Dio a governare la vita delle donne. Rimuoviamo quell'ideologia distorta e la collusione tra cattolicesimo e demagoghi dell'estrema destra diventerà più difficile da sostenere. Solo attraverso l’inclusività di genere potranno essere abbracciate ed espresse altre forme di inclusività.

Articolo tradotto, versione originale qui

Mi sono interrogato sulla straordinaria enfasi che la chiesa pone sulla verginità.

Il credere che Maria fosse vergine al tempo in cui concepì Gesù è un articolo fondamentale di fede. La sua verginità è stata celebrata nella tradizione cristiana e nelle preghiere della chiesa sin dalla sua fondazione. Innumerevoli inni sono stati composti per onorare la vergine.
Va tutto bene. Ma a volte mi sembra che la chiesa continui a parlarne un po’ troppo, come se le parole Maria e Vergine, come amore e matrimonio o Trump e controversie, non potessero essere separate. La liturgia della chiesa si riferisce quasi sempre alla madre di Gesù come Vergine Maria o Beata Vergine. Il Catechismo della Chiesa Cattolica e altri strumenti di insegnamento fanno lo stesso. A Maria sono stati concessi molti titoli meravigliosi - Madre del Perpetuo Soccorso, Nostra Signora delle Vittorie, Regina del Cielo - ma Beata Vergine li ha vinti tutti. ...continua a leggere "La Chiesa, le donne e il culto della verginità"

di Rebecca Bratten Weiss

(l'articolo è apparso su Patheos, versione originale qui)

Oggi, una pagina di Facebook chiamata "Traditional Catholic Femininity" ha condiviso un meme con una foto di due donne: a sinistra, una donzella modesta e guanti di pizzo con una cuffia anni '50 ("donna 1950"), a destra una donna mezza rasata e un gran numero di piercing ("donna 2017"). La didascalia: "ECCO L’ENORME MIGLIORAMENTO GRAZIE AL FEMMINISMO".
A parte il fatto che la "donna 1950" era in realtà un'immagine di una modella contemporanea, ma questa esaltazione di una immaginaria femminilità del passato è così ridicola che non so nemmeno da che parte cominciare.

...continua a leggere "“Cattolicesimo tradizionale” e feticizzazione delle donne"

Come donne credenti, come madri, insegnanti, educatrici in senso lato ci siamo interrogate  sul rapporto tra giovani donne e chiesa e, dopo un percorso di riflessione e scrittura collettiva durato alcuni mesi, desideriamo portare all'attenzione questa nostra analisi in quattro punti: i fattori problematici per i giovani, i problemi tipici delle giovani donne, le icone evangeliche a cui ispirarsi, proposte e linee d'azione :

  • I giovani cercano la spiritualità, la religiosità autentica che apre alle grandi questioni della vita, ma spesso non ritengono di poterla trovare nella Chiesa cattolica, nella quale il messaggio evangelico è ricoperto dal peso di tradizioni, strutture, gerarchie che ben poco lo rappresentano e anzi rischiano di oscurarlo. La trasmissione della portata profetica del messaggio evangelico e della sua dirompente e rivoluzionaria misura non sembra l’urgenza della Chiesa, nonostante i richiami in questo senso di Papa Francesco, la voce di qualche vescovo e le esperienze di alcune comunità;
  • I giovani chiedono un accompagnamento personale e, quando lo trovano, è nella maggior parte dei casi un uomo e questo per le giovani donne rappresenta un ostacolo perché si trovano ad essere guidate dallo sguardo maschile proprio nel momento in cui la loro identità di donne si sta formando
  • Il sistema della Parrocchie è in crisi e spesso a mancare è proprio il senso della comunità, così vitale e fondante per la spiritualità cattolica, per cui i giovani cercano la comunità altrove (magari in rete). Quando c’è uno stile comunitario è di solito per l’azione di un parroco particolarmente capace di far convergere energie, ma quando cambia il parroco la comunità crolla, perché l’impostazione clericocentrica non è ancora superata,
  • Si percepisce nella Chiesa uno sguardo giudicante, che vuole scandagliare aspetti personali e intimi della vita (e in particolare della vita sessuale femminile). Ragazzi e ragazze oggi hanno rapporti sessuali anticipati di diversi anni rispetto alle generazioni precedenti e anche per questo il solco tra il pensiero della Chiesa e ciò che loro vivono è profondissimo. E sappiamo che sulle ragazze ricade il peso maggiore in termini di giudizio;
  • La chiusura ai metodi contraccettivi è considerata assurda e perniciosa, sia per la vita e salute dei ragazzi italiani che pensando ai paesi in via di sviluppo;
  • La grande difficoltà e imbarazzo della Chiesa nell’accogliere le persone omosessuali è percepita come un grosso ostacolo, più ancora come uno scandalo, qualcosa di insormontabile, che colloca la Chiesa al di fuori del “mondo civile” del quale non vogliono rendersi complici.
  • I giovani sono particolarmente scandalizzati dalla discrepanza tra messaggio evangelico e ricchezza della Chiesa e dei sacerdoti se paragonati al loro contesto (laddove incontrano sacerdoti che vivono davvero la povertà e la vicinanza agli ultimi ne restano affascinati)
  • Gli scandali sessuali hanno minato alla radice la fiducia dei giovani nei sacerdoti e rappresentano solo il polo estremo di un'immaturità affettiva generalizzata nel clero, colta da molte giovani donne come incapacità di essere comprese.
  • Il desiderio di fare esperienze spirituali intense è un fattore importante per i giovani e in particolare le giovani, che cercano qualcosa che possa dare un senso più profondo alla loro vita, ma spesso non lo trovano nella Chiesa e quindi si rivolgono a forme di neopaganesimo. Tali forme rispondono alla sete e curiosità del mondo giovanile e ancor prima degli adolescenti e delle adolescenti, che sono alla ricerca di un senso e di un sentire che considerino credibili. Le forme neopagane sono libere da dogmi ma permettono di fare intense esperienze rituali, mentre la liturgia cattolica è percepita come ripetitiva e spersonalizzata.

PROBLEMI TIPICI DELLE GIOVANI DONNE

Benché anticamente il cristianesimo abbia rappresentato il primo contesto nel quale alla donna era riconosciuta dignità spirituale pari a quella dell’uomo, dall’inizio del Novecento - da quando cioè è iniziato il cammino di liberazione ed emancipazione femminile - la Chiesa non l’ha mai sostenuto e tuttora non lo sostiene pienamente.

  • La Chiesa non propone modelli di donna che possano risultare affascinanti per una ragazza di oggi, oltre alla madre e alla suora occorrerebbe poter proporre figure femminili che valgano per ciò che hanno realizzato anche in una dimensione pubblica (in senso lato “politica”) . Dall’altra parte bisognerebbe far capire quanto di eroico c’è nel fare la madre o la suora, specialmente in determinate situazioni;
  • Le giovani donne non trovano nelle parrocchie (e in molte associazioni e movimenti) donne che offrano un accompagnamento spirituale e vocazionale capace di aiutarle a esprimere pienamente la propria femminilità nel servizio a Dio e alla Chiesa;
  • le ragazze o giovani donne che restano nel contesto parrocchiale spesso hanno assunto un atteggiamento di accettazione dello status quo, dovendosi adattare a modalità preconfezionate di portare avanti gli impegni pastorali che dipendono unicamente dai preti che si trovano nella parrocchia, e non riescono pertanto ad apportare un contributo originale. In particolare alle donne (giovani e non) si chiede di occuparsi del catechismo, pur non offrendo una preparazione adeguata né autonomia nella gestione. Inoltre non viene riconosciuta l’importanza di questo ruolo, visto sia dai ragazzi che dalle famiglie come una sorta di tassa sgradita per l’erogazione dei sacramenti.
  • Continuano a impegnarsi nelle parrocchie/associazioni e movimenti anche ragazze ormai distanti con la testa e il cuore, magari arrivate a definirsi non credenti, per il valore sociale che riconoscono ad alcune opere della Chiesa;
  • Le ragazze si aspetterebbero una Chiesa apertamente schierata con le donne nel problema della violenza di genere e che lavora per proporre validi modelli di uomo e di padre, MAI confondendo l’amore coniugale con la sopportazione di situazioni di violenza ( fisica o di disprezzo).

Icone evangeliche:

“Susanna e molte altre che servivano Gesù e i Dodici con i loro beni”: nella concezione dell’epoca Dio era nella sfera dell’assoluta santità e gli unici esseri che potevano servirlo da vicino erano sette angeli. Nei Vangeli, alle donne è stato dato lo stesso compito degli angeli: stare vicino al Signore, sempre pronte a servirlo e ad essere inviate à restituiamo alle donne, alle giovani donne il loro posto, al cuore della comunità.

La samaritana al pozzo: questa donna, come i nostri giovani, sollecita a fare i conti con la realtà, perché se l’acqua donata da Gesù non è in grado di cambiare la sua vita quotidiana, a cosa serve? La risposta di Gesù le rivela che quel Dio che verrà in Spirito e Verità coincide con la sua carne, con la sua vita: i giovani e le giovani ci sollecitano ad annunciare una fede viva, che cambia la vita.

La sirofenicia: la donna che convertì Gesù. Chiede aiuto, ma Gesù le risponde in maniera dura ed escludente, riprende la metafora usata da Gesù e la riscrive in una dinamica di relazione che si allarga sempre di più (“anche ai cagnolini”). Gesù, folgorato, comprende che il suo annuncio deve allargarsi oltre le sue proprie visioni à le giovani donne possono indicare alla Chiesa strade nuove, impensate, se la Chiesa saprà mettersi in ascolto con cuore aperto.

Le dieci vergini: queste giovani aspettano lo Sposo con in mano le loro lampade, con adeguata provvista di olio perché non capiti che si spengano nell’attesa e secondo alcuni commentatori così facendo svolgono, forse inconsapevolmente, un servizio tipico dei sacerdoti nel Tempio, "ordinerai ai figli d'Israele che ti portino dell'olio puro, di olive schiacciate, per il candelabro, per tenere le lampade sempre accese". (Es.27-20)  I giovani e le giovani donne hanno bisogno di veder riconosciuta pienamente la propria dignità battesimale, di sperimentarsi popolo di sacerdoti superando qualunque clericalismo.

L'adultera: Una figura che può essere emblema di tutte le donne che, pur non cercando il Signore e non essendo inserite in un contesto ecclesiale possono incontrare la misericordia di Dio in un frangente drammatico della loro vita (separazione, aborto) e diventare testimoni. Una figura che ci spinge a fare come Gesù: chinarci a terra, scrivere e proteggere queste donne dalla furia giustizialista sia dei fedeli “senza peccato” che del moralismo del mondo.

Marta e Maria: come dice papa Francesco: “Entrambe offrono accoglienza al Signore di passaggio, ma lo fanno in modo diverso. Maria si pone ai piedi di Gesù, in ascolto, Marta invece si lascia assorbire dalle cose da preparare, ed è così occupata da rivolgersi a Gesù dicendo: ‘Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti’”.  E' importante sollevare le donne dalle incombenze pratiche nella vita parrocchiale ed ecclesiale per permettere loro quell'ascolto unico, specifico, che può arricchire la Chiesa. Perché nessuna sia costretta ad un “fare” privo di ascolto  e nessuna possa essere confinata in un “ascoltare” privato delle opere.

Linee di azione

  • la conversione pastorale in uscita è nella direzione di comunità che non siano solo sono accoglienti, ma anche capaci di investire energie in alleanze con realtà extraecclesiali su valori e progetti comuni. “Laudato sì” è un esempio stimolante per la crescita di inedite reti sintonizzabili sulla cura della Casa comune soprattutto tra i giovani.
  • Ripensare la catechesi tenendola in contatto con la verità dei bambini di oggi, le loro capacità e i loro bisogni, sapendo che la famiglia può essere alleata nella misura in cui viene coinvolta in maniera gioiosa e non giudicante
  • Rafforzare l’idea che l’accompagnamento spirituale non è “cosa da preti” (e quindi da uomini), ma immaginare percorsi di formazione in tutte le Diocesi che preparino all’accompagnamento, con particolare investimento sulle donne che si sentono chiamate a questo tipo di servizio.
  • Sarebbe importante rimettere al centro della liturgia l'elemento rituale, ovvero quell'esperienza di Dio con tutti i sensi e i linguaggi che permetta di percepirne la presenza a livello complessivo (e non solo mentale) all'interno di un vissuto comunitario che sia autenticamente ministeriale.
  • Laddove il senso della comunità è forte, lì i giovani non mancano e anche le donne rivestono ruoli un po' più significativi: esistono quindi casi virtuosi ai quali ispirarsi
  • Immaginiamo una Chiesa che stimoli all'accoglienza costruendo reti e luoghi in cui ognuno possa portare il suo contributo (reti di famiglie che accolgono bambini in affido, reti di persone che si prendono cura degli anziani anche solo con una visita mensile, reti di “banca del tempo”, reti che accolgono i migranti) coinvolgendo anche gli uomini nel servizio e nella cura, non più un compito esclusivo delle donne. La Chiesa può costituire fattore di coesione, aggregazione e raccordo. Un servizio ai servizi. Stimolare una pastorale ed una catechesi su questi temi.

 

 

 

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Non è facile prenderne coscienza, per alcune ci vogliono anni, per altre le resistenze sono talmente forti da non riuscire a superarle mai, eppure per molte di noi c’è stato quel momento – preciso o esteso – nel quale abbiamo iniziato a vedere con occhi nuovi il rapporto con il parroco, il confessore, il rettore della scuola in cui insegniamo e le cose si sono fatte finalmente chiare. Quel rapporto così costruttivo e profondo nel momento in cui mettevamo in opera i loro progetti, è diventato freddo, teso e anche ostruttivo quando si è trattato di proporne di nostri. Soprattutto se riguardano la crescita e l’autonomia della donne nella Chiesa.

Fa male. ...continua a leggere "Gesù difendeva le donne, non si difendeva dalle donne."

di Anna Rotundo

Sono sempre di più gli studiosi che si soffermano su un aspetto di Santa Teresa d’Avila ancora poco esplorato,e soprattutto, applicato, nella Chiesa: il suo essere uno dei primi autorevoli esempi di “parola di donna”, il suo anticipare così gli studi delle teologhe sulla presenza delle donne nella Bibbia. Infatti, di fronte all’ennesima riproposizione del divieto paolino fatto alle donne di parlare in assemblea, nel tentativo di ridurre la Santa alla più stretta clausura, lei replicò scrivendo: << Vagli a dire che non stiano solo a una parte della Scrittura, che guardino alle altre e che si possano per caso permettere di legarmi le mani !>> .

...continua a leggere "Santa Teresa D’Avila: autorevole parola di donna"

Omelia di padre Luke Hansen SJ
7 Ottobre 2018
Caravita, Rome

(Ventisettesima domenica del Tempo Ordinario: Gen 2:18-24; Sal 128:1-6; Eb 2:9-11; Mc 10:2-16)

I conflitti sociali e religiosi esistenti oggi riguardo al rapporto tra uomini e donne,  il matrimonio, il divorzio e le nuove nozze, non sono nuovi. Le letture di oggi toccano alcune tra le questioni più controverse: i racconti della creazione esigono il patriarcato e l'eterosessualità o indicano una compagnia umana caratterizzata da uguaglianza e giustizia? Le donne sono create come " aiuti" inferiori agli uomini o come partner paritarie nelle relazioni personali e sociali? E in quali circostanze è permesso il divorzio? ...continua a leggere "Il rapporto tra uomini e donne alla luce del Vangelo"