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di Jamie L. Manson (apparso su NCRONLINE.ORG)

 

Nel giugno 2016, poco dopo aver annunciato che avrebbe creato una commissione per lo studio della storia delle donne diaconi nella Chiesa cattolica, Papa Francesco ha scherzato con i giornalisti dicendo: "Quando non vuoi risolvere qualcosa, fai una commissione". Pare che, dopotutto, non stesse scherzando.

Il 7 maggio, a bordo del volo papale dalla Macedonia a Roma, Francesco ha annunciato che, dopo tre anni di studio, la commissione papale non è stata in grado di trovare un accordo e dare una "risposta definitiva" sul ruolo delle donne diacono nei primi secoli del Cristianesimo. Ha detto che restava poco chiaro se le diaconesse ricevessero o meno un'ordinazione sacramentale.

"Non c’è certezza che si tratti di un'ordinazione con la stessa formula e la stessa finalità dell'ordinazione maschile", ha affermato.

Chiunque abbia mai ascoltato Francesco parlare delle donne sa perché questa è una distinzione così cruciale per lui. Come i papi prima di lui, Francesco ritiene che le donne non abbiano diritto al potere o all'autorità sacramentale e che sia volontà di Dio che uomini e donne abbiano ruoli diversi nella chiesa.

Durante l’udienza in chiusura dell’assemblea dell'Unione delle Superiori Generali (UISG) - le religiose che avevano spinto il Papa a istituire la commissione di studio sul diaconato delle donne - svoltasi lo scorso il 10 maggio a Roma, il Papa ha detto che i singoli membri della commissione proseguiranno gli studi per conto proprio, ma è rimasto vago riguardo al fatto se li chiamerà per ricominciare a lavorare insieme.

"Non ho paura degli studi", ha detto Francesco a bordo dell'aereo. Può essere vero, ma ciò che sta diventando sempre più chiaro è che il Papa ha paura che le donne nella sua Chiesa abbiano persino il minimo di partecipazione sacramentale che il diaconato avrebbe dato loro.

Per quale altro motivo avrebbe messo in discussione ciò che decenni di studi hanno reso abbondantemente chiaro? Vi sono ampie prove storiche che le donne hanno servito come diaconi. È persino nel canone della Bibbia: Paolo menziona la diaconia Phoebe nella lettera ai Romani.

Spaccare il capello della storia in quattro non è ciò che per cui è noto per il papato di Francesco. Nel 2015, il Papa ha detto ai vescovi al Sinodo sulla Famiglia "che la Chiesa non dovrebbe essere un museo di memorie", ma che deve avere il coraggio di cambiare se è quello che Dio vuole.

Durante la Giornata Mondiale della Gioventù del 2013 ha riconosciuto che molte persone vedono la Chiesa come una "reliquia del passato" e "prigioniera delle sue rigide formule".

Ma piuttosto che mostrare il coraggio e l'apertura a cui chiama costantemente tutti gli altri nella Chiesa, Francesco incolpa la sua commissione per avere interpretazioni diverse della storia, facendo dipendere interamente da uno sfuggente precedente antico i progressi disperatamente necessari  per la condizione delle donne.

Il Papa sembra addirittura incolpare Dio di non rivelarci se le donne potrebbero avere un'ordinazione sacramentale: "Non possiamo andare oltre la rivelazione, se il Signore non ha voluto un ministero sacramentale per le donne, non va. "

E poi il Papa, che così spesso predica apertura e inclusione avverte che, se non ci piace, siamo invitate a lasciare la Chiesa: "Non possiamo andare oltre la rivelazione e le espressioni dogmatiche", ha detto Francesco alla UISG. "Siamo cattolici: se qualcuno vuole fare un'altra chiesa, è libero di farlo".

Questa linea è particolarmente lampante se letta nel contesto dei paesi in cui Francesco ha viaggiato e delle persone che ha incontrato e a cui ha dimostrato apertura nei mesi scorsi.

Questo è un uomo che ha visitato otto paesi a maggioranza musulmana incontrando innumerevoli imam, tra cui un viaggio di febbraio negli Emirati Arabi Uniti dove ha firmato, con il grande imam della moschea al-Azhar in Egitto, una dichiarazione prima nel suo genere che invita musulmani e cristiani a costruire insieme "una società aperta, fraterna e rispettosa delle differenze".

Ad aprile ha letteralmente baciato i piedi dei leader del Sud Sudan nel tentativo di invitarli a rimanere in pace.

E questo recente viaggio in Bulgaria e nel nord della Macedonia è stato uno dei tanti tentativi di raggiungere i leader delle chiese ortodosse orientali nella sua continua ricerca di una piena comunione tra le chiese cattolica e ortodossa.

L'energia sconfinata di Francesco e la sua dedizione alla pace e alla giustizia sono in netto contrasto con il modo esitante con cui tratta la questione delle diaconesse nella sua stessa Chiesa. Il suo appassionato impegno per l'unità tra le chiese e con le persone di altre fedi, sembra fermarsi quando si tratta delle donne della sua stessa Chiesa che chiedono semplicemente modi più inclusivi per servire.

Quest'ultimo episodio è solo uno degli esempi che da sempre giustificano la disuguaglianza di genere della Chiesa cattolica e che sono la radice della sofferenza delle donne a livello globale. E questa è una tragedia perché il potere di Francesco sulle coscienze dei leader mondiali potrebbe avere un'influenza incalcolabile sul raggiungimento di una vera uguaglianza per le donne, anche nei paesi che visita, molti dei quali hanno ancora culture apertamente restrittive e patriarcali.

Ma, purtroppo, i patriarchi sembrano ancora dominare l'immaginazione religiosa di Francesco. È interessante notare che nella stessa conferenza stampa, a bordo dell'aereo, in cui Francesco ha fatto i suoi commenti sulle donne diaconi, il Papa ha anche riflettuto sulla ricchezza del suo incontro con il patriarca ortodosso bulgaro Neophyte, secondo Joshua McElwee dell'NCR:

"Nei patriarchi ho trovato fratelli", citando il nome del patriarca di Costantinopoli Bartolomeo e di Mosca Kirill. "Non voglio esagerare, ma voglio dire la parola 'santo' - uomini di Dio".

"Siamo fratelli", ha detto Francesco "Non possiamo adorare la Santa Trinità senza avere le mani unite dei fratelli".

Ma che dire delle 850 sorelle che gli stavano di fronte a Roma chiedendo i passi fondamentali per dare alle donne una parvenza di eguaglianza con gli uomini?

Sembra che Francesco inviterà molto prima questi "uomini santi" ortodossi a una più profonda unione sacramentale e alla partecipazione alla Chiesa cattolica di quanto non farà per le religiose nella sua stessa Chiesa - molte delle quali hanno lavorato "all'ospedale da campo" per più di 50 anni.

L'anno scorso, il documento finale del Sinodo sulla gioventù ha definito l'inclusione delle donne nelle strutture decisionali della chiesa un "dovere di giustizia" che richiede una "coraggiosa conversione culturale".

Ma anziché trattare la questione delle donne diaconi con la stessa urgenza con cui tratta tante questioni di giustizia, Francesco ha comunicato - come tanti papi prima di lui - che l’ammissione delle donne alla leadership richiede ulteriori interrogativi, e la loro partecipazione al ministero al fianco degli uomini potrebbe essere un passo pericoloso e, quindi, indefinitamente in stallo.

Nei sei anni del suo pontificato, Francesco è stato celebrato per le sue continue richieste di coraggio, incontro, dialogo e assunzione di rischi. Quanto dobbiamo aspettare perchè offra lo stesso trattamento alle donne della sua stessa Chiesa?

di Paola Cavallari

in “Esodo” n. 4 del dicembre 2018

1. «Quell'uomo là dice:/ una donna deve essere aiutata a salire in carrozza/ e sollevata sopra i fossi/ e avere i posti migliori ovunque./ Nessuno mi ha mai aiutato a salire in carrozza/ ed a attraversare pozzanghere fangose/mi ha dato il posto migliore./ Non sono una donna?/ Guardatemi!/ Guardate il mio braccio!/ Ho arato e seminato/ e raccolto nei granai/ e nessun uomo poteva superarmi./ Non sono una donna?/ Potevo lavorare come un uomo/ e mangiare altrettanto/ quando potevo averne/ e sopportare la frusta altrettanto bene./ Non sono una donna?/ Ho partorito tredici figli/ e li ho visti quasi tutti venduti in schiavitù/ e quando ho gridato l'angoscia di una madre/ soltanto Gesù mi udì./ Non sono una donna?/ quel piccolo uomo in nero là dice:/ una donna non può avere gli stessi diritti di un uomo,/ perché Cristo non era una donna» (E. S. Fiorenza). È una ex schiava afro-americana - Sojourner Truth - che parla. In una riunione nel 1852, nell'Ohio, rivolge queste parole a un pubblico - di maschi bianchi - chiamato a decidere sul voto alle donne. Non sappiamo se Sojourner Truth abbia portato a termine tutte le sue gravidanze se abbia creduto di dovere ricorrere all'aborto. Chi di noi, di fronte a questa donna la cui vita è squarciata dalla crudezza della iniquità sociale - a cui la Chiesa partecipa, come si evince dall'ultimo verso - ebbene chi di noi, messo di fronte a una scelta di aborto, potrebbe scagliare la pietra, e giudicarla colpevole di egoismo?

2. Vangelo di Giovanni: "Gli scribi e i farisei gli conducono una donna sorpresa in adulterio e, postala nel mezzo, gli dicono: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio... Ma Gesù, chinatosi, si mise a scrivere col dito per terra... E disse loro: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei»... E Gesù le disse: «Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare più»". Il brano comunemente si interpreta come: nessuno scagli la prima pietra perché nessuno è tanto immune dal peccato da poter giudicare i peccati di un altro essere umano senza pregiudizio. Piero Stefani ha osservato che "Il cuore profondo del messaggio... sta nella frase: «Neanche io ti condanno»... Da un lato non è lecito condannare perché tutti sono colpevoli, dall'altro: «Non voglio condannare a causa della mia innocenza; se facessi prevalere la punizione sulla misericordia neppure io sarei più innocente... Gesù non dice «ti perdono», afferma «non ti condanno»".

Nel capitolo precedente, Giovanni inserisce una frase: Non giudicate secondo l'apparenza, ma giudicate secondo giustizia - Gv 7,24. Rimandi sotterranei affiorano: sarà un caso che immediatamente dopo c'è la donna adultera? Per cui suggerisco, a mia volta: "Non ti condanno perché forse non tu sei da condannare...; la supposta colpevolezza di quell'essere è probabilmente costruita su apparenze - e Gesù non si presta alle apparenze e su pregiudizi e Gesù non si presta a pregiudizi. Forse la sua condotta è l'esito afflittivo di una sua reazione che fa seguito a una catena di torti inflitti, di malvagità subite. Occorre purificare il proprio sguardo, prima di pronunciare un giudizio, che potrebbe essere segnato da quella sclerocardia (durezza di cuore) che porta un sacerdote e un levita a tirar dritto alla vista di un "mezzo morto", mentre un uomo d'altra etnia si inchina sul ferito e gli si fa prossimo (Lc 10,25-37). La misericordia che qui ci è trasmessa è un oltrepassamento dell'atto del giudicare "seconda la misura degli uomini", nell'orizzonte di quella logica paradossale che governa tanti racconti evangelici. Non è l'unica volta che Gesù, di fronte a personaggi femminili "irregolari", manifesta un'empatia spiazzante.

3. 10 ottobre di quest'anno. Udienza generale in piazza San Pietro. Papa Francesco afferma: «Un approccio contraddittorio consente anche la soppressione della vita umana nel grembo materno, in nome della salvaguardia di altri diritti... Non si può, non è giusto fare fuori un essere umano, benché piccolo, per risolvere un problema. È come affittare un sicario... L'accoglienza dell'altro, infatti, è una sfida all'individualismo... E che cosa conduce l'uomo a rifiutare la vita? Sono gli idoli di questo mondo: il denaro, il potere, il successo». Nel febbraio 2016, Francesco aveva detto: «L'aborto non è un male minore, è un crimine, è far fuori, è quello che fa la mafia». Nel giugno di quest'anno, a proposito dell'aborto selettivo, aveva dichiarato: «Il secolo scorso tutto il mondo era scandalizzato per quello che facevano i nazisti per curare la purezza della razza. Oggi facciamo lo stesso ma con i guanti bianchi». In questi pronunciamenti l'interruzione volontaria di gravidanza è sempre inserita in contesti i cui colori sono: l'esistenza egoista, l'individualismo, l'edonismo, la philautìa... con gli accessori di mafia e nazismo. Il papa si astiene dal nominare la parola donna, ma poiché il tema è l'aborto è su di lei che ci si pronuncia.

4. L'aborto può essere dissociato dalla vita dell'embrione? Quest'ultima viene considerata dal magistero cattolico un assoluto, l'unico determinante aspetto. Consapevole della trasgressione, scinderò invece questi due momenti e metterò tra parentesi tale impostazione, conosciuta del resto ampiamente. La mia prospettiva decentra lo sguardo e sceglie l'interrogativo, sospendendo il giudizio. Simone Weil pose a Padre Alain Couturier domande sulla Chiesa cattolica; nell'esordio scrisse: "Nell'ambito dell'intelligenza, considero parte costitutiva dell'idea di umiltà una certa sospensione del giudizio nei riguardi [dei convincimenti ecclesiali]. Sul suo esempio, nella mia imperfezione, pongo interrogativi a chi legge, preceduti da premesse.

Aumentano governi autoritari, l'arcaico si fonde con il postmoderno neoliberista; dilaga una cultura, in cui la paura e il disprezzo verso l'altro vanno di pari passo con l'ostilità all'autonomia femminile; è in crescita l'instabilità dei regimi politici e il conseguente tasso di violenza nel mondo, unitamente all'aumento di bande di giovani maschi armati fuori controllo, insieme all'incremento esponenziale del commercio e possesso delle armi. Parallelamente aumentano le campagne di odio. Le donne stuprate (o uccise) non si contano più. Nelle aree non soggette a destabilizzazione politica, le donne morte per un aborto non medicalizzato sono soprattutto donne povere. Si registrano tassi alti di interruzioni in Africa, America latina. Qui, nelle aree rurali, si misura almeno il 10% di morti di donne incinte. Le donne che dopo un aborto non medicalizzato soffrono di complicazioni sono stimate al 40%. Nei paesi dove l'aborto è interdetto, almeno 3 milioni di donne vi ricorrono. In Asia e Africa, quando la legge lo consente, l'accesso di fatto è assai restrittivo

Domanda: Misericordia non domanderebbe di dissociarsi con fermezza o comunque differenziarsi da tali politiche/ideologie autoritarie, xenofobe e misogine, aggressivamente schierate (anche) contro l'aborto? Misericordia non raccomanderebbe di comprendere e accogliere le donne offese e umiliate dal bellicismo maschile o comunque da usanze patriarcali che mutilano quotidianamente la loro persona? Misericordia non suggerirebbe di far sentire loro che saranno ospitate anche in caso di aborto? La strada per il Regno non ci invita forse ad accompagnarci l'un l'altra/o, suggerendo di avere fede nel proprio desiderio? Gesù alla emorroissa dice: la tua fede ti ha salvata!

5. Il concepimento è frutto di accoppiamento: l'orizzonte di senso e le tonalità emotive con cui si attua sono innumerevoli. A seconda di ciò, il concepimento potrà essere vissuto come frutto di un estatico congiungimento amoroso, in un'aura di auto-generazione e generatività per l'altro/a, o come un brutale strappo della carne e dell'anima. In questo ampio spettro di vissuti, il comportamento attivo dell'uomo e quello ricettivo della donna assumeranno accensioni emozionali assai differenti, cosicché, a un certo punto, quando il ricettacolo èstato sfregiato, non si può parlare di ricettività. Solo in minima parte lo stile attivo dell'uomo è esito della "natura"; è tutt'uno piuttosto con l'idea di virilità; un habitus a cui il vero maschio deve corrispondere: "un uomo è tale se dimostra la propria vitalità sessuale", scrive Stefano Ciccone, una vitalità sessuale che, però, a detta anche degli stessi uomini, tende a mancare l'incontro con l'altro, la relazione con l'essere persona del partner nella sua totalità; esuberanza contraddistinta da vissuti poco permeabili, poco porosi alla reciprocità e, cosa più importante in materia, da una attitudine fallica che fa coincidere il piacere col coito.

Nella donna "le zone erogene sono così numerose - secondo S. De Beauvoir - che tutto il suo corpo si può considerare erogeno". Mentre l'uomo riesce con una certa propensione a separare affetti e sesso, alle donne, secondo la filosofa, "occorre molto cinismo, indifferenza e orgoglio per considerare le relazioni fisiche come uno scambio di piaceri, in cui ognuno dei due trova ugualmente vantaggio”.

In tempi più recenti, così si interrogava Carla Lonzi: "Per il piacere di chi sto abortendo?"...", e aggiungeva che: "Negandole la libertà di aborto, l'uomo trasforma un suo sopruso in una colpa della donna", e dischiudeva così una prospettiva che il movimento delle donne poi ha eclissato, spostandosi quasi esclusivamente sulla difesa della legge 194.

Domanda: Perché una visione misericordiosa della vita, quando intercetta sulla sua rotta l'aborto, tenendo lo sguardo fisso su Gesù, non esercita quel discernimento che decostruisce giudizi affrettati e apparenze convenzionali? Perché non associare l'aborto alle sue premesse, ai comportamenti sessuali diversificati dei due generi, tenendo in conto le marcate differenze nelle forme del godimento e le responsabilità rispetto alla propria potenza generativa, che contraddistinguono in questo frangente le condotte di donne e di uomini?

7. Gli "impulsi virili" sconfinano - da sempre e ora maggiormente - dalla legittimità canonica e dalla coppia; negli ambienti ecclesiastici romani la tolleranza e la comprensione nei confronti delle scappatelle di lui sono state recentemente ribadite. Gli appetiti si rivolgono a "offerte" inverate dalla loro stessa "domanda": il turismo sessuale, la pornografia e la prostituzione sono le principali. Un piccolo inciso: due padri della chiesa - Sant'Agostino e San Tommaso - si espressero su quest'ultima, osservando che conservare l'istituzione bordello era meglio che abolirla, altrimenti i miasmi mefitici si sarebbero sparsi ovunque, contaminando le donne oneste.

Tali fenomeni - dall'incremento esponenziale - delineano un rapporto di schiavitù sessuale tra utilizzatore e utilizzata (e le declinazioni di genere sono appropriate). Si dirà che sono forme estreme di perversione, che non rappresentano la sessualità maschile. È vero. Ma esse sono molto più comuni di quanto non si creda, e sono apparentate al modello - di cui ho già parlato - incline, per storia e cultura, a oscurare la reciprocità per il proprionaturale piacere. Gli uomini che interrogano le loro identità e coscienze di maschio su femminicidio/maltrattamenti non sono direttamente coinvolti in questo dramma, ma l'affinamento della loro sensibilità fa sì che non se ne dichiarino estranei, ma raggiunti, interpellati e implicati; il loro mettersi in questione deriva dal comprendere che la semplificazione è spesso una comoda via di fuga, che accondiscendere, senza pensarci, e omologarsi a certi stereotipi innocenti è un atteggiamento gregario, riproduce quella pervasività culturale impalpabile ma sotterraneamente agente di inferiorizzazione del femminile (così come dell'omosessuale o del diverso). Analogamente hanno agito gli effetti dell'uso irriflesso, ritenuto innocuo, degli stereotipi antisemiti, documentati dalla storiografia.

Domanda: Perché, in una prospettiva volta alla misericordia, non sviluppare una intelligenza di cuore che connetta tutti questi elementi (da quelli più macroscopici ai dettagli, legando cioè femminicidi, stupri, turismo sessuale, pornografia, prostituzione, pubblicità offensiva, un certo spirito burlesco e canzonatorio per serate di soli uomini); e comporre, infine, queste tessere in un quadro che veda l'aborto perfettamente omogeneo all'insieme, non disconoscendo la variabile indipendente che funge da funzione tra le variabili in gioco: cioè la sessualità maschile?

7. "Il seminarista veniva espropriato della propria corporeità, considerata la fonte del peccato, molto più, ad esempio, dell'orgoglio e delle varie forme di egocentrismo... Bisognava liberarsi persino da ogni pensiero, da ogni desiderio della carne: la donna, fonte di tentazione e causa di perdizione! Non si poteva sfuggire allo sguardo accusatore di Dio che scruta i cuori e i pensieri. Affisso nei corridoi dell'istituto troneggiava un cartello: "Dio ti vede". Credo non si trattasse solo di un giudizio negativo sulla sessualità e sulla donna che, in prospettiva, costringeva alla perdita della ricchezza relazionale; c'era di più, c'era l'emarginazione, se non il disprezzo, della donna, considerata la figlia di Eva, che offre il tragico frutto. Altro che collaboratrice, la donna sarebbe dovuta essere una variabile insignificante e marginale all'interno della comunità cristiana, anzi, un pericolo da evitare... Questo tipo di educazione suscitava in me un duplice sentimento: da una parte il desiderio represso della conoscenza di un ignoto da cui mi sentivo attratto e, dall'altra, la negazione e persino la demonizzazione del mondo femminile... Mia sorella maggiore, giunta all'età in cui si fanno evidenti i segni dell'adolescenza, si vergognava di uscire di casa, ritenendo forse quei segni come una colpevole provocazione: era un peccato essere donna? Che rapporto poteva avere con il proprio corpo?... Tutto ciò è frutto di una cultura cattolica lontana anni luce dal Vangelo di Gesù".

Sono le parole di un prete, che fa parte di quella minoranza ecclesiale che si interroga, dolorosamente, sulla colpa della Chiesa a proposito della donna. Nel brano spicca l'icastica frase: era un peccato essere donna?.
Domanda: Un atteggiamento di misericordia nei confronti dell'aborto non domanderebbe un discernimento nutrito da queste forme di presa di coscienza redenta? Non domanderebbe più empatia e consapevolezza sullo storico statusprivilegiato di uomo, lo stesso che fu rigettato sia da Gesù sia dall'apostolo Paolo, cui dobbiamo la celebre frase di Galati 3,28 ("Non c'è Giudeo nè Greco, non c'é schiavo nè libero, non c'è maschio o femmina, perchè tutti siete uno in Cristo")? Le donne non vanno santificate, né per essenza sono migliori degli uomini, né estranee dalla seduzione del potere, né immuni da strutture di peccato. Misericordia non chiamerebbe comunque all'ascolto dell'intima e oscurata loro voce, ad annunciare in Cristo la libertà del/la cristiano/a?

 

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di Chiara Giliberti

Ho una figlia di otto anni che frequenta la terza elementare, già da un po’ è alle prese con l’analisi grammaticale, quella per cui il linguaggio è colto in termini di verbi, articoli, aggettivi e nomi articolati secondo la tassonomia singolare-plurale e maschile-femminile.  La mente dei bambini impara così a cogliere come rilevante la distinzione sessualmente connotata: c’è differenza tra maschile e femminile e questa differenza si riverbera linguisticamente. ...continua a leggere "L’analisi delle bambine non è solo grammaticale"

di Tina Beattie

Articolo tradotto, versione originale qui

Nel 2017 Antonio Spadaro SJ, direttore di La Civiltà Cattolica, e il pastore presbiteriano Marcelo Figueroa, redattore dell'edizione argentina de L'Osservatore Romano, hanno scritto un articolo sulle guerre culturali americane intitolato "Fondamentalismo evangelicale e integralismo cattolico: un sorprendente ecumenismo" L'articolo ha suscitato un ampio dibattito, ma oggi sembra ancora più pertinente e accurato nella sua analisi rispetto a quanto fosse quando è stato pubblicato per la prima volta. Si riferisce a "un ecumenismo dell'odio" espresso in una "visione xenofoba e islamofobica che vuole muri e deportazioni purificatrici" che trova un terreno comune attorno a questioni come "aborto, matrimonio omosessuale, educazione religiosa nelle scuole e altre questioni generalmente considerate morali o legate a valori ". Oltre e contro questo "ecumenismo del conflitto", gli autori pongono l'ecumenismo di Papa Francesco che si muove sotto l'impulso dell'inclusione, della pace, dell'incontro e dei ponti in cui "L’apporto del cristianesimo a una cultura è quello di Cristo con la lavanda dei piedi".

La destra americana ha goduto di un'influenza eccessiva in Vaticano sotto gli ultimi due papi. Nonostante il disaccordo significativo con l'interventismo militare americano, dai primi anni '90 i guerrieri della cultura americana hanno focalizzato con successo tutta l'energia morale della gerarchia sull'opposizione all'aborto, all'omosessualità, al femminismo e alla teoria del genere, proprio come negli anni '80 avevano focalizzato con successo le sue energie sull’opposizione alla teologia della liberazione. Francesco ha fatto molto per cambiare questo squilibrio di potere e la gerarchia sta diventando sempre più rappresentativa delle diverse culture e contesti che costituiscono il cattolicesimo globale. Ha ridato vita alla visione del Vaticano II e ha spostato l'accento dall'assolutismo dottrinale sulle questioni di sessualità e genere per concentrarsi sulla giustizia sociale e ambientale e su un approccio più pastoralmente sensibile alle realtà esistenziali del vivere e dell'amare. Ed è chiaro dalle campagne piene di odio che hanno lanciato contro di lui, che gli ex mediatori del potere cattolico americano non ne sono contenti.

Tuttavia, in un settore importante non è cambiato nulla di significativo e si tratta degli insegnamenti della Chiesa relativi alle incarnazioni sacramentali, sessuali e riproduttive femminili e al ruolo e alla rappresentazione delle donne nella Chiesa. L'insegnamento cattolico rimane radicato nella convinzione che gli uomini hanno l'autorità data da Dio di esercitare controllo sui corpi delle donne, compresa l'esclusione del corpo femminile dalla capacità sacramentale di rappresentare Cristo. Una gerarchia esclusivamente maschile continua a promuovere i suoi insegnamenti sulla sessualità, l'aborto e la vita familiare senza alcun impegno pubblico con le donne. Francesco cerca una chiesa il cui modello è quello del dialogo, ma non abbiamo ancora visto alcun dialogo significativo tra la gerarchia cattolica e le donne.
È difficile esagerare il peso che questo aspetto gioca nelle mani di coloro che cercano di cooptare la Chiesa cattolica al servizio delle ideologie nazionaliste e razziste che si diffondono attraverso le democrazie occidentali. Il controllo del corpo femminile è alla base di ogni ricerca di dominio razziale, religioso o nazionale, perché è attraverso i corpi delle donne che si perpetuano le genealogie di razza, religione e nazione e viene promosso il "purismo" a cui si riferiscono Spadaro e Figueroa. Basti pensare allo zelo con cui gli attivisti anti-aborto difendono i diritti dei bambini americani non ancora nati e implicitamente bianchi, con la relativa indifferenza o persino ostilità che molti hanno dimostrato nei confronti della difficile condizione dei bambini rifugiati incarcerati dal regime di Trump. La recente serie televisiva basata sul romanzo di Margaret Atwood, The Handmaid's Tale, è un promemoria agghiacciante dell'associazione tra tirannia politica e controllo riproduttivo.

Alcuni anni fa, ho scritto un articolo di giornale che analizzava l'influenza della Santa Sede sulle Nazioni Unite intorno a questioni di genere e sessualità. Ho fatto notare come una potente alleanza di cattolici ed evangelici conservatori, supportata in maniera improbabile da alcune teocrazie islamiche, abbia sfruttato l'appartenenza della Santa Sede all'ONU per bloccare la promozione dei diritti sessuali e riproduttivi. Questi tentativi della Santa Sede di inibire le politiche di sviluppo internazionale relative ai diritti delle donne sono sintomatici della misura in cui la Chiesa cattolica è implicata nell'ascesa di un'agenda politica globale della destra che trova un terreno comune nell’intenzione di controllare le donne attraverso l’opposizione ai diritti riproduttivi.

L'insegnamento morale della Chiesa sull'aborto potrebbe trovare un posto coerente all'interno di un più ampio ethos pro-vita se le donne fossero partecipanti a pieno titolo, come agenti attivi e non semplicemente destinatari passivi dell'insegnamento della Chiesa, in particolare per quanto riguarda gli insegnamenti riproduttivi e sessuali che hanno un impatto diretto sulla vita femminile in modi complessi e a volte tragici. L'insegnamento della Chiesa mostra uno scioccante disprezzo per i molti modi in cui le donne e le ragazze soffrono a causa della gravidanza e del parto. L'aborto è ancora troppo spesso presentato in un linguaggio assolutista che non tiene conto dei fattori che influenzano le decisioni che lo causano aborto, compresa la considerazione delle condizioni sociali ed economiche necessarie per promuovere la prosperità materna e infantile. Da nessuna parte nell'insegnamento della Chiesa c'è una discussione prolungata sulla mortalità materna, nonostante il fatto che quasi 300.000 donne e ragazze muoiano ogni anno a causa delle complicazioni derivanti dalla gravidanza e dal parto (inclusi aborti non sicuri), il 99% delle quali nelle comunità più povere del mondo .
Indipendentemente da quanto Francesco cambi gli uomini al vertice, non importa quanto appassionatamente promuova la sua visione di una chiesa povera e dei poveri nel contesto di un onnicomprensivo ambientalismo di “Laudato Si”, i suoi sforzi falliranno finché la Chiesa nelle sue istituzioni e insegnamenti continuerà a sostenere l'idea che gli uomini siano autorizzati da Dio a governare la vita delle donne. Rimuoviamo quell'ideologia distorta e la collusione tra cattolicesimo e demagoghi dell'estrema destra diventerà più difficile da sostenere. Solo attraverso l’inclusività di genere potranno essere abbracciate ed espresse altre forme di inclusività.

Articolo tradotto, versione originale qui

Mi sono interrogato sulla straordinaria enfasi che la chiesa pone sulla verginità.

Il credere che Maria fosse vergine al tempo in cui concepì Gesù è un articolo fondamentale di fede. La sua verginità è stata celebrata nella tradizione cristiana e nelle preghiere della chiesa sin dalla sua fondazione. Innumerevoli inni sono stati composti per onorare la vergine.
Va tutto bene. Ma a volte mi sembra che la chiesa continui a parlarne un po’ troppo, come se le parole Maria e Vergine, come amore e matrimonio o Trump e controversie, non potessero essere separate. La liturgia della chiesa si riferisce quasi sempre alla madre di Gesù come Vergine Maria o Beata Vergine. Il Catechismo della Chiesa Cattolica e altri strumenti di insegnamento fanno lo stesso. A Maria sono stati concessi molti titoli meravigliosi - Madre del Perpetuo Soccorso, Nostra Signora delle Vittorie, Regina del Cielo - ma Beata Vergine li ha vinti tutti. ...continua a leggere "La Chiesa, le donne e il culto della verginità"

di Rebecca Bratten Weiss

(l'articolo è apparso su Patheos, versione originale qui)

Oggi, una pagina di Facebook chiamata "Traditional Catholic Femininity" ha condiviso un meme con una foto di due donne: a sinistra, una donzella modesta e guanti di pizzo con una cuffia anni '50 ("donna 1950"), a destra una donna mezza rasata e un gran numero di piercing ("donna 2017"). La didascalia: "ECCO L’ENORME MIGLIORAMENTO GRAZIE AL FEMMINISMO".
A parte il fatto che la "donna 1950" era in realtà un'immagine di una modella contemporanea, ma questa esaltazione di una immaginaria femminilità del passato è così ridicola che non so nemmeno da che parte cominciare.

...continua a leggere "“Cattolicesimo tradizionale” e feticizzazione delle donne"

Come donne credenti, come madri, insegnanti, educatrici in senso lato ci siamo interrogate  sul rapporto tra giovani donne e chiesa e, dopo un percorso di riflessione e scrittura collettiva durato alcuni mesi, desideriamo portare all'attenzione questa nostra analisi in quattro punti: i fattori problematici per i giovani, i problemi tipici delle giovani donne, le icone evangeliche a cui ispirarsi, proposte e linee d'azione :

  • I giovani cercano la spiritualità, la religiosità autentica che apre alle grandi questioni della vita, ma spesso non ritengono di poterla trovare nella Chiesa cattolica, nella quale il messaggio evangelico è ricoperto dal peso di tradizioni, strutture, gerarchie che ben poco lo rappresentano e anzi rischiano di oscurarlo. La trasmissione della portata profetica del messaggio evangelico e della sua dirompente e rivoluzionaria misura non sembra l’urgenza della Chiesa, nonostante i richiami in questo senso di Papa Francesco, la voce di qualche vescovo e le esperienze di alcune comunità;
  • I giovani chiedono un accompagnamento personale e, quando lo trovano, è nella maggior parte dei casi un uomo e questo per le giovani donne rappresenta un ostacolo perché si trovano ad essere guidate dallo sguardo maschile proprio nel momento in cui la loro identità di donne si sta formando
  • Il sistema della Parrocchie è in crisi e spesso a mancare è proprio il senso della comunità, così vitale e fondante per la spiritualità cattolica, per cui i giovani cercano la comunità altrove (magari in rete). Quando c’è uno stile comunitario è di solito per l’azione di un parroco particolarmente capace di far convergere energie, ma quando cambia il parroco la comunità crolla, perché l’impostazione clericocentrica non è ancora superata,
  • Si percepisce nella Chiesa uno sguardo giudicante, che vuole scandagliare aspetti personali e intimi della vita (e in particolare della vita sessuale femminile). Ragazzi e ragazze oggi hanno rapporti sessuali anticipati di diversi anni rispetto alle generazioni precedenti e anche per questo il solco tra il pensiero della Chiesa e ciò che loro vivono è profondissimo. E sappiamo che sulle ragazze ricade il peso maggiore in termini di giudizio;
  • La chiusura ai metodi contraccettivi è considerata assurda e perniciosa, sia per la vita e salute dei ragazzi italiani che pensando ai paesi in via di sviluppo;
  • La grande difficoltà e imbarazzo della Chiesa nell’accogliere le persone omosessuali è percepita come un grosso ostacolo, più ancora come uno scandalo, qualcosa di insormontabile, che colloca la Chiesa al di fuori del “mondo civile” del quale non vogliono rendersi complici.
  • I giovani sono particolarmente scandalizzati dalla discrepanza tra messaggio evangelico e ricchezza della Chiesa e dei sacerdoti se paragonati al loro contesto (laddove incontrano sacerdoti che vivono davvero la povertà e la vicinanza agli ultimi ne restano affascinati)
  • Gli scandali sessuali hanno minato alla radice la fiducia dei giovani nei sacerdoti e rappresentano solo il polo estremo di un'immaturità affettiva generalizzata nel clero, colta da molte giovani donne come incapacità di essere comprese.
  • Il desiderio di fare esperienze spirituali intense è un fattore importante per i giovani e in particolare le giovani, che cercano qualcosa che possa dare un senso più profondo alla loro vita, ma spesso non lo trovano nella Chiesa e quindi si rivolgono a forme di neopaganesimo. Tali forme rispondono alla sete e curiosità del mondo giovanile e ancor prima degli adolescenti e delle adolescenti, che sono alla ricerca di un senso e di un sentire che considerino credibili. Le forme neopagane sono libere da dogmi ma permettono di fare intense esperienze rituali, mentre la liturgia cattolica è percepita come ripetitiva e spersonalizzata.

PROBLEMI TIPICI DELLE GIOVANI DONNE

Benché anticamente il cristianesimo abbia rappresentato il primo contesto nel quale alla donna era riconosciuta dignità spirituale pari a quella dell’uomo, dall’inizio del Novecento - da quando cioè è iniziato il cammino di liberazione ed emancipazione femminile - la Chiesa non l’ha mai sostenuto e tuttora non lo sostiene pienamente.

  • La Chiesa non propone modelli di donna che possano risultare affascinanti per una ragazza di oggi, oltre alla madre e alla suora occorrerebbe poter proporre figure femminili che valgano per ciò che hanno realizzato anche in una dimensione pubblica (in senso lato “politica”) . Dall’altra parte bisognerebbe far capire quanto di eroico c’è nel fare la madre o la suora, specialmente in determinate situazioni;
  • Le giovani donne non trovano nelle parrocchie (e in molte associazioni e movimenti) donne che offrano un accompagnamento spirituale e vocazionale capace di aiutarle a esprimere pienamente la propria femminilità nel servizio a Dio e alla Chiesa;
  • le ragazze o giovani donne che restano nel contesto parrocchiale spesso hanno assunto un atteggiamento di accettazione dello status quo, dovendosi adattare a modalità preconfezionate di portare avanti gli impegni pastorali che dipendono unicamente dai preti che si trovano nella parrocchia, e non riescono pertanto ad apportare un contributo originale. In particolare alle donne (giovani e non) si chiede di occuparsi del catechismo, pur non offrendo una preparazione adeguata né autonomia nella gestione. Inoltre non viene riconosciuta l’importanza di questo ruolo, visto sia dai ragazzi che dalle famiglie come una sorta di tassa sgradita per l’erogazione dei sacramenti.
  • Continuano a impegnarsi nelle parrocchie/associazioni e movimenti anche ragazze ormai distanti con la testa e il cuore, magari arrivate a definirsi non credenti, per il valore sociale che riconoscono ad alcune opere della Chiesa;
  • Le ragazze si aspetterebbero una Chiesa apertamente schierata con le donne nel problema della violenza di genere e che lavora per proporre validi modelli di uomo e di padre, MAI confondendo l’amore coniugale con la sopportazione di situazioni di violenza ( fisica o di disprezzo).

Icone evangeliche:

“Susanna e molte altre che servivano Gesù e i Dodici con i loro beni”: nella concezione dell’epoca Dio era nella sfera dell’assoluta santità e gli unici esseri che potevano servirlo da vicino erano sette angeli. Nei Vangeli, alle donne è stato dato lo stesso compito degli angeli: stare vicino al Signore, sempre pronte a servirlo e ad essere inviate à restituiamo alle donne, alle giovani donne il loro posto, al cuore della comunità.

La samaritana al pozzo: questa donna, come i nostri giovani, sollecita a fare i conti con la realtà, perché se l’acqua donata da Gesù non è in grado di cambiare la sua vita quotidiana, a cosa serve? La risposta di Gesù le rivela che quel Dio che verrà in Spirito e Verità coincide con la sua carne, con la sua vita: i giovani e le giovani ci sollecitano ad annunciare una fede viva, che cambia la vita.

La sirofenicia: la donna che convertì Gesù. Chiede aiuto, ma Gesù le risponde in maniera dura ed escludente, riprende la metafora usata da Gesù e la riscrive in una dinamica di relazione che si allarga sempre di più (“anche ai cagnolini”). Gesù, folgorato, comprende che il suo annuncio deve allargarsi oltre le sue proprie visioni à le giovani donne possono indicare alla Chiesa strade nuove, impensate, se la Chiesa saprà mettersi in ascolto con cuore aperto.

Le dieci vergini: queste giovani aspettano lo Sposo con in mano le loro lampade, con adeguata provvista di olio perché non capiti che si spengano nell’attesa e secondo alcuni commentatori così facendo svolgono, forse inconsapevolmente, un servizio tipico dei sacerdoti nel Tempio, "ordinerai ai figli d'Israele che ti portino dell'olio puro, di olive schiacciate, per il candelabro, per tenere le lampade sempre accese". (Es.27-20)  I giovani e le giovani donne hanno bisogno di veder riconosciuta pienamente la propria dignità battesimale, di sperimentarsi popolo di sacerdoti superando qualunque clericalismo.

L'adultera: Una figura che può essere emblema di tutte le donne che, pur non cercando il Signore e non essendo inserite in un contesto ecclesiale possono incontrare la misericordia di Dio in un frangente drammatico della loro vita (separazione, aborto) e diventare testimoni. Una figura che ci spinge a fare come Gesù: chinarci a terra, scrivere e proteggere queste donne dalla furia giustizialista sia dei fedeli “senza peccato” che del moralismo del mondo.

Marta e Maria: come dice papa Francesco: “Entrambe offrono accoglienza al Signore di passaggio, ma lo fanno in modo diverso. Maria si pone ai piedi di Gesù, in ascolto, Marta invece si lascia assorbire dalle cose da preparare, ed è così occupata da rivolgersi a Gesù dicendo: ‘Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti’”.  E' importante sollevare le donne dalle incombenze pratiche nella vita parrocchiale ed ecclesiale per permettere loro quell'ascolto unico, specifico, che può arricchire la Chiesa. Perché nessuna sia costretta ad un “fare” privo di ascolto  e nessuna possa essere confinata in un “ascoltare” privato delle opere.

Linee di azione

  • la conversione pastorale in uscita è nella direzione di comunità che non siano solo sono accoglienti, ma anche capaci di investire energie in alleanze con realtà extraecclesiali su valori e progetti comuni. “Laudato sì” è un esempio stimolante per la crescita di inedite reti sintonizzabili sulla cura della Casa comune soprattutto tra i giovani.
  • Ripensare la catechesi tenendola in contatto con la verità dei bambini di oggi, le loro capacità e i loro bisogni, sapendo che la famiglia può essere alleata nella misura in cui viene coinvolta in maniera gioiosa e non giudicante
  • Rafforzare l’idea che l’accompagnamento spirituale non è “cosa da preti” (e quindi da uomini), ma immaginare percorsi di formazione in tutte le Diocesi che preparino all’accompagnamento, con particolare investimento sulle donne che si sentono chiamate a questo tipo di servizio.
  • Sarebbe importante rimettere al centro della liturgia l'elemento rituale, ovvero quell'esperienza di Dio con tutti i sensi e i linguaggi che permetta di percepirne la presenza a livello complessivo (e non solo mentale) all'interno di un vissuto comunitario che sia autenticamente ministeriale.
  • Laddove il senso della comunità è forte, lì i giovani non mancano e anche le donne rivestono ruoli un po' più significativi: esistono quindi casi virtuosi ai quali ispirarsi
  • Immaginiamo una Chiesa che stimoli all'accoglienza costruendo reti e luoghi in cui ognuno possa portare il suo contributo (reti di famiglie che accolgono bambini in affido, reti di persone che si prendono cura degli anziani anche solo con una visita mensile, reti di “banca del tempo”, reti che accolgono i migranti) coinvolgendo anche gli uomini nel servizio e nella cura, non più un compito esclusivo delle donne. La Chiesa può costituire fattore di coesione, aggregazione e raccordo. Un servizio ai servizi. Stimolare una pastorale ed una catechesi su questi temi.

 

 

 

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Non è facile prenderne coscienza, per alcune ci vogliono anni, per altre le resistenze sono talmente forti da non riuscire a superarle mai, eppure per molte di noi c’è stato quel momento – preciso o esteso – nel quale abbiamo iniziato a vedere con occhi nuovi il rapporto con il parroco, il confessore, il rettore della scuola in cui insegniamo e le cose si sono fatte finalmente chiare. Quel rapporto così costruttivo e profondo nel momento in cui mettevamo in opera i loro progetti, è diventato freddo, teso e anche ostruttivo quando si è trattato di proporne di nostri. Soprattutto se riguardano la crescita e l’autonomia della donne nella Chiesa.

Fa male. ...continua a leggere "Gesù difendeva le donne, non si difendeva dalle donne."

di Anna Rotundo

Sono sempre di più gli studiosi che si soffermano su un aspetto di Santa Teresa d’Avila ancora poco esplorato,e soprattutto, applicato, nella Chiesa: il suo essere uno dei primi autorevoli esempi di “parola di donna”, il suo anticipare così gli studi delle teologhe sulla presenza delle donne nella Bibbia. Infatti, di fronte all’ennesima riproposizione del divieto paolino fatto alle donne di parlare in assemblea, nel tentativo di ridurre la Santa alla più stretta clausura, lei replicò scrivendo: << Vagli a dire che non stiano solo a una parte della Scrittura, che guardino alle altre e che si possano per caso permettere di legarmi le mani !>> .

...continua a leggere "Santa Teresa D’Avila: autorevole parola di donna"

Omelia di padre Luke Hansen SJ
7 Ottobre 2018
Caravita, Rome

(Ventisettesima domenica del Tempo Ordinario: Gen 2:18-24; Sal 128:1-6; Eb 2:9-11; Mc 10:2-16)

I conflitti sociali e religiosi esistenti oggi riguardo al rapporto tra uomini e donne,  il matrimonio, il divorzio e le nuove nozze, non sono nuovi. Le letture di oggi toccano alcune tra le questioni più controverse: i racconti della creazione esigono il patriarcato e l'eterosessualità o indicano una compagnia umana caratterizzata da uguaglianza e giustizia? Le donne sono create come " aiuti" inferiori agli uomini o come partner paritarie nelle relazioni personali e sociali? E in quali circostanze è permesso il divorzio? ...continua a leggere "Il rapporto tra uomini e donne alla luce del Vangelo"