Almeno non chiamateci “uomini”

di Gruppo Rut-parrocchia Ascensione del Signore- Torino

 “Sono anni che ci battiamo perché alla donna venga riconosciuta pari dignità. Non abbiamo paura di dichiararci sostenitrici di un rinnovato linguaggio di genere, convinte che attraverso il linguaggio si veicola un modo di pensare  e di comprendere la donna. Basterebbe poco: sottoporsi ad una regola grammaticale che può essere destrutturata e ristrutturata diversamente.

Fatta da persone, la grammatica è cultura e come tale deve cambiare nei tempi. Voi potete aiutarci, rinnovando il linguaggio anche nei dettagli. Noi non possiamo sottrarci …”  (tratto da Famiglia Cristiana intervista a suor Luzia Premoli, già superiora generale suore missionarie comboniane)

“Le parole sono pietre” scriveva Carlo Levi: sono anche di più, sono i mattoni con cui costruiamo il nostro pensiero, senza le parole non si costruisce il pensiero e il nostro pensiero è costretto nelle nostre parole: le idee esistono solo se abbiamo le parole per nominarle e descriverle.

Il mondo si costruisce attraverso il linguaggio, ma è vero anche il contrario e cioè che il linguaggio costruisce il mondo: il linguaggio crea realtà, dare un nome è un primo atto di identità. Anche nella Bibbia la “parola” ha una funzione profondamente creatrice. Nei capitoli 1 e 2 del Genesi, Dio crea le cose e subito sente la necessità di nominarle (Dio disse – Dio creò – Dio chiamò): solo nel momento in cui le cose vengono definite e denominate, hanno la dignità di esistere nel mondo. Non avere un nome, significa non esistere, non essere presenti e riconosciuti.

Il linguaggio è una funzione dell’esperienza umana, ne permette il riconoscimento, la comprensione e l’interpretazione; attraverso il linguaggio esprimiamo ed elaboriamo le nostre esperienze. Anche la teologia usa un linguaggio umano specifico e come tale sarà sottoposto ai limiti e ai meccanismi tipici di tutti i linguaggi umani. Dio non ha sesso, però la Bibbia e la tradizione giudeo-cristiana si sono polarizzate su immagini di Dio al maschile. E’ chiaro che esprimere Dio esclusivamente al maschile è un’operazione culturale che non è stata senza impatto su un mondo e una chiesa che hanno giustificato, e rischiano ancora di farlo, una non inclusione piena delle donne al pari degli uomini (Selene Zorzi “Il genere di Dio” edizioni la meridiana)

Ogni linguaggio può contenere o omettere indicatori di genere: rendere, attraverso le parole, la presenza del femminile e del maschile con un linguaggio rispettoso delle differenze, è una scelta che va al di là della grammatica, è una scelta con cui si cerca di costruire modelli paritari e non discriminatori che, purtroppo, non sono ancora scontati. Il progetto originario  di Dio sull’umanità maschile-femminile è stato tradito, la storia della chiesa ha legittimato la sottomissione della donna ed il dominio dei maschi. La speranza è che si possa trarre “dalla Scrittura il messaggio di liberazione che essa realmente possiede, ma che i detentori maschili dell’interpretazione delle Scritture non hanno permesso che lievitasse e fermentasse” (Cettina Militello, teologa)

Il linguaggio sessista cioè connotato esclusivamente al maschile (fratelli, uomini, …) è falsamente ritenuto neutro ed imparziale; è, invece, il prodotto di una visione unilaterale del mondo che privilegia la componente maschile e mette in secondo piano quella femminile, lasciandola sottintesa: ma dal non detto all’inesistente il passo è breve; in un mondo sempre “detto” al maschile, le donne non hanno la possibilità di rispecchiarsi, rimanendo invisibili a se stesse e al mondo in quanto innominate.

Alcuni suggerimenti pratici:

  • prediligere l’uso di traduzioni non sessiste della Bibbia, così come già avviene in altri paesi
  • riscoprire simboli, categorie ed immagini femminili presenti ma sottovalutate nei testi sacri (papa Giovanni Paolo 1° parlò di Dio Madre)
  • preferire riferimenti e terminologie inclusive (persona, gente, …)
  • analizzare in modo più consapevole il proprio linguaggio e il linguaggio utilizzato all’interno del gruppo di appartenenza ecclesiale
  • sottolineare la doppia presenza di genere (donne e uomini, fratelli e sorelle, bambine e bambini, …)
  • correggere linguaggi sessisti nella liturgia, nella pastorale e nella teologia
  • porre particolare attenzione alle proposte del catechismo: è nella prima infanzia che, anche attraverso il linguaggio, si forma la propria identità, si viene riconosciuti, incoraggiati o svalorizzati; si forma la propria immagine e la si manifesta agli altri; ci si confronta con le altrui immagini; ci si rispecchia in identità simili per arrivare, attraverso conflitti e distanziamenti, ad una propria ed originale identità. E questo vale anche per la formazione, la crescita e lo sviluppo della propria identità di credenti. E’ fondamentale perciò che le bambine si sentano nominate, che bambini e bambine abbiano la possibilità di incontrare e confrontarsi con parole, immagini, figure connotate al femminile, per imparare ad apprezzare la ricchezza della dualità nel rispetto delle diverse identità

Il gruppo Rut in questi anni si è occupato spesso del linguaggio sessista e, nuovamente, vorremmo rilanciare queste riflessioni anche alle nostre comunità di riferimento: crediamo che la chiesa debba  interrogarsi sul ruolo e sulla presenza delle donne al suo interno, anche a partire dall’uso del linguaggio.

La speranza è che, anche attraverso il linguaggio, si possa giungere alla creazione di un mondo e di una chiesa dove ogni persona e ogni gruppo possano essere parimenti valorizzati e rispettati. Il linguaggio non è uno strumento immutabile: spetta a noi, al nostro coraggio e alla nostra creatività inventare modi e parole nuove per parlare al femminile e al maschile nella piena libertà che ci deriva dall’essere figlie e figli di Dio.

“Mamma, perché Dio è maschio?”   Tommaso ha sette anni e tutta la vita per cercare la risposta. Di certo il suo interrogativo non concede molte scappatoie alle persone adulte che volessero aiutarlo. Quindi forse è lui che, chiedendoci ragione della terra e del “cielo” che gli stiamo consegnando, dà un bell’aiuto a noi. (da “Mamma, perché Dio è maschio?” di Rita Torti, Effatà Editrice)

 

Aprile 2018

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