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di Marco Marzano, Professore ordinario di sociologia all'Università di Bergamo*

Chi è Paola Lazzarini, l’autrice di questo libricino dal titolo e dal sottotitolo tanto ambiziosi: “Non tacciano le donne in assemblea. Agire da protagoniste nella Chiesa”? Paola Lazzarini è una dottoressa di ricerca in sociologia, una giornalista, un’autrice di libri di spiritualità, la fondatrice e leader dell’associazione Donne per la Chiesa e un membro del comitato esecutivo del Catholic Women’s Council, un ex suora nonché una moglie e una mamma (e quest’ultimo non è un aspetto secondario della sua identità, dal momento che, si legge nella prima pagina del libro, è stato proprio il desiderio di consegnare alla sua figliola un mondo migliore ad aver modificato per sempre il suo modo di guardare la vita e la Chiesa).  Paola Lazzarini è certamente tutto questo ma, per quel che rileva nel contesto di queste righe, è soprattutto una “cristiana ribelle, una cattolica in rivolta”. La sua è una rivolta dolce, senza pietre né bastoni, una ribellione pacata, serena, non urlata e nemmeno infantile o narcisistica, ma pur sempre e chiaramente una rivolta. Un moto dell’animo che nasce da una maturazione umana, spirituale e intellettuale, da un coraggioso percorso di emancipazione nel quale i valori di sempre hanno iniziato a essere declinati in un modo nuovo. I valori di sempre per Lazzarini sono quelli cristiani: l’amore per il prossimo e per Gesù, la vocazione a vivere nella collettività e non da soli, l’impegno a favore dei più deboli, degli ultimi. Questi ideali, appresi molto serenamente in famiglia e poi nella vita parrocchiale e in tutte le altre esperienze esistenziali, rappresentano per Lazzarini l’oggetto di una fedeltà profonda e duratura. Quel che è cambiato nel tempo è il rapporto con le istituzioni, con le agenzie mediatrici e soprattutto quindi con la Chiesa Cattolica. Su questo terreno è maturata la ribellione di Paola: quella contro il tentativo costante di relegarla, come donna, “in serie B”, ad esempio considerando più importante e preziosa la vocazione al sacerdozio del suo fidanzatino dei tempi dell’Università che la sua; quella contro l’ordine patriarcale e il costante tentativo di inferiorizzarla (da parte della Chiesa così come della società più ampia) come madre, come sposa e come lavoratrice; quella contro la pretesa superiorità dei preti sui laici e anche contro l’attitudine inveterata dei primi a giudicare, sempre col ditino alzato, esperienze squisitamente femminili come la maternità, l’aborto e gli stupri coniugali e, per ultima, quella contro la se stessa di un tempo, la Paola che vedeva la vita non come la tela caotica che le appare oggi, ma piuttosto  come un mosaico disegnato da altri nel quale il suo compito era limitato a mettere ordinatamente ogni tesserina al suo posto. 

Da un punto di vista squisitamente sociologico, il libro segnala un fenomeno interessante e cioè la presenza di un movimento sociale che all’interno della Chiesa preme con forza per il varo di un piano di riforme impegnativo. La “questione femminile” è, come è noto, uno dei grandi nodi del cattolicesimo contemporaneo. Dalle migliori ricerche sul tema abbiamo appreso che moltissime ragazze oggi si comportano in misura crescente come i propri coetanei maschi, cioè abbandonano la Chiesa una volta terminato, con la cresima, il ciclo dei “sacramenti dell’infanzia” (chiamiamoli così). Qualcuna di loro tornerà probabilmente a impegnarsi in parrocchia con il matrimonio e la nascita dei figli, spesso insegnando il catechismo ai bimbi, ma per molte l’addio sarà definitivo. La “fuga delle donne”, sino ad ora il conforto e il sostegno principale del clero ad ogni livello, è uno dei segnali più impressionanti e profondi dell’ondata di secolarizzazione in corso da decenni. Il volume di Lazzarini segnala che esiste anche (non solo in Italia, come testimoniato dalla interessante rassegna del femminismo cattolico internazionale contenuta nell’ultimo capitolo) un’altra via per le donne, che ci sono donne che scelgono la voice in luogo dell’exit. Costoro chiedono, tra le altre cose, che si discuta apertamente e senza pregiudizi di diaconato e sacerdozio femminile, che si riveda drasticamente la dottrina sull’omosessualità e sull’aborto, e così via. Per l’istituzione, per la Chiesa, per il suo fondamentale interesse alla stabilità e alla conservazione, movimenti come quello guidato da Lazzarini sono al tempo stesso una minaccia e una risorsa: una minaccia perché costituiscono un polo di aggregazione contestatario e ribelle per le donne ancora impegnate nella Chiesa ad ogni livello; una risorsa, perché dimostrano che quello del cattolicesimo è ancora un corpo sociale vivo e vegeto, in grado di generare al proprio interno energie importanti che poi comunque confluiscono nell’organismo generale e che corroborano l’immagine di un mondo cattolico vivace nel quale il pluralismo non è solo quello delle varie bande curiali, ma anche quello dei diversi orientamenti culturali, di correnti di pensiero e azione genuinamente ispirate da motivazioni più nobili di quelle che ispirano le lotte di potere al vertice. Sarà ovviamente solo il tempo a dirci quale delle due, la minaccia o la risorsa, si sarà rivelata più consistente e concreta.

* Il testo, editato, verrà a breve pubblicato sulla rivista Religioni e Società

COMUNICATO CONGIUNTO OSSERVATORIO INTERRELIGIOSO SULLE VIOLENZE CONTRO LE DONNE E ASSOCIAZIONE DONNE PER LA CHIESA

A proposito delle dichiarazioni di Papa Francesco sull’aborto

Abbiamo letto le dichiarazioni di Papa Francesco durante il viaggio di ritorno da Bratislava e ci sentiamo chiamate come donne di fede a un pronunciamento pubblico.

Nel suo discorso sull’aborto – definito come assassinio: «L’aborto è un omicidio […] è giusto affittare un sicario per risolvere un problema?» – la parola donne non è stata pronunciata e anche in occasioni analoghe egli non ha nominato le donne. Questa omissione rappresenta una reticenza densa di significati dal momento che non si può negare che proprio le “innominate” donne siano le destinatarie privilegiate di tale “allocuzione”, visto che sono loro che – ahimè – ricorrono all’interruzione volontaria di gravidanza.

Eccoci dunque a prendere parola pubblica sull’intervento del Papa, quella parola pubblica che non trova cittadinanza nei sinodi e concili di Santa Madre Chiesa, perché non possiamo ammettere che, su una materia così importante, la sovranità assoluta e il giudizio morale inappellabile spetti a chi – maschio – per millenni si è arrogato il potere di controllare gli ambiti della generatività e riproduzione, territori prettamente femminili.

Il Papa ha dimostrato in tante materie di saper bene intrecciare argomentazioni basate su un metodo olistico (si pensi all’ecologia integrale dell’Enciclica Laudato si’ e all’insistenza sul discernimento caso per caso che emerge nell’Amoris Laetitia)Ma se il tema è l’aborto, le parole diventano pietre lanciate contro le donne ed è assente – colpevolmente assente – un ragionare complesso, che tenga conto dei molteplici fattori implicati e che ospiti il punto di vista dell’altra/o. 

Perché tanta durezza di cuore? Perché qui il ragionamento si fa asfittico e monolitico?

Perché non si tiene conto che l’embrione, da solo, non potrebbe esistere e si cancellano, si fa terra bruciata delle esigenze della donna e delle responsabilità dell’uomo? Eppure l’embrione necessita dell’utero della madre per avere condizioni di crescita vitale e la madre non è riducibile a un contenitore. La donna è una vita, una persona. Perché annullarla o subordinarla, cosa che avviene quando si dice che “il feto è sacro” senza ricordare anche la sacralità di lei?

La complessità della materia non richiederebbe almeno di tener conto del fatto che sono soprattutto le donne in condizione di povertà e/o dei paesi poveri le più indotte a dover ricorrere all’interruzione di gravidanza? E che spesso ne muoiono o ne rimangono menomate?  Come può la Chiesa non ricordare le difficoltà di accesso per le donne africane alla contraccezione orale – perché altri metodi contraccettivi sono loro impediti dai partner – anche a causa della contrarietà che incontrano nelle strutture sanitarie cattoliche, spesso le più raggiungibili nel loro contesto?

E come non parlare del fatto che la sfera della sessualità tout-court è dominata dai desideri e dalle esigenze maschili? E che la Chiesa cattolica con i suoi insegnamenti sul “debito matrimoniale” è parte integrante di questo modello di prevaricazione sessuale del maschio sulla femmina? In quale sfida educativa si impegna la Chiesa cattolica per superare la cultura patriarcale, che dà una rappresentazione del desiderio maschile come di un impulso “giusto”, segno di “naturale e sana” virilità, trascurando le conseguenze a cui il comportamento maschile può portare, sia nei confronti del desiderio femminile, sia nei confronti di un’eventuale gravidanza?

Ed infine la questione principale: perché la Chiesa non si impegna esemplarmente in una sistematica analisi dei fenomeni connessi a una sessualità maschile predatoria? Femminicidi (solo negli ultimi dieci giorni le donne uccise sono state 8; 86 dall’inizio dell’anno, di cui 72 da mariti, compagni, etc.)stupri, turismo sessuale, pornografia, prostituzione, pubblicità offensiva… E da tali aspetti non è esente una parte del clero cattolico, come sappiamo.

In conclusione auspichiamo un approccio integrale quando si parla di aborto, un impegno attivo per promuovere un radicale cambiamento nella mentalità maschile e una promozione fattuale delle donne, del loro lavoro e della loro sicurezza personale. Infine, non da ultimo, auspichiamo di veder riconosciuta e guardata con infinito rispetto la coscienza delle donne, anche quando scelgono o sono costrette ad interrompere la gravidanza.

Trasformare la vittima in accusata è un rovesciamento che si compie da millenni, ma che non fa onore al Papa, perché le sapienze in cui è racchiuso il deposito d’oro che è il divino non parlano questa lingua! Ognuna di noi, infatti, ha il proprio dialogo – un dialogo libero – con Dio o il divino che l’accompagna. Noi lo sappiamo e continuiamo ad annunciarlo.

25 settembre 2021

 Osservatorio Interreligioso sulle violenze contro le donne

Associazione Donne per la Chiesa

N. 4 (luglio – settembre 2021)

Continuiamo il cammino nonostante le difficoltà che incontriamo lungo il percorso. Non possiamo tacere la delusione per il rifiuto della CEI alla richiesta di diverse associazioni cattoliche, compresa la nostra, di includere nel Sinodo tematiche tra le quali, la parità di genere e la violenza nella Chiesa (Vds Report n.3). Il Sinodo italiano avverrà nell’ambito delle parrocchie e delle diocesi, mediante la costituzione di gruppi sinodali. Questi ultimi, dovranno intercettare e coinvolgere le persone nel cammino sinodale. Il “Sinodo della sinodalità” e dell’inclusione di tutti, voluto dal Papacomprende anche coloro che si sono allontanati dalla chiesaNoi, di “Donne per la Chiesa” parleremo della partecipazione al Sinodo in occasione dell’Assemblea annuale dell’Associazione prevista per il 9 ottobre prossimo.

La pubblicazione del documento preparatorio al Sinodo, la cui prima fase, dedicata proprio all’ascolto, si aprirà il 10 ottobre prossimo è stata annunciata da un evento on line, a cui hanno partecipato due donne, di cui solo una con diritto di voto. Su quest’ultimo aspetto, si evidenzia che la richiesta delle donne cattoliche tedesche, di dare a tutte le osservatrici il diritto di voto, non è stata accolta. Ciò, avrebbe consentito alle donne, in quanto parte integrante del popolo di Dio, di incidere concretamente sul presente e sul futuro della Chiesa, ponendo le basi per una riforma radicale, divenuta, ormai, non più rinviabileIl cambiamento nella Chiesa non potrà avvenire senza l’avvio di un processo di declericalizzazione, su un piano orizzontale e di ascolto dal basso. In assenza di ciò, le/i credenti che si sono allontanati dalla Chiesa, proprio a causa del clericalismo, non hanno, motivo di rientrarvi. Mai come ora c’è bisogno di “cogliere i segni dei tempi” che indicano la fine della Chiesa immobile, clericale e misogina per fare sì che le belle parole e le buone intenzioni contenute nei documenti sinodali divengano presto realtà. 

Fuori dall’Italia, seppure le condizioni siano più favorevoli, come in Germania, il cammino sinodale tedescoincontra ostacoli nel trovare una piattaforma condivisa di base nell’affrontare la problematica del Governo della Chiesa, mentre viene altresì sollecitata con urgenza la riforma.

In Inghilterra, a Bristol si è svolto nel mese di settembre, un “Sinodo delle donne”, laico ed inclusivo promosso dal gruppo “Root and Branch, in cui sono state affrontate, tra l’altro, tematiche quali, la violenza nella Chiesa e la parità di genere. 

Pierangela Lacomba - Responsabile del progetto

(per sottoporre iniziative, eventi, registrazioni e altro materiale si può scrivere a: p.angela_2020@libero.it)

DONNE PER LA CHIESA

Eventi (incontri ed iniziative):

Episodi Pod Cast “Cristiane a chi? Per un cristianesimo femminista e queer” 

Ep 2: Paola Lazzarini: “Le Donne nella e per la Chiesa” (5 agosto 2021)

L’intervista a Paola Lazzarini, Presidente di “Donne per la Chiesa”, evidenzia, tra l’altro, la sua intuizione nell’aver intercettato il punto di forza delle donne comuni che frequentano le parrocchie e le Chiese, o che se ne sono allontanate e che sono accomunate dalla consapevolezza del mancato rispetto della parità di genere nella Chiesa che ha creato loro profonda insofferenza e disagio. Si tratta di un femminismo cattolico di base, che trae ulteriore forza e sostegno dal suo inserimento in una rete internazionale di donne cattoliche, il “Catholic Women Council”,  che peraltro, “Donne per la Chiesa” ha contribuito a creare, per camminare insieme verso il cambiamento.

Prosegue l’impegno di Donne per la Chiesa in materia di abusi sulle religiose.

Al riguardo si segnala il secondo incontro dal titolo “Il grande silenzio. Due voci di denuncia e di disobbedienza”.Organizzato da: 

“Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne – OIVD”, “Donne per la Chiesa”,  “Voices of Faith”.

L’esperienza di due ex suore, una tedesca e l’altra italiana (la nostra Presidente, Paola Lazzarini), le quali, con grande coraggio hanno raccontato le rispettive esperienze di abuso fisico e/o psicologico subite nell’ambito di istituzioni ecclesiastiche femminili, e ciò che l’abbandono di queste ultime ha comportato, come processo di liberazione, da un lato, e di crescita personale dall’altro.

https://www.facebook.com/Donne-per-la-Chiesa-1687332491552823/videos/155697656719166

Gruppi Locali:

“Donne per la Chiesa” – Gruppo di Milano -  22 luglio 2021

Dedicato a Santa Maria Maddalena un incontro di letture e meditazioni 

https://fb.watch/7O7zrFr-Zb/

Interessante post sul sito di Donne per la Chiesa (23 agosto) che evidenzia come nuovi studi condotti dalla ricercatriceElizabeth Schrader sul ruolo di Maria Maddalena evidenzino che è stato deliberatamente sminuito dagli scribi biblici per minimizzare la sua importanza.

https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=3008781022741290&id=1687332491552823

Assemblea annuale “Donne per la Chiesa” 9/10/2021.

L’Assemblea convocata per il 9 ottobre prossimo si occuperà anche della nostra partecipazione al Sinodo con la richiesta di proposte a tutte/i partecipanti. Nel frattempo seguiamo l’evoluzione delle fasi preparatorie dell’evento in Italia e degli eventi correlati all’estero:

Sinodo Italiano 

Presentazione documento preparatorio al Sinodo

suor Nathalie Becquart

Erano presenti due donne, rispettivamente: Suor Nathalie Becquart, (la prima e unica donna con diritto di voto al Sinodo), Sottosegretaria della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi e la Prof.ssa Myriam Wijlens, Docente ordinario di Diritto Canonico presso l’Università di Erfurt (Germania) e Consultore della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi.

https://www.youtube.com/watch?v=I--f4PxbmVg&t=253s (video)

Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione (Documento)

https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2021-09/testo-letto-in-italiano.html

da un post di “Donne per la Chiesa”

(RNS Religion News Service:“Il Papa vuole disgregare la gerarchia ecclesiastica ma per le donne potrebbe non essere abbastanza”)

…”Becquart, che potrebbe essere l'unica donna con diritto di voto al sinodo dei vescovi, ha detto che crede che le donne si sentiranno parte del processo decisionale della chiesa sinodale attraverso la sinodalità.

Ma essere parte della discussione potrebbe non essere sufficiente per una nuova generazione di donne che desiderano avere la parità con gli uomini nella Chiesa cattolica. Senza alcuna promessa di costringere il clero maschile a prendere in considerazione i sentimenti dei fedeli, specialmente delle donne, la sinodalità rischia di essere niente più che una conversazione ben intenzionata che può essere altrettanto facilmente liquidata.

"Il discorso finirà mai?" ha detto Phyllis Zagano, una studiosa cattolica statunitense che sostiene la promozione delle donne nella Chiesa, durante un webinar del 10 settembre su sinodalità e donne. L'efficacia della sinodalità "dipenderà dal singolo vescovo", ha aggiunto, indicando le risposte disparate al processo sinodale in diverse diocesi, soprattutto negli Stati Uniti.

"Mentre la cultura occidentale accetta sempre più le donne in posizioni di autorità, la Chiesa non sembra farlo", ha detto Zagano. Il clericalismo, la convinzione del clero e dei fedeli che coloro che sono ordinati hanno più autorità, è "pronto a far deragliare l'intero processo se la voce del popolo non viene ascoltata attraverso i canali ufficiali".

Naturalmente, canali non ufficiali per far sentire la voce delle donne sono sempre esistiti nella Chiesa, attraverso movimenti e organizzazioni religiose e laiche, ha aggiunto.

È "parte del DNA della gente" oggi aspettarsi che le donne facciano parte delle decisioni, ha detto Ethna Regan, docente di teologia e filosofia alla Dublin City University, in un'intervista con RNS.

Secondo la teologa, il sinodo sulla sinodalità è un'opportunità per la chiesa "di fare davvero qualcosa di nuovo in termini di consultazione, e se non colgono questo momento, non hanno fede nello Spirito Santo!"

"O credi che lo Spirito Santo sia operativo attraverso il popolo di Dio e che possiamo imparare gli uni dagli altri, o non lo credi. È così semplice", ha detto.

Il cammino sinodale italiano:

Avvenire (30 agosto 2021)

Da quest'anno al 2022 protagoniste diocesi, parrocchie e movimenti. In ogni diocesi nasceranno i «gruppi sinodali» aperti anche ai lontani. Durante il Giubileo la grande assemblea nazionale

https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/cammino-sinodale-italiano-il-calendario-e-le-tappe?fbclid=IwAR0xLupeNZW05Ty2fqYHQZN8V2rWnKrw1Cx6w8tOXlF3AJF4VNa6Tx9xyh

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI FEDELI DELLA DIOCESI DI ROMA

Aula Paolo VI
Sabato, 18 settembre 2021

…“Il percorso sinodale incentrato sul tema: “Per un Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione»: tre pilastri….la fase diocesana è molto importante, perché realizza l’ascolto della totalità dei battezzati, soggetto del sensus fidei infallibile in credendo”…

https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2021/september/documents/20210918-fedeli-diocesiroma.html

Serena Noceti: La Sinodalità dimensione della Chiesa

http://www.centroorientamentopastorale.it/organismo/2021/09/07/noceti-perche-sia-sinodale-dinamiche-di-comunicazione-pluridirezionali-in-forma-asimmetrica/?fbclid=IwAR2Vp6DEZWwsjTVwArZhzZjiinvWkIziBGCGv-MsiP9fqhUex8p3ujp0Ws0

Valentina Sancini e Chiara Zambo: DAL BASSO, INSIEME

10 passi per una Chiesa sinodale

https://www.facebook.com/photo/?fbid=962589344303121&set=a.118275188734545

Il Sinodo all’estero: reazioni, difficoltà e novità.

Germania

Le donne tedesche sul piede di guerra, al Papa chiedono il diritto di voto al Sinodo

Le donne tedesche della Federazione Femminile cattolica “KDFB” la seconda associazione cattolica in Germania (180.000 socie) hanno chiesto (6 settembre) al Papa il diritto di voto al Sinodo per tutte le donne osservatrici.

https://www.ilmessaggero.it/vaticano/germania_vaticano_papa_francesco_donne_voto_sinodo_diritto_sacerdozio_riforme-6179364.html

La risposta del Card Grech: Invochiamo lo Spirito Santo

La risposta del Card Grech, Segretario Generale del Sinodo è stata evasiva ed insoddisfacente, sia nel minimizzare l’importanza del voto, questione peraltro sollevata dalle donne anche in occasione dei due precedenti Sinodi, dei giovani e sull’Amazzonia, sia nel sottolineare che nel Sinodo non c’è democrazia e nell’evocare, come soluzione, l’intervento dello Spirito Santo. 

https://www.ilmessaggero.it/vaticano/vaticano_donne_papa_francesco_sinodo_corruzione_voto_mind_the_gap-6181135.html?fbclid=IwAR2g_MVpsNSQvFfOEUgW3Yq34OtYe_BiSynGhtGPCTUT3uc-ABijbXf4L9E

 

Il Sinodo tedesco è spaccato sulla questione del governo della Chiesa

"Sul fatto che nella Chiesa qualcosa (molto) debba cambiare perché l’abuso di potere non abbia spazio, sono d’accordo tutti. Più difficile diventa la questione quando si deve passare al “quanto” o al “cosa” cambiare. Lo dimostra l’esito del dibattito all’interno del Forum del Cammino sinodale tedesco dedicato a “potere e separazione dei poteri”, uno dei quattro gruppi tematici impegnati a elaborare un testo che serva da piattaforma condivisa per la richiesta di una riforma. Oltre al “testo base”, infatti ("Potere e separazione dei poteri nella Chiesa. Partecipazione congiunta e partecipazione alla missione"), ne circola uno alternativo (“Responsabilità e potere”) redatto da quattro membri del Forum che accusano il primo di essere basato su ipotesi teologiche inconciliabili con la Chiesa universale”.(Adista)

Da un post di “Donne per la Chiesa”:

 (National Catholic Reporter:“L'assemblea plenaria dei vescovi tedeschi è iniziata con appelli urgenti per la riforma della chiesa”)

L'assemblea plenaria dei vescovi tedeschi è iniziata con appelli urgenti per la riforma della chiesa e un richiamo a prestare attenzione agli ammonimenti di papa Francesco.

 Il vescovo Georg Bätzing, presidente della conferenza, ha invitato tutti i vescovi ad abbracciare un cambiamento radicale, ha riferito l'agenzia di stampa cattolica tedesca KNA. Ha detto che sono necessari presto cambiamenti visibili nel progetto di riforma della chiesa tedesca del Cammino sinodale, che potrebbe essere un "apriporta" per il processo sinodale mondiale lanciato dal papa.

Nel frattempo, l'arcivescovo Nikola Eterovic, ambasciatore del papa in Germania, ha ripetutamente esortato i vescovi a preservare l'unità della Chiesa ea seguire le direttive del papa.

All'inizio dell'assemblea del 20-23 settembre, i gruppi di riforma cattolici e le associazioni femminili hanno tenuto manifestazioni per chiedere riforme rapide e fondamentali, avvertendo che solo così la Chiesa può ristabilire la propria credibilità.

Bätzing ha invitato i suoi colleghi vescovi a concordare che sono necessari cambiamenti radicali nel modo in cui lavorano e nella loro comprensione del loro ministero. Nel suo sermone al servizio di apertura, il vescovo del Limburgo ha criticato il modo in cui alcuni vescovi hanno agito in preparazione dell’assemblea sinodale del 30 settembre-2 ottobre, parte del Cammino sinodale, un tentativo di rivitalizzare la chiesa e ripristinare la fiducia a seguito di un rapporto commissionato dalla chiesa del settembre 2018 che ha dettagliato migliaia di casi di abusi sessuali da parte del clero cattolico in sei decenni.

 
https://www.ncronline.org/news/world/german-bishops-plenary-assembly-begins-appeals-church-reform?fbclid=IwAR2MNzWynBtduRFYE1fiQm0J0-ZUnyZCMm8I3EIdfokJVRy2Snq9XvDZ5pM

Inghilterra

Adista:“Bristol, le donne cattoliche al centro di un sinodo tutto laico”

https://www.adista.it/articolo/66566

LE ALTRE RISORSE

Teologia Femminista 

Coordinamento Teologhe Italiane (CTI):

SECONDO CORSO DI TEOLOGIA DELLE DONNE– Iscrizioni dal 1° settembre 2021 inizio del corso: 30 settembre 2021

PIME: Seminario teologico internazionale – Studio teologico su Maria Maddalena

https://www.facebook.com/photo/?fbid=4372640699481095&set=gm.4299342836838135

Chiesa e sessualità

Le associazioni giovanili tedesche chiedono un cambiamento del magistero cattolico sulla sessualità

Predicazione

Suore San Giuseppe di Chambery (CSJ)

 “INCONTRIAMOCI CON LA PAROLA”, IL COMMENTO AL VANGELO DELLA DOMENICA (CSJ). L’appuntamento settimanale con l’omelia della domenica ci fornisce un punto di riferimento sulla predicazione delle donne della Parola di Dio. (https://www.youtube.com/user/possosognare e https://www.facebook.com/suore.chambery)

In particolare, Suor Maria Giovanna Titone che fa parte di “Donne per la Chiesa,” ha inaugurato un esperimento social mediante la richiesta ai suoi contatti di inviare contributi riferiti alla lettura del Vangelo per camminare insieme condividendo preghiere, meditazioni e riflessioni della Parola di Dio.

Instagram – Twittomelia: Incontro con Selene Zorzi

twittomelia

Fratelli tutti, sorelle tutte

Quattro chiacchiere con la teologa Selene Zorzi su Apocalisse, diversità e dintorni

https://www.instagram.com/p/CULS1-2KZ-W/?utm_medium=share_sheet&fbclid=IwAR3_Gxx2zvBV7xJziShuh2TqBChv3CsxH93XFc_tcb0M9UPReKjjG2Xj1No

Associazioni internazionali

“Voices of Faith”

(www.voicesoffaith.org)

La campagna lanciata da VoF “Sorelle cosa dite?” si concluderà il 21-22 novembre p.v. a Roma ed è incentrata sulle testimonianze delle religiose che chiedono la fine della servitù, della misoginia e del razzismo nella Chiesa.

https://www.facebook.com/voicesoffaithwomen/photos/a.727474643953866/4502921159742510/

“Catholic Women Council”

(https://www.facebook.com/groups/1271654093216381)

Da un post del CWC:

“Tras las huellas de Sophia“ (“Tra le tracce di Sofia - Spazio di riflessione teologica femminista)

La Gaceta de Sophia” (Gazzetta n. 13. Settembre 2021)
Documento preparatorio per il Sinodo 2021-2023.
Donna, Chiesa?
Sforzo condiviso!      

…..“Le donne e soprattutto le femministe di tutto il mondo sono consapevoli della difficoltà di cambiamenti significativi anche dopo la conclusione del Sinodo dei Vescovi nel 2023. Tuttavia, riteniamo anche che la proposta di una Chiesa sinodale offra uno spazio di opportunità da sfruttare al massimo. Si aprono possibilità per le donne di essere ascoltate, valorizzate, riconosciute e prese in considerazione e ancor più incluse nelle posizioni decisionali dell'Istituzione.

Immaginiamo una chiesa di uguali, dove abbiamo voce e voto, in cui possiamo esercitare i nostri diritti e libertà responsabile e dove ci sia spazio per tutti.”

https://www.traslashuellasdesophia.com/so/edNllI18a?languageTag=en&fbclid=IwAR2Wst-tW-mF5HFA8h-e7craGd3Ra5CM-HoU4gKXziIkyHt_mY-0R5rsIvs#/main

Empowerment femminile Nomine di donne ai vertici della Chiesa

Papa Francesco ha nominato nello scorso mese di luglio la professoressa Susan Solomon, scienziata tra le più influenti al mondo, membro della Pontificia Accademia delle Scienze. 

La professoressa Solomon, del Massachusetts Institute of Technology (MIT), ha condotto ricerche pionieristiche sui danni allo strato di ozono antartico ed è stata membro dell'IPCC, contribuendo all'elaborazione del rapporto che ha vinto il premio Nobel per la pace nel 2007 (condiviso con Al Gore).

Un’altra nomina per Suor Alesssandra Smerilli, (26 agosto) Sottosegretaria al Dicastero per lo Sviluppo umano, già peraltro nominata Consigliere dello Stato della Città del Vaticano e Consultore del Sinodo dei Vescovi. 

Vale la pena fare una riflessione sul conferimento di molti incarichi alla stessa persona che, se da un lato ne sottolineano le capacità professionali, dall’altro, privano altre donne, ugualmente capaci, di ricoprire tali incarichi. Inoltre, l’allargamento degli spazi per alcune donne, dovrebbe servire loro anche per sostenere le altre donne nel conseguimento di importanti obiettivi come quello della parità di genere nella Chiesa.

L’Avvocata Alessia Urdan è stata nominata (17 settembre u.s.) Cancelliere vescovile di Gorizia. La nomina acquista rilievo in quanto si tratta di una donna che esercita pienamente ed in prima persona il proprio mandato.

https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2021-09/nomina-cancelliere-diocesi-gorizia-urdan-vescovo-redaelli.html?fbclid=IwAR3KEz0bndB7UotUGNAndeKnnfAAQwvHRUkpkK44yBTJOWk3aNQ9utUjTtM

PUBBLICAZIONI E LIBRI 

Jesus San Paolo: Le Straniere

“Sul numero di Jesus di settembre debutta la nuova rubrica “La straniere”, curata da Federica Tourn dedicata a dare voce a donne credenti (non solo cattoliche) per proporre idee, riflessioni ed esperienze che esprimano il punto di vista femminile sulla Chiesa. Questo mese incontriamo la biblista francese Paule Zellitch”. (da un post di Piera Baldelli):

Lo Spirito soffia dove vuole non soltanto sul clero

https://www.facebook.com/piera.baldelli/posts/4337710036307495

John Shelby Spong: “Incredibile” 

Interessante libro del Vescovo della Chiesa episcopale statunitense, nel cui ambito peraltro, vi è una parità di genere in tutti gradi dei ministeri ordinati. Spong, impegnato nella riforma del cristianesimo, indica nelle sue 12 tesi il superamento del “teismo” come unico modello per cogliere l’essenza di Dio, e vede nel post-teismo e nel non teismo la possibilità di entrare in contatto con la Divinità nella realtà della quotidianità, seguendo l’esempio d’amore di Gesù. 

https://nuovacristianita.wixsite.com/website/post/le-12-tesi-appello-a-nuova-riforma-introduzione?fbclid=IwAR1cHPBvRwIm1Rgz6nWCHK4wXkrJvi8_VcYMVWWAZ1V5IMJhmByAQbh8BA0

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di Elza Ferrario, responsabile SAE Milano

Vorrei condividere con voi il respiro delle teologhe che in America Latina percorrono cammini di giustizia tramite la lettura popolare della Bibbia con i credenti, le credenti afro-amerindie.

Nel brano che è stato letto, dal cap. 20 del Quarto Vangelo (Gv 20,1-18), troviamo Maria Maddalena che va di buon mattino al sepolcro, lo trova vuoto, corre ad avvisare Pietro e il discepolo amato, e poi scompare dal racconto per un po’ di versetti fino a quando la ritroviamo fuori dal sepolcro, in lacrime.

Vorrei sostare in quest’intermezzo, in cui l’azione è lasciata a due uomini, Pietro e il cosiddetto “discepolo amato”, che la tradizione orale e iconografica identifica in Giovanni, ma in cui possiamo ben vedere rappresentata la comunità del Quarto Vangelo, la comunità del discepolato fondato sulla diaconia, il servizio.

Fatto sta che si apre una gara: il discepolo amato arriva prima, ma aspetta fuori, aspetta che arrivi Pietro, fa entrare per primo lui, che pure era arrivato dopo. Bisogna affermare il primato petrino, come anche nel Vangelo di Luca, nel brano dei discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35): i due discepoli, Cleopa e verosimilmente sua moglie Maria, dopo aver riconosciuto Gesù risorto a tavola, nello spezzare il pane, ritornano a Gerusalemme dagli Undici e “quelli (e quelle) che erano con loro”, che dicono: “Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone”. 

A Simone?! 

Veramente i “due uomini in vesti splendenti” che annunciano la resurrezione di Gesù erano apparsi alle donne: a Maria di Magdala, Giovanna e Maria di Giacomo (Lc 24,1-12), ma ecco quello che riferiscono gli Undici: “è apparso a Simone”. Il primato dell’autorità!

C’è una comunità credente, di donne e di uomini co-spiratori, che respirano lo stesso respiro, una comunità che arriva prima, che vede, che crede, ma che aspetta: aspetta gli indugi dell’autorità, aspetta il suo tardare, perché sa che l’importante non è arrivare primi, ma è arrivare insieme, è sinodo, cammino condiviso.

Nella narrazione di Marco, al capitolo 16 (Mc 16,1-8), vediamo rappresentata plasticamente questa comunità: trascorso il sabato, è l’alba del primo giorno della settimana, fa ancora buio, Gesù è morto, ed ecco Maria Maddalena, Maria di Giacomo e Salòme, le donne che erano venute dalla Galilea con Gesù e con lui erano entrate in Gerusalemme (cfr. Mc 15,40-41), vanno al sepolcro. 

Vanno insieme, con i profumi preparati durante la notte. Non di corsa, facendo a gara per arrivare prima. Vanno insieme, passo passo, perché è così che conviene stare quando, con paura, affrontiamo un pericolo di cui siamo consapevoli. 

Una straordinaria testimonianza di sororità evangelica, un vero e proprio evangelo, una “buona notizia”, che parla di una comunità in cui “non è così” – ricordate? era il vangelo di domenica scorsa, per il rito ambrosiano (Mc 10,35-45): Giacomo e Giovanni che chiedono a Gesù di sedere uno alla sua destra e uno alla sua sinistra, nella sua gloria. E Gesù a scrollare la testa e dire: “Ma non avete capito niente! Così funziona nel mondo, ma tra voi non è così!”. 

Sono due modelli ecclesiali diversi: la Chiesa del servizio, evangelica, e la Chiesa del potere, che ha ceduto alla logica del mondo.

Che fare, come donne?

C’è una poesia molto bella, di dom Pedro Casaldáliga, vescovo brasiliano – il prossimo 8 agosto lo ricordiamo, a un anno dalla sua morte –, che dice:

Saper aspettare 

sapendo allo stesso tempo forzare

l’ora di quell’urgenza 

che non permette più aspettare.

Il suo titolo è: Teimosia, “testardaggine”.

Si ha l’impressione, nella Chiesa, di fare due passi avanti e uno indietro.

C’è un movimento a spirale – la teologa battista Elizabeth Green intitola così il suo recente libro, definendo la teologia femminista dell’ultimo decennio Un percorso a spirale

C’è uno Stop and go, come dice il titolo del nostro bell’incontro di stasera: una battuta d’arresto e poi una ripartenza.

Maria Maddalena, le donne della resurrezione ci insegnano ad aspettare e forzare, con teimosia, con testardaggine.

di Zuzanna Flisowska, responsabile ufficio romano di Voices of Faith

“Non mi trattenere”

“Non avvicinarti: togliti i sandali dai tuoi piedi”

“Va’ piuttosto dai miei fratelli”

“E ora va’: ti invio (…) per fare uscire il mio popolo dall’Egitto”

“Maria!”

“Mosè!”

Due epifanie.

Nella storia della Salvezza la somiglianza di queste due scene sorprende. Le due epifanie si rispecchiano dall’inizio alla fine della Bibbia. Ecco le due persone scelte per diventare testimoni dei due momenti chiave e strumenti del difficile dialogo di Dio con gli uomini. Scelte per portare al popolo la testimonianza liberatrice della potenza di Dio. Per annunciarli che Dio non li lascerà soli, ma li condurrà alla Terra Promessa, dalla morte alla vita.

Due persone che si sono trovate davanti all'Incomprensibile, Sorprendente, davanti all'Inarrestabile nelle parole umane, nelle idee, nei nostri limiti. Di fronte a un Dio che supera la nostra comprensione umana, eppure non si nasconde, è nostro, il più vicino, il più importante. „Rabbuni”. „Il Signore”. „Dio di Abramo, Dio di Isaaco, Dio di Giacobbe”. Dio di Maria Maddalena.

Maria e Mosè. Due persone chiamate per nome. Chiamate a trasmettere questa esperienza personale e paradossale. Sappiamo che dovranno lottare per proteggere questo messaggio che è e deve restare più grande di noi. Messaggio che il popolo vuole chiudere nelle categorie umane.

Due persone chiamate ad essere sorprese, trasformate e guidate. A lasciare la loro situazione limitata, a lasciare le pecore, a smettere di piangere. E diventare gli Apostoli dell'Inconoscibile.

di Umberto Rosario del Giudice, teologo.

Tre figure: Maria Maddalena, Pietro e il “discepolo che egli amava”. Tre personaggi; tre esperienze davanti alla “pietra rotolata” e al “sepolcro vuoto”.

Maria Maddalena nell’immediatezza della narrazione fa un’esperienza in più: incontra il Maestro, risorto. Non sarà lei a riconoscere Gesù ma sarà il Risorto a farsi riconoscere chiamandola per nome. Da lei però parte la ricerca, il voler “capire i segni”, con totale dedizione per venerare/adorare quel Gesù, anche se morto. Ecco la fede di Maria: riconoscere Gesù come proprio Signore, anche morto.

Possiamo dire che se i due discepoli sono testimoni, in questa scena, della pietra rotolata e del sepolcro vuoto, Maria Maddalena è anche testimone del Risorto perché “cerca” il Signore. Così il Maestro chiama solo Maria per nome e si è fa riconoscere da lei perché solo lei lo ha voluto/potuto riconoscere: ella è la sola che rimane sul posto a “cercare il Signore”; gli altri due personaggi della scena “tornano dagli altri discepoli” (la traduzione “a casa” è ambigua). Lei continua a voler capire; riflette, si china a guardare il sepolcro vuoto mentre piange; non si arresta, non si ferma: cerca… Gesù stesso le chiederà “cosa cerchi?” (τίνα ζητεῖςtìna zêteis). Lei risponde senza ancora riconoscerlo “Signore”. Solo che prima agli angeli aveva detto “mio Signore”. Rispetto e appartenenza. Ma Gesù le chiede “cosa cerchi?”.

Lo stesso verbo è usato in Matteo: “Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” (Mt 6,33). E anche in Mt 7, 7-8: «Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto».

Ma torniamo al quarto Vangelo: qui il verbo ζητέω (zetèo) è usato 26 volte. Significa per lo più cercare ma nel senso di indagareinvestigaredesiderare di conosceremeditare ma anche di bramareesigere… è un “cercare con desiderio”.

Ma nel quarto Vangelo ha un significato ambiguo anche se nell’economia della narrazione, l’autore usa questo verbo in una forma inclusiva. La prima volta appare in Gv 1,38: Gesù chiede ai discepoli di Giovanni che lo seguono “cosa cercate” (τί ζητεῖτε, tì zetêite). La risposta è “dove dimori”. “Venite e vedete”, dirà Gesù. Quei discepoli cercano un luogo, cercano una posizione da cui capire la realtà che li circonda; cercano una ragionevolezza delle cose, un’interpretazione religiosa definita e definitiva… e seguono Gesù.

Ma il verbo è usato anche da Gesù: egli averte nel dialogo con la Samaritana che è il “Padre che cerca veri adoratori” (Gv 4,23). Si faccia attenzione: i discepoli rimangono a guardare la scena e quando sopraggiungono non chiedono a Gesù cosa stesse cercando da quella donna: vorrebbero capire ma evitano. Il verbo diventa “ambiguo”: si cerca, ma con ambiguità, morbosità, con doppiezza. Il verbo è usato per indicare i Giudei che “cercano la gloria gli uni dagli altri”, o “cercano di arrestare” Gesù, di “lapidarlo” o di “ucciderlo”; oppure è usato per indicare il desiderio della folla che cerca Gesù per “mangiare”.

Poi riappare usato da Gesù che affronta il gruppo di soldati e le guardie chiedendo “chi cercate?” per ben due volte.

Lo stesso verbo sarà usato anche per Pilato che “cerca” di mettere in libertà Gesù.

E nel grande discorso di Gesù, il verbo è usato per indicare che i discepoli (come prima i Giudei) lo “cercheranno” ma non lo troveranno…

Credo che l’uso di questo verbo sia uno “stop and go”. Inizia con i discepoli di Giovanni che cercano il Cristo e si chiude con il Signore che suscita la fede in Maria. E in mezzo tanti che hanno “cercato”… ma non il Cristo.

Chiude dunque l’uso di questo verbo proprio il versetto che abbiamo ascoltato: Gesù chiede a Maria: “chi cerchi?”, e solo quando lei ha messo a nudo tutta la sua vulnerabilità, le sue vere intenzioni, tutta la sua voglia di “cercare Gesù” (un “chi”) non qualcosa; solo quando esprime la sua volontà di “cercare Gesù in quanto Gesù”, allora il Risorto la può finalmente chiamare per nome: “Maria”; e gli occhi di lei lo riconoscono come il Maestro.

Nella nostra indecisione, il Cristo si fa riconoscere, se siamo spontanei, veri, non ambigui, se cerchiamo il Cristo perché è il Cristo.

Ma all’azione del Cristo corrisponde la fede tenace, la ricerca vera e limpida di Maria.

In questo contesto si comprende anche il suo pianto che non è di depressione o di disperazione indefinibile, ma è energia vitale, tensione puntuale, ricerca di un “chi” non di un “cosa”: lei cerca lui, l’amato (come ricorda la prima lettura della festività, Ct 3,1-4a). Vuole capire, vedere, sapere, perché cerca il “suo Signore”. E il Signore si fa trovare. E torna dai discepoli… aspettando, chissà con quanta pazienza, che anche i loro occhi si aprano alla presenza del Signore.

di Maria Teresa Milano, ebraista

Il suo nome era Maria e veniva da Magdala, un villaggio di pescatori adagiato sulle sponde del lago di Tiberiade. Il vangelo di Luca riferisce che Gesù l’aveva liberata da sette demoni e sono stati versati fiumi di inchiostro sulla simbologia del numero e sul significato del termine, ma non è di questo che vorrei parlare guardando oggi la sua figura.

Sono un’ebraista e leggo il testo cercando i significati racchiusi nelle parole della Bibbia, nelle storie e nella Storia, tenendo a mente il must di ogni buon filologo: “Non fare mai dire a un testo quel che il testo non intendeva dire”. 

Ma anche i filologi possono cambiarsi d’abito e porsi di fronte a quel testo meraviglioso che è la Bibbia per lasciarsi interrogare, perché la sua vera forza è la capacità di non fornire risposte, quanto piuttosto di mettere ciascuno di noi di fronte a domande importanti. Restando nel rispetto della lingua e del testo, senza forzature, ma guardando con occhi limpidi all’aspetto più umano, che tocca tutti, a prescindere dalla fede o da qualsiasi scelta personale.

Maria di Magdala era una donna come lo sono io, forte e al tempo stesso vulnerabile come lo sono io e aveva i suoi demoni come li ho io, come li abbiamo tutti; ciascuno ha i propri ed è difficile contarli, ma sappiamo che quei demoni spesso si dileguano, nell’incontro con persone speciali, nelle relazioni che contano, nell’amore gratuito di chi sa guardarti dentro e tirarti fuori, prendendoti per mano, chiamandoti per nome come Gesù fa con lei. E chiamare per nome significa riconoscerti un’esistenza che è solo tua, speciale e unica.

Maria lascia il suo villaggio e segue Gesù riponendo in lui una fiducia assoluta e in questo non vedo tanto la prova di una scelta spirituale e nobile, anche se sono consapevole del fatto che nel corso dei secoli questa visione ha contribuito in modo decisivo a delineare la sua figura e il suo ruolo. Personalmente vedo soprattutto la sua capacità concreta di amare, liberata e libera da diversi demoni (forse più di 7), come la diffidenza, i dubbi o la paura, demoni che abiteranno invece fino alla fine i discepoli, anche i più vicini a Gesù. Maria resta accanto a Gesù sempre, perché il suo essere donna si traduce anche nel saper condividere e nel rimanere, qualsiasi cosa succeda. 

La ritroviamo in effetti nei giorni della passione e anche sotto la croce; lei è lì e guarda morire l’uomo a cui aveva affidato la propria vita. Lei c’è. I suoi no. Mi ha sempre colpita la Crocifissione di Masaccio, in cui Maria è di schiena, con le braccia spalancate in un gesto profondamente umano, quello dell’abbraccio, quasi un ultimo messaggio per dire “Non sei solo, io resto qui”.

E quando Gesù risorge è proprio a lei che si presenta. Non fa gesti eclatanti, ma ancora una volta, con grande semplicità, la chiama per nome: Maria. E ancora una volta, lei lo riconosce, i suoi dubitano.

La vecchia battuta divenuta cavallo di battaglia di tante omelie pasquali secondo cui “Gesù si è presentato alle donne perché così era sicuro che in un attimo lo avrebbero saputo tutti” non fa più ridere nessuno, perché forse altra è la realtà o, dovremmo dire, altre sono le domande. Sono domande su di noi e sulla nostra capacità di sentirci chiamare per nome, di lasciarci liberare dai demoni, quali e quanti che siano, con il coraggio e la fiducia di Maria di Magdala, con la sua capacità di stare dietro le quinte proprio come Miriam con Mosè e con la sua assoluta libertà di essere sé stessa e non il suo ruolo, con il suo modo molto semplice e reale di essere umana.

di Maria Teresa Lehnus, gruppo Donne per la Chiesa Milano

Maria Maddalena cerca Gesù al Sepolcro perchè lo amava di un amore grandissimo e viene premiata da Gesù per questo amore e si rivela per primo a lei. La chiama per nome Maria: una parola di dolcezza, di tenerezza, di familiarità, con cui questa donna si sente capita, amata, rispettata, perdonata, accolta.

Gesù non solo le parla con affetto, delicatezza e tenerezza ma la valorizza e le da’ una missione.

Maria ha preso coraggio e senza indugio va’ ad annunciare ai discepoli:” ho visto il Signore”.

Maria Maddalena Prima depositaria del mistero della Resurrezione!

Quando rileggo questo brano mi commuovo ogni volta e non posso non pensare a quante analogie mi legano alla Maddalena.

Anch’io come lei ho perso l’amore della mia vita: nello stesso periodo è terminata la mia esperienza lavorativa di circa 20 anni che consisteva nell’accogliere lavoratori italiani e stranieri, uomini e donne in un pensionato della diocesi.

Mi sono ritrovata a vivere un’esperienza di solitudine e di deserto: sembrava che la mia persona non interessasse più a nessuno: del mio nucleo familiare originario ero rimasta l’unica, avevo accompagnato le sorelle ed i genitori nell’ultimo tratto della loro vita, uno dei mie figli non stava bene, ai miei nipoti preadolescenti in quel tempo non serviva una nonna.

Alla parrocchia, al decanato alla diocesi non serviva una vedova!

Anch’io come la Maddalena ho fatto l‘esperienza del Risorto e sono andata a percorrere strade nuove:

a intessere relazioni nuove ed antiche. Ho recuperato amicizie che si erano affievolite nel corso degli anni.

Ho aderito al SAE (segretariato attività ecumeniche) per approfondire la mia passione per l’Ecumenismo, sono diventata compagna di strada del Gatti Spiazzati in cerca delle pietre di inciampo, anche loro desiderosi di fare esperienza del Risorto.

Mi sono unita al Guado, associazione LGBT cristiana: quanti momenti condivisi! Quante cene conviviali!

Anche loro in cerca del Risorto.

Mi sono resa conto che nel momento che sei disponibile a fare esperienze di libertà e di amore si aprono mondi immensi.

Ho incontrato Donne per la Chiesa e mi sono unita a loro: mi sento forte e coraggiosa.

Uomini e donne hanno bisogno di incontrare persone disponibili all’ascolto, alla condivisione all’affetto reciproco.

Il Risorto ha dato anche a me il compito di annunciarlo ed io vado, cammino, incontro, ascolto, condivido, rido e piango con loro.

“Signore io so che tu sei qui.

Nella fede luminosa di una notte stellata.

D’un giorno radioso di azzurro e di sole.

Io so che tu sei qui

Nella speranza gioiosa di un bimbo che viene

Di una lettera che arriva

Di un amico che torna

Tu sei qui.

Io so che Tu sei

Nell’amore immenso di mani che abbracciano

E nella pura tenerezza del bacio che mi donano!

Ma io so anche che Tu sei nella fede spogliata e nuda

Quando un giorno e poi un altro giorno

Mi parla di routine, di lavoro e di povertà

E La mia anima si immerge nella tenebra totale

Io so che tu sei qui!

Quando la speranza è una salita ripida, la cima è incerta e le mie forze molto poche. 

Tu sei qui!

Io so che tu sei qui

Quando amare è un solco umile e nascosto che invoca il grano per essere fecondo e morire in solitudine. 

Io so che sei qui!

Signore io so e io credo

 Signore io so e spero in te 

 Signore io so che mi ami. 

Io so che sei qui.”

 Piccolo fratello Mauricio Silva

 desapericido il 14 giugno  1977

 vittima della dittatura militare argentina.

di Marco Marzano

in “Domani” del 20 luglio 2021

Don Emanuele Tempesta è un prete di 29 anni, vicario in una parrocchia della diocesi di Milano. E’ stato arrestato a Bardonecchia, dove si trovava in vacanza con un gruppo di minori, con l’accusa di aver abusato, nei mesi precedenti, di almeno otto bambini tra gli otto e i dodici anni. I vertici della diocesi, nell’evidente ansia di sottrarsi ad ogni accusa di collusione con l’indagato, si sono precipitati a rendere noto il fatto e le accuse mosse al prete e ad esprimere «stupore e dolore» e insieme «vicinanza a tutti i soggetti in vario modo coinvolti nella vicenda». Il tono del comunicato e il contenuto di alcuni suoi passaggi fanno insomma pensare che la diocesi reputi credibili e molto gravi gli addebiti rivolti al suo sacerdote. La vicinanza alle presunte vittime e alle comunità coinvolte è sicuramente apprezzabile, ma in questo caso non rappresenta un atto particolarmente coraggioso, dal momento che fa seguito all’arresto del prete da parte delle forze dell’ordine e quindi all’esplosione dello “scandalo”. Diverso sarebbe stato il caso in cui fosse stata la stessa diocesi a denunciare gli abusi alle autorità statali. Quello sarebbe stato un vero gesto straordinario e di discontinuità rispetto al passato. Dissociarsi da un prete indiziato di abusi dopo che costui è stato clamorosamente arrestato può essere facilmente interpretato come un tentativo di tutelare a tutti i costi, anche ammettendo una colpevolezza dell’indagato, che è ancora da dimostrare in sede processuale, l’istituzione dal fango sollevato dalla vicenda. Don Emanuele Tempesta è stato ordinato prete solo due anni fa e in questo brevissimo lasso di tempo potrebbe essersi reso responsabile di un numero tale di reati sessuali da farlo qualificare come un “abusatore seriale”. Prima del 2019 ha trascorso non meno di sei lunghi anni all’interno di un’istituzione totale come il seminario, un luogo chiuso da dove non si esce e dove i ragazzi sono costantemente sotto osservazione da parte dei compagni e soprattutto dei tanti formatori (professori, rettori, vice rettori, educatori, padri spirituali, psicologi, eccetera). Quali valutazioni sono state compiute sulla maturità umana e spirituale del futuro don Emanuele? La chiesa è disposta a mettere a disposizione dell’accertamento della verità il fascicolo che sicuramente possiede nei suoi archivi su don Emanuele? E’ possibile che nessuno tra i compagni e i superiori del seminarista si sia accorto che c’era qualcosa non andava? Una strana carriera Alcune agenzie di stampa riferiscono che don Tempesta sarebbe stato ordinato con alcuni anni di ritardo. Questo vuol dire che molto probabilmente è stato, aun certo punto del percorso, “fermato” dai superiori perché ritenuto non ancora adatto a fare il prete oppure che è stato allontanato da un seminario e ripreso da un altro. Cosa ha motivato lo “sblocco” della sua carriera? E perché si è deciso di ordinarlo comunque? non sarà per caso stata la “fame di preti” a far propendere il vescovo in questa direzione o, peggio, la sistematica sottovalutazione delle qualità umane e della situazione psicologica a tutto vantaggio dell’attitudine a rispettare la disciplina e a seguire gli ordini impartiti dall’alto? L’ultimo punto riguardala personalità dei seminaristi e lo svolgimento della loro carriera dentro i ranghi del clero. Molti di questi ragazzi sono assai immaturi e fragilissimi da ogni punto di vista già al momento di candidarsi al sacerdozio. Molto spesso sono attratti dalla possibilità che l’istituzione offre loro di “mettere tra parentesi”, in ragione dell’obbligo celibatario, le loro difficoltà sessuali e le loro incertezze relazionali e affettive. La permanenza dentro i seminari molto spesso peggiora, e molto, la situazione, consolidando l’attitudine al segreto, al nascondimento e alla menzogna, l’anaffettività e l’immaturità. 

L’uscita dal seminario che segue l’ordinazione e l’inserimento in parrocchia fanno venir meno l’ultimo guscio protettivo rappresentato dal monitoraggio quotidiano operato dall’istituzione e finiscono per produrre, nel caso di don Tempesta in un arco di tempo incredibilmente ridotto, conseguenze devastanti per la società e anche per la comunità dei credenti, per il popolo di Dio. L’eventuale colpevolezza di don Emanuele verrà accertata in tribunale, ma la Chiesa Cattolica non ècostretta ad aspettare la sentenza per iniziare un doloroso ma necessario processo di riforma e rigenerazione.

di Raphael Rauch (tratto da Kath.Ch, originale qui )

Oggi è il giorno della diaconessa - nel giorno della commemorazione di Santa Caterina da Siena. È vero che Santa Caterina era una donna particolarmente audace e ribelle?

Peter Hünermann: Era una donna credente e la fede abbatte i cliché comportamentali così come le barriere linguistiche! 

Negli anni '90 lei ha organizzato a Hohenheim una conferenza molto apprezzata sul diaconato delle donne con un messaggio chiaro: ci sono abbastanza precedenti storici che rendono possibile il diaconato delle donne. Cosa è successo dopo la conferenza?

Hünermann: In precedenza avevo presentato un rapporto sul diaconato delle donne al Sinodo di Würzburg. È stato inviato insieme ad altri due rapporti del Sinodo a Roma. La risposta non è arrivata fino ad oggi. Negli anni '90 a seguito del congresso c’è stata la fondazione della rete "Diaconato delle donne". Abbiamo poi tenuto due corsi in cui abbiamo offerto una formazione adeguata alle donne. Abbiamo fatto tutto ciò che era possibile secondo la legge della chiesa.

Le donne supponevano che presto sarebbero state ordinate come diaconi. Cosa hanno imparato durante la formazione?

Hünermann: Solo le questioni ecclesiastiche erano escluse, come gli esercizi con la stola, l’introduzione al diritto canonico applicabile ai diaconi. Ma includeva la predicazione diaconale, un progetto diaconale di accompagnamento nella parrocchia di origine, la corrispondente introduzione a una teologia della diaconia, eccetera.

Perché il diaconato delle donne è importante per lei?

Hünermann: Il nostro obiettivo è una chiesa diaconale. La chiesa diaconale ha bisogno di uomini e donne come diaconi. Si tratta di lavorare su compiti che trascendono la vita della parrocchia e di conquistare volontari per mantenere vivo lo spirito diaconale e promuoverlo. È uno scherzo che circa l'80% del lavoro diaconale-caritativo è fatto da donne - ma le donne non possono diventare diaconi.

Il tema del diaconato per le donne è stato chiarito scientificamente - e ora è solo una questione di decisione politica?

Hünermann: Non è semplicemente una decisione politica. È una decisione che riguarda la natura della Chiesa. La chiesa che non è chiesa diaconale è una non-cosa, un pezzo di legno.

Papa Francesco ha nominato una nuova commissione di studio sul diaconato delle donne. Si tratta solo del ruolo storico della diaconessa - o anche di soddisfare le richieste del Sinodo dell'Amazzonia? Nel documento finale del Sinodo dell'Amazzonia le donne diacono non appaiono, ma durante il Sinodo la richiesta fu sollevata più volte.

Hünermann: Naturalmente si tratta di tenere presenti ambienti e situazioni pastorali così diverse dal bacino amazzonico a Manhattan o la situazione a Cuba, Guatemala o Doha.

Cosa dite ai conservatori che temono che con il diaconato delle donne arrivi anche l'ordinazione delle donne preti?

Hünermann: La paura non è mai stata una buona consigliera!

Una sua studentessa fa parte della commissione - la teologa di Friburgo Barbara Hallensleben. Sei ancora in contatto con lei?

Hünermann: Certo. Abbiamo parlato al telefono di recente.

Come si comporterà la signora Hallensleben a Roma?

Hünermann: È una teologa che lavora in modo molto indipendente e che argomenta in modo estremamente coscienzioso. Nel semestre invernale ha tenuto un seminario sul diaconato delle donne. Per questo aveva invitato un partecipante del nostro primo corso di diaconato e me ad una conferenza Zoom a più voci. Gli studenti erano molto entusiasti, come mi ha detto più tardi. 

I cattolici liberali sono infastiditi da Manfred Hauke, professore di dogmatica a Lugano, anche lui membro della commissione sul diaconato voluta da Papa Francesco. Nel 1995, ha scritto: "La natura maschile in particolare è più diretta verso il dominio del mondo esterno che quella delle donne". Ti viene in mente qualcosa di positivo da dire su Manfred Hauke?

Hünermann: È un cristiano battezzato! Il padre benedettino Angelus Häussling di Maria Laach diceva sempre ai novizi nel suo primo discorso da novizio: "Non puoi diventare più che un cristiano battezzato!

Papa Francesco si nasconde dietro le commissioni per non dover decidere nulla?

Hünermann: in questo periodo Papa Francesco ha preso molte decisioni sul diritto canonico. Un uomo come lui non si nasconde. Pensate al recente viaggio in Iraq.

Lei ha 92 anni. Vivrà ancora quando ci sarà il diaconato per le donne?

Hünermann: Questo mi piacerebbe molto!

Il sacerdote Peter Hünermann (92) è professore emerito di dogmatica all'Università di Tubinga. Ha una vasta cerchia di studenti - tra cui due donne che si occupano in vario modo di politica della chiesa: la dogmatica di Friburgo Barbara Hallensleben e Claudia Lücking-Michel, la vicepresidente uscente