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Come Donne per la Chiesa abbiamo seguito il Sinodo appena concluso con grande attenzione, nella preghiera e nella mobilitazione, grate che la Chiesa abbia scelto l’Amazzonia e la sinodalità per rispondere alle sfide del nostro tempo, anche se convinte che l’impossibilità per le madri sinodali di partecipare alle votazioni abbia rappresentato un vulnus nell’intero processo. Il documento finale che è stato reso noto nei giorni scorsi parla di una Chiesa che vuole con tutte le sue forze porsi dietro ai passi del Maestro, scegliendo i poveri e facendo proprio il loro volto: volto indigeno, campesino, afrodiscendente, migrante. ...continua a leggere "La nostra riflessione sul documento finale del Sinodo per la Regione Panamazzonica"

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da Roma

di Deborah Rose-Milavec (FutureChurch)

Ho avuto sorelle e amiche che hanno avuto travagli durati lunghe ore. Una delle mie amiche è stata in travaglio per 48 ore. Era completamente sfinita al momento del parto.

Ma il travaglio più lungo registrato fino ad oggi è stato di 75 giorni! Una donna polacca che perse uno dei suoi tre gemelli, riuscì a mantenere in vita gli altri due bambini tenendo i piedi sopra la testa per 75 giorni fino a quando i bambini potevano nascere, in modo sicuro.

Penso che la maggior parte delle madri faccia tutto ciò che deve fare per portare un bambino al sicuro in questo mondo e per tenerlo al sicuro dopo la nascita.

Stasera nella sala stampa, mentre leggevo il documento finale, ho sentito le fitte di un travaglio che è andato avanti all'infinito, così a lungo per così tante donne e i loro alleati. ...continua a leggere "Il documento finale del Sinodo Amazzonico: diaconato alle donne, quanto durerà ancora il travaglio?"

di Maura Bertini

Una bella domenica di giugno, delegata da Paola Lazzarini, mi trovo a rappresentare “Donne per la Chiesa” all’annuale assemblea di “Noi Siamo Chiesa”, aderente all’“International Movement  We Are Church”.  Motivo del gentile invito è il tema principale della riunione: il ruolo delle donne. In effetti non potevamo mancare!

Mi muovo di primo mattino alla volta della Cascina Contina, nella campagna a sud-ovest di Milano. Solo il luogo vale il viaggio. La Contina è una grande cascina ristrutturata nella quale vivono, in diverse abitazioni, famiglie che accolgono persone  provenienti da una storia di disagio sociale. Il luogo è gradevole e curato e l’accoglienza dei padroni di casa ottima. Il verde intorno fa il resto.

Veniamo però al motivo del mio scritto e cioè l’assemblea di “Noi Siamo Chiesa”.  Cronaca: alla presentazione del coordinatore nazionale, Vittorio Bellavite, segue l’ascolto di  donne appartenenti a diversi gruppi, ben coordinate da Giuseppina Perruccidi NSC. Sono belle storie, belle esperienze, stili e modi diversi di partecipazione alla vita ecclesiale e sociale e tante sintonie.

Antonella Madella appartiene all’Ordine della  Sororità di Mantova (“un gruppo di donne convocate dallo Spirito Santo per vivere la fede cristiana secondo la differenza femminile nella Chiesa cattolica locale” così si definiscono). Antonella parla della regola di vita della Sororità, di ciò che la ispira, sottolinea il discorso del riconoscimento che per ogni persona è importante, ma di solito non ci si aspetta che venga da una donna. Ricorda l’episodio evangelico della Visitazione nella quale Maria “riconosce” Elisabetta come donna nella quale Dio ha compiuto meraviglie. Per le Comunità Cristiane di Baseinterviene Grazia Villa:   racconta, tra le varie esperienze, quella del  sinodo europeo delle donne a Barcellona nel 2003 (tale partecipazione le aprì allora piste inedite di riflessione nate dall’incontro con donne credenti  di diverse provenienze, in particolare ricorda il tema della ricerca e rappresentazione del divino). E’ la volta di Antonella Marinoni(Spazio Asmara ed equipe Decapoli). E’ sempre interessante ascoltarla sui percorsi formativi e missionari che profumano di profezia. Antonella ricorda l’incontro con le donne in Cambogia, gli incontri biblico-teologici e il percorso con Decapoli nella Chiesa di Milano sul tema del clericalismo. Dice Antonella che, per quanto riguarda il ruolo delle donne, in gioco non ci sono rivendicazioni ma la vita stessa e la salute della Chiesa!Elza Ferrariodelinea genesi e attività dell’Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne. Elza sottolinea  inoltre che le domande che le donne pongono alle Chiese non dovrebbero interessare solo le donne ma tutti coloro che hanno a cuore il Cristianesimo. Le domande delle donne mettono in luce la fragilità e l’inadeguatezza di molti modelli ecclesiali e pertanto possono offrire spunti di miglioramento e di ricerca. Gabriella Cappielloporta un interessante contributo sull’impegno  come ginecologa e come rappresentante dell’Associazione  “Amiche e Amici della Cittadella”. Antonietta Cargnelinterviene in quanto donna con ricco bagaglio di esperienze nella Chiesa, a partire dal suo impegno giovanile in Azione Cattolica. Richiama l’importanza della relazione tra diversi nel segno del riconoscimento dell’altra persona come autonoma, che può e deve prendere decisioni. Nelle relazioni è essenziale conservare la dialettica, saper vivere il conflitto che nasce dal riconoscimento che l’altro non corrisponde alle aspettative. Quali relazioni coltiviamo nella Chiesa?

Per parte mia, racconto come è nata l’esperienza del gruppo “Donne per la Chiesa”sfociata recentemente nella nascita dell’Associazione, cito dal manifesto i criteri della nostra presenza – assertività, libertà, alleanze. Poi espongo le linee guida per la  programmazione futura: 1) accrescere la consapevolezza che le donne hanno ancora molto da dare e da dire in vari ambiti e a vari livelli nella Chiesa e nella vita sociale, 2) agire come lievito nella pasta nei luoghi in cui viviamo, 3) cercare l’equilibrio tra le istanze anche urgenti che ci abitano e le attenzioni alle persone che incontriamo e frequentiamo, perché comprendano il senso profondo del nostro impegno libero, disinteressato, amorevole verso la Chiesa, 4) curare la formazione, 5) fare alleanze con coloro che hanno a cuore le questioni che riguardano le donne e la conversione missionaria e sinodale della Chiesa, 5) avviare cammini insieme ai fratelli e le sorelle di altre Chiese cristiane e di altre religioni, 6) avviare percorsi formativi e culturali anche al di fuori delle Chiese, 7) coltivare la partecipazione ad attività  promosse da partner internazionali, quali ad esempio Voices of faith. Conclude la mattinata Zuzanna Flisowska, giovane responsabile dell’ufficio italiano di Voices of faith con sede a Roma. Si respira aria internazionale quando parla delle campagne promosse per valorizzare le donne nella Chiesa cattolica e per promuovere la loro partecipazione a ruoli decisionali. Zuzanna cita la raccolta firme per la partecipazione al voto delle superiore religiose al sinodo sui giovani e invita ad aderire singolarmente o come gruppi  alla campagna  2019 online overcomingsilence.

Portiamo tutto ciò che abbiamo ascoltato all’interno della Santa Messa. La cura attenta della liturgia e quanto vissuto insieme rendono particolarmente intensa la celebrazione eucaristica. Poi, con un  allegro pranzo a base di prodotti della Cascina, ci si prepara alla discussione del pomeriggio!

 

Milano 23-06-19 Donne per la Chiesa all’Assemblea di NSC

di Anna Rotundo

In un recente e breve scritto di Enzo Bianchi su colei che la tradizione popolare conosce come la “santa degli impossibili”, santa Rita da Cascia, giustamente il priore di Bose ammette che “nel corso dei secoli santa Rita è servita a tenere molte donne silenziose, sottomesse e asservite a mariti prepotenti, ma al di là del “cattivo uso” che se ne è fatto, santa Rita resta esempio splendido dell’amore paziente che sa vincere la violenza ed edificare la pace”. Protettrice delle donne maltrattate, ma anche consolatrice delle madri che piangono i figli morti, con le rose, la spina, le api, i fichi, tutti elementi ricorrenti nella sua iconografia, Rita sembra simboleggiare un mondo femminile ancestrale legato alla terra, alla natura e alle sue forze, ma soprattutto alla capacità delle donne di essere mediatrici di pace.

Sposata a un uomo violento, Paolo di Ferdinando di Mancino, che la maltrattava, Rita continuò ad amarlo e con pazienza convertì il cuore del marito, da cui ebbe due gemelli. Un giorno però, a causa delle lotte feroci tra Guelfi e Ghibellini, Paolo fu barbaramente ucciso: affranta dal dolore, Rita nascose la camicia sporca di sangue del marito assassinato affinchè i suoi figli non si vendicassero. Infatti nell’ambito delle faide del tempo, si usava esporre in casa gli abiti insanguinati della persona uccisa perché fossero d’istigazione alla vendetta.

Nel giro di un anno anche i due figli gemelli di Rita, Gian Giacomo e Paolo Maria, si ammalarono e morirono ancora adolescenti. Vedova e senza figli, Rita chiese di entrare nel monastero delle monache agostiniane di Santa Maria Maddalena in Cascia. Ma probabilmente dentro il monastero vi erano monache congiunte degli assassini del marito e perciò dapprima non venne accettata: di fronte alle sue insistenze, le venne chiesto, come condizione per entrarvi, di riappacificare la sua famiglia con quelle degli assassini del marito. Lei cercò e avvicinò gli assassini del marito in un perdono reciproco.

Donna mediatrice di pace, da affiancare in questo a San Francesco! Non a caso un affresco contenuto nella chiesa di San Francesco a Cascia ricordava proprio una cerimonia pacificatrice compiuta dalla Santa. Pare che suo padre fosse ciò che noi oggi chiamiamo “giudice di pace”, per cui la santa imparò la capacità di rappacificazione fin da bambina, nella sua casa, spesso visitata da gente che chiedeva proprio giustizia e pace. Un particolare curioso: sebbene nella prima metà del Quattrocento le donne che volavano erano considerate streghe, narra la tradizione come in piena notte Rita sia stata portata in volo dai suoi tre Santi protettori (Sant'Agostino, San Giovanni Battista e San Nicola da Tolentino) dallo scoglio di Roccaporena (luogo dove la Santa andava spesso a pregare) fino dentro le mura del monastero, dinanzi alle suore sbigottite dal miracolo che, quindi, finalmente la accolsero.

La storia di Rita è una storia dura, in cui sembra prevalere solo la sofferenza: negli ultimi 15 anni della sua vita una piaga dolorosa in fronte prese a tormentarla. Tuttavia, scrive Enzo Bianchi, “per questa donna di fede la ferita in fronte, sopportata continuando ad accettare di amare e di essere amata, divenne assimilazione al Crocifisso. Cos’era quella piaga? Il marchio di una malattia non definita o il segno della passione di Cristo dalla quale Rita con umiltà attingeva forza e carità? Era come una rosa rossa purpurea in mezzo alla fronte, segno e frutto dell’amore vissuto”.

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di Jamie L. Manson (apparso su NCRONLINE.ORG)

 

Nel giugno 2016, poco dopo aver annunciato che avrebbe creato una commissione per lo studio della storia delle donne diaconi nella Chiesa cattolica, Papa Francesco ha scherzato con i giornalisti dicendo: "Quando non vuoi risolvere qualcosa, fai una commissione". Pare che, dopotutto, non stesse scherzando.

Il 7 maggio, a bordo del volo papale dalla Macedonia a Roma, Francesco ha annunciato che, dopo tre anni di studio, la commissione papale non è stata in grado di trovare un accordo e dare una "risposta definitiva" sul ruolo delle donne diacono nei primi secoli del Cristianesimo. Ha detto che restava poco chiaro se le diaconesse ricevessero o meno un'ordinazione sacramentale. ...continua a leggere "Perché la passione di Francesco per la giustizia e l’unità si arresta davanti alle donne?"

di Paola Cavallari

in “Esodo” n. 4 del dicembre 2018

  1. «Quell'uomo là dice:/ una donna deve essere aiutata a salire in carrozza/ e sollevata sopra i fossi/ e avere i posti migliori ovunque./ Nessuno mi ha mai aiutato a salire in carrozza/ ed a attraversare pozzanghere fangose/mi ha dato il posto migliore./ Non sono una donna?/ Guardatemi!/ Guardate il mio braccio!/ Ho arato e seminato/ e raccolto nei granai/ e nessun uomo poteva superarmi./ Non sono una donna?/ Potevo lavorare come un uomo/ e mangiare altrettanto/ quando potevo averne/ e sopportare la frusta altrettanto bene./ Non sono una donna?/ Ho partorito tredici figli/ e li ho visti quasi tutti venduti in schiavitù/ e quando ho gridato l'angoscia di una madre/ soltanto Gesù mi udì./ Non sono una donna?/ quel piccolo uomo in nero là dice:/ una donna non può avere gli stessi diritti di un uomo,/ perché Cristo non era una donna» (E. S. Fiorenza). È una ex schiava afro-americana - Sojourner Truth - che parla.

...continua a leggere "“Neanche io ti condanno”"

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di Chiara Giliberti

Ho una figlia di otto anni che frequenta la terza elementare, già da un po’ è alle prese con l’analisi grammaticale, quella per cui il linguaggio è colto in termini di verbi, articoli, aggettivi e nomi articolati secondo la tassonomia singolare-plurale e maschile-femminile.  La mente dei bambini impara così a cogliere come rilevante la distinzione sessualmente connotata: c’è differenza tra maschile e femminile e questa differenza si riverbera linguisticamente. ...continua a leggere "L’analisi delle bambine non è solo grammaticale"

Condivido con voi la mia storia nella Chiesa. Una storia per certi aspetti degna di un film di Verdone.
Salto tutte le piccole e grandi umiliazioni subite fin da bambina perché donna, da parte di sacerdoti anche illuminati e moderni, perché queste storie non hanno nulla di eccezionale.
All'età di circa 18 anni ho seriamente cominciato a sentire diciamo una vocazione. Mi ci è voluto del tempo ma poi ho capito: avrei voluto essere sacerdote.

...continua a leggere "Testimonianza 27: ingiustizia e umiliazione, restare o andarsene?"

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di Melinda Selmys 

(l'articolo è apparso  su Patheos.com, versione originale qui)

traduzione di Paola Lazzarini

Fu dopo la nascita del mio sesto figlio, la mia famiglia aveva preso per qualche giorno gli altri per lasciarmi riposare e riprendere insieme al bambino, mio marito stava bevendo senza controllo. Per giorni si è aggirato per casa infuriato mentre io cercavo di prendermi cura di un neonato. Finché era ancora vicino alla sobrietà, voleva discutere sull'insegnamento sessuale della Chiesa. Quando fu completamente ubriaco il pretesto della discussione teologica cadde e lui dichiarò semplicemente le sue richieste: "Succhiami l’uccello". ...continua a leggere "Coercizione sessuale e stupro coniugale: cosa può fare la Chiesa."

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Con questo documento vogliamo espressamente occuparci del DDL 735 (Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità) presentato dal Sen. Pillon al Senato il 1 agosto 2018, che sta sollevando molte discussioni e generalizzate critiche da parte del mondo psicologico-giuridico e del diritto.

...continua a leggere "Donne per la Chiesa: il DDL Pillon non ha nulla di cattolico"