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Di Luise Glum e Raoul Löbbert

(tradotto dal sito Kath.ch )

Ha difficoltà a fidarsi delle persone, dice Mathilda Frei. L'assistente parrocchiale controlla due volte che la porta sia chiusa. Fuori dalla finestra è buio e scomodo. Chi può, si nasconde in casa con una tazza di tè in questa sera di aprile. Abbassa le tende. La canonica diventa gradualmente silenziosa. Nell'ufficio di Frei è appesa alla parete una foto grande come un foglio A4. Vi è raffigurato Georg Bätzing, vescovo di Limburg e presidente della Conferenza episcopale tedesca. Sta sorridendo. Nulla sfuggirebbe a Bätzing da questo posto sul muro, se avesse occhi per vedere Frei che inizia a raccontare pubblicamente la sua storia per la prima volta, come lotta con se stessa, le lacrime di rabbia e la rabbia senza lacrime, mentre il sorriso del vescovo nella foto rimane fine e incrollabile.

Questa è la storia di una donna. Ma allo stesso tempo è la storia di molte donne che possono raccontare di aggressioni sessuali nella Chiesa cattolica. Tali atti non vengono quasi mai affrontati pubblicamente. Anche se esistono già ricerche in merito, ad esempio presso l'Università di Regensburg. E nonostante le donne, in un numero sempre maggiore di settori della società, stiano lottando contro tali aggressioni: anche attraverso il movimento che dal 2017 è diventato noto con l'hashtag MeToo.

Nessuno sa quante donne della Chiesa siano coinvolte. I principali studi sugli abusi commissionati dai vescovi non registrano i loro destini. Perché a differenza dei casi di cui si è parlato molto finora, in cui i sacerdoti hanno abusato di bambini e ragazzi, qui si tratta di adulti. Di donne. E il fatto che le donne possano essere molestate sessualmente da uomini ordinati tanto quanto da uomini non ordinati è ancora un argomento tabù nella Chiesa cattolica.

Nella diocesi di Limburg, un sacerdote cattolico avrebbe molestato sessualmente due donne, una volta nel 2000 e una volta tra il 2006 e il 2007, in entrambi i casi con parole e azioni. Una delle due donne è ora un'operatrice parrocchiale cattolica, l'altra una pastora protestante. Entrambe le donne hanno descritto le accuse a Christ&Welt. Il fatto che l'ecclesiastico fosse violento all'epoca si legge anche nelle lettere dei responsabili della diocesi. L'ufficio stampa del Limburg di Georg Bätzing, presidente dei vescovi tedeschi, conferma gli incidenti in linea di principio, ma la diocesi nega che la collaboratrice parrocchiale sia stata costretta al silenzio da un superiore, affermando che si è trattato solo di un suggerimento.

Le due persone interessate insistono sempre di più affinché i casi vengano trattati, dal momento che Bätzing ha nominato il sacerdote accusato come decano distrettuale e quindi come uno dei suoi rappresentanti regionali qualche tempo fa. È indiscutibile che il vescovo fosse informato del passato del pastore quando lo ha promosso. Bätzing ha persino ammonito formalmente l'uomo poco prima della sua promozione, come conferma l'ufficio stampa di Limburg. Il nome dell'ecclesiastico, la data della sua nomina a decano distrettuale e alcuni altri dettagli non sono menzionati in questo articolo per motivi legali.

È meglio partire dall'inizio della storia. Come in tutta la Chiesa, gli uomini detengono il potere nella diocesi di Limburg. Mathilda Frei nasce in questo mondo. Viene cresciuta come cattolica. Da giovane frequenta un istituto tecnico cattolico per lavorare per la Chiesa cattolica. Nel 2007, quando ha circa 20 anni, un sacerdote cattolico le fa pressione. Oggi, alla fine dei 30 anni, l'operatrice parrocchiale sta cercando di fare i conti con il suo passato. Mathilda Frei è uno pseudonimo. Non menzioniamo il suo vero nome per proteggerla dallo stalking nel suo ambiente privato e professionale.

Secondo l'Agenzia federale antidiscriminazione, un dipendente su due subisce molestie sessuali sul lavoro. La stragrande maggioranza di loro sono donne. Molte non vogliono parlare di ciò che hanno vissuto per paura di essere represse e incomprese. Basta dare un'occhiata al codice penale per capire che non si tratta di un peccato veniale. Le molestie sessuali sono un reato punibile dal 2016. "Chiunque tocchi fisicamente un'altra persona in modo sessualmente determinato e in tal modo la molesti", si legge nel §184i StGB, "è punito con la reclusione per non più di due anni o con una multa".

La situazione si aggrava nell'autunno 2007

Prima della riforma del 2016, l'unico reato era il § 177 StGB, nella vecchia versione. Esso richiedeva la "coercizione sessuale", ossia l'uso della forza, delle minacce o l'approfittare di una situazione di difesa. Ci si aspettava che la vittima opponesse resistenza fisica. Oggi è sufficiente una "controvolontà riconoscibile", ad esempio un'obiezione verbale. Il legislatore ha quindi riconosciuto che la vecchia situazione giuridica non proteggeva sufficientemente le vittime.

È stato modificato anche il diritto penale ecclesiastico, importante per trattare i sacerdoti che si sono fatti notare all'interno della Chiesa. Per molto tempo, i reati sessuali sono stati considerati solo una violazione del celibato, poi il Vaticano ha riformato il codice penale nel 2021. Le molestie sessuali senza l'uso della forza non esistevano nel diritto canonico prima del 2021. Da allora, tuttavia, l'approfittamento da parte dell'autorità clericale è ufficialmente punibile. L'emendamento consente di punire le molestie sessuali da parte dei sacerdoti, ma non in modo retroattivo.

Il datore di lavoro di Mathilda Frei è la Chiesa. E come in una normale azienda, l'atteggiamento del capo è decisivo nel determinare quanto seriamente i dipendenti prendano la questione della violenza sessualizzata sul posto di lavoro, se le persone coinvolte vengono ascoltate e se le regole vengono rispettate nella pratica. Inoltre, il capo nella chiesa dovrebbe essere particolarmente sensibile alle esigenze dei suoi dipendenti. L'uomo sorridente nella foto sulla parete di Frei non è solo il capo, ma anche un sacerdote e un pastore.

Solo molti anni dopo le aggressioni del sacerdote, Bätzing viene a conoscenza di quanto accaduto a Mathilda Frei nel 2007. Diventato vescovo di Limburg nel 2016, qualche anno dopo si è occupato della questione. "All'improvviso ero seduta nell'ufficio del vescovo e lui ha promesso di occuparsene", riferisce la donna. Lo testimoniano anche le mail di Bätzing firmate "Ihr + Georg". Croce e nome, è così che il capo della chiesa conclude la sua corrispondenza interna. Sebbene gli atti siano avvenuti anni prima che Bätzing assumesse l'incarico a Limburgo, il vescovo emette "un rimprovero formale" al pastore, come ha confermato oggi il suo ufficio stampa in risposta a una richiesta di Christ&Welt. "Questo rimprovero è un'ammonizione e non una misura penale".

Ma poco dopo accade qualcosa di sorprendente: Il vescovo promuove il pastore che ha appena ammonito. Mathilda Frei si stringe alla sedia nell'ufficio parrocchiale: "Com'è possibile?". Oggi il parroco è uno degli undici decani distrettuali della diocesi. Come parte della leadership diocesana, rappresenta il vescovo nel suo distretto. E Frei? È delusa, arrabbiata, ferita. Come persona colpita, vuole essere presa sul serio dalla sua Chiesa.

Come giovane assistente parrocchiale nel 2006, Frei si accorge subito che il pastore ha qualcosa che non va. La chiama "tesoro", "piccolina", le passa le mani tra i capelli, le lancia baci. Questo è documentato in una nota del direttore della formazione con cui la Frei si è confidata all'epoca. Secondo la nota, lei disse al sacerdote: "Non voglio questo". Ma lui rispose solo: "È vero, non lo vuoi, l'avevo dimenticato. Allora credo che dovremo trovare un compromesso". Quale compromesso potrebbe esserci? La resistenza, dice la donna, non fece altro che irritare ancora di più il sacerdote.

Nell'autunno del 2007 la situazione si aggravò. Otto anni dopo, un testimone descrive l'accaduto in una lettera alla diocesi: Frei è seduta insieme ad alcuni colleghi. Improvvisamente il sacerdote le si avvicina da dietro e la afferra "da dietro sotto la maglietta con la mano". La Frei si è difesa "verbalmente". Ma il sacerdote l'ha lasciata andare solo quando anche lui, il testimone, gli ha "parlato ad alta voce". La Frei dice che il sacerdote le ha afferrato il seno. "Questa accusa è fermamente negata dal sacerdote", scrive oggi la diocesi di Limburg in risposta a una richiesta di Christ&Welt. Frei si è rivolta nuovamente al responsabile della formazione. Ha parlato con le persone coinvolte. Il sacerdote non avrebbe più toccato l'assistente parrocchiale, ha detto. In seguito, Frei ha trovato l'atmosfera lavorativa insopportabile. "Volevo solo andarmene. Il prima possibile".

Nel dicembre 2007, Mathilda Frei ha dovuto incontrare Helmut Wanka, allora capo del dipartimento del personale di Limburg. È responsabile dei futuri sacerdoti e dei dipendenti diocesani in formazione. Frei ricorda: durante la conversazione, Wanka fu chiaro. Le proibì di parlare della questione. Altrimenti il suo fascicolo personale avrebbe ricevuto "un segno". La conversazione non fu registrata, ma Frei tenne un intenso diario in quel periodo. La diocesi di Limburg spiega oggi che: "La diocesi non ha imposto alcun obbligo di tacere". Piuttosto, l'addetto al personale aveva semplicemente "suggerito il silenzio nei confronti di altri".

Poche settimane dopo, Frei può cambiare lavoro. Il fatto che un'assistente parrocchiale continui a lavorare altrove è insolito. I colleghi avrebbero sospettato che ci fosse una storia dietro: ha fatto qualcosa di sbagliato? Non le fu permesso di dire che era completamente diverso da quello che molti pensavano all'epoca, dice oggi.

Ciò che colpisce è che l'incidente ebbe conseguenze solo per la donna, non per il sacerdote. Un'altra cosa che salta all'occhio è che dal 1996 esiste un "ordine per preservare la dignità delle donne e degli uomini nella diocesi di Limburg attraverso una speciale protezione contro le molestie sessuali". Questo prevede un rappresentante speciale per "consigliare e sostenere una persona che è stata molestata". Inoltre, ammonisce ogni funzionario diocesano che una denuncia "non deve portare a uno svantaggio della persona molestata". Dov'era il commissario nel 2007? Perché non ha consigliato di presentare una denuncia o non ha informato del fatto che la legge generale sulla parità di trattamento vieta le molestie sessuali sul posto di lavoro dal 2006? La diocesi di Limburgo non dice nulla al riguardo.

Esistono molti documenti ecclesiastici sul tema della prevenzione degli abusi. Nel 2002, ad esempio, i vescovi tedeschi hanno pubblicato linee guida dettagliate su come affrontare gli abusi sui minori, che poi - stando ai numerosi rapporti sugli abusi - sono state ignorate per anni. Anche la diocesi di Limburg ha pubblicato un documento simile nel 2020. Si chiama "Ascoltare le persone colpite - prevenire gli abusi". Guardando al caso di Mathilda Frei, molti passaggi del documento sembrano una presa in giro.

La discrepanza tra le affermazioni e la realtà è uno dei motivi per cui molte vittime non si fidano della Chiesa, afferma Ute Leimgruber, docente all'Università di Regensburg. Per anni, la teologa si è preoccupata degli abusi di donne adulte nella Chiesa. "Il magistero della Chiesa cattolica afferma che le donne sono fondamentalmente diverse e, sistematicamente, questo le porta a essere spesso subordinate agli uomini". Le donne sono viste come seduttrici, come Eva che porta Adamo fuori dal sentiero della virtù. Ecco perché le donne adulte non possono diventare vittime di abusi sessuali, questa è una visione della Chiesa. O anche: si tratta solo di casi individuali e la Chiesa fa già di tutto per mostrare empatia nei confronti delle persone colpite.

Leimgruber è coeditrice del libro Narrative as Resistance. In esso, 23 donne raccontano le loro storie sotto pseudonimo. Probabilmente il caso più noto è quello di Karin Weißenfels. Da giovane rimase incinta di un prete e fu spinta ad abortire. Bätzing dovette occuparsi del caso come vicario generale di Treviri. Nel febbraio 2021, ha descritto pubblicamente il caso come una "relazione tra due adulti che hanno un rapporto ministeriale tra loro". La scelta delle parole fa pensare a un rapporto paritario. Ma nelle situazioni spirituali non si può parlare di livello paritario, afferma Ute Leimgruber. Lo squilibrio di potere e la dipendenza emotiva sono troppo grandi per questo.

Questo è esattamente ciò che alcuni vescovi sembrano sentire ultimamente. Il vescovo di Magonza Peter Kohlgraf, ad esempio, ha presentato a marzo un notevole documento sulla cura pastorale. "Va ricordato", si legge a pagina 47, "che in un rapporto professionale o pastorale episcopale i contatti sessuali non possono mai essere definiti consensuali e non possono mai essere tollerati". In un'intervista a Christ&Welt, Kohlgraf afferma: "Noi vescovi abbiamo imparato. Oggi siamo sensibilizzati al tema".

Ma perché la Conferenza episcopale accetta le vittime adulte solo se sono "bisognose di protezione e assistenza"?

Solo loro hanno diritto ai "servizi di riconoscimento" della Chiesa. In pratica, questo porta a un'ingiustizia ancora maggiore, dice Leimgruber. Le diocesi interpretano la necessità di protezione in modo incoerente e spesso così restrittivo che alla fine nessun adulto viene coinvolto. Le donne che hanno vissuto esperienze come quella di Mathilda Frei vengono così definite fuori dalla coscienza della Chiesa.

Una delle persone colpite è ora una pastora protestante. Poco dopo l'aggressione, ha parlato con un superiore, ma le ha risposto che bisognava solo capire l'uomo. Dopo tutto, anche un sacerdote cattolico ha esigenze sessuali.

Frei è rimasta in silenzio per tre anni. Poi, nel 2010, dopo la rivelazione degli abusi al Canisius College di Berlino, sono diventati noti sempre più casi di violenza sessualizzata su bambini e giovani da parte di sacerdoti. "Non ce la facevo più". Si rivolge al commissario per gli abusi del Limburg. Come conferma la diocesi, egli classifica l'intera vicenda come "molestie sessuali sul posto di lavoro", ma non si sente responsabile. Frei era già adulta. Solo quando il caso finisce al commissario per le questioni di molestie sessuali sul posto di lavoro, intercidente una psicologa qualificata. Le due donne si incontrano per molte discussioni, ma Mathilda Frei vuole un'indagine approfondita. Nel 2011 scrive al parroco e chiede un incontro alla presenza del commissario per le molestie del Limburgo. Il sacerdote chiede perdono, ma evita di parlare in presenza del commissario: "Non mi sento bene in questi giorni". Un anno dopo, Frei si rivolge al decano della città di Francoforte Johannes zu Eltz. Poco prima, egli aveva incoraggiato i dipendenti diocesani a parlare - un segnale contro la politica di intimidazione dell'allora vescovo Franz-Peter Tebartz-van Elst, predecessore di Bätzing. Mathilda Frei scrive al decano della città: "Oggi mi rivolgo a lei in via confidenziale". Riferisce di ripetute "molestie sessuali". Il 12 aprile 2013 il decano della città, teologo e dottor Iur, organizza un incontro tra la Frei, il capo del dipartimento del personale Wanka e il parroco. Non viene redatto alcun verbale. Perché? La teologa Leimgruber di Regensburg dice: "I reati sessuali contro le donne spesso non vengono trattati in modo adeguato. Raramente lasciano tracce nei fascicoli, in parte perché non dovrebbero lasciare tracce".

In seguito, su pressione della Frei, viene aggiunto ai fascicoli un protocollo basato sulle note del suo diario. In base ad esso, il pastore chiede perdono a Frei. Il decano zu Eltz vuole poi sapere da Frei se ha davvero sentito le scuse. Tutto qui. Conseguenze per il sacerdote: nessuna. Ma Mathilda Frei non rende le cose così facili per la diocesi. Insiste sulla corretta tenuta dei fascicoli e dei verbali, scrive lettere, fa pressione. Negli anni successivi ci furono altri colloqui, altre scuse.

E poi, dopo che Georg Bätzing è stato eletto presidente della Conferenza episcopale tedesca, la Frei ha raccontato la sua storia a un dipendente della diocesi. Lei informò il vescovo. Seguì una conversazione. "Bätzing era così amichevole, così servizievole. È stata una piacevole novità". Frei vuole sapere dal vescovo se le aggressioni sono annotate nel fascicolo personale del sacerdote. Bätzing vuole controllare. Due settimane dopo lo chiama e le rivela un dettaglio interessante: esiste un altro fascicolo sul sacerdote nell'archivio segreto episcopale. Bisogna sapere che un tale fascicolo segreto viene aperto su un sacerdote, tra l'altro, se è già stato indagato per un cosiddetto reato morale. In una e-mail, Bätzing conferma l'esistenza del fascicolo segreto. Ma questa non è l'unica sorpresa:

Poco dopo si fa avanti una seconda persona interessata. 

La pastora protestante Daniela Günter serve risotto vegano e caffè con latte d'avena. A tavola ci sono anche suo marito e Mathilda Frei. Le due donne si conoscono, la sofferenza comune le unisce. Poi Günter - anche il suo nome è uno pseudonimo per proteggerla dalla diffamazione - racconta del suo periodo di formazione nella Chiesa protestante. A quel tempo, lavorava con il pastore cattolico a progetti ecumenici: Lui dirigeva, lei recitava. Sembrava cosmopolita e amichevole, ma allo stesso tempo "sempre un po' insinuante". L'aggressione è avvenuta probabilmente nel giugno 2000, prima di una funzione religiosa. Dopo la preparazione della funzione, lei si è trovata improvvisamente sola con lui. "Poi si è spinto contro di me da dietro e ha premuto le sue ginocchia contro le mie, la sua parte anteriore contro la mia schiena. Un contatto fisico molto stretto". Da quel momento in poi ha avuto paura del sacerdote.

Poco tempo dopo Günter ne parlò a una superiora. Ma lei ricorda che gli rispose solo che bisognava capire il sacerdote. Dopo tutto, anche un sacerdote cattolico ha esigenze sessuali. La conversazione non fu registrata. Günter raccontò anche ad alcuni colleghi delle molestie in via confidenziale. Qualche anno dopo, l'argomento è tornato a galla, come conferma un'altra collega a Christ&Welt. Günter le disse in confidenza che era stata molestata dal pastore. E che c'era un'altra donna che era stata aggredita dal pastore. La conversazione ebbe luogo poco dopo l'aggressione a Frei, probabilmente nel 2007.

Passano più di dieci anni prima che Günter agisca. Decide di affrontare i responsabili della Chiesa cattolica in merito al comportamento abusivo del sacerdote. Scrive al vescovo Bätzing di Limburg. Egli reagisce immediatamente e in modo sorprendentemente collaborativo. Il vescovo vuole farle visita a casa. Günter è impressionata: "Ho avuto la sensazione che questo significasse qualcosa per lui. Nessuno dei miei superiori mi ha mai offerto questo, di solito mi fanno andare da loro. E poi vengo dall'altra chiesa".

Alla fine si incontrano a Limburg. È stata una conversazione amichevole, simpatica e obiettiva, dice Günter. Anche questa conversazione non è stata registrata. A un certo punto Bätzing venne a parlare del caso Frei. Günter ricorda le parole del vescovo: non sa quale sia stata l'ingiustizia più grande in questo caso: quello che il sacerdote ha fatto a Mathilda Frei o il modo in cui la Chiesa cattolica si è occupata di lei in seguito. Sospetta quasi la seconda ipotesi. La diocesi conferma che Bätzing ha parlato con il pastore protestante: "C'è stato un colloquio personale tra la persona interessata e il vescovo. Egli ritiene credibili le accuse e ha affrontato la pastora in un colloquio personale".

La conversazione ha almeno la conseguenza che la diocesi è ora costretta ad agire. Bätzing convoca il sacerdote. Poco tempo dopo, viene emesso lo stesso rimprovero formale. Inoltre, il sacerdote ha completato un corso di prossimità a distanza e ha versato denaro in un fondo per le vittime di abusi.

Caso chiuso? Non proprio. Poco dopo, la notizia trapela: Bätzing vuole nominare il parroco ammonito come decano del distretto. Anche Daniela Günter ne viene a conoscenza e non riesce a crederci. "Se fossi stata cattolica, quello sarebbe stato il momento di andarmene". La pastora protestante scrive a Bätzing in una e-mail: "Come si fa a fare i conti con i misfatti del passato e ad allontanarsi da strutture distruttive e sinistre se i responsabili del passato non solo non vengono sospesi, ma vengono anche promossi? Da un punto di vista morale, quindi, non riesco a comprendere questa decisione". L'appello cade a vuoto.

Perché Bätzing sceglie come suo rappresentante un sacerdote che due donne, tra cui una pastora protestante, accusano di averle molestate sessualmente? E che lui aveva ammonito solo poco tempo prima? "Anche perché non si trattava di un comportamento criminale, il sacerdote aveva avuto intuito e rimorso e si era scusato con l'assistente parrocchiale per il suo comportamento, il vescovo lo ha poi nominato decano distrettuale", scrive oggi l'ufficio stampa di Bätzing in risposta a un'inchiesta di Christ&Welt.

"E poi Bätzing ha chiamato", ricorda Frei, "un giorno prima che la diocesi pubblicasse il comunicato stampa sulla nomina". Non aveva scelta, si dice che il vescovo si sia scusato. Ma l'operatore parrocchiale non è convinto dell'impotenza dimostrata. "In fondo è il vescovo: è libero di promuovere chi vuole". Nonostante tutti gli avvertimenti, il parroco viene introdotto nel nuovo incarico.

All'inizio del 2022, Mathilda Frei ne ha abbastanza. Scopre un post su un social network. Bätzing parla delle conseguenze del rapporto sui casi di abuso nell'arcidiocesi di Monaco. Bätzing chiede che tutto sia reso pubblico, non importa quanti altri rapporti sugli abusi siano necessari alla Chiesa. Nella foto, in piedi dietro di lui sull'altare, c'è, tra tutti, il suo decano distrettuale formalmente rimproverato.

Che cosa significa la costernazione per la Chiesa cattolica?

Il giorno dopo, Frei si è fatta coraggio e ha inviato una e-mail al vescovo: "Ho cercato di fidarmi e di crederle. Ma la foto in relazione al testo scatena rabbia, incomprensione, sentimenti violenti". Bätzing risponde 20 minuti dopo: "Devo prendere sul serio la sua costernazione in vista di una foto di ieri sera, ma non riesco a capirla". L'e-mail si conclude con gli auguri: "Spero anche che non debba affrontare da sola i suoi sentimenti, ma che possa trovare uno scambio utile".

Ma cosa significa preoccupazione per la Chiesa cattolica? Oggi Mathilda Frei fa parte del comitato consultivo delle persone colpite delle diocesi di Limburgo, Magonza e Fulda. Ora Bätzing riduce la sua preoccupazione a un semplice "sentimento" nella sua e-mail. Il problema non è il sacerdote o la diocesi, ma la donna: si sente sbagliata. Ciò corrisponde a un'e-mail dell'attuale capo del personale, Georg Franz, che è arrivata nella casella di posta elettronica di Frei il 28 aprile 2022. 

Secondo la mail, la Frei deve la sua partecipazione al comitato consultivo solo alla sua "immagine di persona colpita". Il messaggio è chiaro: è solo tollerata.

Il ragionamento del capo dipartimento è tanto freddo quanto formale: La Frei non ha il necessario bisogno di protezione. Secondo il regolamento dei vescovi sugli abusi, questo vale solo per gli adulti "che non sono in grado di tutelare i propri interessi". Tuttavia, un rapporto di lavoro e anche un rapporto di apprendistato non sono considerati tali, "poiché si può presumere che uno possa tutelare i propri interessi da solo".

L'Agenzia federale antidiscriminazione non è d'accordo: "Nel contesto lavorativo", si legge in una linea guida per dipendenti e datori di lavoro, "le molestie sessuali sono di solito collegate all'esercizio del potere e delle gerarchie. Ciò comporta un doppio svantaggio per le persone colpite: "Da un lato, viene attribuita loro una parte di colpa del tutto ingiustificata. Dall'altro, sono privati della possibilità di definire le molestie sessuali come tali. In questo modo, le persone molestate sono scoraggiate dal difendersi". L'Agenzia antidiscriminazione raccomanda il licenziamento in caso di molestie sessuali gravi, di aggressione fisica o in caso di reiterazione.

La terapista del trauma Anette Diehl del Frauenennotruf di Magonza si occupa da 30 anni di donne colpite. Spesso, spiega, non è tanto la battuta sconcia o la palpatina al seno ad avere un effetto traumatizzante, quanto la silenziosa acquiescenza di colleghi e capi. "Le persone colpite si sentono abbandonate, impotenti, umiliate. Perdono prima la fiducia nel datore di lavoro e poi in se stessi". Ne possono derivare sentimenti di inferiorità e depressione grave, ma anche disturbi psicosomatici come emicranie o un generale indebolimento del sistema immunitario.

E Frei? La sua storia medica è privata. Solo questo: ogni dichiarazione insensibile della diocesi, dice un collega di lavoro amico, fa disperare l'operatrice parrocchiale. Mathilda Frei è ferita. Eppure, da qualche tempo c'è qualcosa di diverso, più precisamente dalla foto di Bätzing all'altare con il sacerdote. L'assistente parrocchiale è arrabbiata, molto arrabbiata. Ha presentato una denuncia contro il sacerdote. Da qualche tempo la assiste Thomas Schüller, professore di diritto canonico all'Università di Münster. Oggi risponde alla posta del capo del dipartimento del personale Georg Franz. Schüller stesso lavorava per la diocesi di Limburg. "Questo spiega tutto", ha detto Schüller a Franz il 29 aprile, "questo tipo di autoimmunizzazione clericale dei responsabili delle diocesi tedesche fa sì che le donne interessate corrano davanti ai muri e si ammalino mentalmente e fisicamente. Questo modo di pensare nega alle donne la loro dignità".

Ma non tutto è stato ancora detto. Anette Diehl del Frauenennotruf di Magonza aggiunge: "All'inizio della guarigione c'è l'autoimprenditorialità. Il momento in cui si raccoglie tutto il proprio coraggio, ci si raddrizza e ci si libera del ruolo di vittima in cui gli altri ci spingono".

Quella sera, nell'ufficio di Mathilda Frei, come racconta lei stessa per questo articolo, il momento arrivò alle 22.11. Per molto tempo, il circolo serale non ha avuto occhi per l'uomo della foto. Ma ora tutti lo guardano. Georg Bätzing sorride ancora. Poi Frei si alza e stacca il vescovo dalla parete.

Il 20 marzo 2022 i gruppi di donne che partecipano alla Rete sinodale delle associazioni (Centro Italiano femminile della Lombardia, Coordinamento Teologhe Italiane, le Donne delle Comunità cristiane di Base e le molte altre, Donne per la Chiesa, Noi siamo il cambiamento, Ordine della Sororità) hanno convocato un'assemblea su AUTORITÀ E PARTECIPAZIONE
e DISCERNERE E DECIDERE, prendendo le mosse dalle parole del Vangelo di Marco: "Ma lei gli replicò" (Mc 7, 28) che annunciano la "conversione" di Gesù, dopo lo straordinario dialogo con la donna siro-fenicia.
L’assemblea, articolata in momenti di preghiera, relazioni di una biblista e di una canonista, ascolto di esperienze di esercizio di un ministero autorevole di donne italiane, tedesche e brasiliane, laboratorio in 14 stanze virtuali cui hanno partecipato 170 donne e uomini con diverse competenze, ha prodotto un ricchissimo patrimonio comune di riflessioni e visioni, impossibile da ridurre nello spazio di un documento, ma che abbiamo comunque provato a stendere e ad inviare ai vescovi italiani.

Qui di seguito il testo completo del documento, l'abstract, il video di presentazione e il video completo dell'incontro.

Proprio nel giorno in cui Abramo salì sul monte Moriah per sacrificare il figlio Isacco, nacque Rebecca. Dio fa scendere dall’altare Isacco per portarlo sulla terra e in una relazione. Insegna che la dimostrazione di fede non passa attraverso l’offerta di sé al cielo, ma nella realizzazione concreta della vita, con i suoi alti e bassi, in un percorso mai scontato, che si basa sulla capacità di camminarsi a fianco.

Una riflessione sul celibato ecclesiastico

di Maria Teresa Milano, ebraista

Un grande Saggio dell’ebraismo era solito dire “Molto ho imparato dai miei Maestri, ma ancor più dai miei allievi” e quanto più passano gli anni, tanto più me ne convinco. Nel corso di una lezione con una mia studentessa di ebraico, mi sono imbattuta in un passo del Midrash di Genesi che non avevo mai letto, in cui si dice che proprio nel giorno in cui Abramo salì sul monte Moriah per sacrificare il figlio Isacco, nacque Rebecca, che sarebbe poi divenuta sua moglie.

L’episodio della “legatura di Isacco”, ovvero del sacrificio mancato, è tra i più noti del testo biblico e lungo i secoli sono state date numerose interpretazioni che toccano questioni importanti: la prova di fede, il rapporto padre-figlio, l’emancipazione.

Ma c’è anche un significato molto profondo, che riguarda il senso stesso del sacrificio, reale e metaforico. La grande domanda sul Monte Moriah è: per dimostrare la propria fede bisogna “salire sull’altare” e offrirsi? Il testo biblico risponde chiaramente di no, nel momento in cui Dio invia un angelo a fermare la mano di Abramo. 

Questo passo di Genesi esprime in modo netto quel che Dio non vuole, ma è il midrash ad aggiungere un senso ulteriore, molto bello e umano. Dicendo che Rebecca, la donna destinata a Isacco, nasce proprio nel giorno del mancato sacrificio, apre un quadro di lettura nuovo, in cui Dio fa scendere dall’altare Isacco per portarlo sulla terra e in una relazione. Insegna che la dimostrazione di fede non passa attraverso l’offerta di sé al cielo, ma nella realizzazione concreta della vita, con i suoi alti e bassi, in un percorso mai scontato, che si basa sulla capacità di camminarsi a fianco.

La grande opera della Creazione culmina nella formazione dell’essere umano, maschio e femmina, uomo e donna, due creature diverse eppure uguali in quanto entrambe “a immagine e somiglianza di Dio” e ogni storia biblica è costruita a partire da una coppia, quale simbolo di completezza, dialogo e complicità.

L’amore intimo e profondo riconosce le necessità dell’altro e sa prendersene cura e l’apice della relazione, composta di mente e di cuore, è il rapporto sessuale, in ebraico “da’at”, ovvero conoscenza. Tra l’altro è significativo che si usi il termine “da’at” anche per descrivere il rapporto tra essere umano e Dio; vuol dire che per amare Dio bisogna provare sulla propria pelle cosa significa “amore che ti supera, su cui non prevale la ragione e contro cui non puoi nulla. Non è la scelta di vivere parzialmente la nostra esistenza eliminando ad esempio i desideri e i bisogni del corpo, ad avvicinarci a Dio.

Il testo biblico ripete incessantemente che non siamo creature angeliche e non ci è mai richiesto di rinunciare a parti di noi, anzi, il richiamo costante tanto nell’Antico quanto nel Nuovo Testamento è di sviluppare i talenti, di seguire la propria strada quale che sia, di non subire la vita ma di viverla. Per questo Isacco non può stare sull’altare, perché a Dio non interessa una vittima sacrificale, ma un uomo che sappia realizzarsi in una relazione, in cui imparerà ad amare, a condividere e a riconoscere l’esclusività di quel legame, così intenso e importante da divenire lo spazio in cui si impara anche cosa significa “Non metterai un altro dio davanti a me”.

Lo aveva ben intuito Martin Buber, quando scriveva “La dottrina dell’unicità ha la sua ragione vitale nella esclusività che regge il rapporto di fede, come esso regge il vero amore tra due esseri umani, più esattamente: nel valore e nella capacità totale insiti nel carattere esclusivo”.

È triste constatare che invece, in ambito cattolico, si scelga di fare l’esatto contrario di Isacco e di “salire sull’altare” come se offrirsi fosse gradito a Dio.

È triste che non esca manco una smentita di fronte alle parole vergognose di Monsignor Camisasca diffuse a mezzo stampa un paio di mesi fa: “Il celibato non è la rinuncia alla sessualità, ma al suo esercizio genitale. La luminosità del celibato viene a noi dal Vangelo, dalla vita di Gesù stesso. È la scelta di vivere come lui”. A parte che non si capisce a quali passi del Vangelo alluda quando si riferisce alla “luminosità del celibato”, ma perché sostiene che vivere come Gesù significa scegliere il celibato? È forse l’elemento meno interessante della sua figura, mentre sono ben altre le scelte forti e distintive: la lontananza dal Tempio, la distanza da una qualsivoglia gerarchia e il rifiuto di un ruolo istituzionale, dell’esercizio del potere e della gestione del denaro. 

È quantomeno imbarazzante ridurre il senso della sequela di Gesù all’astinenza, è brutto per mille motivi e la questione non è che queste sono le parole di Camisasca ma non l’insegnamento ufficiale della Chiesa. I fatti parlano chiaro e le omelie “aperte e illuminate” di molti ministri lasciano il tempo che trovano, perché sono anzi la prova più tangibile di una evidente contraddizione, causa di profonde scissioni della psiche, e di sofferenze esistenziali incalcolabili. Abbiamo tutti l’impressione, non per le parole ma per l’evidenza dei fatti, che siano rimasti solo due punti di forza per dirsi ministri della Chiesa: l’altare e il celibato, ovvero l’esatto opposto del messaggio di liberazione di Isacco che la Bibbia ci consegna in relazione peraltro alla questione della massima dimostrazione di fede da parte di Abramo.

La spinosa questione dell’obbligo di celibato per i ministri della Chiesa cattolica (un unicum al mondo, estraneo perfino a tutte le altre chiese cristiane) è da tempo al centro di dibattiti importanti e anche di tante battaglie di laici e non è mia competenza entrare nella questione, per cui rimando all’ottimo articolo di Giannino Piana pubblicato sulla rivista Il Mulino. Da ebraista e biblista, però, mi permetto di presentare le evidenze testuali, storiche e culturali, da cui trae origine la nostra fede. 

E in questo contesto, credo di poter dire con certezza che l’obbligo di celibato è in assoluta contraddizione con la Scrittura, non fosse altro perché viola due principi fondamentali: 1. l’uomo ha il dovere di scegliere liberamente e nessuno al mondo, per nessun motivo, ha il diritto di imporre una scelta di vita a un altro essere umano; 2. L’amore è il filo su cui si dipana la storia e il legame tra un uomo e una donna (mente, cuore, corpo) è esattamente lo spazio in cui si manifesta l’intervento di Dio nel mondo; alle donne bisogna portare rispetto, caro Monsignor Camisasca, perché sono esseri umani e non attrezzi ginnici con cui fare esercizio. 

La psicologia, l’antropologia, la sociologia e la storia stessa del mondo viaggiano con lo straordinario insegnamento biblico, mentre l’istituzione continua con tenacia a perseguire e proporre un’altra via ed è proprio il caso di dire “Che Peccato”. Nel senso più profondo del termine.

di Nara Zanoli

LETTURA: E' una lettura delle nostre esperienze, dei nostri cammini e percorsi che stiamo facendo, della vita in cui siamo immersi e che ci circonda quotidianamente. Leggiamo con la convinzione profonda che la prima "Parola" che Dio dice è la vita; è con la vita e nella vita che Dio ci parla, ci incontra e fa storia con noi. Egli ci interpella, soprattutto, con la vita dei più deboli, degli oppressi, degli ultimi ed esclusi. Vite crocifisse che diventano annuncio di un Dio che libera e fa risorgere. "Ti ringrazio o Padre-Madre perchè hai rivelato queste cose ai semplici e le hai nascoste ai sapienti." (Mt 11, 25)

POPOLARE: Nel senso che la Bibbia è affidata e posta nelle mani di ogni cristiano-a e nelle mani di ogni comunità cristiana. E' un libro che può essere aperto e può parlare ad ogni donna, ogni uomo, ogni popolo. Popolare perchè a tutto il popolo di Dio è affidato il compito di dare spessore storico, di far diventare carne questa Parola. Ai maestri ed ai biblisti, agli studiosi e studiose ed esegeti chiediamo di mettere a disposizione di tutte le persone gli strumenti per leggere e capire la Bibbia. 

DELLA BIBBIA: La Bibbia non è un libro di storie edificanti, nè contiene pagine tutte pulite ed entusiasmanti, pagine di eroi e di santi. E' storia di successi e insuccessi...giusti e peccatori...fatti violenti e gesti d'amore....E' la storia di Dio con l'umanità, di Dio con ciascuno-a di noi.

"Ti farò mia sposa, ti fidanzerò con me per sempre" Osea 2,21

E' per ricordare e testimoniare questo fidanzamento eterno e divino che noi la prendiamo in mano e la leggiamo. Essa è parola che riscalda i cuori e fa sgorgare vita. Una vita piena ed abbondante.

Nella Chiesa cattolica, nell’arcidiocesi di Milano, siamo donne credenti con storie, sensibilità, aree di riferimento e provenienze territoriali diverse. Molte di noi appartengono ad associazioni, gruppi, movimenti, operano in contesti parrocchiali.

Siamo accomunate dal desiderio di vivere il nostro cammino di fede nella Chiesa mettendo in risalto gli aspetti e le questioni che riguardano la dignità e i diritti di partecipazione delle donne nella Chiesa stessa, partendo da un semplice ma fondamentale assunto: il sacerdozio battesimale.

Crediamo sia urgente effettuare riforme e cambiamenti che abbiano come metodo un approccio sinodale e coinvolgano tutti i battezzati e le battezzate, nel rispetto dei loro carismi e talenti, della loro esperienza ed educazione. Siamo convinte che sia essenziale compiere un radicale lavoro culturale e spirituale in dialogo fecondo e reciproco con la società civile.

Pensiamo che la partecipazione delle donne a plasmare, in ugual misura rispetto agli uomini, la nostra Chiesa sia una questione di giustizia e insieme di urgente testimonianza del Vangelo nella società contemporanea.

Vogliamo essere di stimolo e proporci come interlocutrici e persone corresponsabili ai vari livelli ecclesiali, cogliendo l’opportunità offerta dalla “conversione sinodale” che questo nostro tempo richiede alla Chiesa locale, italiana e universale.

Un evento pubblico di presentazione del gruppo avrebbe dovuto svolgersi a Milano l’8 marzo 2020, nell’ambito di una serie di manifestazioni internazionali organizzate da associazioni aderenti al Catholic Women’s Council. Nella fase preparatoria avevamo raccolto consensi presso tante realtà ecclesiali e avevamo incontrato l’arcivescovo Mario Delpini.

Causa pandemia il nostro evento dell’8 marzo veniva annullato. Da allora abbiamo continuato a lavorare nelle nostre realtà, a scambiarci opinioni e a condividere incontri e proposte formative online.

Oggi, per una nuova e fiduciosa ri-partenza, ci sentiamo di riaffermare che, nella Chiesa di Milano,

NOI – insieme
SIAMO – oggi, non domani o in un futuro incerto
IL CAMBIAMENTO – non aspettiamo che il cambiamento arrivi, lo vogliamo costruire

E desideriamo farlo insieme a chiunque, singola persona, gruppo, associazione, voglia condividere i nostri obiettivi apportando il proprio contributo.

Per contatti e condivisioni: noisiamoilcambiamento.mi@gmail.com.

Propositi:

1) Valorizzare, all’interno delle Scritture e della Tradizione, la presenza e i contributi delle donne, riconoscendo che il ruolo subalterno a loro attribuito nel corso dei secoli non ha favorito la loro espressione e, anche laddove questa c’è stata, è passata nella maggior parte dei casi “sotto traccia”.

Questo fenomeno è ancora presente, e rende imprescindibile la conoscenza e la diffusione della teologia femminista e di tutti i contributi biblici, teologici e pastorali provenienti dalle donne. Crediamo fondamentale accogliere contributi provenienti dai molteplici saperi e discipline, necessari per comprendere e vivere il Vangelo oggi.

2) Valorizzare, proporre e incentivare modalità condivise e orizzontali di leadership, di bilanciamento dei ruoli e dei poteri, di trasparenza decisionale, che si oppongono al clericalismo, ancora non sufficientemente riconosciuto e contrastato nelle nostre comunità come peccato. La sua carica negativa, in termini di paternalismo, accentramento, gestione arbitraria e abuso di potere, è ancora sottostimata.

Il clericalismo, nelle sue varie forme, rischia di compromettere la missione evangelica della Chiesa, creando l’humus per lo sviluppo di dinamiche regressive, di delega passiva e di abusi di vario tipo, che danneggiano le persone, la Chiesa, la cittadinanza democratica.

3) Incentivare all’interno delle nostre comunità la discussione critica, riconoscendo che la diversità può essere una ricchezza. La comunione non può esprimersi in decisioni autoritarie, ancorate a una visione gerarchica della Chiesa, antievangelica e superata anche dal Concilio Vaticano II, ma è il frutto di un cammino, pure faticoso, in cui stanno sia le sintonie che le dissonanze.

“Tutti gli uomini sono chiamati a formare il nuovo Popolo di Dio, un nuovo popolo sacerdotale. Il sacerdozio comune dei fedeli ed il sacerdozio ministeriale sono ordinati l'uno all'altro, perché ognuno a suo modo partecipano all'unico sacerdozio di Cristo” (Lumen Gentium 10).

“Lo Spirito Santo santifica il Popolo di Dio e dispensa pure tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali, con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi vari incarichi e uffici utili al rinnovamento ed alla maggiore espansione della Chiesa” (Lumen Gentium 12).

4) Valorizzare e approfondire la dimensione ecumenica, ricordando gli impegni presi dalla Chiesa cattolica nel 2001 con la firma della Charta Oecumenica, sottoscritta pubblicamente anche dalle Chiese cristiane di Milano nel 2007. Nel 2015 inoltre la Chiesa cattolica è stata tra le firmatarie dell’Appello alle Chiese cristiane in Italia Contro la violenza sulle donne, in cui si dice: “Le comunità cristiane in Italia sentono urgente la necessità di impegnarsi in prima persona per un'azione educativa e pastorale profonda e rinnovata che da un lato aiuti la parte maschile dell’umanità a liberarsi dalla spinta a commettere violenza sulle donne e dall’altro sostenga la dignità della donna, i suoi diritti e il suo ruolo nel privato delle relazioni sentimentali e di famiglia, nell’ambito della comunità cristiana, così come nei luoghi di lavoro e più in generale nella società”.

Proposte:

  1. 1)  Creare spazi per la narrazione e le richieste delle donne che sono parte attiva della Chiesa, a vari livelli, promuovendo occasioni di confronto, valorizzazione e rafforzamento.
  2. 2)  Proporre e incentivare la presenza delle donne nei ministeri, nella formazione, nell’elaborazione e scrittura dei documenti, nella direzione di tavoli, commissioni, uffici.
  3. 3)  Avere attenzione alle esperienze e agli apporti che provengono dalle Chiese di altri Paesi e da associazioni e reti di donne che operano per “la pari dignità e i pari diritti”, come il Catholic Women’s Council.
  4. 4)  Favorire e incentivare l’azione comune delle donne e delle comunità cristiane contro le violenze e le ingiustizie di genere, con iniziative concrete, come quella dei Giovedì in nero, del 25 novembre (Giornata internazionale contro la violenza sulle donne) e quelle propostedall’Osservatorio Interreligioso sulle Violenze contro le Donne.

Desideriamo partecipare al cammino che sta intraprendendo la nostra Chiesa nel pensare e formare le assemblee sinodali. Siamo convinte che quanto sopra esplicitato possa essere strumento e stimolo per entrare nella logica sinodale del cammino insieme.

Milano, 22 luglio 2021 Festa di S. Maria Maddalena, Apostola degli Apostoli

Maura Bertini (socia di: Donne per la Chiesa, MEIC – Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale, AC – Azione Cattolica)

Ileana Patrizia Bianchi (sorella della Sororità Santa Maria Nascente di Milano) Antonietta Cargnel
Marzia Cattaneo (socia di: SAE – Segretariato Attività Ecumeniche, Donne per la Chiesa) Andrea Giovanna Clerici (sorella della Sororità Santa Maria Nascente di Milano)
Luana Dalla Mora (socia di AC)
Maria Teresa Ferrari Lehnus (socia di: Donne per la Chiesa, SAE, AC)
Elza Ferrario (socia di: SAE, OIVD – Osservatorio Interreligioso sulle Violenze contro le

Donne, Noi siamo Chiesa)
Zuzanna Flisowska Caridi (responsabile di Voices of Faith – Italia)
Paola Lazzarini (presidente di Donne per la Chiesa)
Giuseppina Perrucci (socia di: AC, Noi siamo Chiesa)
Rita Sidoli (membro di: Caritas – decanato Centro Storico, Consiglio Assoc. Ital. "Amici di

Nevé Shalom, Wahat al Salam", SAE) Grazia Villa (socia di: Rosa Bianca, OIVD)

di Maria Teresa Milano

Il polverone mediatico sollevato dalle recenti parole dello storico Alessandro Barbero mi ha fatta molto riflettere su cosa significhi “fare il proprio mestiere” e su come si possa dare un contributo utile ai dibattiti che animano la società. Mi si chiede spesso di intervenire sulla cosiddetta “questione donna” e ogni volta mi torna in mente la dichiarazione di Regina Jonas, la prima rabbina della storia: “Mi auguro verrà un giorno per tutti noi, in cui non ci saranno più questioni sul tema “donna”, perché finché ci saranno questioni, qualcosa non funziona”. Era il 1938.

Siamo nel 2021 e la discussione è quanto mai attuale, nella società civile come nella Chiesa e credo che chiunque si interessi per lavoro o per studio al tema possa mettere il proprio pezzetto di competenza insieme ai pezzetti di tanti altri, per provare a delineare quadri comuni. Credo sia questo il significato di “fare il proprio mestiere”.

Sono ebraista e intrattengo un rapporto molto stretto ormai da 25 anni con la Bibbia, a mio vedere una straordinaria enciclopedia dell’umanità, capace di suscitare domande importanti sulla vita ancora oggi, a secoli di distanza dalla sua redazione. Per ragionare sul ruolo della donna nella società e nella Chiesa, forse sarebbe utile ripartire proprio dalla lettura del testo, eliminando le sovrastrutture e quella patina moralistica che produce solo un forte senso di inadeguatezza, oltre a inculcare idee fuorvianti e infine dannose.

Il testo biblico è molto chiaro: uomo e donna sono creati diversi (maschio e femmina), ma anche uguali per dignità e sono indispensabili l’uno all’altra, tant’è che Dio ordina all’uomo di lasciare la propria casa e di “incollarsi” alla donna (così in ebraico) per divenire una carne sola. Uomo e donna sono creati in relazione stretta, questa è la prima grande dichiarazione di quel testo che per molti ha un valore sacro ed è “Parola di Dio”. 

Ma quel breve passaggio di Genesi è solo l’inizio di una lunga narrazione che si svolge sempre all’insegna della dualità. Come ha ben evidenziato la filosofa francese Éliane Amado Levy, la Bibbia è una storia di coppie e mai di singoli e basti citare qui alcuni esempi eclatanti: il generale Barak rifiuta di scendere in battaglia se al suo fianco non c’è la giudice Deborah, Mosè conduce il popolo fuori dall’Egitto con la guida di Miriam, Salomone sale sul trono grazie alla madre Betsabea e moltissimi altri sono gli episodi significativi.

Citare le donne e collocarle accanto all’uomo con uguale importanza, non significa fare una “lettura al femminile” della Bibbia come molti sostengono, ma semplicemente leggere quel che c’è scritto per intero e non al 50%. 

La Bibbia non parla mai di uomini che procedono soli e mai una sola volta accenna a una superiorità maschile e/o a una condizione di sottomissione femminile. Quel testo, che per molti di noi è oggetto di ricerca negli ambiti più svariati e per moltissimi funge da punto di riferimento per la vita e anche per la fede, propone l’idea di una storia che si realizza nel “camminare a fianco” di uomo e donna, ciascuno con le proprie peculiarità. 

Mi fa sorridere che alcuni colleghi sentendomi dire queste cose mi accusino di essere femminista, un po’ perché a quanto ne so non è un insulto né una colpa, un po’ perché molte donne mi accusano esattamente del contrario.

La verità è che non ho bisogno di etichette e il mio unico interesse come studiosa e come donna è ritrovare in quel testo elementi utili a intessere un discorso proficuo e costruttivo a più voci, in cui non ci sono parti che rivendicano nulla per sé, ma che si riconoscono nella reciprocità. Ed è questo, credo, il concetto fondamentale che corre come un filo nel testo biblico, perché è molto chiaro che senza reciprocità non si fa la storia. E senza reciprocità non si è adulti.

Questo credo sia lo spunto fondamentale da cui ripartire per rivedere i rapporti tra uomini e donne, innanzitutto dal punto di vista umano e antropologico, perché diversamente mi pare molto difficile poter imbastire qualsiasi discorso su ruoli e istituzione.

Relazionarsi con rispetto e nella reciprocità significa innanzitutto non decidere tra uomini cosa è meglio per le donne, ma chiedere loro cosa pensano, cosa desiderano e quali sono i talenti che possono mettere in campo. Relazionarsi con rispetto e nella reciprocità significa parlarsi guardandosi negli occhi, con la volontà reale di ascoltarsi e di venirsi incontro, per quanto difficile possa sembrare all’inizio. Siamo persone e non oggetti, abbiamo un cervello e una facoltà di parola, non siamo una questione da studiare e da gestire nel modo meno traumatico possibile. 

Ci sono ancora troppi uomini che si esprimono sulle donne e sul rapporto con le donne senza averne alcuna esperienza concreta, per non parlare di quelli che con sguardo compiacente dicono “Eh, voi donne avete una marcia in più”. Classico esempio di razzismo al contrario, alla pari con “I neri hanno la musica nel sangue”, tanto per tirare in ballo la biologia che affascina il professor Barbero. 

Questi atteggiamenti mentali, che ovviamente poi creano azioni concrete e generano stili di vita, fanno male a tutti, ma soprattutto a quegli uomini, che così facendo e pensando, si privano della ricchezza di un incontro all’insegna della libertà e non godono della bellezza di guardarsi con occhi puliti, senza farsi soffocare dalle gabbie che, ci tengo a ribadire, non hanno nulla a che vedere con la Bibbia, testo letterario o “Parola di Dio” che dir si voglia.

di Marco Marzano, Professore ordinario di sociologia all'Università di Bergamo*

Chi è Paola Lazzarini, l’autrice di questo libricino dal titolo e dal sottotitolo tanto ambiziosi: “Non tacciano le donne in assemblea. Agire da protagoniste nella Chiesa”? Paola Lazzarini è una dottoressa di ricerca in sociologia, una giornalista, un’autrice di libri di spiritualità, la fondatrice e leader dell’associazione Donne per la Chiesa e un membro del comitato esecutivo del Catholic Women’s Council, un ex suora nonché una moglie e una mamma (e quest’ultimo non è un aspetto secondario della sua identità, dal momento che, si legge nella prima pagina del libro, è stato proprio il desiderio di consegnare alla sua figliola un mondo migliore ad aver modificato per sempre il suo modo di guardare la vita e la Chiesa).  Paola Lazzarini è certamente tutto questo ma, per quel che rileva nel contesto di queste righe, è soprattutto una “cristiana ribelle, una cattolica in rivolta”. La sua è una rivolta dolce, senza pietre né bastoni, una ribellione pacata, serena, non urlata e nemmeno infantile o narcisistica, ma pur sempre e chiaramente una rivolta. Un moto dell’animo che nasce da una maturazione umana, spirituale e intellettuale, da un coraggioso percorso di emancipazione nel quale i valori di sempre hanno iniziato a essere declinati in un modo nuovo. I valori di sempre per Lazzarini sono quelli cristiani: l’amore per il prossimo e per Gesù, la vocazione a vivere nella collettività e non da soli, l’impegno a favore dei più deboli, degli ultimi. Questi ideali, appresi molto serenamente in famiglia e poi nella vita parrocchiale e in tutte le altre esperienze esistenziali, rappresentano per Lazzarini l’oggetto di una fedeltà profonda e duratura. Quel che è cambiato nel tempo è il rapporto con le istituzioni, con le agenzie mediatrici e soprattutto quindi con la Chiesa Cattolica. Su questo terreno è maturata la ribellione di Paola: quella contro il tentativo costante di relegarla, come donna, “in serie B”, ad esempio considerando più importante e preziosa la vocazione al sacerdozio del suo fidanzatino dei tempi dell’Università che la sua; quella contro l’ordine patriarcale e il costante tentativo di inferiorizzarla (da parte della Chiesa così come della società più ampia) come madre, come sposa e come lavoratrice; quella contro la pretesa superiorità dei preti sui laici e anche contro l’attitudine inveterata dei primi a giudicare, sempre col ditino alzato, esperienze squisitamente femminili come la maternità, l’aborto e gli stupri coniugali e, per ultima, quella contro la se stessa di un tempo, la Paola che vedeva la vita non come la tela caotica che le appare oggi, ma piuttosto  come un mosaico disegnato da altri nel quale il suo compito era limitato a mettere ordinatamente ogni tesserina al suo posto. 

Da un punto di vista squisitamente sociologico, il libro segnala un fenomeno interessante e cioè la presenza di un movimento sociale che all’interno della Chiesa preme con forza per il varo di un piano di riforme impegnativo. La “questione femminile” è, come è noto, uno dei grandi nodi del cattolicesimo contemporaneo. Dalle migliori ricerche sul tema abbiamo appreso che moltissime ragazze oggi si comportano in misura crescente come i propri coetanei maschi, cioè abbandonano la Chiesa una volta terminato, con la cresima, il ciclo dei “sacramenti dell’infanzia” (chiamiamoli così). Qualcuna di loro tornerà probabilmente a impegnarsi in parrocchia con il matrimonio e la nascita dei figli, spesso insegnando il catechismo ai bimbi, ma per molte l’addio sarà definitivo. La “fuga delle donne”, sino ad ora il conforto e il sostegno principale del clero ad ogni livello, è uno dei segnali più impressionanti e profondi dell’ondata di secolarizzazione in corso da decenni. Il volume di Lazzarini segnala che esiste anche (non solo in Italia, come testimoniato dalla interessante rassegna del femminismo cattolico internazionale contenuta nell’ultimo capitolo) un’altra via per le donne, che ci sono donne che scelgono la voice in luogo dell’exit. Costoro chiedono, tra le altre cose, che si discuta apertamente e senza pregiudizi di diaconato e sacerdozio femminile, che si riveda drasticamente la dottrina sull’omosessualità e sull’aborto, e così via. Per l’istituzione, per la Chiesa, per il suo fondamentale interesse alla stabilità e alla conservazione, movimenti come quello guidato da Lazzarini sono al tempo stesso una minaccia e una risorsa: una minaccia perché costituiscono un polo di aggregazione contestatario e ribelle per le donne ancora impegnate nella Chiesa ad ogni livello; una risorsa, perché dimostrano che quello del cattolicesimo è ancora un corpo sociale vivo e vegeto, in grado di generare al proprio interno energie importanti che poi comunque confluiscono nell’organismo generale e che corroborano l’immagine di un mondo cattolico vivace nel quale il pluralismo non è solo quello delle varie bande curiali, ma anche quello dei diversi orientamenti culturali, di correnti di pensiero e azione genuinamente ispirate da motivazioni più nobili di quelle che ispirano le lotte di potere al vertice. Sarà ovviamente solo il tempo a dirci quale delle due, la minaccia o la risorsa, si sarà rivelata più consistente e concreta.

* Il testo, editato, verrà a breve pubblicato sulla rivista Religioni e Società

COMUNICATO CONGIUNTO OSSERVATORIO INTERRELIGIOSO SULLE VIOLENZE CONTRO LE DONNE E ASSOCIAZIONE DONNE PER LA CHIESA

A proposito delle dichiarazioni di Papa Francesco sull’aborto

Abbiamo letto le dichiarazioni di Papa Francesco durante il viaggio di ritorno da Bratislava e ci sentiamo chiamate come donne di fede a un pronunciamento pubblico.

Nel suo discorso sull’aborto – definito come assassinio: «L’aborto è un omicidio […] è giusto affittare un sicario per risolvere un problema?» – la parola donne non è stata pronunciata e anche in occasioni analoghe egli non ha nominato le donne. Questa omissione rappresenta una reticenza densa di significati dal momento che non si può negare che proprio le “innominate” donne siano le destinatarie privilegiate di tale “allocuzione”, visto che sono loro che – ahimè – ricorrono all’interruzione volontaria di gravidanza.

Eccoci dunque a prendere parola pubblica sull’intervento del Papa, quella parola pubblica che non trova cittadinanza nei sinodi e concili di Santa Madre Chiesa, perché non possiamo ammettere che, su una materia così importante, la sovranità assoluta e il giudizio morale inappellabile spetti a chi – maschio – per millenni si è arrogato il potere di controllare gli ambiti della generatività e riproduzione, territori prettamente femminili.

Il Papa ha dimostrato in tante materie di saper bene intrecciare argomentazioni basate su un metodo olistico (si pensi all’ecologia integrale dell’Enciclica Laudato si’ e all’insistenza sul discernimento caso per caso che emerge nell’Amoris Laetitia)Ma se il tema è l’aborto, le parole diventano pietre lanciate contro le donne ed è assente – colpevolmente assente – un ragionare complesso, che tenga conto dei molteplici fattori implicati e che ospiti il punto di vista dell’altra/o. 

Perché tanta durezza di cuore? Perché qui il ragionamento si fa asfittico e monolitico?

Perché non si tiene conto che l’embrione, da solo, non potrebbe esistere e si cancellano, si fa terra bruciata delle esigenze della donna e delle responsabilità dell’uomo? Eppure l’embrione necessita dell’utero della madre per avere condizioni di crescita vitale e la madre non è riducibile a un contenitore. La donna è una vita, una persona. Perché annullarla o subordinarla, cosa che avviene quando si dice che “il feto è sacro” senza ricordare anche la sacralità di lei?

La complessità della materia non richiederebbe almeno di tener conto del fatto che sono soprattutto le donne in condizione di povertà e/o dei paesi poveri le più indotte a dover ricorrere all’interruzione di gravidanza? E che spesso ne muoiono o ne rimangono menomate?  Come può la Chiesa non ricordare le difficoltà di accesso per le donne africane alla contraccezione orale – perché altri metodi contraccettivi sono loro impediti dai partner – anche a causa della contrarietà che incontrano nelle strutture sanitarie cattoliche, spesso le più raggiungibili nel loro contesto?

E come non parlare del fatto che la sfera della sessualità tout-court è dominata dai desideri e dalle esigenze maschili? E che la Chiesa cattolica con i suoi insegnamenti sul “debito matrimoniale” è parte integrante di questo modello di prevaricazione sessuale del maschio sulla femmina? In quale sfida educativa si impegna la Chiesa cattolica per superare la cultura patriarcale, che dà una rappresentazione del desiderio maschile come di un impulso “giusto”, segno di “naturale e sana” virilità, trascurando le conseguenze a cui il comportamento maschile può portare, sia nei confronti del desiderio femminile, sia nei confronti di un’eventuale gravidanza?

Ed infine la questione principale: perché la Chiesa non si impegna esemplarmente in una sistematica analisi dei fenomeni connessi a una sessualità maschile predatoria? Femminicidi (solo negli ultimi dieci giorni le donne uccise sono state 8; 86 dall’inizio dell’anno, di cui 72 da mariti, compagni, etc.)stupri, turismo sessuale, pornografia, prostituzione, pubblicità offensiva… E da tali aspetti non è esente una parte del clero cattolico, come sappiamo.

In conclusione auspichiamo un approccio integrale quando si parla di aborto, un impegno attivo per promuovere un radicale cambiamento nella mentalità maschile e una promozione fattuale delle donne, del loro lavoro e della loro sicurezza personale. Infine, non da ultimo, auspichiamo di veder riconosciuta e guardata con infinito rispetto la coscienza delle donne, anche quando scelgono o sono costrette ad interrompere la gravidanza.

Trasformare la vittima in accusata è un rovesciamento che si compie da millenni, ma che non fa onore al Papa, perché le sapienze in cui è racchiuso il deposito d’oro che è il divino non parlano questa lingua! Ognuna di noi, infatti, ha il proprio dialogo – un dialogo libero – con Dio o il divino che l’accompagna. Noi lo sappiamo e continuiamo ad annunciarlo.

25 settembre 2021

 Osservatorio Interreligioso sulle violenze contro le donne

Associazione Donne per la Chiesa

N. 4 (luglio – settembre 2021)

Continuiamo il cammino nonostante le difficoltà che incontriamo lungo il percorso. Non possiamo tacere la delusione per il rifiuto della CEI alla richiesta di diverse associazioni cattoliche, compresa la nostra, di includere nel Sinodo tematiche tra le quali, la parità di genere e la violenza nella Chiesa (Vds Report n.3). Il Sinodo italiano avverrà nell’ambito delle parrocchie e delle diocesi, mediante la costituzione di gruppi sinodali. Questi ultimi, dovranno intercettare e coinvolgere le persone nel cammino sinodale. Il “Sinodo della sinodalità” e dell’inclusione di tutti, voluto dal Papacomprende anche coloro che si sono allontanati dalla chiesaNoi, di “Donne per la Chiesa” parleremo della partecipazione al Sinodo in occasione dell’Assemblea annuale dell’Associazione prevista per il 9 ottobre prossimo.

La pubblicazione del documento preparatorio al Sinodo, la cui prima fase, dedicata proprio all’ascolto, si aprirà il 10 ottobre prossimo è stata annunciata da un evento on line, a cui hanno partecipato due donne, di cui solo una con diritto di voto. Su quest’ultimo aspetto, si evidenzia che la richiesta delle donne cattoliche tedesche, di dare a tutte le osservatrici il diritto di voto, non è stata accolta. Ciò, avrebbe consentito alle donne, in quanto parte integrante del popolo di Dio, di incidere concretamente sul presente e sul futuro della Chiesa, ponendo le basi per una riforma radicale, divenuta, ormai, non più rinviabileIl cambiamento nella Chiesa non potrà avvenire senza l’avvio di un processo di declericalizzazione, su un piano orizzontale e di ascolto dal basso. In assenza di ciò, le/i credenti che si sono allontanati dalla Chiesa, proprio a causa del clericalismo, non hanno, motivo di rientrarvi. Mai come ora c’è bisogno di “cogliere i segni dei tempi” che indicano la fine della Chiesa immobile, clericale e misogina per fare sì che le belle parole e le buone intenzioni contenute nei documenti sinodali divengano presto realtà. 

Fuori dall’Italia, seppure le condizioni siano più favorevoli, come in Germania, il cammino sinodale tedescoincontra ostacoli nel trovare una piattaforma condivisa di base nell’affrontare la problematica del Governo della Chiesa, mentre viene altresì sollecitata con urgenza la riforma.

In Inghilterra, a Bristol si è svolto nel mese di settembre, un “Sinodo delle donne”, laico ed inclusivo promosso dal gruppo “Root and Branch, in cui sono state affrontate, tra l’altro, tematiche quali, la violenza nella Chiesa e la parità di genere. 

Pierangela Lacomba - Responsabile del progetto

(per sottoporre iniziative, eventi, registrazioni e altro materiale si può scrivere a: p.angela_2020@libero.it)

DONNE PER LA CHIESA

Eventi (incontri ed iniziative):

Episodi Pod Cast “Cristiane a chi? Per un cristianesimo femminista e queer” 

Ep 2: Paola Lazzarini: “Le Donne nella e per la Chiesa” (5 agosto 2021)

L’intervista a Paola Lazzarini, Presidente di “Donne per la Chiesa”, evidenzia, tra l’altro, la sua intuizione nell’aver intercettato il punto di forza delle donne comuni che frequentano le parrocchie e le Chiese, o che se ne sono allontanate e che sono accomunate dalla consapevolezza del mancato rispetto della parità di genere nella Chiesa che ha creato loro profonda insofferenza e disagio. Si tratta di un femminismo cattolico di base, che trae ulteriore forza e sostegno dal suo inserimento in una rete internazionale di donne cattoliche, il “Catholic Women Council”,  che peraltro, “Donne per la Chiesa” ha contribuito a creare, per camminare insieme verso il cambiamento.

Prosegue l’impegno di Donne per la Chiesa in materia di abusi sulle religiose.

Al riguardo si segnala il secondo incontro dal titolo “Il grande silenzio. Due voci di denuncia e di disobbedienza”.Organizzato da: 

“Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne – OIVD”, “Donne per la Chiesa”,  “Voices of Faith”.

L’esperienza di due ex suore, una tedesca e l’altra italiana (la nostra Presidente, Paola Lazzarini), le quali, con grande coraggio hanno raccontato le rispettive esperienze di abuso fisico e/o psicologico subite nell’ambito di istituzioni ecclesiastiche femminili, e ciò che l’abbandono di queste ultime ha comportato, come processo di liberazione, da un lato, e di crescita personale dall’altro.

https://www.facebook.com/Donne-per-la-Chiesa-1687332491552823/videos/155697656719166

Gruppi Locali:

“Donne per la Chiesa” – Gruppo di Milano -  22 luglio 2021

Dedicato a Santa Maria Maddalena un incontro di letture e meditazioni 

https://fb.watch/7O7zrFr-Zb/

Interessante post sul sito di Donne per la Chiesa (23 agosto) che evidenzia come nuovi studi condotti dalla ricercatriceElizabeth Schrader sul ruolo di Maria Maddalena evidenzino che è stato deliberatamente sminuito dagli scribi biblici per minimizzare la sua importanza.

https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=3008781022741290&id=1687332491552823

Assemblea annuale “Donne per la Chiesa” 9/10/2021.

L’Assemblea convocata per il 9 ottobre prossimo si occuperà anche della nostra partecipazione al Sinodo con la richiesta di proposte a tutte/i partecipanti. Nel frattempo seguiamo l’evoluzione delle fasi preparatorie dell’evento in Italia e degli eventi correlati all’estero:

Sinodo Italiano 

Presentazione documento preparatorio al Sinodo

suor Nathalie Becquart

Erano presenti due donne, rispettivamente: Suor Nathalie Becquart, (la prima e unica donna con diritto di voto al Sinodo), Sottosegretaria della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi e la Prof.ssa Myriam Wijlens, Docente ordinario di Diritto Canonico presso l’Università di Erfurt (Germania) e Consultore della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi.

https://www.youtube.com/watch?v=I--f4PxbmVg&t=253s (video)

Per una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione e missione (Documento)

https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2021-09/testo-letto-in-italiano.html

da un post di “Donne per la Chiesa”

(RNS Religion News Service:“Il Papa vuole disgregare la gerarchia ecclesiastica ma per le donne potrebbe non essere abbastanza”)

…”Becquart, che potrebbe essere l'unica donna con diritto di voto al sinodo dei vescovi, ha detto che crede che le donne si sentiranno parte del processo decisionale della chiesa sinodale attraverso la sinodalità.

Ma essere parte della discussione potrebbe non essere sufficiente per una nuova generazione di donne che desiderano avere la parità con gli uomini nella Chiesa cattolica. Senza alcuna promessa di costringere il clero maschile a prendere in considerazione i sentimenti dei fedeli, specialmente delle donne, la sinodalità rischia di essere niente più che una conversazione ben intenzionata che può essere altrettanto facilmente liquidata.

"Il discorso finirà mai?" ha detto Phyllis Zagano, una studiosa cattolica statunitense che sostiene la promozione delle donne nella Chiesa, durante un webinar del 10 settembre su sinodalità e donne. L'efficacia della sinodalità "dipenderà dal singolo vescovo", ha aggiunto, indicando le risposte disparate al processo sinodale in diverse diocesi, soprattutto negli Stati Uniti.

"Mentre la cultura occidentale accetta sempre più le donne in posizioni di autorità, la Chiesa non sembra farlo", ha detto Zagano. Il clericalismo, la convinzione del clero e dei fedeli che coloro che sono ordinati hanno più autorità, è "pronto a far deragliare l'intero processo se la voce del popolo non viene ascoltata attraverso i canali ufficiali".

Naturalmente, canali non ufficiali per far sentire la voce delle donne sono sempre esistiti nella Chiesa, attraverso movimenti e organizzazioni religiose e laiche, ha aggiunto.

È "parte del DNA della gente" oggi aspettarsi che le donne facciano parte delle decisioni, ha detto Ethna Regan, docente di teologia e filosofia alla Dublin City University, in un'intervista con RNS.

Secondo la teologa, il sinodo sulla sinodalità è un'opportunità per la chiesa "di fare davvero qualcosa di nuovo in termini di consultazione, e se non colgono questo momento, non hanno fede nello Spirito Santo!"

"O credi che lo Spirito Santo sia operativo attraverso il popolo di Dio e che possiamo imparare gli uni dagli altri, o non lo credi. È così semplice", ha detto.

Il cammino sinodale italiano:

Avvenire (30 agosto 2021)

Da quest'anno al 2022 protagoniste diocesi, parrocchie e movimenti. In ogni diocesi nasceranno i «gruppi sinodali» aperti anche ai lontani. Durante il Giubileo la grande assemblea nazionale

https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/cammino-sinodale-italiano-il-calendario-e-le-tappe?fbclid=IwAR0xLupeNZW05Ty2fqYHQZN8V2rWnKrw1Cx6w8tOXlF3AJF4VNa6Tx9xyh

DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
AI FEDELI DELLA DIOCESI DI ROMA

Aula Paolo VI
Sabato, 18 settembre 2021

…“Il percorso sinodale incentrato sul tema: “Per un Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione»: tre pilastri….la fase diocesana è molto importante, perché realizza l’ascolto della totalità dei battezzati, soggetto del sensus fidei infallibile in credendo”…

https://www.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2021/september/documents/20210918-fedeli-diocesiroma.html

Serena Noceti: La Sinodalità dimensione della Chiesa

http://www.centroorientamentopastorale.it/organismo/2021/09/07/noceti-perche-sia-sinodale-dinamiche-di-comunicazione-pluridirezionali-in-forma-asimmetrica/?fbclid=IwAR2Vp6DEZWwsjTVwArZhzZjiinvWkIziBGCGv-MsiP9fqhUex8p3ujp0Ws0

Valentina Sancini e Chiara Zambo: DAL BASSO, INSIEME

10 passi per una Chiesa sinodale

https://www.facebook.com/photo/?fbid=962589344303121&set=a.118275188734545

Il Sinodo all’estero: reazioni, difficoltà e novità.

Germania

Le donne tedesche sul piede di guerra, al Papa chiedono il diritto di voto al Sinodo

Le donne tedesche della Federazione Femminile cattolica “KDFB” la seconda associazione cattolica in Germania (180.000 socie) hanno chiesto (6 settembre) al Papa il diritto di voto al Sinodo per tutte le donne osservatrici.

https://www.ilmessaggero.it/vaticano/germania_vaticano_papa_francesco_donne_voto_sinodo_diritto_sacerdozio_riforme-6179364.html

La risposta del Card Grech: Invochiamo lo Spirito Santo

La risposta del Card Grech, Segretario Generale del Sinodo è stata evasiva ed insoddisfacente, sia nel minimizzare l’importanza del voto, questione peraltro sollevata dalle donne anche in occasione dei due precedenti Sinodi, dei giovani e sull’Amazzonia, sia nel sottolineare che nel Sinodo non c’è democrazia e nell’evocare, come soluzione, l’intervento dello Spirito Santo. 

https://www.ilmessaggero.it/vaticano/vaticano_donne_papa_francesco_sinodo_corruzione_voto_mind_the_gap-6181135.html?fbclid=IwAR2g_MVpsNSQvFfOEUgW3Yq34OtYe_BiSynGhtGPCTUT3uc-ABijbXf4L9E

 

Il Sinodo tedesco è spaccato sulla questione del governo della Chiesa

"Sul fatto che nella Chiesa qualcosa (molto) debba cambiare perché l’abuso di potere non abbia spazio, sono d’accordo tutti. Più difficile diventa la questione quando si deve passare al “quanto” o al “cosa” cambiare. Lo dimostra l’esito del dibattito all’interno del Forum del Cammino sinodale tedesco dedicato a “potere e separazione dei poteri”, uno dei quattro gruppi tematici impegnati a elaborare un testo che serva da piattaforma condivisa per la richiesta di una riforma. Oltre al “testo base”, infatti ("Potere e separazione dei poteri nella Chiesa. Partecipazione congiunta e partecipazione alla missione"), ne circola uno alternativo (“Responsabilità e potere”) redatto da quattro membri del Forum che accusano il primo di essere basato su ipotesi teologiche inconciliabili con la Chiesa universale”.(Adista)

Da un post di “Donne per la Chiesa”:

 (National Catholic Reporter:“L'assemblea plenaria dei vescovi tedeschi è iniziata con appelli urgenti per la riforma della chiesa”)

L'assemblea plenaria dei vescovi tedeschi è iniziata con appelli urgenti per la riforma della chiesa e un richiamo a prestare attenzione agli ammonimenti di papa Francesco.

 Il vescovo Georg Bätzing, presidente della conferenza, ha invitato tutti i vescovi ad abbracciare un cambiamento radicale, ha riferito l'agenzia di stampa cattolica tedesca KNA. Ha detto che sono necessari presto cambiamenti visibili nel progetto di riforma della chiesa tedesca del Cammino sinodale, che potrebbe essere un "apriporta" per il processo sinodale mondiale lanciato dal papa.

Nel frattempo, l'arcivescovo Nikola Eterovic, ambasciatore del papa in Germania, ha ripetutamente esortato i vescovi a preservare l'unità della Chiesa ea seguire le direttive del papa.

All'inizio dell'assemblea del 20-23 settembre, i gruppi di riforma cattolici e le associazioni femminili hanno tenuto manifestazioni per chiedere riforme rapide e fondamentali, avvertendo che solo così la Chiesa può ristabilire la propria credibilità.

Bätzing ha invitato i suoi colleghi vescovi a concordare che sono necessari cambiamenti radicali nel modo in cui lavorano e nella loro comprensione del loro ministero. Nel suo sermone al servizio di apertura, il vescovo del Limburgo ha criticato il modo in cui alcuni vescovi hanno agito in preparazione dell’assemblea sinodale del 30 settembre-2 ottobre, parte del Cammino sinodale, un tentativo di rivitalizzare la chiesa e ripristinare la fiducia a seguito di un rapporto commissionato dalla chiesa del settembre 2018 che ha dettagliato migliaia di casi di abusi sessuali da parte del clero cattolico in sei decenni.

 
https://www.ncronline.org/news/world/german-bishops-plenary-assembly-begins-appeals-church-reform?fbclid=IwAR2MNzWynBtduRFYE1fiQm0J0-ZUnyZCMm8I3EIdfokJVRy2Snq9XvDZ5pM

Inghilterra

Adista:“Bristol, le donne cattoliche al centro di un sinodo tutto laico”

https://www.adista.it/articolo/66566

LE ALTRE RISORSE

Teologia Femminista 

Coordinamento Teologhe Italiane (CTI):

SECONDO CORSO DI TEOLOGIA DELLE DONNE– Iscrizioni dal 1° settembre 2021 inizio del corso: 30 settembre 2021

PIME: Seminario teologico internazionale – Studio teologico su Maria Maddalena

https://www.facebook.com/photo/?fbid=4372640699481095&set=gm.4299342836838135

Chiesa e sessualità

Le associazioni giovanili tedesche chiedono un cambiamento del magistero cattolico sulla sessualità

Predicazione

Suore San Giuseppe di Chambery (CSJ)

 “INCONTRIAMOCI CON LA PAROLA”, IL COMMENTO AL VANGELO DELLA DOMENICA (CSJ). L’appuntamento settimanale con l’omelia della domenica ci fornisce un punto di riferimento sulla predicazione delle donne della Parola di Dio. (https://www.youtube.com/user/possosognare e https://www.facebook.com/suore.chambery)

In particolare, Suor Maria Giovanna Titone che fa parte di “Donne per la Chiesa,” ha inaugurato un esperimento social mediante la richiesta ai suoi contatti di inviare contributi riferiti alla lettura del Vangelo per camminare insieme condividendo preghiere, meditazioni e riflessioni della Parola di Dio.

Instagram – Twittomelia: Incontro con Selene Zorzi

twittomelia

Fratelli tutti, sorelle tutte

Quattro chiacchiere con la teologa Selene Zorzi su Apocalisse, diversità e dintorni

https://www.instagram.com/p/CULS1-2KZ-W/?utm_medium=share_sheet&fbclid=IwAR3_Gxx2zvBV7xJziShuh2TqBChv3CsxH93XFc_tcb0M9UPReKjjG2Xj1No

Associazioni internazionali

“Voices of Faith”

(www.voicesoffaith.org)

La campagna lanciata da VoF “Sorelle cosa dite?” si concluderà il 21-22 novembre p.v. a Roma ed è incentrata sulle testimonianze delle religiose che chiedono la fine della servitù, della misoginia e del razzismo nella Chiesa.

https://www.facebook.com/voicesoffaithwomen/photos/a.727474643953866/4502921159742510/

“Catholic Women Council”

(https://www.facebook.com/groups/1271654093216381)

Da un post del CWC:

“Tras las huellas de Sophia“ (“Tra le tracce di Sofia - Spazio di riflessione teologica femminista)

La Gaceta de Sophia” (Gazzetta n. 13. Settembre 2021)
Documento preparatorio per il Sinodo 2021-2023.
Donna, Chiesa?
Sforzo condiviso!      

…..“Le donne e soprattutto le femministe di tutto il mondo sono consapevoli della difficoltà di cambiamenti significativi anche dopo la conclusione del Sinodo dei Vescovi nel 2023. Tuttavia, riteniamo anche che la proposta di una Chiesa sinodale offra uno spazio di opportunità da sfruttare al massimo. Si aprono possibilità per le donne di essere ascoltate, valorizzate, riconosciute e prese in considerazione e ancor più incluse nelle posizioni decisionali dell'Istituzione.

Immaginiamo una chiesa di uguali, dove abbiamo voce e voto, in cui possiamo esercitare i nostri diritti e libertà responsabile e dove ci sia spazio per tutti.”

https://www.traslashuellasdesophia.com/so/edNllI18a?languageTag=en&fbclid=IwAR2Wst-tW-mF5HFA8h-e7craGd3Ra5CM-HoU4gKXziIkyHt_mY-0R5rsIvs#/main

Empowerment femminile Nomine di donne ai vertici della Chiesa

Papa Francesco ha nominato nello scorso mese di luglio la professoressa Susan Solomon, scienziata tra le più influenti al mondo, membro della Pontificia Accademia delle Scienze. 

La professoressa Solomon, del Massachusetts Institute of Technology (MIT), ha condotto ricerche pionieristiche sui danni allo strato di ozono antartico ed è stata membro dell'IPCC, contribuendo all'elaborazione del rapporto che ha vinto il premio Nobel per la pace nel 2007 (condiviso con Al Gore).

Un’altra nomina per Suor Alesssandra Smerilli, (26 agosto) Sottosegretaria al Dicastero per lo Sviluppo umano, già peraltro nominata Consigliere dello Stato della Città del Vaticano e Consultore del Sinodo dei Vescovi. 

Vale la pena fare una riflessione sul conferimento di molti incarichi alla stessa persona che, se da un lato ne sottolineano le capacità professionali, dall’altro, privano altre donne, ugualmente capaci, di ricoprire tali incarichi. Inoltre, l’allargamento degli spazi per alcune donne, dovrebbe servire loro anche per sostenere le altre donne nel conseguimento di importanti obiettivi come quello della parità di genere nella Chiesa.

L’Avvocata Alessia Urdan è stata nominata (17 settembre u.s.) Cancelliere vescovile di Gorizia. La nomina acquista rilievo in quanto si tratta di una donna che esercita pienamente ed in prima persona il proprio mandato.

https://www.vaticannews.va/it/chiesa/news/2021-09/nomina-cancelliere-diocesi-gorizia-urdan-vescovo-redaelli.html?fbclid=IwAR3KEz0bndB7UotUGNAndeKnnfAAQwvHRUkpkK44yBTJOWk3aNQ9utUjTtM

PUBBLICAZIONI E LIBRI 

Jesus San Paolo: Le Straniere

“Sul numero di Jesus di settembre debutta la nuova rubrica “La straniere”, curata da Federica Tourn dedicata a dare voce a donne credenti (non solo cattoliche) per proporre idee, riflessioni ed esperienze che esprimano il punto di vista femminile sulla Chiesa. Questo mese incontriamo la biblista francese Paule Zellitch”. (da un post di Piera Baldelli):

Lo Spirito soffia dove vuole non soltanto sul clero

https://www.facebook.com/piera.baldelli/posts/4337710036307495

John Shelby Spong: “Incredibile” 

Interessante libro del Vescovo della Chiesa episcopale statunitense, nel cui ambito peraltro, vi è una parità di genere in tutti gradi dei ministeri ordinati. Spong, impegnato nella riforma del cristianesimo, indica nelle sue 12 tesi il superamento del “teismo” come unico modello per cogliere l’essenza di Dio, e vede nel post-teismo e nel non teismo la possibilità di entrare in contatto con la Divinità nella realtà della quotidianità, seguendo l’esempio d’amore di Gesù. 

https://nuovacristianita.wixsite.com/website/post/le-12-tesi-appello-a-nuova-riforma-introduzione?fbclid=IwAR1cHPBvRwIm1Rgz6nWCHK4wXkrJvi8_VcYMVWWAZ1V5IMJhmByAQbh8BA0

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di Elza Ferrario, responsabile SAE Milano

Vorrei condividere con voi il respiro delle teologhe che in America Latina percorrono cammini di giustizia tramite la lettura popolare della Bibbia con i credenti, le credenti afro-amerindie.

Nel brano che è stato letto, dal cap. 20 del Quarto Vangelo (Gv 20,1-18), troviamo Maria Maddalena che va di buon mattino al sepolcro, lo trova vuoto, corre ad avvisare Pietro e il discepolo amato, e poi scompare dal racconto per un po’ di versetti fino a quando la ritroviamo fuori dal sepolcro, in lacrime.

Vorrei sostare in quest’intermezzo, in cui l’azione è lasciata a due uomini, Pietro e il cosiddetto “discepolo amato”, che la tradizione orale e iconografica identifica in Giovanni, ma in cui possiamo ben vedere rappresentata la comunità del Quarto Vangelo, la comunità del discepolato fondato sulla diaconia, il servizio.

Fatto sta che si apre una gara: il discepolo amato arriva prima, ma aspetta fuori, aspetta che arrivi Pietro, fa entrare per primo lui, che pure era arrivato dopo. Bisogna affermare il primato petrino, come anche nel Vangelo di Luca, nel brano dei discepoli di Emmaus (Lc 24,13-35): i due discepoli, Cleopa e verosimilmente sua moglie Maria, dopo aver riconosciuto Gesù risorto a tavola, nello spezzare il pane, ritornano a Gerusalemme dagli Undici e “quelli (e quelle) che erano con loro”, che dicono: “Il Signore è veramente risorto ed è apparso a Simone”. 

A Simone?! 

Veramente i “due uomini in vesti splendenti” che annunciano la resurrezione di Gesù erano apparsi alle donne: a Maria di Magdala, Giovanna e Maria di Giacomo (Lc 24,1-12), ma ecco quello che riferiscono gli Undici: “è apparso a Simone”. Il primato dell’autorità!

C’è una comunità credente, di donne e di uomini co-spiratori, che respirano lo stesso respiro, una comunità che arriva prima, che vede, che crede, ma che aspetta: aspetta gli indugi dell’autorità, aspetta il suo tardare, perché sa che l’importante non è arrivare primi, ma è arrivare insieme, è sinodo, cammino condiviso.

Nella narrazione di Marco, al capitolo 16 (Mc 16,1-8), vediamo rappresentata plasticamente questa comunità: trascorso il sabato, è l’alba del primo giorno della settimana, fa ancora buio, Gesù è morto, ed ecco Maria Maddalena, Maria di Giacomo e Salòme, le donne che erano venute dalla Galilea con Gesù e con lui erano entrate in Gerusalemme (cfr. Mc 15,40-41), vanno al sepolcro. 

Vanno insieme, con i profumi preparati durante la notte. Non di corsa, facendo a gara per arrivare prima. Vanno insieme, passo passo, perché è così che conviene stare quando, con paura, affrontiamo un pericolo di cui siamo consapevoli. 

Una straordinaria testimonianza di sororità evangelica, un vero e proprio evangelo, una “buona notizia”, che parla di una comunità in cui “non è così” – ricordate? era il vangelo di domenica scorsa, per il rito ambrosiano (Mc 10,35-45): Giacomo e Giovanni che chiedono a Gesù di sedere uno alla sua destra e uno alla sua sinistra, nella sua gloria. E Gesù a scrollare la testa e dire: “Ma non avete capito niente! Così funziona nel mondo, ma tra voi non è così!”. 

Sono due modelli ecclesiali diversi: la Chiesa del servizio, evangelica, e la Chiesa del potere, che ha ceduto alla logica del mondo.

Che fare, come donne?

C’è una poesia molto bella, di dom Pedro Casaldáliga, vescovo brasiliano – il prossimo 8 agosto lo ricordiamo, a un anno dalla sua morte –, che dice:

Saper aspettare 

sapendo allo stesso tempo forzare

l’ora di quell’urgenza 

che non permette più aspettare.

Il suo titolo è: Teimosia, “testardaggine”.

Si ha l’impressione, nella Chiesa, di fare due passi avanti e uno indietro.

C’è un movimento a spirale – la teologa battista Elizabeth Green intitola così il suo recente libro, definendo la teologia femminista dell’ultimo decennio Un percorso a spirale

C’è uno Stop and go, come dice il titolo del nostro bell’incontro di stasera: una battuta d’arresto e poi una ripartenza.

Maria Maddalena, le donne della resurrezione ci insegnano ad aspettare e forzare, con teimosia, con testardaggine.