La comunità ecclesiale di fronte agli abusi

Di Elisabetta Moccia, Socia di Donne per la Chiesa e referente per il tema abusi

A Milano si sono tenuti due importanti convegni dal titolo “La comunità ecclesiale di fronte agli abusi: percorsi e riflessioni per una cultura della prevenzione” organizzati da Adista e Italy Churh too”

Il primo si è svolto il 29 ottobre e si è focalizzato sull’esperienza della diocesi di Bolzano e del coraggioso cammino intrapreso. E’ stato un momento di valutazione delle criticità, dei passi falsi tra quanto si era pianificato e quanto è stato poi realizzato. Il responsabile del servizio diocesano della tutela dei minori Gottfried Ugolini ha sottolineato la necessità di un atteggiamento di onestà e di disponibilità ad imparare: apprendere dal fallimento è parte del cammino prefigurato.

Il secondo incontro si è svolto il 15 novembre e proponeva un programma più corposo: ha affrontato ogni sfaccettatura del fenomeno degli abusi nella chiesa.

Don Aristide Fumagalli docente di teologia morale alla Facoltà teologica dell’Italia settentrionale ha cercato di svelare le radici e gli aspetti sistemici degli abusi spirituali, di coscienza e sessuali. Quando il potere ecclesiale viene esercitato in modo superbo e narcisista, quando il clericalismo diventa ipertrofia dell’io, apre la strada all’abuso . Alla base di queste azioni scellerate c’è sempre un abuso di potere per troppo tempo tollerato, anzi, come sottolinea il teologo, prodotto talvolta in seno alla Chiesa da una cultura dell’abuso «alimentata dall’incredulità circa la gravità del fenomeno, dal timore di perdere i privilegi e il potere acquisito, dalla consapevolezza che il diritto canonico non obbliga alla denuncia pubblica»

Ludovica Eugenio, redattrice di Adista, ha sviluppato il tema della vulnerabilità e la vulneranza  esponendo lo studio di Ute Leimgruber, docente di Teologia pastorale all’Università di Regensburg. Questo approccio sposta l’accento dal dato soggettivo della vulnerabilità della vittima (colta nella sua dimensione passiva) a quello oggettivo della “vulneranza”, ovvero alla capacità attiva intrinseca di alcuni contesti di ferire, di generare una lesione.

Noi non siamo mai vulnerabili e basta, ma sempre vulnerabili a una situazione , a qualcosa su cui facciamo affidamento e in relazione alla quale siamo esposti. Si osserva che tre quarti degli abusi all’interno della Chiesa cattolica si verificano o iniziano in un ambito di questo tipo (ad es. la confessione, ma anche consulenza, incontri in parrocchia, direzione spirituale ecc.). Si delinea perciò un raggio di azione della Chiesa che presenta potenziali fattori di rischio interdipendenti al suo interno per l’assoluta mancanza di regole,  di ruoli definiti, di confini invalicabili, in una relazione (quella tra il pastore e la persona adulta che chiede aiuto) fortemente squilibrata a livello di potere e autorità.

Nel pomeriggio i lavori sono proseguiti con la testimonianza di un sopravvissuto agli abusi, Fabio Barbero, che ha raccontato la sua esperienza di plagio in una comunità monastica nel libro “ Undicesimo: non pensare”.

La canonista Donata Horak ha illustrato quanto ancora rimane da fare  a livello canonico visto che alcuni comportamenti, come l’abuso di potere «non hanno ancora piena formulazione giuridica»; gli aspetti psicologici legati alla cura delle persone ferite sono stati trattati dal prof. Dante Ghezzi, psicologo e psicoterapeuta.

In seguito il problema della formazione dei preti è stato affrontato dallo psichiatra e bioeticista Raffaele Lavazzo; ha concluso la psicologa clinica Fabrizia Raguso illustrando le dinamiche interiori dell’abuso e la trasmissione  intergenerazionale degli abusi.

Per chi è interessato ad ascoltare entrambe i convegni, sono disponibili sul canale you tube di “Noi siamo chiesa” : https://www.youtube.com/@NoiSiamoChiesaIT

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