Custodire le soglie: a Maguzzano 2026 un laboratorio di dialogo e speranza

Di Irma Bertocco, socia

| Dal 10 al 12 luglio si è svolto nella sempre accogliente cornice dell’Abbazia di Maguzzano il quinto seminario Donne e Bibbia, organizzato da Biblioteca Naudet e Donne Sinergie/Sorelle Diocesi, dal titolo “Custodire le soglie”.  Grazie anche al Coordinamento Teologhe Italiane.

La linea di riflessione è stata approfondita grazie a tre stimolanti riflessioni.  Per custodire, abitare e liberare soglie, si è partiti da una domanda rivolta a una sentinella che custodisce speranze ed attese e scruta nella notte per sapere quanto manca. Analisi biblico sapienziale di Maria Grazia Papola che ci ha condotto a vedere un modo di stare al mondo che non rifugge nessuna notte, ma cerca, continuamente oltre, entrando in dialogo con la complessità delle domande dei fratelli e sorelle intorno, oltrepassando la tentazione di arroccarsi in una facile e univoca risposta.

Il filo è stato poi ripreso e approfondito dalla presentazione fatta da Silvia Zanconato della figura di Isacco. Insolita visione del figlio di Abramo, capace di discostarsi dalla tradizione paterna di una benedizione e promessa, declinata però solo dentro a contesti di conflitti e contese con i popoli intorno. Isacco sceglie di riposizionarsi in un altrove, decidendo di scavare pozzi capaci di rendere abitabile lo spazio e possibili i rapporti. Questo per dire che abitare un luogo può non significare necessariamente dover cacciare altri popoli. Un invito quanto mai attuale a non ripetere modalità di convivenza con gli altri basati sul conflitto, imparando ad aprire spazi che consentano alleanze e prosperità per tutte le parti in gioco.

Emanuela Buccioni ha introdotto alla preghiera che passa attraverso i corpi e le vite, che può essere lotta notturna con un personaggio misterioso, come nel caso di Giacobbe. Preghiera come lotta che anticipa e consente passaggi di guadi e trasformazione. Ma preghiera può essere anche, come nel caso di Anna, madre del profeta Samuele, fatta di dolore e desiderio, in cui vi è un corpo presente, ma anche una parola ancora trattenuta. Preghiera sulla soglia di un tempio che incontra e deve fare i conti con una istituzione incapace inizialmente di discostarsi dal sospetto nei confronti di un linguaggio espresso dal corpo femminile. Anna ci dice che prima di essere capito dall’istituzione il grido è ascoltato da Dio e Anna sarà in grado di spiegare e condurre il rappresentante dell’istituzione ad andare al di là delle precompresioni sociali e religiose.

Il gancio con l’istituzione Chiesa è stato ripreso in modo interessante da Donata Horak nell’ultima riflessione. Ella, forte della preparazione canonista, ha fatto intravedere come la norma, anche e soprattutto ecclesiale, possa diventare custode di soglie, intese come luoghi generativi della vita buona in Cristo. Concretamente ha mostrato come il Diritto canonico abbia già prodotto norme che invitano all’apertura di soglie piuttosto che chiusura di confini, nominando possibilità, è vero, rimaste per ora ancora sulla carta, ma che dicono come un impegno ecclesiale in questo senso sia ancora possibile e che appellarsi al Diritto canonico per chiudere cammini o soglie sia una risposta debole e non convincente.

Insomma, davvero tanti spazi di riflessioni e stimoli per un andare oltre insieme che ogni anno si rafforza, grazie all’incontro con tante realtà femminili che si mettono in dialogo, in rete e che ha visto quest’anno una presenza di Donne per la Chiesa al seminario particolarmente numerosa. Vi è necessità, ma anche capacità di creare alleanza, di mettere in comune le Buone Pratiche, di ampliare esperimenti, come ad esempio quello delle Diocesi Sorelle. Donne ed esperienze diverse che insieme custodiscono le soglie perché rimangano aperte, capaci di riposizionarsi, immaginando e costruendo ampiezze prima impensabili.

Si torna nei propri territori con confini allargati e cuori rinfrancati e, a fronte di innumerevoli pozzi che vengono riempiti e chiusi, ridiciamo la volontà di scavare nuovi pozzi per rendere abitabili gli spazi di una chiesa e di un mondo chiuso e asfissiante. Ridiciamo la capacità di consolidare una presenza che lascia intravedere un futuro, dove la vita è consentita, sviluppata e i rapporti di giustizia sono vissuti concretamente con tutti e tutte. 

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